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Novità - Suor Pura Pagani - la suorina di Verona che faceva miracoli come Padre Pio

mercoledì 8 gennaio 2014

IL SENSO DEL PECCATO di don Eugenio Bernardi

1) Il peccato e la morte. “Prosterea sicut per usum hominem peccatum in hunc mundum intravit, et per peccatum mors, et ita in omnes homines mors pertransit in quo omnes peccaverunt”(Rom,. 5, 12).
La parola "peccato" è riservata generalmente alla concezione religiosa delta colpa. La colpa, l'atto contrario alla legge noi lo chiamiamo peccato. Anzi l'atto per eccellenza contrario alla legge, l'atto che non è solo deviazione o trasgressione, ma negazione della legge, noi lo chiamiamo "peccato mortale". La morte.
Questo senso della morte, come corrispettivo del peccato, noi uomini moderni l'abbiamo perduto. Ora il peccato, secondo la dottrina cristiana, è proprio la morte nel senso preciso di cessazione della vita.
Cessa la vita soprannaturale : subentra la morte. Anche questo linguaggio, come ho già notato, parlando della grazia del Battesimo, non è un linguaggio figurato, ma realistico. Morte vera. C'è qualche cosa che muore nelle profondità dello spirito; qualche cosa di infinitamente più necessario del principio vitale naturale.
Ma noi non ne abbiamo alcun sentore. La catastrofe avviene in un profondo silenzio, ma avviene. L'Apostolo insiste in questa espressione lugubre, ma realistica : “unius delicto mortui sunt multi ...unius delicto mors regnavit per unum---regnavit peccatum
in mortem “(ibid.).

Ora il Battesimo toglie la morte e ridà la vita. “An ignoratis fratres qui quicumque baptizati sumus in Christo Jesu, in morte ipsius baptizati sumus? Consepulti enim sumus cum illo per baptismum in mortem, ut quomodo Christus surrexit a mortuis per gloriam Patris, ita et nos in novitate vitae ambulemus” (Rom., 6, 3-5).
Ora il Battesimo appunto è uno stato nuovo, una condizione nuova di vita e per ciò stesso implica la massima stabilità. Non si entra nella vita soprannaturale per morirvi, ma per vivervi. Entrare per morire, cioè per ritornare alla condizione di prima sarebbe disastroso: “erunt novissima hominis illius peiora prioribus”. E' per questo che all'atto del Battesimo si fanno le promesse solenni e impegnative. Rinunzi? Rinunzio ! Il Battesimo è un solenne impegno.

Certo il Battesimo non e l'eliminazione delle tendenze perverse, non è la restituzione in integrum dello stato d'innocenza.
Ma è una posizione di battaglia e un giuramento. "Hoc sciente quia vetus homo noster, simul crucifixus est, ut destruatur corpus peccati et ultra non serviamus peccato" (Rom., 6, 6). "Qui enim mortuus est iustificatus est a peccato". (ibid.).
2) Nella Famiglia cristiana dovrebbe essere escluso il peccato in via assoluta. Pensiamo prima di tutto ai genitori, che hanno la responsabilità del buon governo della Famiglia. Ci pensiamo noi che il peccato, anche il peccato occulto, è il tarlo roditore che mina le basi della Famiglia?


La Famiglia cristiana, piccola società di santi, è gravemente minacciata dalla presenza del peccato. Un edificio che presenta delle incrinature nella sua parte muraria, minaccia di crollare. Una Famiglia nella quale abitualmente è presente il peccato, fa temere molto per la sua compagine e la sua stabilità. Non meravigliamoci se domani ci sarà un improvviso, imprevedibile crollo. Se si pensasse che il peccato, secondo il pensiero cristiano, è morte, vera morte, non c'è dubbio che si sarebbe più solleciti a evitarlo.
Ma non basta eliminare nella Famiglia il peccato, bisogna anche preventivamente evitarne la causa. Sono possibili in una Famiglia cristiana (e, ahimè, non solo possibili, ma reali) le occasioni del peccato. Sono persone, cose, circostanze che eccitano la concupiscenza.

La concupiscenza è la causa profonda del peccato.
"Concupiscentia, cum conceperit parit peccatum; peccatum cum consummatum fuerit generat mortem" (Iac., 1, 15). "Unde bella et lites in vobis? Nonne hinc? ex concupiscentiis vestris, quae militant in membris vestris?" (Iac., 4, 1). Perciò è necessario che "qui sunt Christi carnem suam crucifixerunt cum vitiis et concupiscentìis" (Gal. 5, 24).

3) E tutto questo ancora non basta. Con tatto e sapienza cristiana è necessario che i genitori istillino e mantengano vivo nei figli il senso del peccato.
Qui bisogna però guardarsi da un fatale eccesso.
Ci sono dei genitori poco ben ispirati e in ogni modo senz'alcun senso della misura, che a ogni piè sospinto parlino ai figli di peccato e magari di peccato mortale. "Questo è peccato mortale. Quello è peccato mortale".
Prima di tutto non parlate mai di peccato mortale nei casi concreti e specifici.
Noi non sappiamo mai ,quando il peccato d'un giovanetto (e potremmo dire di chicchessia) è mortale. Lasciate questa questione, se ne vorrà trattare, al confessore. Si può e va bene parlare di peccato mortale, solo in via teoretica e quando si tratta veramente di peccati mortali. Guardiamoci dalle esagerazioni !

Ma ci sono al contrario di quelli che non parlano mai di peccato.
Le mancanze dei figli sono semplici sconvenienze che stonano nella società, sono cose che non vanno bene, sono cose che fanno dispiacere alla mamma (e ciò è detto benissimo specialmente nella più tenera età, ma non sono sempre e solo cose che fanno dispiacere alla mamma) : al peccato non si allude mai. Invece bisogna che il bambino prima, il fanciullo e il giovanetto poi, impari a vedere l'aspetto religioso della colpa. Questa è un dispiacere dato a Gesù. Gesù ne ha tanto sofferto e ha dovuto farne amara penitenza sulla croce.

Questo del dispiacere dato a Gesù è forse l'aspetto del peccato più accessibile al cuore d'un fanciullo o d'un giovane cristiano.

Certo anche il timore di Dio e le verità che riguardano la sua giustizia hanno la loro ragione di essere e la loro importanza. Ma un giovane che sta lontano dal peccato solo per paura, non persevererà a lungo. Ci si ricordi che il peccato dopottutto e sostanzialmente l'opposizione e la negazione della legge dell'amore. La legge della carità che è non solo la prima, ma in fondo l'unica legge : “plenitudo legis est dilectio.” (Rum., 13,10).

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