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"Chi salva un'anima, ha assicurata la propria alla felicità eterna" (Sant'Agostino).

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Novità - Suor Pura Pagani - la suorina di Verona che faceva miracoli come Padre Pio

sabato 30 aprile 2011

L'omaggio di Internet alla beatificazione di Giovanni Paolo II - Un'iniziativa della Santa Sede



ROMA, venerdì, 29 aprile 2011 (ZENIT.org).- Il Vaticano ha voluto omaggiare Giovanni Paolo II, in occasione della sua beatificazione, realizzando una pagina web (www.giovannipaoloii.va) che ripercorre la sua vita attraverso alcuni dei momenti più significativi della sua storia e del suo pontificato.
Il sito – si legge in un comunicato inviato dall'Ufficio Internet della Santa Sede – è stato realizzato prediligendo la forza e l’immediatezza delle immagini. In esso sono presenti 500 foto, 30 video e 400 frasi in sei diverse lingue, per un totale di 2.400 frasi.
I “momenti speciali” scelti sono raccolti  per argomento (ad es. bambini, giovani, elezione, attentato, giubileo ecc.) ed ogni argomento viene presentato in forma di “libro” di immagini da sfogliare, ognuna delle quali è accompagnata da una frase.
La sezione dedicata al pontificato è realizzata esclusivamente attraverso dei video. Tra le altre sezioni del sito un’altra è interamente dedicata alle preghiere di Papa Wojtyla. Sarà anche possibile seguire in diretta tutto l’evento grazie allo streaming messo a disposizione sul sito stesso.
Il sito è stato progettato per ogni tipo di tecnologia: PC, Laptop, dispositivi mobili, smartphone, iPhone, iPad ecc, caratteristica questa tecnicamente complessa da realizzare ma fondamentale per consentire la massima fruibilità, soprattutto da parte dei pellegrini che in questo modo possono accedere alla pagina ovunque si trovino e da qualunque dispositivo, per accompagnarsi nel pellegrinaggio, durante le giornate della beatificazione, ripercorrendo gli eventi attraverso le immagini e le parole del Beato Giovanni Paolo II e dunque pregando con lui.
Molte sono le Istituzioni vaticane coinvolte nel progetto, oltre al Servizio Internet Vaticano e alla Direzione delle Telecomunicazioni: il servizio Fotografico de L’Osservatore Romano, che ha messo a disposizione l’archivio fotografico (per Papa Wojtyla esistono milioni di scatti), la Radio Vaticana ed il Centro Televisivo Vaticano per i video presenti, la Libreria Editrice Vaticana per il Trittico Romano che costituisce un’intera sezione del sito, la Sala Stampa ed il Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, l’Opera Romana Pellegrinaggi e la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.


Fonte: http://www.karol-wojtyla.org



sabato 16 aprile 2011

L'umiltà "vince" il cuore di Dio.

Vi siete mai chiesti perchè moltissime persone dopo tante preghiere e invocazioni, magari dopo anni di orazioni si  demoralizzano e si allontanano dalla fede perchè non ottengono le grazie tanto sospirate?
Cercheremo di far luce su questo mistero con alcune considerazioni.

Mi è capitato qualche giorno fa di parlare con il mio direttore spirituale il quale mi ha detto: "Figlio mio l'uomo è fragile di natura, non possiamo pensare di vincere tutte le battaglie. Dio lo sa e ci capisce. Almeno tu ti riconosci peccatore e vieni con umiltà a confessare le tue cadute anche se sono sempre le stesse. Non preoccuparti la misericordia di Dio è grande".
Queste parole mi hanno fatto riflettere e ho tratto le seguenti conclusioni.

1) Per "vincere" il cuore di Dio dobbiamo essere umili.
2) Anche se non otteniamo le grazie che chiediamo non dobbiamo stancarci di importunare il buon Dio come diceva il curato d'Ars.
3) La fede è un bene così grande che dobbiamo fare di tutto per mantenerla fino alla fine e pregare Dio che l'aumenti ogni giorno di più.

