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"Chi salva un'anima, ha assicurata la propria alla felicità eterna" (Sant'Agostino).

Guarda il video e ascolta la voce di Suor Pura Pagani

Novità - Suor Pura Pagani - la suorina di Verona che faceva miracoli come Padre Pio

sabato 23 novembre 2013

Il Paradiso - di Don Dolindo Ruotolo

Ed eccoci all'ultimo Appuntamento con i novissimi, Le ultime Realtà. Leggiamo queste Annotazioni del santo Sacerdote Napoletano morto in Concetto di Santità e vissuto esercitando Le Virtu a Grado eroico. Se QUALCUNO dei lettori vuole avvicinarsi alla SUA Figura, Consiglio di Leggere Il libro: "Fui chiamato Dolindo Che significa dolore". Lo trovate sul sito ufficiale www.dolindo.org .

venerdì 22 novembre 2013

Il Purgatorio, di Don Dolindo Ruotolo

Secondo capitolo del trittico dedicato ai novissimi (che comprenderebbe solo gli argomenti: morte giudizio, inferno paradiso in quanto il Purgatorio è uno stato di natura transitoria che avrà termine).
Leggiamo con attenzione questa meditazione di Don Dolindo Ruotolo iniziata nei giorni scorsi con l'inferno.
Prossimamente prenderemo in considerazione anche la gloria dei beati.

giovedì 21 novembre 2013

L'inferno per Don Dolindo Ruotolo

Primo Capitolo di Una triade DEDICATA ai Novissimi. Nella Prossima puntata il Purgatorio. In this invece, Una bellissima e istruttiva meditazione di Don Dolindo Ruotolo (santo Sacerdote napoletano) Sulla sventura Che Tocca ai di Peccatori costretti ad un'eternità Senza Dio. Meditazioni e Riflessioni sull'inferno (Fonte: www.dolindo.org ).

giovedì 14 novembre 2013

IL MATRIMONIO - Testimonianza di Gloria Polo

Quando una coppia è vergine, dà gloria a Dio. Avviene un patto sacro con Lui, che santifica questa sessualità. Infatti la sessualità non è peccato! Dio l’ha data come benedizione,perché la sessualità è Dio e la coppia. Dove c'è il sacramento del matrimonio, (anche se gli sposi non vi sono arrivati vergini), Dio è presente in questo letto sacramentale! Perché nel letto nuziale, benedetto dal sacramento del matrimonio, c’è lo Spirito Santo; perfino nei pasti di questa coppia c’è la presenza del Signore Dio, che benedice il cibo. Dio rimane incantato davanti al matrimonio, è felice di accompagnare gli sposi nella loro nuova vita, in quest’inizio di una nuova vita insieme. La coppia e il Signore formano una Trinità. Purtroppo molti sposi non lo sanno, non hanno questa nozione… E nemmeno pensano a Dio: si sposano unicamente per tradizione, e non per fede… Pensano solo ad uscire dalla chiesa per andare a festeggiare, a mangiare, bere, partire in luna di miele… Badate che in questo non c’è alcun male: il male sta nel lasciare il Signore fuori da tutto ciò. Come feci io, che lasciai il Signore sulla strada; non mi passò neanche per la testa d’invitarLo nella mia nuova vita, nella nostra nuova casa. Egli, infatti, ha piacere che Lo invitiamo ad entrare e a stare con noi sempre, nelle gioie e nei momenti meno buoni; desidera che sentiamo la Sua presenza… Certo, nel sacramento del matrimonio il Signore è presente anche senza essere invitato… Ma quanto più bello sarebbe se di questa Presenza fossimo coscienti…

Nel matrimonio dei miei genitori, la cosa più bella fu che Dio restituì a mio padre i doni e la Grazia che aveva perduto: questo perché sposava mia madre, che era una donna molto pura di sentimenti, e vergine. Guarì mio padre, la sua sessualità disordinata e sudicia. Ma poiché era molto “macho”, e avendo i suoi amici cominciato a mettergli veleno, dicendogli che non permettesse alla moglie d’incantarlo e di dominarlo, e che doveva continuare la vita di prima, ecco che due settimane dopo il matrimonio finì in un bordello, per dimostrare agli amici che continuava ad essere lo stesso, che non si lasciava dominare dalla moglie…
Sapete che fine fece il suo bastone d’autorità e protezione, che Dio gli aveva dato? Il demonio glielo portò via! E tutti quegli spiriti maligni, quegli esseri immondi, tornarono a prenderselo. Da pastore del suo gregge, mio padre si trasformò in lupo della propria famiglia e della sua casa!
Quando qualcuno è infedele alle sue nozze, è infedele a Dio. Manca alla sua parola, al giuramento che fece, a Dio e alla persona che sposò, nel giorno del suo matrimonio. Non compie ciò che ha promesso. Se qualcuno ha intenzione di non essere fedele al proprio matrimonio, è meglio che non si sposi. Il Signore ci dice: se sei infedele, ti condannerai! Se non sarai fedele, non sposarti! Figlio, figlia, chiedimi la grazia di essere fedele alla tua sposa, al tuo sposo, e a Dio.



