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Novità - Suor Pura Pagani - la suorina di Verona che faceva miracoli come Padre Pio

giovedì 20 agosto 2015

La notte oscura – una grande opera mistica di San Giovanni della Croce in edizione ebook

Il libro che vi proponiamo oggi è uno dei capolavori della mistica cattolica. Il suo autore, Giovanni della Croce, canonizzato nel 1726, maturò l’idea di scrivere questo Trattato quando si trovava nella prigione del Monastero di Toledo. Il forzato isolamento, forse gli fu di ispirazione e il risultato sono state queste intense pagine di mistica.

Questo non è, a mio giudizio, un libro per dotti, né per chi studia Teologia, sebbene, gli uni e gli altri non possono fare a meno di leggerlo per ricavarne buon frutto spirituale, utile ai loro studi e al proprio cammino di crescita.
Questo libro è per tutti. E tutti possono ricavare grandi vantaggi spirituali dalla lettura di queste pagine.

Il tema trattato è, come si evince molto chiaramente da titolo, la notte oscura, intesa come notte dei sensi, quell’oscurità delle potenze superiori ed inferiori che non ci permettono di gustare le cose spirituali.
Io sono persuaso che la notte oscura colpisce tutti, seppur in modi diversi. Ma è sicuro traguardo per chi batte le strade della santità fin da quaggiù.
Tutti i santi, che hanno fatto della loro vita una continua immolazione a Dio, hanno sperimentato il significato della “notte oscura”, di questo apparente abbandono di Dio, che lascia che l’anima cammini con le sue gambe. Lo scopo è quello di farla crescere spiritualmente e farle guadagnare meriti per la vita eterna.

In quei momenti, l’anima si sente smarrita, confusa, in molte occasioni potrebbe persino provare gli spasimi della disperazione che provano i riprovati da Dio. Vive in sedicesimo, tanto per utilizzare un termine teologico, la passione di Gesù, il quale appeso al palo della croce si sentì realmente abbandonato dal Padre.

Testimonianze di esperienze vissute dai santi ne abbiamo a bizzeffe. La notte oscura fu vissuta intensamente, oltre che da San Giovanni della Croce, anche da San Pio da Pietrelcina e in tempi più recenti anche da Madre Teresa di Calcutta la quale, come ha ammesso egli stessa in alcune sue lettere venute alla luce solo dopo la sua morte, ha provato in molte occasioni delle sofferenze interiori che la laceravano.

Come questo possa conciliarsi con l’amore di Dio, non lo possiamo sapere. La domanda ovvia che tutti noi ci poniamo è la seguente: come può Dio permettere che le anime dei suoi santi prediletti possano sperimentare un’agonia così lunga e cruenta come quella vissuta quando ci si trova nella notte oscura?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo riconsiderare quanto l’amore di Dio sia esigente e quanto egli, proprio perché suoi prediletti, voglia portare i suoi santi a grandi vette delle spirito e il solo modo per poterlo fare è quello di provarli in tutti i modi.
Le lettere dell’epistolario di Padre Pio sono infarcite di esclamazioni di questo tipi e di affermazioni che ci fanno comprendere che l’anima santa, passa dal crogiuolo di mille sofferenze, viene triturata come si macina il grano, perché ne esca la farina del buon pane.

