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venerdì 1 novembre 2013

Fede e omosessualità

Negli ultimi giorni abbiamo notato che molti visitatori del blog hanno lasciato i loro commenti in merito ad un articolo su Natuzza Evolo, la mistica di Paravati scomparsa già da qualche anno, in cui si parla dell'omosessualità. Desideriamo a questo proposito, visti i pareri spesso discordi degli amici del blog, fare un po' di chiarezza e rispondere a tutti coloro che hanno manifestato sentimenti di disappunto nei confronti della condizione omosessuale ed anche degli omosessuali.

E' senz'altro un tema complesso quello dell'omosessualità, soprattutto se lo consideriamo alla luce di un cammino di fede. E' difficile esprimere un giudizio illuminato. Noi non conosciamo il pensiero di Dio ma sappiamo certissimamente che Egli Amore e ama tutti i suoi figli in qualsiasi condizione e stato si trovino. La grandezza dell'amore di Dio è manifestata anche dalla sua sollecitudine e premura verso le sue creature che egli cura come qualcosa di prezioso ed unico. Tutti noi siamo soggetti all'amore del Padre che ci vuole salvi e felici già su questa terra.

E per raggiungere questo sommo grado di felicità che troverà la sua piena attuazione quando saremo partecipi della sua gloria, Dio ci chiede solo di amarlo con tutte le nostre forze e con tutta la nostra volontà.
Può sembrare facile a parole, ma non lo è nei fatti perché l'amore che dovremmo riservare a Dio deve essere esclusivo ed unico. Egli ci ama sempre, anche se noi non lo amiamo. La via più sicura per amare il nostro Creatore è riconoscere la nostra natura ferita dalla colpa e rea di tanti peccati.
Dio ha tanto amato il mondo da mandare il suo Figlio diletto per la nostra salvezza. Egli ama le sue creature e con loro condivide tutto fuorché il peccato. Anzi potremo dire che Dio odia il peccato ed è la sola cosa che ci divide da Lui. L'impegno di un serio cammino di crescita interiore e spirituale è qualcosa che tutti noi dovremmo inserire nelle opzioni della nostra vita. O presto o tardi tutti conosceremo il nostro Creatore e lo vedremo come Egli è.

L'importanza del cammino di fede è determinante per saper discernere il buono dal cattivo, il grano buono dalla pula. Noi dobbiamo sforzarci di dedicare un posto di preminenza alla conoscenza di Dio perché Egli è il nostro Creatore e soprattutto perché non Egli non desidera che il nostro bene che troveremo solo se avremo il coraggio di metterci in gioco e costruire con Lui un rapporto di figliolanza sincera. Non per costrizione o per paura dobbiamo avvicinarci a Dio ma per amore. Solo per amore. Tutto per amore.

Questo preambolo era necessario per capire la natura di Dio e alcuni dei suoi attributi. Egli è l'Onnipotente per amore e accoglie chiunque con spirito di umiltà desideri conoscerlo. Non è la nostra condizione sociale o le nostre preferenze sessuali a determinare il suo giudizio nei nostri confronti ma l'amore che saremo capaci di diffondere intorno a noi e il bene che faremo nel corso della nostra vita.

Andando perciò al nocciolo dell'argomento di questo articolo possiamo affermare che tutti coloro che vivono la condizione omosessuale sono figli di Dio almeno quanto coloro che vivono rapporti eterosessuali. Non c'è alcuna differenza ai suoi occhi. Per Lui conta solo l'amore.
E' naturale chiedersi se chi vive un rapporto di coppia gay sia in peccato davanti a Dio oppure no. E' una domanda alla quale non sappiamo dare risposta definitiva ma forse possiamo fare un po' di chiarezza.

Se questo rapporto di coppia è vissuto nella ricerca di Dio, nella fedeltà e nell'amore reciproco come potrebbe dirsi fallace agli occhi di Colui che ha permesso questa condizione?
L'omosessualità comporta l'inevitabile pregiudizio della società e delle sofferenze spesso acerbe e pesanti per coloro che le vivono, quali l'emarginazione, l'isolamento, lo scherno, ecc.

E' senz'altro una prova pesante e che la persona omossessuale dovrebbe vivere alla luce della fede e sboccare nella continenza delle pulsioni carnali attraverso l'esercizio e l'uso della volontà, condizione alla quale tutti noi siamo chiamati.
A questo proposito desideriamo ricordare che cosa scrive il Catechismo della Chiesa Cattolica a riguardo. Ecco alcuni passi estrapolati da Wikipedia: "La Chiesa cattolica considera l'omosessualità sotto il profilo morale e non adotta una specifica teoria delle cause, sebbene siano state avanzate numerose teorie sulla differenziazione dell'orientamento sessuale. Il Catechismo, a proposito dell'orientamento omosessuale, si limita ad affermare:

« La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. »
(Catechismo della Chiesa Cattolica, 2357)

« Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali innate. Costoro non scelgono la loro condizione omosessuale »
(Catechismo della Chiesa Cattolica, 2358, edizione del 1992)

« Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. »
(Catechismo della Chiesa Cattolica, 2358, emendamento del 1995)

La Chiesa cattolica ha condannato esplicitamente le aggressioni verbali e fisiche ai danni delle persone omosessuali:
« Va deplorato con fermezza che le persone omosessuali siano state e siano ancora oggetto di espressioni malevole e di azioni violente. Simili comportamenti meritano la condanna dei Pastori della Chiesa, ovunque si verifichino. Essi rivelano una mancanza di rispetto per gli altri, lesiva dei principi elementari su cui si basa una sana convivenza civile. La dignità propria di ogni persona dev'essere sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni. »
(Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica per la cura pastorale delle persone omosessuali, 1986.[5]).