Quanti mali vengono in un matrimonio, a causa dell’infedeltà?! Un marito, per esempio, va in un bordello, o è infedele con la segretaria. Nonostante le precauzioni, contrae un virus; e pur lavandosi dopo, quel virus non muore… Così, quando più tardi ha relazioni con la moglie, il virus entra nella vagina della donna e vi rimane nel fondo, o arriva all’utero. Col tempo forma un’ulcera, di cui spesso la donna non s’accorge. E quando, anni dopo, la moglie va molto sofferente dal medico, le viene diagnosticato un cancro. Sì! Cancro! E allora, chi dice che l’adulterio non uccide? Inoltre, quanti aborti si fanno a causa dell’adulterio? Per esempio, quante donne, che sono state infedeli e sono rimaste incinte, ricorrono all’aborto perché il marito non lo scopra? Uccidono un innocente che non può parlare, né difendersi! E questi sono solo alcuni esempi. L’adulterio uccide in tante e diverse forme! Poi, abbiamo ancora il coraggio di protestare contro Dio, quando le cose non vanno bene, quando abbiamo problemi, quando arrivano le malattie: mentre siamo noi che ce le procuriamo con i nostri peccati, attirando il male sulla nostra vita. Dietro al peccato, c’è sempre il maligno! Apriamo le porte a lui, quando pecchiamo così gravemente! E poi ancora ci lamentiamo che Dio non ci ama. Dov’è Dio, che permette questo o quello?! Una bella faccia tosta, la nostra! Sappiate che Dio è la roccia che protegge il matrimonio. Guai a chi tenta di distruggere un matrimonio! Quando qualcuno ci prova, si scontra con questa Roccia che è Gesù. Dio difende il matrimonio, non dubitatelo mai!

Desidero anche avvisarvi di stare molto attenti a quelle suocere che s’intromettono nel matrimonio dei figli, per turbarli, causando problemi nella loro relazione. Anche se il genero o la nuora, a torto o a ragione, non fossero di suo gradimento, ormai sono sposati, e non c’è più niente da fare. L’unica cosa è pregare per loro: preghino per quel matrimonio, e si mettano da parte! Molte donne si sono condannate per essersi intromesse nel matrimonio dei figli! Questo è un peccato grave! Se vedete che qualcosa non va, che uno di loro o entrambi stanno peccando, supplicate Dio per loro, chiedete aiuto a Dio. Potete anche chiamare la coppia e parlare ai due, invitandoli a salvare il matrimonio, a pensare ai figli, e ricordando loro che il matrimonio è per amare, donare e perdonarsi reciprocamente. Si deve combattere in favore del matrimonio, questo sì: ma mai interferire in altro modo, tanto meno prendere posizione a favore di uno o dell’altro.


CARISSIMI AMICI, ALCUNI DI VOI CHIEDONO INFO SUL TESTO, È DISPONIBILE IL BELLISSIMO LIBRO ORIGINALE SULLA TESTIMONIANZA COMPLETA DI GLORIA POLO. PUÒ ESSERE RICHIESTO INVIANDO UN MESSAGGIO PRIVATO SULLA NOSTRA PAGINA CON L’INDIRIZZO COMPLETO. LE OFFERTE SARANNO UTILIZZATE PER OPERE DI FEDE E DI SOLIDARIETÀ. Tutte le informazioni sulle opere ed attività si trovano nel sito www.sacro-cuore.net

Catechesi sui dieci comandamenti di Don Attilio Negrisolo, figlio spirituale di San Pio da Pietrelcina

"Non crediate Che in paradiso ci vadano le PERSONE Che non Hanno mai Fatto Grandi peccati State certi Che il paradiso E pieno di grandissimi Peccatori:.. Adulteri, assassini, ladri, e Così via Il paradiso E pieno di queste PERSONE perchè queste PERSONE SI Sono ben confessate.Capite bene QUESTO Concetto perchè sta Tutto Qua. L'inferno non ê pieno di Grandi Peccatori. Ci Sono also Quelli ma ci Sono also in gran altera parte PERSONE Che Non Sono mai neanche lontanamente static Peccatori venire ALTRI Che SI trovano in paradiso .

Preghiera di Liberazione dalle proprie debolezze - Il mio cuore è straziato

Il mio cuore è straziato, il mio spirito annientato, ma sempre e solo in te confido o mio Signore. 
Il mio corpo è afflitto da spasimi e dolori, ma sempre e solo in te confido o mio Signore, gli amici mi hanno abbandonato e non posso contare sull'aiuto di nessuno, ma sempre e solo in te confido o mio Signore. 
La mia vita e' piena di problemi e di affanni, ma sempre e solo in te confido o mio Signore. 
Sono rinforzate Spesso Nella tristezza e la mia anima e 'scoraggiata, ma Semper e solista in te confido o mio Signore. Guardo me Stesso e mi accorgo Che la mia Miseria e 'grande Nel costatare Quanto SIA Debole e fragile e incapace di Camminare Nella Verità, ma cio nonostante Semper e solista in te confido.

domenica 10 novembre 2013

Sono stata alle porte del Cielo e dell'inferno

Testimonianza Veramente toccante di this donna colombiana Colpita da fulmine Nazioni Unite e quasi bruciata viva Nel 1995 Ha vissuto un'esperienza soprannaturale Veramente Straordinaria. DA VEDERE !!!

