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Novità - Suor Pura Pagani - la suorina di Verona he faceva miracoli come Padre Pio

giovedì 25 aprile 2013

IL CORPO DI SAN PIO PRESTO ESPOSTO PER L'ADORAZIONE DEI FEDELI


SAN GIOVANNI ROTONDO 20 aprile 2013 - Una notizia clamorosa in concomitanza con il terzo anniversario (cadeva ieri) della traslazione del corpo di san Pio nella nuova cripta (19 aprile 2010) potrebbe arrivare dal convento cappuccino di San Giovanni Rotondo. E far contenti i milioni di fedeli del frate stigmatizzato sparsi in tutto il mondo. L’arcivescovo Michele Castoro ed i frati cappuccini di San Giovanni Rotondo stanno valutando la eventualità di avviare un nuovo periodo di ostensione del corpo di san Pio. 

Una operazione che potrebbe finanche vedere la luce a breve. Addirittura si parla del 1° giugno.
A San Giovanni Rotondo la notizia è avvolta da un comprensibile riserbo. Ma è vera. Quando a breve saranno sciolte le riserve e la notizia sarà resa ufficiale, si comprenderanno meglio i reali motivi di questa clamorosa operazione. Per il momento fioccano però diverse indiscrezioni. Esse parlano di arcivescovo e frati alle prese con lo studio di questa eventualità allo scopo di «accontentare» la incessante – e per tanti versi – pressante spinta di fedeli e gruppi di preghiera del mondo. 



Quest’ultimi desiderosi – ed il corposo numero di richieste fatte giungere in questi ultimi tempi in convento in tal senso lo sta a dimostrare – di (ri)pregare dinanzi al corpo visibile del frate con le stimmate. Come è stato già possibile del resto dal 24 aprile 2008 al 23 settembre 2009.

In quell’arco temporale di diciassette mesi si registrò una affluenza record sulla cittadina garganica di dieci milioni di pellegrini. Tutti accorsi, a 40 anni dalla morte di Padre Pio, a venerare le sue spoglie visibili. Le spoglie del santo più amato dagli italiani, come ha certificato qualche tempo fa un sondaggio del settimanale Famiglia Cristiana. Ma potrebbe esserci sotto dell’altro. Sull’operazione ci sarebbe anche l’ok della Santa Sede. Che avrebbe dato il via libera all’operazione «ostensione bis», che i fedeli sperano sia invece «per sempre».


Nei prossimi giorni l’ufficializzazione da parte dei Frati Cappuccini ed il programma dettagliato della cerimonia dell’ ostensione.


Fonte: Lagazzettadelmezzogiorno.

lunedì 22 aprile 2013

Il «carisma di guarigione» nel contesto attuale


Lungo i secoli della storia della Chiesa non sono mancati santi taumaturghi che hanno operato guarigioni miracolose. Il fenomeno, pertanto, non era limitato al tempo apostolico; tuttavia, il cosiddetto «carisma di guarigione» sul quale è opportuno attualmente fornire alcuni chiarimenti dottrinali non rientra fra quei fenomeni taumaturgici. La questione si pone piuttosto in riferimento ad apposite riunioni di preghiera organizzate al fine di ottenere guarigioni prodigiose tra i malati partecipanti, oppure preghiere di guarigione al termine della comunione eucaristica con il medesimo scopo.

Quanto alle guarigioni legate ai luoghi di preghiera (santuari, presso le reliquie di martiri o di altri santi, ecc.) anch'esse sono abbondantemente testimoniate lungo la storia della Chiesa. Esse contribuirono a popolarizzare, nell'antichità e nel medioevo, i pellegrinaggi ad alcuni santuari che divennero famosi anche per questa ragione, come quelli di san Martino di Tours, o la cattedrale di san Giacomo a Compostela, e tanti altri. Anche attualmente accade lo stesso, come, ad esempio da più di un secolo, a Lourdes. Tali guarigioni non implicano però un «carisma di guarigione», perché non riguardano un eventuale soggetto di tale carisma, ma occorre tenerne conto nel momento di valutare dottrinalmente le suddette riunioni di preghiera.



Per quanto riguarda le riunioni di preghiera con lo scopo di ottenere guarigioni, scopo, se non prevalente, almeno certamente influente nella loro programmazione, è opportuno distinguere tra quelle che possono far pensare a un «carisma di guarigione», vero o apparente che sia, e le altre senza connessione con tale carisma. Perché possano riguardare un eventuale carisma occorre che vi emerga come determinante per l'efficacia della preghiera l'intervento di una o di alcune persone singole o di una categoria qualificata, ad esempio, i dirigenti del gruppo che promuove la riunione. 
Se non c'è connessione col «carisma di guarigione», ovviamente le celebrazioni previste nei libri liturgici, se si realizzano nel rispetto delle norme liturgiche, sono lecite, e spesso opportune, come è il caso della Messa pro infirmis. Se non rispettano la normativa liturgica, la legittimità viene a mancare.

Nei santuari sono anche frequenti altre celebrazioni che di per sé non mirano specificamente ad impetrare da Dio grazie di guarigioni, ma che nelle intenzioni degli organizzatori e dei partecipanti hanno come parte importante della loro finalità l'ottenimento di guarigioni; si fanno per questa ragione celebrazioni liturgiche (ad esempio, l'esposizione del Santissimo Sacramento con la benedizione) o non liturgiche, ma di pietà popolare incoraggiata dalla Chiesa, come la recita solenne del Rosario. Anche queste celebrazioni sono legittime, purché non se ne sovverta l'autentico senso. Ad esempio, non si potrebbe mettere in primo piano il desiderio di ottenere la guarigione dei malati, facendo perdere all'esposizione della Santissima Eucaristia la sua propria finalità; essa infatti «porta i fedeli a riconoscere in essa la mirabile presenza di Cristo e li invita all'unione di spirito con lui, unione che trova il suo culmine nella Comunione sacramentale».(26)

Il «carisma di guarigione» non è attribuibile a una determinata classe di fedeli. Infatti è ben chiaro che san Paolo, allorché si riferisce ai diversi carismi in 1 Cor 12, non attribuisce il dono dei «carismi di guarigione» a un particolare gruppo, sia quello degli apostoli, o dei profeti, o dei maestri, o di coloro che governano, o qualunque altro; anzi è un'altra la logica che ne guida la distribuzione: «tutte queste cose è l'unico e il medesimo Spirito che le opera, distribuendole a ciascuno come vuole» (1Cor 12, 11). Di conseguenza, nelle riunioni di preghiera organizzate con lo scopo di impetrare delle guarigioni, sarebbe del tutto arbitrario attribuire un «carisma di guarigione» ad una categoria di partecipanti, per esempio, ai dirigenti del gruppo; non resta che affidarsi alla liberissima volontà dello Spirito Santo, il quale dona ad alcuni un carisma speciale di guarigione per manifestare la forza della grazia del Risorto. D'altra parte, neppure le preghiere più intense ottengono la guarigione di tutte le malattie. Così san Paolo deve imparare dal Signore che «ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza» (2Cor 12,9), e che le sofferenze da sopportare possono avere come senso quello per cui «io completo nella mia carne ciò che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa» (Col 1,24).

Testi tratti da: Istruzione circa le preghiere per ottenere da Dio la guarigione - Congregazione per la dottrina della fede (www.vatican.va

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