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"Chi salva un'anima, ha assicurata la propria alla felicità eterna" (Sant'Agostino).

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Novità - Suor Pura Pagani - la suorina di Verona he faceva miracoli come Padre Pio

lunedì 28 ottobre 2013

Il travaglio interiore

Un brano tratto dal libro "La vita del mondo che verrà" di Beppe Amico che parla del travaglio interiore e dell'aridità spirituale dei santi.

La via della fede è indubbiamente impervia e piena di insidie. C’è un detto che recita: “in Paradiso non si va in carrozza...”, potremmo aggiungere: “si va dalla via stretta e non da quella larga che conduce a perdizione”. Tutti i santi hanno sperimentato queste difficoltà, in special modo l’angoscia e l’aridità dello spirito, il dolore della sofferenza fisica e spirituale.
Il sacrificio sostenuto per estirpare i vizi del peccato, per passare alla vita nuova, talvolta risultava per loro insostenibile. Ci ritorna alla memoria San Paolo fulminato dalla grazia di Dio sulla via di Damasco, S. Francesco d’Assisi, Sant’Agostino. Tutti loro da grandi peccatori quali furono, si sono trasformati in esempi di mirabile virtù.
Far risorgere l’uomo nuovo è il passaggio più doloroso; basti ricordare quello che sofferse la mistica Teresa D’Avila, lei stessa lo descrive nelle sue lettere:
“Traversai questo mare tempestoso per quasi vent’anni, con queste cadute e rialzandomi, e male (poichè tornavo a cadere) e vivevo così bassamente in fatto di perfezione...che è una fra le vite più penose che si possano immaginare, poichè nè godevo di Dio, nè traevo soddisfazione dal mondo. Quando mi trovavo nelle soddisfazioni del mondo, ricordandomi di ciò che dovevo a Dio, ne avevo dispiacere; quando mi trovavo con Dio, gli attaccamenti del mondo mi rendevano inquieta...Era una guerra tanto penosa che non sò come potei sopportarla non dico per un mese, bensì per tanti anni. E con tutto ciò vedo chiaramente la misericordia che il Signore ebbe per me, perchè avevo l’audacia di far orazione pur avendo a che fare col mondo...(Diario 8,2- Vita e messaggio di Teresa D’Avila - Ana Maria Lopez - pag. 36 -  Ed. Città’ nuova).
Consideriamo anche ciò che patì S. Agostino d’Ippona, vescovo e dottore della Chiesa per decidersi ad abbandonare definitivamente il mondo e risolversi per Dio. Pensiamo alle rinunce che fece San Francesco d’Assisi lasciando la mondanità e abbracciando una vita di penitenza e preghiera.


Il travaglio interiore è uno dei passaggi fondamentali nella vita dei santi e di tutti coloro che si accingono a compiere un cammino di crescita verso la santità, così come lo è anche quello dell’aridità spirituale (o notte dello spirito) che pervade l’animo delle anime votate a Cristo e che per Lui si sono fatte vittime contribuendo al negozio dell’umana salvezza.
Il travaglio interiore è l’ultima tappa prima della santità, è il passaggio definitivo che compie l’anima per conquistare le vette dello spirito.
Dopo questo stadio, che Dio permette per innalzare la creatura e portarla ad abbandonare i legami con le cose materiali e le miserie che “la costringono ai bisogni della più cruda necessità”, l’anima guadagna la purificazione che la innalza alle vette dello spirito. Si è compiuto il miracolo della santificazione, evento assai raro e concesso da Dio solo a coloro che hanno corrisposto alla Sua chiamata, hanno aperto il loro cuore all’amore, hanno risposto con un sì d’amore.
Vogliamo proporvi ciò che scrisse S. Agostino dopo la sua conversione: “Racconterò come tu[1] m’abbia liberato dalla schiavitù dei desideri carnali che mi soggiogavano, nonchè da quella  degli affari di questo mondo, e celebrerò il tuo nome, Signore, mio aiuto e mio redentore.
Svolgevo le attività di sempre, però con ansietà crescente, e ogni giorno di più ti desideravo; quando ero libero da quegli  affari il cui peso mi soffocava, frequentavo la tua chiesa...”.  
E ancora più oltre: “...Mi sentivo infatti ancora trattenuto dal mio passato, e perciò gridavo disperatamente. Per quanto tempo, per quanto tempo dirò ancora: domani, domani? Perchè non ora? Perchè non porre fine subito alla mia indegnità? Dicevo queste cose e piangevo....quand’ecco sento una voce...sembrava quella di un fanciullo...che ripetesse continuamente una canzoncina: - Prendi e leggi, prendi e leggi...”(Confessioni - Sant’Agostino).
Agostino mette in luce nei suoi scritti l’importanza delle sacre scritture e dei libri santi che tanta influenza hanno avuto nella sua vita spirituale.
Ne parlano molti mistici, li raccomandano i teologi, i predicatori, i sacerdoti dai pulpiti durante le omelie domenicali.
Tutte le più eclatanti conversioni sono avvenute proprio in questo modo, grazie ad un libro santo.
Siccome la conversione avviene per gradi e talvolta ci vogliono anche degli anni, è opportuno procedere un passo per volta, magari con la biografia di qualche anima bella (consigliamo S. Teresa di Gesù Bambino, S. Francesco d’Assisi,  San Pio da Pietrelcina, Santa Teresa D’Avila, Sant’Agostino, San Giuseppe da Coppertino, Il curato d’Ars, San Massimiliano Kolbe, S. Ignazio di Loyola, S. Giovanni della Croce, qualche libro della Vergine Maria o di San Giuseppe, meglio ancora della Sacra Famiglia. A questo proposito possiamo consigliare una lettura che abbiamo trovato di grande conforto spirituale: “Il libro della vera devozione a Maria” del Monfort.
La penitenza, l’orazione frequente ed ininterrotta, la meditazione e la contemplazione vengono dopo; l’ascesi mistica è materia da dosare gradualmente per ottenere maggiori benefici.  



[1] Dio.

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