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Novità - Suor Pura Pagani - la suorina di Verona he faceva miracoli come Padre Pio

martedì 30 ottobre 2012

«Non commettere adulterio» (Esodo 20, 14)

In questo post, vi proponiamo ciò che disse San Tommaso D'Aquino in una delle sue tante prediche riguardo all'adulterio. Il brano è tratto da quattro opuscoli che sono la registrazione stenografica di cinquantotto prediche che nell'ultimo anno di vita san Tommaso d'Aquino volle tenere ai suoi universitari e alla popolazione napoletana, dal pulpito di S. Domenico Maggiore.


    Dopo quella di uccidere, segue la proibizione di adulterare l'unione matrimoniale; ed è logico, dal momento che con le nozze l'uomo e la donna diventano quasi un'unica persona: «Saranno, dice il Signore, una sola carne» (Gn 2, 24). Perciò, dopo l'ingiuria [omicida, o comunque lesiva] contro un individuo non ve n'è altra più atroce di quella che offende la persona che maggiormente gli è congiunta.
    L'adulterio è vietato tanto alla donna, quanto all'uomo. Vediamo prima però la trasgressione da parte della donna, dato che in lei sembra assumere una particolare gravità.

    I. Con una relazione extraconiugale, la donna commette tre gravi peccati, come si può rilevare da una pagina del Siracide: «La donna che lascia il marito... prima ha disubbidito alla legge dell'Altissimo, poi ha mancato contro il suo sposo, infine s'è macchiata d'adulterio e [forse] ha avuto prole da un uomo non suo» (Sir 23, 32-34).
    Essa pecca quindi da incredula, nel senso che non ha voluto adeguarsi alla legge di Dio emanata espressamente contro l'adulterio. «Non divida, la creatura, quello che Dio ha congiunto» (Mt 19, 6).
    Trasgredisce all'impegno solenne, da lei concluso di fronte alla Chiesa e per il quale venne invocato Dio quale testimone e garante del vincolo di fedeltà. Facile applicare al caso ciò che segue: «Il Signore è testimone tra te e la donna della tua giovinezza, verso la quale ora ti mostri infedele; eppure ella era la tua compagna e la donna nei confronti della quale ti sei impegnato» (Mt 2, 14).
    Pecca di tradimento, voltando le spalle all'uomo [cui è legata da un sacro rapporto d'amicizia]. Se la donna maritata non si appartiene più ma è del marito (e similmente l'uomo ammogliato divide con la sposa la potestà su se stesso) tanto che san Paolo fa notare come la pratica della astinenza coniugale da parte di uno di essi richieda il consenso dell'altro (cf. 1 Cor 7, 4), per questo la donna adultera non è leale: si consegna illecitamente a un altro, simile a chi muta proprietario di sua iniziativa. «Essa ha abbandonato il marito avuto nella giovinezza, dimenticando il patto giurato al proprio Dio» (Prv 2, 17).
    Pecca infine commettendo un furto, nel caso avesse figli dall'unione illegittima: un furto non certo lieve perché sottrae l'asse ereditario alla legittima prole. In un caso del genere, la donna dovrebbe cercare di affidare a un convento o a un monastero i figli naturali (o sistemarli in qualche altra maniera adatta) (197) sì da escludere una loro compartecipazione alla successione nei beni ereditari.
    Macchiandosi d'adulterio perciò una donna agisce da sacrilega, ed è rea di tradimento e ladra.