La donna, autrice di ONU meraviglioso libretto testimonianza dal titolo "Sono Stata Alle Porte del Cielo e dell'Inferno" È impegnata in giro delle Nazioni Unite di testimonianze dal vivo Che ha Toccato also molte località italiane.

Ve ne Proponiamo Una di queste Nel filmato di Youtube sotto riprodotto.

mercoledì 6 novembre 2013

Madre Speranza di Collevalenza - Un miracolo a Monza

Madre Speranza…miracolo a Monza (fonte https://www.facebook.com/MadreSperanza)

Di Madre Speranza e l'Amore Misericordioso del Signore
Miracolo a Monza : Questa è la storia di un bimbo nato a Monza il 2 Luglio 1998. Il piccolino si chiama Francesco Maria, che dopo soli quaranta giorni, sviluppa un’intolleranza al latte, che pian piano si estende a tutti gli altri cibi. Iniziano numerosi ricoveri ospedalieri, dolori e sofferenze. E il calvario dei genitori. Fino al giorno in cui per caso, la madre, sente parlare alla televisione del santuario dell’Amore Misericordioso di madre Speranza, a Collevalenza, dove si dice che sgorghino delle acque dalle grandi proprietà taumaturgiche . Quell’episodio, è l’inizio di una serie di circostanze, che porteranno Francesco Maria al miracolo della guarigione; miracolo che, riconosciuto dalla chiesa, consentirà la beatificazione di madre Speranza di Gesù, al secolo Marìa Josefa Alhama Valera (1893 – 1983). L’iter della causa si è infatti concluso con il decreto della beatificazione, firmato con il consenso di Papa Francesco lo scorso 5 Luglio 2013, e si attende solo una conferma per la data della cerimonia. Dalla gratitudine per l’accaduto, i genitori di Franceso Maria, hanno dato vita a una casa famiglia per bambini in affido. Ecco i fatti di questo miracolo, dall’intervista che ha fatto il mensile “Medjugorie, la presenza di Maria” alla mamma di Francesco Maria, la signora Elena.

Signora Elena, ci può raccontare come è iniziata questa vicenda?
Abitavamo vicino a Vigevano, ma il mio ginecologo era di Monza e poichè ci piaceva molto l’ospedale cittadino, lo abbiamo scelto per il parto. Quando Francesco Maria è nato abbiamo iniziato ad alimentarlo con il latte artificiale, ma iniziò presto ad avere problemi di inappetenza e di intolleranza al latte. Iniziava in generale a avere problemi per quanto riguarda l’alimentazione. Non riusciva a digerire… allora abbiamo cambiato vari tipi di latte , prima animali, poi vegetali, poi chimici… Ma questi disturbi diventavano sempre più gravi e mio figlio cominciò a collezionare un certo numero di accessi al pronto soccorso. Intorno ai quattro mesi di vita questa difficoltà ad assumere nutrienti si estende anche agli altri cibi tipici dell’alimentazione all’età dello svezzamento.

Era una patologia conosciuta?
Era conosciuta nel senso che le intolleranze alimentari sono una possibilità nota. Bambini che non possono assumere il latte, ce ne sono sempre stati, ma normalmente, l’intolleranza è limitata a un alimento, per cui si sostituisce quello, si fa fatica, però poi le cose si risolvono. Invece Francesco, alla fine, non riusciva a mangiare nemmeno la carne, il pollo, il pesce… Si fa prima a dire che cosa potesse mangiare.

Che cosa riusciva ad assumere?
Alla fine dell’anno beveva del Thè e mangiava un preparato che faceva mia mamma con della farina particolare e dello zucchero una volta alla settimana poi, gli davamo dell’omogeneizzato di coniglio: non perchè lo digerisse bene, ma perchè gli faceva meno male degli altri cibi.

Come avete vissuto questo problema? Immaginiamo con preoccupazione, dolore…
La parola corretta è angoscia. Eravamo molto preoccupati per la salute del bambino, e anche per la sua stanchezza fisica, perchè piangeva, aveva le coliche. E poi c’era anche la nostra, di stanchezza… Lui soprattutto esprimeva la sua piangendo. A un anno circa Francesco pesava intorno a sei, sette chili. Mangiava appunto pochi cibi. Non avevamo molte speranze, quando, un giorno, proprio la settimana prima che francesco compisse un anno, sentii parlare di madre Speranza in un programma televisivo, il televisore era in soggiorno e io in cucina. La prima perte della trasmissione non aveva catturato molto la mia attenzione, ma nella seconda parte, si diceva che madre Speranza aveva costruito questo santuario dove c’era un acqua che guariva malattie che la scienza non riusciva a curare…


Era una trasmissione pomeridiana?
Si, trasmettevano su canale cinque, Verissimo. Era tardo pomeriggio, le cinque e mezza, la conduttrice aveva parlato di madre Speranza. Poi avevano mostrato le piscine con l’acqua.

