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Novità - Suor Pura Pagani - la suorina di Verona he faceva miracoli come Padre Pio

lunedì 24 settembre 2012

L'infanzia spirituale

Necessità di diventar fanciulli

Tratto da GIOVANNI BLANLO - L'INFANZIA SPIRITUALE
CON MEDITAZIONI E PRATICHE PER ONORARE IL BAMBINO GESÙ

IMPRIMATUR
Curia Arch. Mediolani die 28 - 12 - 1944
Can. Bernareggi V. G



   Una tale necessità ci è insegnata dal Vangelo, il quale ci assicura che, se non ci facciamo piccoli come fanciulli, non entreremo nel regno dei Cieli (Matth., 18, 3), Anzi Nostro Signore conferma questa verità col giuramento: «In verità, io vi dico che chiunque non riceverà il regno di Dio come un fanciullo, non vi entrerà giammai» (Luc 18, 17).
   Però l'Infanzia di cui parliamo non è altro che il seguito del Battesimo; infatti, siccome alla nascita naturale segue l'infanzia naturale, così al Battesimo, che è la nascita soprannaturale, segue l'Infanzia Spirituale per la quale l'uomo battezzato, animato da un nuovo Spirito, incomincia a condurre una vita nuova, la quale ha qualche proporzione e somiglianza con l'infanzia naturale. Perciò S. Pietro, ai primi cristiani, dopo il loro Battesimo, rivolgeva queste parole che la Chiesa adopera nella prima domenica dopo Pasqua, nella quale i battezzati deponevano la veste bianca che avevano portato per otto giorni, domenica che perciò si chiama in Albis: Deponete ogni malizia e ogni frode, le finzioni e le insidie. Come bambini di fresco nati, bramate il latte spirituale, sincero, affinché per esso cresciate a salute (Petr. 2, 1-2).
    Per salvarsi è dunque necessario, e di necessità di salute, divenire fanciulli: il Figlio di Dio, il quale è la Verità, ce lo ha detto con giuramento: Amen dico vobis. Lo crederà chi vorrà, lo intenderà chi potrà, ma è parola di Gesù Cristo.
    E' cosa talmente vera che il Figlio di Dio, benché sia la sapienza e la grandezza medesima, si fece egli medesimo piccolo bambino volle nascere nel seno di una vergine, ricevendone il latte e lasciandosi condurre da lei; volle insomma assoggettarsi a tutte le necessità dell'infanzia, per insegnarci che dobbiamo essere fanciulli, come volle essere egli medesimo per meritarci la grazia di questo stato col mistero della sua Infanzia. Per noi, dice il Profeta Isaia, si è fatto fanciullo (Is. 9, 6); bisogna dunque che un gran mistero sia nascosto sotto lo stato d'Infanzia, poiché la Scrittura così di frequente attribuisce al Figlio di Dio questa qualità di infante: Puer.
   Questa scienza dell'Infanzia Spirituale in Gesù, è nascosta ai sapienti del mondo, perché è la scienza dei piccoli e dà ad .essi il dono dell'intelligenza (Ps. 118, 130). Gesù Cristo, infatti, esultante di gioia nello Spirito Santo e adorando i giudizi di Dio suo Padre, protesta che i prudenti del secolo non intendono nulla di questa scienza, perché è per loro un mistero nascosto, il quale venne rivelato ai piccoli (Luc. 10, 21); non già che sia una scienza piccola, ma sembra piccola e disprezzabile ai belli spiriti che si stimano grandi, epperò viene chiamata la scienza dei piccoli: oppure si dice scienza dei piccoli perché rende gli uomini piccoli in sé e ai loro propri occhi, e fa che conoscano il proprio niente e la grandezza di Dio, il quale solo è grande.
   Oh follia e accecamento degli uomini! Per non voler riconoscere le proprie piccolezze, non diventano mai veramente grandi; ostentano di essere savi, e sono pazzi; né mai diventano uomini, perché non vogliono essere fanciulli!
   E' questa la scienza dei Santi, la sapienza dei perfetti, la quale non fu conosciuta da nessuno tra i prìncipi del secolo (I Cor., 2, 8) e sembra pazzia e sciocchezza agli occhi carnali dell'umana prudenza.
   E' quel tesoro evangelico nascosto nel cuore del fedele; e questo tesoro, una volta che sia stato trovato, genera il disprezzo per quanto v'è nel mondo, e principalmente induce chi lo ha trovato a disprezzare talmente se stesso che varrebbe essere schernito da tutti, mentre prima voleva essere onorato da tutti.