Il travaglio interiore, da qualcuno definito anche “notte dello spirito”, è uno dei passaggi fondamentali nella vita dei santi e di tutti coloro che desiderano seguire il loro esempio in un cammino di santità. 
E' un fenomeno che si manifesta solitamente negli ultimi anni di vita delle anime che si fanno vittime per amore di Cristo contribuendo al negozio dell’umana salvezza, ma può manifestarsi in qualsiasi momento, secondo l’economia di Dio[1].
Il travaglio interiore è per taluni l’ultima tappa prima della santità, è il passaggio definitivo che compie l’anima per conquistare le vette dello spirito.
Alcuni mesi prima di morire, Padre Pio da Pietrelcina sperimentò anch’egli il vuoto e l'angoscia dell'aridità spirituale, quella sorta di buio interiore che gli impediva di godere delle cose celesti.
E' un passaggio significativo ed importante nella sua esistenza ed è l'ultimo prima di scomparire dalla scena di questo mondo dopo una vita vissuta nella pienezza della carità quale espressione positiva dei doni elargiti da Dio durante il suo passaggio terreno. Grazie speciali destinate a creature predestinate che si sono offerte come olocausto per la redenzione delle anime.
In Madre Teresa di Calcutta ad esempio, come in altri santi, si è manifestato chiaramente l’aspetto della rinuncia della propria volontà per la realizzazione di un progetto più grande a favore dei propri fratelli d’esilio.
Padre Albino della Badia di San Lorenzo a Trento ha tentato di spiegarci durante un’intervista qual è il significato “dell'aridità spirituale”: “Tutti i santi sono passati attraverso la cosiddetta "notte dei sensi"... uno stato dello spirito di colui che si sente solo, sfiduciato, abbandonato da Dio. Nel corso di queste crisi non si avverte più il gusto di pregare né di amare Dio. E questo avviene perché tutti i santi devono in piccolo...in sedicesimo, passare attraverso l'esperienza di Cristo sulla Croce.
Come Gesù crocefisso si è sentito abbandonato da Dio...ecco la "notte dei sensi", l'aridità completa ... - Dio mio perché mi hai abbandonato - anche coloro che vivono in “concetto di santità” fanno quest'esperienza che entra a far parte dei disegni del Signore e che è lo stadio finale della purificazione di un'anima che nell'arco della propria esistenza ha avuto un rapporto profondo con Dio".    
Riferendosi alla pubblicazione di alcune lettere di Madre Teresa, la scrittrice Sonia Andreoli confessa che nessuno “avrebbe potuto immaginare che una donna tanto profonda ed altruista provasse “aridità” spirituale e sentisse Dio come lontano da lei...?”. In realtà chi conosce il cammino dei santi, sa bene che nessuno di essi ne fu esente e non c’è da stupirsi se per questa via è passata anche Madre Teresa di Calcutta.
Ella ha vinto la dura battaglia e le lotte quotidiane sostenuta solo dalla grande fede per quel Gesù che molti anni prima l’aveva chiamata ad una grande missione: quella di servirlo nei più poveri tra i poveri. La Madre nei frequenti momenti di difficoltà, non trascurò la preghiera e la contemplazione. La sua aridità fu l’occasione per provare col fuoco la sua fede. E la sua esperienza, per quanto dolorosa, fu di grande esempio anche per le sue consorelle. Infatti, le Missionarie della Carità “fanno sempre "coesistere" il loro apostolato con una vita contemplativa molto intensa” perché sanno che il loro lavoro sarà sorretto dal Signore solo grazie alla preghiera devota e fidente.

Vorrei citare alcuni brani tratti da un mio libro su Madre Teresa di prossima pubblicazione. Si parla della “notte oscura” vissuta dalla piccola suora della carità in sari bianco: “L’epistolario di Madre Teresa pone in evidenza come la Fondatrice delle Missionarie della Carità “abbia attraversato quella “notte dello spirito” che, secondo i grandi mistici, segue il periodo iniziale della conversione, quando Dio, insieme alla fede, dona (…) quelle che san Giovanni della Croce chiama le “grazie sensibili”, cioè il gusto delle cose di Dio”.
Esperienze note a tutti i santi che hanno avuto un’autentica esperienza di Dio e del Suo Amore. Padre Cantalamessa afferma che, secondo San Giovanni della Croce, dopo un primo momento di grazie sensibili in cui si sperimenta appieno e quasi senza veli la profondità dell’Amore divino, segue “un diverso momento della crescita nell’esperienza di Dio. In esso l’anima crede senza sentire più la piacevolezza dei primi passi”.
Tale esperienza può portare alla sensazione più o meno intensa dell’abbandono da parte dello “sposo divino”, la creatura ha come l'impressione di trovarsi in balia di sentimenti tra loro contrastanti. Sulle prime – sottolinea ancora Cantalamessa “sembra che l’anima torni indietro, mentre essa, invece, si trova ad amare Dio per se stesso e non per la gioia che ne deriva”.
Tale evidenza si rivela anche in moltissimi altri santi che provarono le stesse esperienze spirituali. E’ lecito chiedersi perché Dio dapprima favorisca un’anima di doni speciali e poi li ritiri. 
Secondo le tesi di molti teologi, Dio fa sì che il cammino verso di Lui prosegua senza un aiuto sensibile. Egli lo permetterebbe per rendere le nostre azioni ancor più meritevoli.
L’apparente aridità spirituale di Madre Teresa, che a un osservatore sprovveduto può sembrare negativa, in realtà la mosse ad agire solo aggrappandosi alla fede e rese le sue azioni ancor più meritorie. Se le stesse opere le avesse compiute con il continuo aiuto sensibile di Dio, il merito certamente sarebbe stato minore.