Quindi voi non sapevate nulla di Madre Speranza di Gesù…
No, ho chiamato mio marito e gli ho detto: “Maurizio, ho sentito parlare di questo santuario e, vista la situazione di nostro figlio, sento che dobbiamo andarci”. Lui mi chiese se avevo capito bene dove si trovasse, e io gli risposi di no. Allora, mi disse di telefonare a sua madre, perché lo zio di mio marito è sacerdote e poteva sapere dove fosse questo santuario. Così telefonai direttamente allo zio, ma non lo trovai. Allora chiesi a mia suocera se lei sapesse qualcosa, e lei mi disse con precisione che il santuario si trovava a Collevalenza, vicino a Todi, in Umbria. Le chiesi allora come mai non ci avesse mai detto niente; e lei mi rispose che era venuta a saperlo soltanto il giorno prima, perché lo zio, don Giuseppe, si trovava proprio lì per gli esercizi spirituali. Lo zio di mio marito fa parte del movimento sacerdotale mariano fondato da don Stefano Gobbi, che inizialmente teneva gli esercizi spirituali una volta all’anno a San Marino. Poi, essendo cresciuti di numero, avevano cercato un luogo più grande, e scelsero appunto Collevalenza. Quell’anno era la prima volta che vi andavano, e quindi, lo zio di mio marito aveva avvisato che si sarebbe trovato in questo santuario.

Prima di questo episodio vivevate già un’esperienza di fede?
Abbiamo sempre cercato di vivere la fede, ma la mia storia personale è particolare, perché i miei genitori non erano cattolici. Ho incontrato la fede tardi e dopo qualche anno che ho iniziato questo cammino di conversione è nato Francesco Maria.

Torniamo a suo figlio. Lei dunque voleva andare da madre Speranza…
Volevo assolutamente andarci. Era una situazione particolare: non sapevo il perché, ma sentivo di doverlo fare. Il bambino compiva un anno il due Luglio, tutto questo era successo il 24 e 25 Giugno, proprio i giorni dell’apparizione a Medjugorie. Il 28 iniziammo a far bere a Francesco l’acqua di madre Speranza.

Che cosa era successo esattamente?
Tornando da Collevalenza, zio Giuseppe aveva portato alcune bottiglie di quest’acqua, bottiglie da un litro e mezzo, e ci disse che le suore avevano raccomandato di pregare la novena all’amore Misericordioso. Quindi prima di dare a Francesco l’acqua da bere recitavamo questa novena che è stata scritta da madre Speranza.. Iniziammo tutti a pregare per la guarigione di Francesco, anche perché erano tre giorni che era proprio a digiuno. Non mangiava niente e la situazione era peggiorata.

Eravate in ospedale?
No eravamo a casa. I medici ci avevano detto che ormai eravamo arrivati a un punto in cui non sarebbe stato possibile un miglioramento. Eravamo in preda all’ansia, perché la situazione poteva precipitare; quindi cominciammo a dare l’acqua a Francesco nella speranza di vederlo rifiorire. In realtà è stata la settimana dove abbiamo lasciato che il Signore potesse fare la Sua volontà. Quello che umanamente potevamo fare, ci dicemmo, lo avevamo fatto. Si poteva fare altro? Chiedevamo al Signore di illuminarci… Eravamo proprio stanchi, perché era un anno che non dormivamo.