Il cuore di Gesù palpita d'amore per tutti...anche per te

Infatti con la fede, tutto si vince, anche le più dure battaglie. I momenti di difficoltà si superano meglio e anche se intorno a noi infuria la burrasca, state pur sicuri che l'Amore di Dio ha in serbo cose grandi per coloro che sanno combattere valorosi senza stancarsi di pregare ed invocare il Signore con suppliche devote ed umili.
Ricordate cosa disse Gesù a Madre Speranza di Collevalenza? "Desidero che tu dica ai miei figli che la misericordia di Dio non ha limiti e che anche se un uomo fosse pieno di peccati e ne avvesse compiuto di grandissimi, se ha l'umiltà di riconoscersi peccatore la mia misericordia perdona e dimentica tutti i suoi peccati".

In conclusione di questa meditazione vorrei constatare con un certo rammarico che oggi la gente crede di essere a posto, di fare tutto bene. Provate a chiedere a qualcuno come si sente nei confronti di Dio! Vi risponderà che egli non fa nulla di male, non uccide, non ruba, si comporta correttamente....Ma quell'anima non sa che Dio vede le ombre anche nei suoi angeli e che anche un uomo giusto pecca almeno 7 volte al giorno.
Riconoscersi peccatori quindi è il primo passo, confessare con umiltà le proprie colpe è il secondo, vivere quanto più possibile in grazia è il terzo. Chissà che non sia questa la strada per "vincere" il cuore di Dio che nulla nega ai suoi figli se hanno il coraggio di chiedere perdono e riconoscersi peccatori che lottano con coraggio cercando giorno per giorno di migliorare se stessi per il loro bene e quello dei loro fratelli d'esilio.

Beppe Amico

   

martedì 5 aprile 2011

Supplica a Maria


Maria, madre mia e fiducia mia, ascolta  i palpiti del mio cuore e accettali come prova del mio amore, il quale pur pieno di tante imperfezioni e difetti, non desidera che amare. Regina dell'amore, insegnami ad amare e condividere quel poco che ho con chi non ha nulla. 
Stendi la tua mano pietosa e benedici le mie intenzioni, affinchè dopo una vita attiva e sollecita al servizio dei miei fratelli d'esilio, possa condividere con te la gioia della gloria senza fine.
Proteggimi ogni giorno e consolami nelle tribolazioni, affinchè il mio cuore resti fedele al tuo Gesù. Salvami dall'errore e dal male, dalle insidie dei demoni, dalla cattiveria, dalla malizia, dall'invidia e dalla gelosia del mondo. 
Porta le mie preghiere a Gesù e chiedi la sua benedizione su questa umanità traviata dal peccato.
Regina delle misericordie, madre di grazia, rosa mistica, non abbandonarmi in balia delle onde della tempesta, rappacifica il mio cuore in tumulto, sii per me baluardo di salvezza fino a che non mi vedrai varcare la soglia della dimora eterna dove insieme canteremo in eterno il canto degli angeli: "Benedetto colui che viene nel nome del Signore".

3 Ave Maria. 

Passione e morte di Gesù secondo Suor Anna Caterina Emmerick (Flagellazione e incoronazione di spine)

In questo post, vi proponiamo due delle tappe della Passione di Gesù, secondo le rivelazioni avute da una grande mistica come Suor Anna Caterina Emmerick la quale "nacque l'8 settembre 1774 nella comunità di contadini di Flamschen presso Coesfeld. Lei crebbe insieme a nove fratelli e sorelle. Già da piccola lei dovette aiutare in casa e nei lavori dei campi. Frequentò per poco tempo la scuola, ma si notava il fatto che lei era ben istruita su cose religiose. Ben presto i genitori e tutti quelli che conoscevano Anna Katharina si accorsero che lei si sentiva attratta in maniera particolare dalla preghiera e dalla vita religiosa.


Nel 1802, Anna Katharina poté finalmente entrare nel monastero di Agnetenberg presso Dülmen. L'anno seguente prese i voti. Lì prese parte alla vita monastica con fervore, era sempre pronta ad assumersi i lavori più pesanti e non amati. A causa della sua povera origine, lei fu in principio poco considerata. Alcune delle sue consorelle si scandalizzavano della sua esatta osservanza alla regola dell'Ordine e la consideravano un'ipocrita. Anna Katharina sopportava in silenzio questo dolore e in silenziosa rassegnazione.

Dal 1802 al 1811 Anna Kataharina si ammalò frequentemente e aveva gravi dolori da sopportare. Nel 1811 il Monastero di Agnetenberg, a causa del movimento di secolarizzazione, venne soppresso. Anche Anna Katharina dovette abbandonare il monastero e trovò accoglienza come domestica presso l'Abbé Lambert, un prete fuggito dalla Francia, che viveva a Dülmen. Ma presto lei si ammalò e non poté più lasciare la casa e fu costretta a letto.

