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Novità - Suor Pura Pagani - la suorina di Verona che faceva miracoli come Padre Pio

giovedì 27 febbraio 2014

Come imparare a conoscere Dio nella preghiera

In questi ultimi mesi mi sono chiesto perché la maggior parte dell’umanità percorre sentieri angusti e difficili e preferisce strade tortuose e minate fatte di illusioni certe e fallimenti. Mi sono chiesto perché ho cominciato ad odiare il mondo, non perché non amo la vita, anzi. Ho capito che essa può essere una grande opportunità di crescita a tutti i livelli sia materiale che spirituale.

Del resto non possiamo scindere il corpo dall’anima. L’uno non potrebbe fare a meno dell’altra. Essi vanno di pari passo e si dovrebbero armonizzare in un tutt’uno per produrre risultati significativi e soddisfacenti.
Quindi non è la vita che mi disturba. E’ il mondo per come si è trasformato che mi turba e mi impedisce di realizzare quel grande anelito d’amore nei confronti della Creazione intera, fatta di cose visibili e invisibili.
Abbiamo capito che la posta in palio è enorme e che vale la pena di perseguirla anche a costo di grandi sacrifici?

Ed è su questo aspetto che vorrei focalizzare la mia attenzione: sacrificio, rinuncia, sofferenza. Che senso possono avere, come li possiamo contestualizzare in una società che non ne vuole sapere affatto di sacrifici e rinunce e che è, per così dire, proiettato solo verso qualcosa di effimero nel quale non troverà mai l’appagamento totale?

Ebbene sono giunto alla conclusione che noi ignoriamo quale sia la giusta via da percorrere e spesso ci sentiamo smarriti perché non ascoltiamo la nostra voce interiore che ci parla nel Tribunale della nostra coscienza e che più spesso di quanto non si pensi vorrebbe indicarci la retta via, la meno dolorosa, la più sicura. Eppure storditi dal mondo, dalla ricerca del piacere, del benessere, dell’agiatezza, della realizzazione del solo aspetto materiale, vaghiamo in balia, spesso di noi stessi e dei nostri errori.

La maggior parte di noi è contro tendenza, almeno dal punto di vista spirituale. E noi seguiamo il mondo in tutto e troppo spesso dimentichiamo l’unitarietà del corpo e dello spirito. Quindi, perché ci lamentiamo? L’abbiamo voluto noi, a questo risultato siamo approdati solo con le nostre cattive scelte!
Hai noi, non ci è mai neppure venuto in mente per un momento che forse questa esagerata controtendenza del mondo sia la strada sbagliata. Tutti vanno da quella parte, certo! Non sarò mica il solo a restare indietro? 
No, non voglio perdere terreno, ci vado anch’io da quella parte; e lo faccio a mio rischio e pericolo, esercitando la mia libera volontà, salvo accorgermi che anche quella via non mi ha arricchito come credevo, anzi è stata motivo di ansia, preoccupazione, di problemi, problemi a non finire. Poi ci ripenso un po’ e ammetto che forse avrei dovuto scegliere quell’alternativa che tutti hanno ignorato. La strada della Luce, quella dove il porto è sicuro, la meta è vicina, il riposo è garantito.

Che fare? E’ troppo tardi? Sono destinato a cadere inevitabilmente nell’abisso?
Ma se dalla mia parte c’è l’amore, se io amo, se io paziento, se faccio bene il mio lavoro, se sono corretto con le persone, se non penso solo al mio tornaconto e cerco di vivere onestamente, non ho nulla da temere. Mi accorgo che non è troppo tardi perché chi mi ha creato, il mio Dio, il mio tutto, crede in me ed è convinto che possa farcela, che con il mio impegno e il desiderio di fare bene io possa raggiungere la meta sicura che lui mi ha indicato.


Mi accorgo che Dio è con me ogni giorno e la mia fede mi sostiene. Quel problema così insormontabile si è risolto, quella tale cosa che sembrava condurmi al fallimento è svanita nel nulla, nessuno vuole la mia morte, esiste tanta gente per bene che mi ama e mi vuole vedere felice. Dentro di me abita lo Spirito d’amore, Dio stesso che trova riposo nel mio riposo.

Sono esterrefatto! Come è potuto accadere? Poi penso, poi rifletto. E capisco. Quella preghiera, quell’invocazione accorata ed umile rivolta verso il Cielo, quel pellegrinaggio, quell’atto d’amore, quella mia disponibilità a cercare prima il bene degli altri e poi il mio, quella visita all’ammalato, quell’ascoltare un amico in difficoltà. In una sola parola: grazie all’amore sono stato risanato. Chi mi ha aiutato? Io stesso. Io, con le mie scelte consapevoli, buone, rette, mi sono ricostruito e vicino a me c’era il Padre che con il suo soffio invisibile ha inalato in me lo Spirito d’Amore che ora mi acquieta e mi rasserena.

Non credevo fosse possibile, non credevo che con poche orazioni e qualche piccolo sacrificio io potessi ottenere tanto, eppure adesso comprendo cosa voleva dire San Paolo quando affermò che, “poca cosa sono le sofferenze del mondo se le paragoniamo alla felicità che il nostro Creatore ci ha riservato nei Cieli”. E un po’ di questo Cielo, così bello e splendente, così armonioso e ineffabile, posso pregustarlo anche ora, mentre vivo, nel quotidiano, giorno per giorno, attimo dopo attimo.

Solo la preghiera mi ha aiutato ad uscire dal tunnel e scorgere quella Luce rischiarare il mio tortuoso cammino. Solo la preghiera mi ha risanato nel corpo e nello spirito.
Pregare è parlare a tu per tu con Dio, è meditare, contemplare Dio stesso e le sue tenerezze, è sperimentare la gioia perfetta.

Imparare a pregare è la sola cosa che voglio perché è la preghiera che salverà il mondo.



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