Accadde qualcosa in quella settimana?
Un giorno feci un giro per il paese insieme a Francesco; andammo al parco, con gli altri bambini i giochi… Mentre mi avvicinavo al parco, fui catturata dalla figura di un uomo seduto su una panchina e mi sedetti vicino a lui. Iniziammo a conversare. Quella conversazione l’ho poi trascritta e, quando devo raccontarla, di solito la leggo, per non confondermi… (la signora Elena, a questo punto, estrae dei fogli da cui inizia a leggere): Mercoledì 30 Giugno decisi di andare con Francesco a fare una passeggiata al parco del paese dove abitavamo e mi sedetti su una panchina. Vicino a me era seduto un signore di mezza età, di bella presenza, molto distinto. Quello che di questa persona mi colpiva in modo speciale erano gli occhi, di un colore indescrivibile, azzurro chiarissimo, che istintivamente mi fece pensare all’acqua. Scambiammo i primi convenevoli: che bel bambino quanti anni ha?.. A un certo punto mi chiese se potesse prendere in braccio Francesco Maria. Acconsentìì, sebbene fino ad allora non avessi mai permesso una simile confidenza ad alcun estraneo. Quando lo prese, lo guardò con molta tenerezza e disse: “Francesco, sei proprio un bel bambino”. Lì per lì mi chiesi come facesse a sapere il suo nome e mi dissi che, probabilmente, lo aveva sentito pronunciare da me. Continuò: “Ma questo bambino è affidato alla Madonna vero?; risposi “si certo che lo è”, e gli chiesi come facesse a sapere queste cose e se ci conoscessimo. Mi guardò e sorrise senza rispondere, poi aggiunse: “perché è preoccupata?”. Replicai che non ero preoccupata. Osservandomi ancora, si rivolse a me dandomi del tu: “si che sei preoccupata, dimmi perché…” Allora gli confidai tutti i miei timori per Francesco. “il bambino prende qualcosa?”. Gli risposi che non prendeva nulla. “Ma voi siete stati da madre Speranza, vero?”. Gli dissi di no, che non c’eravamo mai stati. “Ma si che ci siete stati a Collevalenza”. “No, guardi, le posso assicurare che non siamo mai stati da madre Speranza”. E lui mi disse, in maniera ferma e decisa: “Francesco sì”. Io di nuovo ribattei di no; lui mi guardò, e di nuovo: “Si, Francesco si”. Poi per la seconda volta mi chiese: “Ma Francesco prende qualcosa?”. Io risposi di no, ma ripensandoci subito ammisi: “Si, guardi, sta bevendo l’acqua di madre Speranza”. Lo pregai di dirmi il suo nome, chi fosse, come potesse sapere tutte queste cose su di noi, ma la sua risposta fu: “Perché mi fai tante domande? Non pensare a chi sono, non ha alcuna importanza”. E poi aggiunse: “Non è più il caso di preoccuparsi, perché Francesco a trovato la sua mamma”. Lo guardai stupita e quindi replicai: “Scusi, guardi che la sua mamma sono io..” e lui ribadì: “Si, ma l’altra mamma”. Ero frastornata e confusa, non capivo più niente. Educatamente gli dissi che dovevo andare via e lui disse: “Domenica fate una grande festa verò?”. “Si, risposi, veramente domenica facciamo una piccola festicciola per il compleanno di Francesco”. “No, riprese lui, fate una grande festa. Non per il compleanno, ma perché Francesco è guarito”. Pensai “guarito?”. Ero molto agitata, i pensieri mi si affollarono nella mente. Ancora una volta gli chiesi: “Per favore chi è lei?. Mi guardò con tenerezza, ma molto serio, e disse: “Basta chiedermi chi sono”. Insistetti :”ma come guarito?”. Ed egli: “Si, guarito, stai tranquilla. Francesco è guarito”. In quel momento capii che mi stava succedendo qualcosa di straordinario, i pensieri erano mille, le sensazioni anche. Ma li per li ebbi paura, lo guardai e, giustificandomi gli dissi: “Guardi, adesso devo proprio andare via”. Presi Francesco, lo misi nel passeggino; vidi lui che con la mano salutava il piccolo, mi diede come una carezza sul braccio e mi esortò: “Mi raccomando, andate da madre Speranza”. Io risposi: “Certo che andremo”. Si chinò verso Francesco, con la mano gli fece ciao il bambino gli rispose con la manina. Si alzò mi guardò dritto negli occhi e mi disse ancora: “Mi raccomando, presto da madre speranza”. Lo salutai e mi avviai verso casa, letteralmente scappando. Mi girai per guardarlo. Si era riseduto sulla panchina e rivolto verso di me mi guardò e mi sorrise come per dire “Va tutto bene”.

E’ una storia molto particolare…
E’ quanto è accaduto in quel parco, quando ho incontrato quella persona…

A questo punto Francesco stava già bevendo l’acqua di Collevalenza.
Si, aveva iniziato lunedì mattina . Io feci il giro dell’isolato piangendo, perché di tutto quello che mi aveva detto quella persona la cosa che mi aveva colpito di più era che Francesco avesse trovato la sua mamma. Mi dicevo: “Vuol dire che Francesco deve morire? Oppure chi è questa mamma?”. Facevo il giro dell’isolato e pensavo che probabilmente era stata la stanchezza, il dolore per mio figlio, che stavo impazzendo, che avevo immaginato tutto… Tornai al parco; c’erano delle persone, ma quell’uomo non c’era più. Mi fermai a parlare con le persone presenti e chiesi loro se lo conoscessero, se lo avessero mai visto. E un signore mi rispose: “Certo che l’abbiamo vista parlare con quella persona, ma non è del posto, perché una persona talmente bella l’avremmo certamente riconosciuta”.

Quanti anni aveva?
Non saprei. Non era giovane, ma non so dirle l’età. Non mi sono soffermata sull’aspetto fisico. Posso dire che ero rimasta veramente impressionata dai suoi occhi. Non riuscivo a guardarlo a lungo, perché avevo l’impressione che riuscisse a vedere nel mio intimo. Mi dicevo: “Mamma mia, che profondità”. Tornai a casa e telefonai piangendo a mio marito, che è medico. Lui era in studio e mi disse: “Ora ho dei pazienti, dammi il tempo di concludere e torno subito a casa. Nel frattempo telefona a mia mamma così lei viene subito prima che arrivi io”. Telefonai a mia suocera e cominciai a raccontarle ciò che era accaduto. Ebbe l’impressione che fossi impazzita, che per il dolore, la stanchezza, fossi andata fuori di testa. Le dissi: “Francesco è guarito, ma io voglio capire chi è questa mamma”. Lei mi rispose: “Probabilmente a questa domanda riesco a rispondere”. Le chiesi subito che cosa intendesse dire. E lei mi raccontò quello che segue…

Ci racconti…
Mentre era a Collevalenza, zio Giuseppe aveva pregato per Francesco Maria. Il giorno di sabato, si stava preparando a tornare a casa, ma, arrivato d’avanti al cancello d’uscita della casa del pellegrino, aveva sentito di dover ritornare sulla tomba di madre Speranza. Rientrò così al santuario, andò sulla tomba e pregando disse: “Ti prego di prenderlo come figlio, adottalo. Se è volontà del Signore che lui debba lasciarci, aiutaci a superare questo momento. Se invece tu puoi intervenire, dacci questa possibilità”. Mia suocera concluse dicendo che, probabilmente, quello che era successo era la risposta a ciò che noi tutti e lo zio avevamo chiesta pregando.