In questo periodo Anna Katharina Emmerick ricevette le stigmate, i cui dolori aveva già sofferto da molto più tempo. Il fatto che lei portava le piaghe non poteva rimanere nascosto. Il Dr. Franz Wesener, un giovane medico, le fece visita e fu da lei così tanto impressionato che divenne per lei, negli 11 anni seguenti, un fedele, aiutante e disinteressato amico.

Nell'estate del 1823 Anna Katharina divenne sempre più debole. Come in tutti gli anni passati lei unì la sua sofferenza con la sofferenza di Gesù e la offrì per la redenzione degli uomini. Anna Katharina Emmerick morì il 9 febbraio 1824. Fu sepolta nel cimitero di Dülmen. Numerose persone presero parte al funerale. Poiché sorse la diceria che il cadavere di Anna Katharina fosse stato trafugato, la tomba, nelle settimane successive al funerale, aperta due volte: la bara con il cadavere fu trovata intatta.

La vita di Anna Katharina Emmerick è contraddistinta da una profonda unione con Cristo. Lei amava pregare davanti alla famosa croce di Coesfeld, spesso lei andava alla Via Crucis. Lei partecipava così intimamente alla sofferenza del Signore che non è esagerato dire: lei visse, soffrì e morì con Cristo. Un segno esteriore di questo, ma che è nello stesso tempo più di un semplice segno, sono le stigmate che lei portava.

Anna Katharina Emmerick fu una grande devota di Maria. La festività della nascita di Maria era anche il suo compleanno. Una frase da una preghiera mariana ci indica un ulteriore aspetto della vita di Anna Katharina. In questa preghiera si recita: "O Dio, lasciaci servire l'opera della Redenzione secondo il modello della fede e dell'amore di Maria". Servire l'opera della Redenzione: questo voleva Anna Katharina Emmerick.






L'orribile flagellazione


Per calmare la plebaglia con una punizione che la impietosisse, Pilato diede ordine di flagellare Gesù, secondo l'uso romano.. Fra il tumulto e il furore popolare Gesù fu condotto dagli sgherri sul piazzale.

Il Signore venne trascinato bruscamente vicino al corpo di guardia del pretorio, dove si trovava la colonna di marmo munita di anelli e ganci; essa era destinata esclusivamente alla flagellazione dei condannati. I sei flagellatori, che svolgevano la funzione di carnefici nel pretorio, provenivano dalle frontiere egiziane, erano bruni, bassi e tarchiati; seminudi e mezzo ebbri, sembravano bestie assetate di sangue. Essi avevano nello sguardo qualcosa di diabolico; vicino a quella colonna avevano fustigato a morte molti altri condannati.

Benché il Salvatore non avesse opposto alcuna resistenza, venne trascinato con le funi, mentre i flagellatori gli assestavano pugni e calci.

Gli strapparono di dosso il manto derisorio di Erode e fecero quasi cadere il Signore a terra. Vidi Gesù tremare e rabbrividire davanti alla colonna. Egli stesso si tolse la veste con le mani gonfie e sanguinanti. Poi pregò e volse per un attimo lo sguardo verso la sua santa Madre immersa nel dolore...
I carnefici, senza cessare le loro orrende imprecazioni, legarono le mani di Gesù a un grande anello fissato alla sommità della colonna dell'infamia. Così facendo, gli tesero talmente le braccia al di sopra della testa che i piedi legati fortemente alla colonna non toccavano completa mente il suolo.
Due di quei bruti, assetati di sangue, iniziarono a flagellare il corpo immacolato di Gesù provocandogli i più atroci tormenti. Non mi è possibile descrivere le tremende atrocità inflitte a nostro Signore.
Le prime verghe di cui si servirono gli aguzzini erano strisce di color bianco, sembravano fatte di legno durissimo o nervi di bue.
Dorso, gambe e braccia venivano lacerati sotto i pesanti colpi del flagello, finché la pelle a brandelli col sangue schizzò al suolo. I gemiti dolorosi di Gesù sofferente erano soffocati dal clamore della plebaglia e dei farisei, che continuavano a gridare: "Fatelo morire! Crocifiggetelo!".
Per imporre il silenzio, e continuare a parlare al popolo, Pilato faceva suonare una tromba. Allora sulla piazza si udivano solo le sue parole, accompagnate dall'orribile sibilo della frusta e dai gemiti del Signore, come anche dalle imprecazioni degli ebbri carnefici...