    2. Quantunque spesso ci si illuda del contrario, i mariti adulteri peccano non meno che le precedenti.
    Infatti, sulla base della Scrittura sopra citata («Neppure lo sposo è padrone assoluto del proprio corpo» (1 Cor 7, 4)) i coniugi si trovano su un piano di parità giuridica: né l'uno, né l'altra può gestire l'uso del matrimonio prescindendo dal consenso della controparte. Per farcelo meglio comprendere, Dio non trasse la donna da un piede o, che so io, dalla testa di Adamo, bensì dal suo fianco (198). Ma solo con l'avvento del Cristo il matrimonio acquistò la pienezza dei valori; fino a quel momento un giudeo poteva prendersi diverse mogli, mentre la donna non godeva di analogo privilegio. Era tollerata perciò una disparità di trattamento.
    L'uomo dovrebbe riuscire più agevolmente a controllarsi, se si considera la tipica passionalità femminile. San Pietro ricorda ai mariti il dovere di trattare con comprensione la sposa, «sapendo che la donna è un essere più debole» (1 Pt 3, 7).
    Quindi, se pretendi dalla tua sposa una fedeltà che tu però non intendi osservare, vai contro l'impegno [che pure ti sei assunto].
    Eppoi, godendo di una maggiore autorità (lui che è una guida per sua moglie, che da lui prenderà chiarimenti in materia di fede) (cf. 1 Cor 14, 34-35), l'uomo deve proporsi a modello. Anche per questo, Dio affidò a un uomo - Mosè - il precetto di cui parliamo.
    Un sacerdote che venga meno al dovere specifico di istruire pecca più che un semplice laico, e il vescovo più del sacerdote. Analogamente, nel compiere l’adulterio pecca [più gravemente] l'uomo, in quanto egli viene a mancare alla parola data e al dovere del buon esempio.
    Dal canto loro le mogli tengano a mente la raccomandazione di Cristo: «Osservate e fate tutto ciò che [di bene] essi vi dicono: ma non agite secondo le opere loro» (Mt 23, 3).
    «Non commettere adulterio». La proibizione, si è detto, riguarda tanto l'uomo, quanto la donna. Ora bisogna aggiungere l'opinione di certuni che, pur dicendo si convinti che l'adulterio costituisca un [grave] peccato, non credono che lo sia anche la fornicazione. Ma li confuta apertamente san Paolo: «Dio giudicherà i fornicatori e gli adulteri» (Eb 13, 4). «Non sapete che gli ingiusti non possiederanno il regno di Dio? Attenti a non illudervi: né fornicatori, né adulteri... saranno eredi del regno di Dio» (1 Cor 6, 9). Dato che nessuno viene escluso dal regno dei cieli, tranne che a causa di gravi violazioni della legge divina, evidentemente anche la fornicazione è da considerarsi tale.
    Magari però tu vuoi dire che di gravità non può parlarsi, come nel caso dell'adulterio, poiché fornicando non si svilisce [necessariamente] il corpo di una donna coniugata. Allora ti rispondo che l'oltraggio riguarda, qui, un corpo ancora più nobile: il corpo [mistico] di Cristo, del quale fai parte tu e il tuo prossimo, o i vostri stessi corpi che furono consacrati dal battesimo. «Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? - ci domanda l'apostolo Paolo; e prosegue: «E io potrei prendere le membra di Cristo per farne membra d'una meretrice? Non sia mai!» (I Cor 6, 15). Quindi sbaglia chi dice che la fornicazione non è peccato mortale.
    Ne concludiamo [anzi] che il sesto comandamento intende proibire non solo l'adulterio [e la fornicazione], ma qualunque dissolutezza carnale, fuori dell'unione matrimoniale.
    Altro errore è quello di quanti affermano che i rapporti coniugali non siano mai esenti da colpa. Diversamente Paolo non direbbe: «Il matrimonio sia da tutti tenuto in onore» (Eb 13, 4). L'unione tra gli sposi dunque non soltanto non costituisce in se stessa alcuna violazione morale, ma è altresì meritoria ogni volta che gli sposi si trovino in stato di grazia. Talvolta le loro dimostrazioni d'affetto potranno comportare delle venialità, e qualche altra volta raggiungere la colpa grave (199).
    Se il reciproco effondersi nell'amore si accompagna all'intento di procreare, i coniugi agiscono virtuosamente, ed è atto di giustizia rendere il debito coniugale; allorché, invece, pur non eccedendo i limiti propri del matrimonio, si abbia di mira unicamente la soddisfazione della sensualità, avremo anche un peccato veniale. Superati invece i suddetti limiti (magari sul piano della semplice fantasia), la colpa è grave.
    È bene inoltre conoscere i vari motivi in base ai quali sono vietati l'adulterio e la fornicazione.