Intanto dovevate festeggiare il compleanno di Francesco Maria giusto?
Si, la domenica preparammo la nostra piccola festa, e vennero i nostri amici, i nonni, gli zii, tutti quanti. C’era tutto quello che Francesco non poteva mangiare, ma non trovavamo la forza di dargli qualcosa che sapevamo potesse fargli male. Non ci riuscivamo… Solo due mesi prima era accaduto che trovasse per terra un pezzettino di fetta biscottata, l’aveva messa in bocca e venti minuti dopo era entrato in coma. Quindi il solo pensare di dargli da mangiare quello che era sulla tavola era impensabile. Lo zio allora, ci prese in disparte e ci disse che era arrivato il momento di mostrare la nostra fede. Ci disse che il Signore fa la Sua parte, ma che anche noi dobbiamo fare la nostra. Non facemmo neanche in tempo a dire “va bene”, che mia suocera prese in braccio il bambino e lo avvicinò alla torta. Francesco ci mise dentro le manine e le portò alla bocca…

E voi? Che cosa faceste?
Il nostro cuore sembrava impazzire. Però a un certo punto, ci siamo detti: “Sarà quel che sarà”. Francesco mangiò le pizzette, i salatini, i pasticcini… E man mano che mangiava stava bene! Non aveva nessuna reazione. Ci stavamo fidando di quello che il Signore ci aveva detto tramite quella persona. Conclusa la festa, mettemmo Francesco a dormire e lui, per la prima volta in un anno, dormì tutta la notte. Quando si svegliò per prima cosa ci chiese il latte, perché aveva fame… Da quel giorno Francesco ha cominciato a bere un litro di latte al giorno e mezzo chilo di yogurt. Quel giorno ci siamo resi conto che qualcosa era davvero accaduto. E da allora è sempre stato bene. Nella settimana successiva al suo compleanno cominciò anche a camminare.

Avete eseguito subito degli accertamenti?
Due settimane dopo la festa di Francesco doveva già essere sottoposto a visita di controllo. Quando il medico mi vide, era convinto che Francesco non ci fosse più, perché la situazione era grave. Mi venne incontro e mi abbracciò, dicendomi che gli dispiaceva. Al che gli dissi: “No, guardi, le cose non sono andate esattamente come pensavamo noi”. Quando vide Francesco arrivare, disse che era veramente un miracolo. Da allora mio figlio è stato sempre bene, adesso ha quindici anni.

Siete infine andati da madre Speranza?
Il 3 Agosto andammo a Collevalenza, per ringraziare madre Speranza, senza farne parola ad alcuno. Nostro zio, don Giuseppe, telefonò però al santuario dicendo che avevamo ricevuto questa grazia per la guarigione di Francesco. E da lì è partito l’iter per il riconoscimento del miracolo all’interno della causa di beatificazione di madre Speranza. Inizialmente avevamo delle reticenze, ma dopo un anno abbiamo dato la nostra disponibilità.

Col tempo immaginiamo che il legame con madre Speranza si sia rafforzato…
E’ la nostra vita… il legame con l’Amore Misericordioso è diventato la nostra vita. All’inizio non conoscevamo nulla né di madre Speranza ne della spiritualità di cui lei è stata promotrice. Ma quando abbiamo cominciato a comprenderla ci siamo resi conto che, al di la della guarigione di Francesco e quindi della riconoscenza che abbiamo nei confronti di madre Speranza, la nostra vita rispecchia quella che è la spiritualità dell’Amore Misericordioso, che è davvero la nostra vocazione. Dopo la guarigione di Francesco ci siamo interrogati su che cosa potessimo fare per rispondere a questa grazia. Abbiamo chiesto al Signore di farci capire quale potesse essere la nostra vocazione. In quel periodo abbiamo cominciato a interessarci e ad approfondire le problematiche dell’affido familiare. E dopo un percorso di preparazione abbiamo dato la nostra disponibilità ad accogliere i primi bambini. Quattro anni fa abbiamo conosciuto l’associazione di ispirazione cattolica “Amici dei bambini”. Si occupa prevalentemente di adozione in tutto il mondo, ma da circa dieci anni si è aperta anche all’affido familiare. Così abbiamo concepito insieme l’idea di aprire una casa famiglia dove dare la possibilità a più bambini di essere accolti in una famiglia, la nostra, per il periodo del distacco dal nucleo familiare di origine. Abbiamo così aperto da tre mesi la nostra casa famiglia: la “Casa famiglia Speranza”.



venerdì 1 novembre 2013

Fede e omosessualità

Negli ultimi giorni abbiamo notato che molti visitatori del blog hanno lasciato i loro commenti in merito ad un articolo su Natuzza Evolo, la mistica di Paravati scomparsa già da qualche anno, in cui si parla dell'omosessualità. Desideriamo a questo proposito, visti i pareri spesso discordi degli amici del blog, fare un po' di chiarezza e rispondere a tutti coloro che hanno manifestato sentimenti di disappunto nei confronti della condizione omosessuale ed anche degli omosessuali.