Il celebre quotidiano cattolico “Avvenire” commenta l’articolo di Raniero Cantalamessa citando ciò che disse la stessa Madre Teresa riferendosi alla sua aridità spirituale: «Se la pena e la sofferenza, la mia oscurità e separazione da te, ti danno una goccia di consolazione, mio Gesù, fa di me ciò che vuoi».
In un libro dal titolo «Mother Teresa: come be my light»…, Padre Brian Kolodiejchuk, postulatore nella causa di beatificazione di Madre Teresa, aveva già accennato al misterioso fenomeno delle “crisi mistiche” della religiosa pubblicando su Internet alcuni brani delle lettere. La decisione di riproporle (…) in un libro conferisce senz'altro maggiore trasparenza anche al processo di canonizzazione…
Anche l’arcivescovo di Calcutta si è detto entusiasta della pubblicazione delle lettere dell’Epistolario di Madre Teresa. Ecco le sue parole: «Nonostante avesse affrontato il lato oscuro della vita, ella rimase ben salda sulla strada verso la santità e fu quella la sua grandezza»…

Vogliamo proporvi alcune espressioni della Madre tratte dal sito di Raniero Cantalamessa (www.cantalamessa.org), talvolta impegnative, persino forti per certi versi, ma ricche di una fede incrollabile. Si tratta di una lettura assai edificante e dalla quale le nostre anime non possono che uscirne consolate e arricchite. Scrive Madre Teresa: «Dicono che la pena eterna che soffrono le anime nell'Inferno è la perdita di Dio… Nella mia anima io sperimento proprio questa terribile pena del danno, di Dio che non mi vuole, di Dio che non è Dio, di Dio che in realtà non esiste. Gesù, ti prego perdona la mia bestemmia».
E ancora ella commenta cercando di dare un senso a questa sua lacerazione dello spirito: «Voglio vivere in questo mondo così lontano da Dio e che ha voltato le spalle alla luce di Gesù, per aiutare la gente, prendendo su di me qualcosa della loro sofferenza». In altri passi dell’epistolario Madre Teresa si dice preoccupata e teme di tradire la sua vocazione all’amore. Sentiamo cosa scrisse in un momento di crisi al suo padre spirituale: «Sono stata sul punto di dire No… Mi sento come se qualcosa un giorno o l'altro dovesse spezzarsi in me». «Prega per me, che io non rifiuti Dio in quest'ora. Non lo voglio ma temo di poterlo fare».
Queste parole che identificano un chiaro orientamento verso Dio, tradiscono anche l’angoscia di chi Dio teme di perderlo in ogni momento a causa del suo libero arbitrio. Si evidenzia la grandissima responsabilità che ciascun uomo contrae di fronte al Suo Creatore e il rischio terribile che ogni uomo corre finché si trova in questo mondo. La libertà umana è il dono più grande dato da Dio ai suoi figli, ma può divenire anche il mezzo per perderlo per sempre. E Madre Teresa di Calcutta percepiva tutto il peso e la responsabilità di questo dono”.

Questa grande opera mistica scritta da San Giovanni della Croce e dedicata alla “notte oscura, per certi aspetti, assomiglia ad un altro grande Trattato sulla perfezione di Santa Teresa d’Avila, il celebre “Castello interiore”.
E’ da notare che San Giovanni della Croce, fondatore dei Carmelitani scalzi, incontrò nel 1567 proprio la santa spagnola, anch’essa carmelitana e con lei trattenne rapporti di stima e collaborazione. Non è escluso che egli abbia tratto ispirazione da Santa Teresa sia per la sua vita spirituale che per le opere mistiche da lui scritte, in particolare questa straordinaria “Notte Oscura”.

Il libro è disponibile in versione ebook epub e mobi e si può leggere su tutti i dispositivi di nuova generazione.
Lo trovate all’indirizzo:






[1] Tale posizione, che può apparire eccessiva, è condivisa anche dai teologi. La scrittura è piena di riferimenti alla condivisione da parte dell’uomo alla Passione di Gesù. San Paolo nelle sue lettere parla di una cooperazione e di una corredenzione anche umana quando afferma che ciascun uomo è chiamato a completare ciò che manca alla Passione di Cristo. 

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