    1. La vita spirituale ne riceve una ferita profonda. «L'adultero - infatti - è corto di senno: solo chi vuole rovinarsi agisce come lui» (Prv 6, 32). L'espressione della Volgata propter cordis inopiam sottolinea bene l'inaridimento della sensibilità di spirito, nell'uomo carnale.

    2. Mette a rischio la stessa vita fisica, poiché stando alla legislazione mosaica, gli adulteri erano passibili della pena capitale (cf. Lv 20,10-12; cf. Dt 22, 22). E anche se attualmente un tale rischio non esiste, la cosa si risolve sempre a danno del colpevole: se infatti il massimo castigo veniva accettato con rassegnazione, otteneva al reo il perdono della colpa; invece, restando qui impunita, essa dovrà essere espiata nella vita ultraterrena.

    3. Questo genere di peccati, conduce allo sperpero delle proprie sostanze: l'esempio più convincente l'abbiamo nel figliol prodigo, il quale «scialacquò tutto il suo patrimonio con una vita dissoluta» (Lc 15, 11-13). Anche il Siracide avverte: «Non abbandonarti nelle mani di una cortigiana, se non vuoi rovinare te stesso e le tue fortune» (Sir 9, 6).

    4. Umilia i figli nati da una illecita unione. «I figli degli adulteri non giungeranno a maturità e sparirà il seme di un letto illegittimo; eppoi, anche se vivessero a lungo, non godranno di nessuna stima, e la loro vecchiaia sarà senza onore» (Sap 3, 16-17). Anche tra le fila del clero questi sfortunati non troveranno posto, finché sia possibile reclutare chierici privi di demerito (200).

    5. La persona coinvolta nell'adulterio, e specialmente la donna, ne esce degradata. «La donna adultera sarà considerata come un rifiuto che si calpesta per la strada» (Sir 9, 10), mentre di un uomo che sia incorso nel medesimo fallo leggiamo nella Scrittura: «[L'adultero] non raccoglierà che battiture e infamia; la sua vergogna non sarà dimenticata» (Prv 6, 33). E san Gregorio [Magno] pone infine in rilievo come, pur costituendo un crimine minore rispetto ai peccati in cui prevale la perversione dell'intelligenza, tuttavia i peccati della carne rivestono un aspetto di particolare ignominia; e la ragione è semplice: essi avviliscono l'uomo al livello della bestia. L'uomo cioè, non avendo compreso a quale onore Dio l'abbia innalzato, si è abbrutito, simile nel modo di vivere agli animali inferiori (cf. Sal 48, 21).

mercoledì 10 ottobre 2012

Il giusto timor di Dio

In queste ultime settimane ho molto riflettuto su quella che ritengo una delle virtù maggiormente desiderabili da chi compie un cammino di ricerca spirituale: il giusto timor di Dio.
Nel corso delle mie frequenti meditazioni che avvenivano in momenti di raccoglimento e preghiera mi sono reso conto di quanto sia importante riflettere su questo punto.
Il timor di Dio ha accompagnato la vita di tutti i santi che ben sapevano che sarebbero stati giudicati su tutte le loro azioni, anche quelle più insignificanti.

Avete mai pensato a quante cose inutili facciamo ogni giorno? Azioni che non portano nessun frutto per la vita eterna e che non recano alcun vantaggio per il nostro cammino verso l'eternità. 
Spesso ci attardiamo in cose che non hanno valore, perdiamo tempo, impigriti e demotivati lasciamo che le giornate trascorrano senza accumulare alcun merito davanti a Dio.