E' senz'altro un tema complesso quello dell'omosessualità, soprattutto se lo consideriamo alla luce di un cammino di fede. E' difficile esprimere un giudizio illuminato. Noi non conosciamo il pensiero di Dio ma sappiamo certissimamente che Egli Amore e ama tutti i suoi figli in qualsiasi condizione e stato si trovino. La grandezza dell'amore di Dio è manifestata anche dalla sua sollecitudine e premura verso le sue creature che egli cura come qualcosa di prezioso ed unico. Tutti noi siamo soggetti all'amore del Padre che ci vuole salvi e felici già su questa terra.

E per raggiungere questo sommo grado di felicità che troverà la sua piena attuazione quando saremo partecipi della sua gloria, Dio ci chiede solo di amarlo con tutte le nostre forze e con tutta la nostra volontà.
Può sembrare facile a parole, ma non lo è nei fatti perché l'amore che dovremmo riservare a Dio deve essere esclusivo ed unico. Egli ci ama sempre, anche se noi non lo amiamo. La via più sicura per amare il nostro Creatore è riconoscere la nostra natura ferita dalla colpa e rea di tanti peccati.
Dio ha tanto amato il mondo da mandare il suo Figlio diletto per la nostra salvezza. Egli ama le sue creature e con loro condivide tutto fuorché il peccato. Anzi potremo dire che Dio odia il peccato ed è la sola cosa che ci divide da Lui. L'impegno di un serio cammino di crescita interiore e spirituale è qualcosa che tutti noi dovremmo inserire nelle opzioni della nostra vita. O presto o tardi tutti conosceremo il nostro Creatore e lo vedremo come Egli è.

L'importanza del cammino di fede è determinante per saper discernere il buono dal cattivo, il grano buono dalla pula. Noi dobbiamo sforzarci di dedicare un posto di preminenza alla conoscenza di Dio perché Egli è il nostro Creatore e soprattutto perché non Egli non desidera che il nostro bene che troveremo solo se avremo il coraggio di metterci in gioco e costruire con Lui un rapporto di figliolanza sincera. Non per costrizione o per paura dobbiamo avvicinarci a Dio ma per amore. Solo per amore. Tutto per amore.

Questo preambolo era necessario per capire la natura di Dio e alcuni dei suoi attributi. Egli è l'Onnipotente per amore e accoglie chiunque con spirito di umiltà desideri conoscerlo. Non è la nostra condizione sociale o le nostre preferenze sessuali a determinare il suo giudizio nei nostri confronti ma l'amore che saremo capaci di diffondere intorno a noi e il bene che faremo nel corso della nostra vita.

Andando perciò al nocciolo dell'argomento di questo articolo possiamo affermare che tutti coloro che vivono la condizione omosessuale sono figli di Dio almeno quanto coloro che vivono rapporti eterosessuali. Non c'è alcuna differenza ai suoi occhi. Per Lui conta solo l'amore.
E' naturale chiedersi se chi vive un rapporto di coppia gay sia in peccato davanti a Dio oppure no. E' una domanda alla quale non sappiamo dare risposta definitiva ma forse possiamo fare un po' di chiarezza.

Se questo rapporto di coppia è vissuto nella ricerca di Dio, nella fedeltà e nell'amore reciproco come potrebbe dirsi fallace agli occhi di Colui che ha permesso questa condizione?
L'omosessualità comporta l'inevitabile pregiudizio della società e delle sofferenze spesso acerbe e pesanti per coloro che le vivono, quali l'emarginazione, l'isolamento, lo scherno, ecc.

E' senz'altro una prova pesante e che la persona omossessuale dovrebbe vivere alla luce della fede e sboccare nella continenza delle pulsioni carnali attraverso l'esercizio e l'uso della volontà, condizione alla quale tutti noi siamo chiamati.
A questo proposito desideriamo ricordare che cosa scrive il Catechismo della Chiesa Cattolica a riguardo. Ecco alcuni passi estrapolati da Wikipedia: "La Chiesa cattolica considera l'omosessualità sotto il profilo morale e non adotta una specifica teoria delle cause, sebbene siano state avanzate numerose teorie sulla differenziazione dell'orientamento sessuale. Il Catechismo, a proposito dell'orientamento omosessuale, si limita ad affermare:

« La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. »
(Catechismo della Chiesa Cattolica, 2357)

« Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali innate. Costoro non scelgono la loro condizione omosessuale »
(Catechismo della Chiesa Cattolica, 2358, edizione del 1992)

« Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. »
(Catechismo della Chiesa Cattolica, 2358, emendamento del 1995)

La Chiesa cattolica ha condannato esplicitamente le aggressioni verbali e fisiche ai danni delle persone omosessuali:
« Va deplorato con fermezza che le persone omosessuali siano state e siano ancora oggetto di espressioni malevole e di azioni violente. Simili comportamenti meritano la condanna dei Pastori della Chiesa, ovunque si verifichino. Essi rivelano una mancanza di rispetto per gli altri, lesiva dei principi elementari su cui si basa una sana convivenza civile. La dignità propria di ogni persona dev'essere sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni. »
(Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica per la cura pastorale delle persone omosessuali, 1986.[5]).



