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"Chi salva un'anima, ha assicurata la propria alla felicità eterna" (Sant'Agostino).

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Novità - Suor Pura Pagani - la suorina di Verona che faceva miracoli come Padre Pio

lunedì 24 settembre 2012

QUALI ANIME SOFFRONO DI PIÙ NEL PURGATORIO E QUALI DI MENO?


Le anime nel Purgatorio sono avviluppate come da un velo, da una dura corteccia. È la corteccia che le ha racchiuse nella vita terrena: il proprio io, l'eccessivo preoccuparsi di sé, il mondo, il pensie­ro di sé e della propria reputazione e tutte le cose che erano apparse così importanti... Di queste co­se è fatta la corteccia e la luce di Dio quasi non rie­sce a penetrarla.
Ci sono anime che non si chiedono seriamente se la loro vita piace a Dio, e che, senza timore, cre­dono che tutto proceda bene.

Persone che vanno in chiesa, e pregano anche, e compiono opere buone, eppure si forma una «crosta» attorno all'anima.
Pensano che ciò che fanno vada tutto bene. Non si pongono interrogativi sui desideri di Dio, fanno tutto senza amore, senza timor di Dio e ottundono la coscienza con l'adempimento dei doveri este­riori. Se uno fa loro osservare le loro mancanze, esse trovano una giustificazione per tutto.

Ci sono molte di queste anime nel Purgatorio; ed anche laggiù esse sono così insensibili alla conoscenza. La conoscenza giunge dapprima per gra­di: a poco a poco la luce divina trapassa l'involucro e ridesta l'anima dal suo sonno.
Ci sono uomini che in vita avevano grande sag­gezza, e che hanno anche fatto del gran bene al­l'umanità, che hanno speso la loro parola per tutto ciò che era buono e giusto: ma, poiché ciò avveni­va solo per la loro propria ambiziosa saggezza, es­si si sono completamente ingolfati nello spirito del mondo, vivendo in una eccessiva indipendenza, senza intrattenersi col Maestro divino. 

Il Giudizio universale


Queste ani­me giungono nell'eternità con la più grande igno­ranza.
Sulla terra erano state mature in tutto, ed ora si trovano nel più profondo imbarazzo. Sapevano tan­to, ed ora non sanno nulla. Perché solo ai piccoli viene rivelata la grandezza... Questi uomini saggi hanno spesso un'anima ottusa... Spesso devono rimanere a lungo nel Purgatorio: fino a quando si sono sciolti da se stessi, fino a quando si sono de­stati dal loro sonno, fino a quando non sono più storditi dal proprio «io». Giacciono come morti nel loro involucro: fino a quando l'eterna luce non lo ha infranto aprendolo. Queste sono le anime più im­pacciate. Portano tanto «mondo» e tanto «io» su di sé. Appena cominciano a ridestarsi, la luce pene­tra purificandole sempre di più; allora le anime di­ventano più sensibili a tutte le preghiere che si fan­no alla loro intenzione, a tutte le S. Messe, a tutte le opere buone. Cominciano ad accorgersi, dap­prima a poco a poco, che hanno bisogno di Dio: in vita, hanno sentito poco il bisogno di Lui. Appena si destano, alla conoscenza e al pentimento, di­ventano felici, ma fino al quel risveglio soffrono in modo particolarmente grave, soffocano nel loro in­volucro, non hanno né luce, né aria.

Ci sono nel Purgatorio dei saggi che sulla terra erano in grande onore ed ora si trovano in profon­do imbarazzo... Qui spesso il più misero fanciullo è il più saggio. Lo vedo: solo ai piccoli vengono rive­late le cose grandi.
II Buon Dio è infinitamente delicato nel suo giudi­zio. II vero bene che l'anima possedeva, Egli lo pu­rifica e lo mantiene splendente, per ricompensare con esso l'anima, eternamente. Anche se tante e tante colpe si sono accumulate, Egli non permette che quel bene vada perduto. Presso di Lui tutto vie­ne riconosciuto, anche il più piccolo sacrificio. Oh, se noi volessimo riconoscere tutto il bene che Dio ci fa, e come Egli riconosce il nostro bene!
Come dobbiamo vergognarci della nostra scono­scenza davanti a Dio! Nel Purgatorio dobbiamo ri­conoscere tutto il bene che ci viene da Lui e rin­graziare. Qui tutto passa ancora una volta davanti all'anima e tutto deve essere soddisfatto.

Soffrono un lungo Purgatorio anche le anime che sulla terra furono devote a causa degli uomini. Io vedo nel Purgatorio molte anime che vollero di­ventare sante per amor proprio e per ostinazione, ovvero si proposero una vita santa per piacere al direttore spirituale.
Ci sono laggiù anime che hanno ingannato i loro confessori e direttori; il movente delle loro azioni non era Dio solo, ma il loro proprio onore, il desi­derio di apparire belle. Ci sono anime che coltiva­rono tutte le opere di pietà, ma non erano umili; che non vollero riconoscere nessun errore, che, com­prese di sé, pensarono di essere sulla via miglio­re. Anime che si sottoponevano a penitenze per or­gogliosa imitazione dei santi e non per umiltà e pentimento. C'è tanta imitazione che non si può quasi distinguere da ciò che è autentico! Ma Dio non Lo si può ingannare... Ci sono anime che eb­bero un orgoglioso desiderio di diventare sante, che si rimiravano nel numero dei loro sacrifici e delle loro penitenze: che erano capaci di fare tutte le grandi cose e trascuravano i piccoli, essenziali doveri.

Anime tali sono nelle più profonde fiamme del Purgatorio: la loro vita è stata una bugia. Oh, come deve bruciare qui la verità eterna! Dio non è con­tento di queste anime, ed esse lo sentono in un grande tormento. Ma ci vuole tanto fino a che es­se siano contrite, come Dio vuole; fino a che il du­ro «io» riesca a piegarsi. Appena spuntano questa contrizione e questa conoscenza, l'anima viene indicibilmente annientata dalla luce divina, fino a quando sarà dilatata nell'amore misericordioso, e non più lei vivrà, ma Gesù in lei.

Brano tratto da: "Il mistero del Purgatorio" 

Nihil obstat
E. Go rev. Del. Romae dic. 23-VII-1950
IMPRIMATUR
E. Vicariatu Urbis, die 8-VIII-1950
ALOYSIUS TRAGLIA
Arch. Cassarien Vicesgerens 

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