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Novità - Suor Pura Pagani - la suorina di Verona che faceva miracoli come Padre Pio

giovedì 3 novembre 2011

L’amore si conosce nel dolore


Ci sono anime votate alla santità che si offrono vittime per il bene comune, altre che vengono chiamate ma che non vorrebbero offrirsi e solo dopo molti ripensamenti decidono di condividere il progetto di Dio. La maggior parte delle persone vengono chiamate affinchè offrano qualcosa di se stessi però non sentono o non vogliono sentire questa chiamata. Sono talmente assorbite dalle istanze del proprio Io da non accorgersi che ciascun uomo è nel mondo per assolvere ad una missione, per svolgere un incarico. Ognuno ha il suo naturalmente ma spesso facciamo fatica ad identificarlo perchè viviamo nel continuo desiderio di realizzare noi stessi e le nostre ambizioni.


                    

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Tutti indubbiamente siamo chiamati a farci vittime per scontare per lo meno i nostri personali peccati. Lasciamo perdere quelli degli altri per ora visto che ci sono così poche vittime spontanee. Ciascuno di noi dovrebbe purificarsi nel tempo della vita presente per arrivare a Dio santo e immacolato nell’Amore. Ma se non ci riuscirà nel corsod el suo pellegrinaggio terreno, nel tempo che gli è concesso, dovrà farlo nell’altra vita con la purificazione del Purgatorio.

“Non è raro che una sofferenza ci colpisca in un momento in cui siamo pronti ad accettarla in espiazione dei nostri peccati o a beneficio degli altri (anche i nostri congiunti). Noi dovremmo avere la forza di superarla meglio rispetto alle persone che non seguono un cammino di perfezione che include anche l’immolazione e la purificazione. Noi siamo convinti che la maggior parte delle sofferenze siano dovute alle nostre scelte sbagliate; alcune di esse invece servono a purificarci e progredire nel cammino di santità verso il Trono di Dio.

Nella foto la Basilica di Sant'Antonio a Padova


Altre sofferenze hanno lo scopo di aiutare gli altri, i nostri fratelli nella fede. Noi possiamo perciò fungere da intercessori, sostituirci a un altro per ottenergli una grazia particolare (conversione, guarigione, prodigio). La Chiesa la chiama questa sostituzione vicaria.
Me ne ha parlato Padre Gabriele Amorth durante un’intervista che realizzai in occasione di un libro su Fatima. Voglio riproporvela tale e quale come la scrissi allora perchè mi sembra molto pertinente al tema trattato.
Allora mi chiedevo come poteva spiegarsi il genere di sofferenza richiesto dalla Madonna e vissuto dai pastorelli di Fatima Lucia, Giacinta e Francesco. Ecco le annotazioni di Padre Amorth:

“Come si può inquadrare da un punto di vista cristiano il sacrificio e la sofferenza chiesti dalla Vergine ai tre pastorelli di Fatima?
“Se vogliamo dare un’inquadratura teologica - risponde il sacerdote - ricorrerei al concetto della “sostituzione vicaria”, ossia come il Signore accetta che qualcuno volontariamente si sobbarchi dei sacrifici per la salvezza di un altro. Parlo del dono che abbiamo potuto riscontrare soprattutto in Gesù Cristo.
Quando mi sento dire: il Signore Iddio è stato ingiusto perchè ha fatto pagare a Lui i debiti dell’umanità, io rispondo che non è così. Dio non è stato ingiusto, anzi è stato misericordioso con noi e ha accettato il volontario sacrificio di Suo Figlio.
La Madonna a Fatima aveva detto ai tre pastorelli che “tante anime vanno all’inferno perchè non c’è nessuno che si sacrifichi e preghi per loro.” Ebbene la Vergine ci ha spinto al sacrificio volontario, affinchè per mezzo della sofferenza e della preghiera di uomini volenterosi, fatta secondo queste intenzioni, molte anime potessero salvarsi.
Vorrei dire che questo è un concetto, il senso della riparazione per gli altri, che la Chiesa ha sempre sottoscritto pienamente. Nella famosa enciclica “Mistici corporis” c’è un passaggio bellissimo quando dice: “Misterioso, tremendo e mai sufficientemente meditato”. Come è possibile che noi offrendo sacrifici otteniamo la salvezza di persone che diversamente non si salverebbero? E la spiegazione è questa: Dio dà a tutti le grazie necessarie per salvarsi perchè vuole la salvezza di tutti. Dio vuole che tutti si salvino e nessuno perisca, però uno che per cattiva sua volontà disprezza queste grazie sufficienti e necessarie per salvarsi, può ottenere (usando un linguaggio  molto umano) attraverso le preghiere e i sacrifici degli altri un supplemento di grazie da parte di Dio, in maniera tale che con le grazie comuni, necessarie che Dio gli da, non si salverebbe, con questo supplemento...se lui le accetta e Dio rispetta sempre il libero arbitrio, questa persona si salva.
Mi viene in mente ad esempio la figura di Giuda Iscariota...chissà quanti tentativi ha fatto Gesù per convertirlo dal suo vizio di essere ladro e chissà quante preghiere avranno fatto gli apostoli per intercedere in suo favore ma Giuda ha rifiutato e non ha quindi potuto beneficiare di quelle grazie supplementari di cui abbiamo parlato” (Ipotesi su Fatima, Beppe Amico, pag. 235, Reverdito Edizioni 1997)”.

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