La Chiesa cattolica fa una distinzione importante nel formulare il suo giudizio morale sull'omosessualità:
  • Da una parte c'è la tendenza omosessuale, la cui origine non è ancora chiara;
  • Dall'altra parte esistono i rapporti sessuali tra omosessuali;
La prima, la tendenza omosessuale, appartiene alla sfera pre-morale, alla stessa maniera di tutte le altre cose che la persona umana sente. I secondi, ovvero il comportamento sessuale nell'atto sessuale, appartiene alla sfera della volontà, delle decisioni, di quello che la persona umana vuole fare della sua vita. (fonte Wikipedia).

Di grande importanza a nostro avviso anche quanto riferito in una lettera indirizzata ai vescovi da Papa Giovanni Paolo II e che abbiamo commentato in un capitolo del libro "I dieci comandamenti" di prossima pubblicazione. Leggiamo alcuni passi:
A questo proposito è necessario citare quanto una lettera apostolica di Giovanni Paolo II dal titolo “Cura delle persone omosessuali” abbia fatto un po’ di chiarezza su questo tipo di relazioni. Si legge nella lettera che i rapporti sessuali con persone delle stesso sesso sono da considerarsi intrinsecamente disordinati (tesi già affermata del resto anche nel Catechismo della Chiesa Cattolica) ma – come annota l’articolo 11 della lettera – “alcuni sostengono che la tendenza omosessuale, in certi casi, non è il risultato di una scelta deliberata e che la persona omosessuale non ha alternative, ma è costretta a comportarsi in modo omosessuale. Di conseguenza si afferma che essa agirebbe in questi casi senza colpa, non essendo veramente libera”.

Questa affermazione trae origine da alcune dure parole dell’apostolo Paolo riguardo ai rapporti omosessuali che abbiamo citato nel libro in questione. Noi tutti siamo consapevoli che quanto scritto dagli autori del Vecchio e del Nuovo Testamento sono la risultante di una cultura e di un costume completamente diversi da quelli di oggi ma che comunque – sottolinea ancora la lettera - è necessario rifarsi alla saggia tradizione morale della Chiesa, la quale mette in guardia dalle generalizzazioni nel giudizio dei casi singoli. Di fatto in un caso determinato possono essere esistite nel passato e possono tuttora sussistere circostanze tali da ridurre o addirittura da togliere la colpevolezza del singolo; altre circostanze al contrario possono accrescerla”.

E’ importante questo passaggio, perché apre uno spiraglio a favore di coloro che vivono rapporti omosessuali di coppia mantenendosi nell’ordine della correttezza e della fedeltà reciproca e che proprio per questo possono colpevolizzarsi al punto da credere di non meritare la salvezza, la quale invece Dio offre a tutti i suoi figli.
Non dimentichiamo inoltre che il Signore sa trovare giustificazioni e vie a noi sconosciute e che alla domanda degli apostoli su chi dunque si salverà, Gesù rispose: “Ciò che è impossibile agli uomini è possibile a Dio” e in un’altra occasione la Bibbia affermerà che le vie di Dio non sono le nostre.
La lettera apostolica sulla cura delle persone omosessuali conclude che “dev'essere comunque evitata la presunzione infondata e umiliante che il comportamento omosessuale delle persone omosessuali sia sempre e totalmente soggetto a coazione e pertanto senza colpa. In realtà anche nelle persone con tendenza omosessuale dev'essere riconosciuta quella libertà fondamentale che caratterizza la persona umana e le conferisce la sua particolare dignità. Come in ogni conversione dal male, grazie a questa libertà, lo sforzo umano, illuminato e sostenuto dalla grazia di Dio, potrà consentire ad esse di evitare l'attività omosessuale”.

Grande importanza anche le parole di Papa Francesco che nel corso di una visita pastorale in Brasile dell'agosto 2013 ha affermato in un'intervista: "...se uno è gay e cerca il Signore chi sono io per giudicarlo?". 
Rimandiamo l’analisi degli altri argomenti legati a questo tema ad un’altra eventuale pubblicazione osservando che comunque la castità, anche in seno al rapporto matrimoniale oltre che nei normali rapporti di coppia (inclusi quelli con persone dello stesso sesso), è auspicabile oltre che perseguibile, a patto che si viva un’autentica fede cristiana e si chieda incessantemente a Dio di operare una guarigione profonda del nostro corpo e del nostro spirito.

A cura di Beppe Amico, autore di: "Preghiere e devozioni per il cammino spirituale" (edizione brossura ed ebook - Simplicissimus book farm 2013).
  


LA SACRA BIBBIA INTERATTIVA

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