La Chiesa cattolica fa una distinzione importante nel formulare il suo giudizio morale sull'omosessualità:
  • Da una parte c'è la tendenza omosessuale, la cui origine non è ancora chiara;
  • Dall'altra parte esistono i rapporti sessuali tra omosessuali;
La prima, la tendenza omosessuale, appartiene alla sfera pre-morale, alla stessa maniera di tutte le altre cose che la persona umana sente. I secondi, ovvero il comportamento sessuale nell'atto sessuale, appartiene alla sfera della volontà, delle decisioni, di quello che la persona umana vuole fare della sua vita. (fonte Wikipedia).

Di grande importanza a nostro avviso anche quanto riferito in una lettera indirizzata ai vescovi da Papa Giovanni Paolo II e che abbiamo commentato in un capitolo del libro "I dieci comandamenti" di prossima pubblicazione. Leggiamo alcuni passi:
A questo proposito è necessario citare quanto una lettera apostolica di Giovanni Paolo II dal titolo “Cura delle persone omosessuali” abbia fatto un po’ di chiarezza su questo tipo di relazioni. Si legge nella lettera che i rapporti sessuali con persone delle stesso sesso sono da considerarsi intrinsecamente disordinati (tesi già affermata del resto anche nel Catechismo della Chiesa Cattolica) ma – come annota l’articolo 11 della lettera – “alcuni sostengono che la tendenza omosessuale, in certi casi, non è il risultato di una scelta deliberata e che la persona omosessuale non ha alternative, ma è costretta a comportarsi in modo omosessuale. Di conseguenza si afferma che essa agirebbe in questi casi senza colpa, non essendo veramente libera”.

Questa affermazione trae origine da alcune dure parole dell’apostolo Paolo riguardo ai rapporti omosessuali che abbiamo citato nel libro in questione. Noi tutti siamo consapevoli che quanto scritto dagli autori del Vecchio e del Nuovo Testamento sono la risultante di una cultura e di un costume completamente diversi da quelli di oggi ma che comunque – sottolinea ancora la lettera - è necessario rifarsi alla saggia tradizione morale della Chiesa, la quale mette in guardia dalle generalizzazioni nel giudizio dei casi singoli. Di fatto in un caso determinato possono essere esistite nel passato e possono tuttora sussistere circostanze tali da ridurre o addirittura da togliere la colpevolezza del singolo; altre circostanze al contrario possono accrescerla”.

E’ importante questo passaggio, perché apre uno spiraglio a favore di coloro che vivono rapporti omosessuali di coppia mantenendosi nell’ordine della correttezza e della fedeltà reciproca e che proprio per questo possono colpevolizzarsi al punto da credere di non meritare la salvezza, la quale invece Dio offre a tutti i suoi figli.
Non dimentichiamo inoltre che il Signore sa trovare giustificazioni e vie a noi sconosciute e che alla domanda degli apostoli su chi dunque si salverà, Gesù rispose: “Ciò che è impossibile agli uomini è possibile a Dio” e in un’altra occasione la Bibbia affermerà che le vie di Dio non sono le nostre.
La lettera apostolica sulla cura delle persone omosessuali conclude che “dev'essere comunque evitata la presunzione infondata e umiliante che il comportamento omosessuale delle persone omosessuali sia sempre e totalmente soggetto a coazione e pertanto senza colpa. In realtà anche nelle persone con tendenza omosessuale dev'essere riconosciuta quella libertà fondamentale che caratterizza la persona umana e le conferisce la sua particolare dignità. Come in ogni conversione dal male, grazie a questa libertà, lo sforzo umano, illuminato e sostenuto dalla grazia di Dio, potrà consentire ad esse di evitare l'attività omosessuale”.

Grande importanza anche le parole di Papa Francesco che nel corso di una visita pastorale in Brasile dell'agosto 2013 ha affermato in un'intervista: "...se uno è gay e cerca il Signore chi sono io per giudicarlo?". 
Rimandiamo l’analisi degli altri argomenti legati a questo tema ad un’altra eventuale pubblicazione osservando che comunque la castità, anche in seno al rapporto matrimoniale oltre che nei normali rapporti di coppia (inclusi quelli con persone dello stesso sesso), è auspicabile oltre che perseguibile, a patto che si viva un’autentica fede cristiana e si chieda incessantemente a Dio di operare una guarigione profonda del nostro corpo e del nostro spirito.

A cura di Beppe Amico, autore di: "Preghiere e devozioni per il cammino spirituale" (edizione brossura ed ebook - Simplicissimus book farm 2013).
  


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