E' necessario a questo punto sottolineare che noi tutti, che ci crediate o no, compariremo davanti al Giudice Supremo il quale ci giudicherà su quanto amore saremo stati capaci di donare al nostro prossimo. 
"E tu, figlio mio! Quanto hai amato?". Queste parole ci risuoneranno nelle orecchie per l'eternità e quale non sarà il nostro sgomento nell'accorgersi che in realtà abbiamo pensato solo a noi stessi e che abbiamo condotto una vita piena di egoismo, magari danneggiando qualcuno per i nostri interessi materiali.

E' giusto serbare nel cuore un giusto timor di Dio. Non quello che terrorizza e sgomenta e ci fa vedere il nostro Creatore come un aguzzino pronto a condannarci, bensì come la figura di un Padre buon che non fa che curare anche in questa vita i nostri interessi in vista di un'eternità di gioia e di felicità.

Si, siamo in ogni momento sotto gli occhi di Dio e Lui ci osserva. Ci ama e desidera il meglio per noi, ma noi che cosa siamo disposti a concedere a Colui che ci "perseguita" con il Suo Amore?

Perdonaci Signore se abbiamo danneggiato il nostro prossimo per i nostri interessi!!! Guarda alla nostra fede e non tenere conto dei nostri peccati, lavaci da ogni colpa, purificaci e salvaci dalle tenebre e dall'abisso senza fine.

martedì 2 ottobre 2012

Perchè si deve pregare?

Perchè pregare? Quali effetti ha su di noi la preghiera? Perchè fare un cammino di ricerca spirituale? A queste e altre domande si cercherà di dare risposta in questo libro. Un lavoro appassionato e una ricerca meticolosa ha impegnato Beppe Amico – scrittore e saggista cattolico – per la realizzazione di questo volume dedicato alla preghiera. In questo nuovo libro di orazioni, il curatore accompagna alle tante preghiere della tradizione cattolica anche una ricca storiografia, citando passi delle Sacre Scritture, pensieri di santi, aforismi spirituali, note ed esempi di ascetica utili ad inquadrare ciascuna devozione nella dimensione a cui appartiene. 

Beppe Amico conclude con un pensiero la premessa al libro: “In questo testo ho raccolto le più celebri e diffuse preghiere della tradizione cattolica. Sono le stesse che ho usato e continuo ad usare anch’io nei miei momenti di raccoglimento spirituale. Alcune di esse sono così belle e profonde da commuovere e sono capaci di farci crescere e avanzare nel cammino di perfezione. Mi auguro che anche per voi, come è successo per tanti, possano essere uno strumento di condivisione e di amore”. 

In questo nuovo lavoro dedicato alla preghiera troverete orazioni per tutte le esigenze comprese anche quelle di guarigione e liberazione recitate dai Gruppi del Rinnovamento dello Spirito. Ampio spazio viene dedicata anche alle preghiere per la famiglia, per i figli, i genitori, per il lavoro e per difendersi e proteggersi dalle insidie del male. 

"Una giornata senza la preghiera - dice la Madonna a Medjugorie - non è la stessa cosa rispetto ad una in cui l'anima si raccoglie devotamente con Dio per esprimergli il suo grazie per i tanti benefici ricevuti e per impetrare le grazie tanto necessarie per il suo cammino verso il cielo".

Il libro è disponibile sia i versione ebook sul sito di Ultimabooks e in edizione cartacea in una pratica e comoda versione pocket tascabile. E’ possibile richiederlo al curatore dell’opera collegandosi all’area contatti del suo sito-blog www.mistericattolici.blogspot.com, oppure ordinarlo in versione cartacea al prezzo speciale di 7,99 euro tramite questo link: www.lulu.com/content/12852591

LA SACRA BIBBIA INTERATTIVA

LA SACRA BIBBIA INTERATTIVA
La versione CEI