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"Chi salva un'anima, ha assicurata la propria alla felicità eterna" (Sant'Agostino).

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Novità - Suor Pura Pagani - la suorina di Verona he faceva miracoli come Padre Pio

mercoledì 24 giugno 2015

La tiepidezza - uno stato altamente pericoloso per l'anima

La tiepidezza del cuore è altamente dannosa per i progressi dello spirito e per la conquista della felicità eterna.
Benché il Figlio di Dio senta orrore infinito per il peccato, però non l’ha del peccatore; lo chiama, lo cerca, prova compassione di lui: ma il Cuore divino non può tollerare l’anima tiepida.
Dio volesse che voi foste freddi o caldi, ci dice l’amabile Salvatore, ma siccome siete tiepidi, vi rigetterò dalla mia bocca. Il Cuore di Gesù cerca delle anime pure e suscettibili dell’amor suo; il S. Cuore è sempre generoso e vuole anime capaci di ricevere i suoi favori e di giungere al grado di perfezione a cui le destina: ora questo non si verifica in quell’anima che vive nella tiepidezza. 

L’anima tiepida si trova nello stato di cecità causata dalle passioni che la tiranneggiano, dalla dissipazione continua in cui si trova, la quale le impedisce, di rientrare in se stessa, dalla moltitudine dei peccati veniali ch’essa commette, e dalla privazione delle grazie celesti, che le attira la sua resistenza.

Questo accecamento conduce alla coscienza falsa, sotto il cui riparo l’anima, che pure frequenta i Sacramenti, si trattiene per molti anni in peccati considerevoli, ma che la passione le nasconde o travisa, perché essa non ha la forza di correggersene. 

Ciò che rende questo stato anche più pericoloso e costringe Gesù Cristo a rigettare dal Suo Cuore un’anima tiepida, è ch’essa si trova in qualche modo disperata, perché la tiepidezza non guarisce quasi mai. Siccome i peccati commessi da un’anima tiepida non sono quei peccati grossolani e scandalosi che fanno orrore a chi è alquanto timorato, ma sono assai spesso puramente interni e non avvengono se non nel cuore, così sfuggono facilmente alla riflessione d’una coscienza poco sensibile e all’anima poco attenta a se stessa. Perciò, non conoscendo la gravezza del suo male, essa non si dà premura di rimediarvi, mentre un gran peccatore, che facilmente comprende i suoi disordini, è più in grado d’esserne toccato e di sentirne orrore. In questo senso N. S. dice ch’è più preferibile esser freddo che tiepido.

Non appena si cade nella tiepidezza non si pensa ad altro che a se stesso, si è in continua ricerca di ciò che reca piacere, nasce una delicatezza che si raffina talvolta sulle persone più sensuali, un amor proprio che, non essendo indebolito dagli oggetti estranei, è tanto più forte, in quanto si rinchiude in se stesso e si applica interamente nell’immaginazione d’una vita comoda e tranquilla.

I segni per poter conoscere se siamo in questo pericoloso stato di tiepidezza, sono gli effetti ordinari che esso produce in un’anima tiepida: 1) Grande negligenza, in tutti gli esercizi spirituali, disattenzione nelle preghiere, confessioni senza emenda, Comunioni senza preparazione, fervore e frutto. 2) Dissipazione continua dello spirito quasi mai attento a sé e a Dio, ma diffuso indifferentemente su ogni sorta d’oggetti e occupato in mille inezie; 3) Brutta abitudine di compiere le azioni senza nessuno spirito interno, ma per capriccio o per abitudine, quasi nessuna facendone in cui non vi abbiano parte la passione, l’amor proprio e il rispetto umano; 4) Pigrizia nell’acquisto delle virtù del proprio stato; 5) Disgusto delle cose spirituali, e soprattutto indifferenza per le grandi virtù.


Il giogo di Gesù Cristo comincia a sembrare pesante, gli esercizi di pietà si fanno gravosi, le massime del Vangelo su l’odio di se stessi, sull’amore della Croce e delle umiliazioni, sulla necessità di farsi violenza, di camminare per la via stretta, sembrano inconcepibili. Si trova insopportabile l’esercizio continuo della modestia, della mortificazione, del raccoglimento interno; infelice la vita delle persone solidamente virtuose, quasi insopportabile la pratica della virtù.

Un sesto effetto della tiepidezza consiste in una coscienza insensibile alle piccole cose; non ci si commuove più per le infedeltà ordinarie né per le ricadute e ci si lascia andare facilmente a commettere ogni sorta di peccati veniali a occhi aperti e deliberatamente.
Ma quanto è da temere che questo difetto di delicatezza di coscienza, questa facilità a ricadere sempre negli stessi peccati e a confessarsene senza mai correggersi, questa negligenza, disprezzo delle cose piccole, indifferenza per le grandi virtù, incostanza negli esercizi di pietà, questo ondeggiare perpetuo tra il fervore e il rilassamento, non siano chiari segni d’una fede morente, d’una carità quasi estinta! 

Quanto è da temere che questo stato infelice di tiepidezza non ci conduca a poco a poco a quello dell’indurimento e dell’insensibilità!

I mezzi per distruggere la tiepidezza
È cosa certa che la tiepidezza, l’amor proprio, l’orgoglio segreto o altra passione di cui si è negletta la mortificazione, sono le sorgenti principali dei difetti e gli ostacoli più grandi che c’impediscono di ricavare il debito frutto..." spirituale.

Che faremo dunque? Si domanda P. Croiset, autore di un magnifico libro dedicato alla devozione al Sacro Cuore di Gesù.

Egli addita due cose assolutamente necessarie: la vera mortificazione e la santa umiltà, condizioni dalle quali il vero amante di Dio non può prescindere.

Brani tratti da "La devozione al S. Cuore di Gesù" di P. Croiset.

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