Santa Teresina di Lisieux

    Davide era un uomo fatto, anzi un re; ma era un fanciullo in Gesù Cristo, e lo dimostrò quando, schernito da sua moglie Michol perché aveva danzato davanti all'arca, le fece questa bella risposta: Al cospetto del Signore... io danzerò, e mi avvilirò ancor più di quello che ho fatto, e sarò umile, ai miei propri occhi (Reg. 6, 12).
    Ecco come si divertirono gli infanti spirituali: il loro gioco consiste nel saper bene umiliarsi e nell'essere stimati pazzi davanti al mondo, quando si tratta della gloria di Dio; perciò disse S. Gregorio che ammirava Davide umiliato davanti all'arca, più di Davide trionfante col suo esercito. Davide, infatti, quando vinceva i nemici del popolo di Dio, non rovesciava che le mura di qualche fortezza e trionfava di gente straniera; mentre, quando si umiliava danzando davanti all'arca, vinceva se stesso. Non è quindi da stupirsi che fosse così intelligente nella legge di Dio, come disse lui stesso: Ebbi più intelligenza che gli anziani (Ps. 118, 100). Era fanciullo per l'umiltà e la sottomissione del suo spirito, perciò divenne più sapiente che gli stessi anziani.
    Perché Davide era piccolo ai suoi propri occhi, Dio gli rivelò i suoi segreti, ma l'Infanzia Spirituale venne già manifestata nella di lui elezione. Quando Samuele cercava tra i figlioli di Iesse quello che Dio aveva scelto per essere re del suo popolo; per ciascuno dei primi sette gli venne detto: Non è questo l'eletto di Dio (Reg., 16, 9); domandò se non vi era più nessun figliolo e il padre rispose: Resta ancora un fanciullo che pasce le pecore (Ibid. 11). Ed era appunto il piccalo Davide al quale Dio destinava la grandezza dello scettro d'Israele, perché era piccolo.

    In tal modo la grazia della piccolezza e dell'Infanzia Cristiana è il fondamento della regalità divina. Così Gesù Cristo nella sua Infanzia venne adorato come Re dai re medesimi, i quali lo cercarono appunto come re. Dov'è, dissero i Magi, colui che è nato re dei Giudei? (Matth., 2, 2.) come se dicessero: Dov'è quel bambino che è re?
    Pertanto quel detto di Salomone: Guai a quella terra che ha per re un bambino (Eccli., 10, 16) non deve intendersi che dell'infanzia naturale, e non dell'Infanzia soprannaturale e divina. Beata invece quella terra di cui il re è Gesù Bambino ed è governata da quelli che hanno lo spirito dell'Infanzia regale del divino Gesù!

* * *

Anche la ragione fondata sulla fede ci insegna che l'uomo e l'angelo si perdettero perché vollero essere troppo grandi: l'angelo perché volle essere troppo potente e l'uomo perché volle essere troppo sapiente. Adamo ed Eva vollero troppo ragionare sul comandamento che Dio aveva loro fatto; così bisognava che in riparazione del loro orgoglio rinunciassero alla propria ragione ed alla prudenza umana per lasciarsi condurre in avvenire, come ciechi e, come fanciulli, nella semplicità della fede, la quale non ragiona punto, ma ascolta: Fides ex auditu (Rom., 10, 17). La fede, infatti, nella sua semplicità, non sa ciò che sia ragionare e non chiede né perché né come: perché o come viene comandato questo o quello? Ma con tutta semplicità crede ed obbedisce a ciò che gli vien detto o comandato dal padre suo, secondo gli riferisce sua madre, senza sapere né la causa, né il motivo per il quale deve fare in un modo piuttosto che in un'altro.

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