La maggior parte del popolo manteneva una certa di stanza dal luogo della flagellazione, solo alcuni andavano e venivano dai paraggi della colonna per insultare il Signore... Giovani infami preparavano verghe fresche presso il corpo di guardia, altri cercavano rami spinosi per intrecciare la corona di spine. I servi dei sacerdoti avevano regalato denaro ai flagellatori e avevano dato loro delle brocche colme di un liquore rosso, del quale bevvero fino a ubriacarsi.

Dopo un quarto d'ora i carnefici che avevano flagellato Gesù furono Sostituiti da altri due. Questi ultimi si avventarono contro Gesù con cieco furore, usando anche bastoni nodosi con spine e punte. I colpi dei loro flagelli laceravano la carne del Signore fino a farne sprizzare il sangue sulle braccia dei carnefici. Presto quel santo corpo fu ricoperto di macchie nere e rosse, il sangue colava a terra ed egli si muoveva in un tremito convulso, tra ingiurie e dileggi...

La terza coppia di carnefici si avventò con maggior foga delle altre sul corpo martirizzato di Gesù. Per la fustigazione essi si servirono di cinghie munite di uncini di ferro. Eppure la loro rabbia diabolica non si placò. Gesù venne slegato e poi di nuovo legato, questa volta col dorso contro la colonna. Poiché il Signore non poteva più reggersi, gli passarono delle corde sul petto e lo legarono con le mani dietro la colonna. Ripresero così a fustigarlo. Gesù aveva il corpo ridotto a un'unica piaga e guardava i suoi carnefici con gli occhi pieni di sangue, come se implorasse la grazia. Ma, in risposta ai suoi flebili gemiti, la loro furia aumentò e uno dei carnefici lo colpì al viso con un'asta più flessibile.

L'orribile flagellazione durava già da tre quarti d'ora, quando uno straniero d'infima classe, parente di un cieco sanato da Gesù, si precipitò dietro la colonna con un coltello a forma di falce e gridò con voce indignata: "Fermatevi! Non colpite quest'innocente fino a farlo morire!". Approfittando dello stupore dei carnefici ebbri, lo straniero recise le corde annodate dietro la colonna e subito disparve tra la folla. Gesù cadde al suolo in mezzo al suo sangue; gli aguzzini lo lasciarono e se ne andarono a bere...

Al loro ritorno i flagellatori lo presero a calci per farlo rialzare. Gesù, strisciando, fece per riprendersi la fascia che gli aveva cinto i fianchi, ma i carnefici gliela spingevano sempre più lontana, costringendolo a contorcersi al suolo nel suo sangue e a strisciare come un verme; tutto questo avveniva tra i fischi, i motti e gli insulti della gente. Infine lo rimisero in piedi, gli gettarono la veste sulle spalle e lo sospinsero frettolosamente verso il corpo di guardia. Con la veste egli si asciugava il sangue che gli fuoriusciva copioso dal volto... Quando la crudele flagellazione ebbe fine erano circa le nove del mattino. 


Gesù oltraggiato e coronato di spine


L'incoronazione di spine fu eseguita nel cortile del corpo di guardia, le cui porte erano aperte; nell'interno si trovavano una cinquantina di aguzzini, servi e furfanti, i quali presero parte attiva ai martìri di Gesù. La folla si accalcava da tutti i lati, finché l'edificio fu isolato dai soldati romani.

Gesù fu spogliato nuovamente e rivestito di un vecchio mantello militare color porpora, che gli arrivava fin sopra alle ginocchia. Il mantello si trovava in un angolo della stanza e con esso venivano coperti i criminali dopo la flagellazione. Il Signore fu fatto sedere al centro del cortile, su un tronco di colonna ricoperto di cocci di vetro e di pietre.

Indicibile fu il tormento di quella incoronazione: intorno al capo di Gesù venne legato un serto intrecciato di tre rami spinosi, alto due palmi, le cui punte erano rivolte verso l'interno. Nel legare posteriormente la corona al santo capo, i carnefici gliela strinsero brutalmente per fare in modo che le spine grosse un dito si conficcassero nella sua fronte e nella nuca. Poi gli infilarono una canna tra le mani legate, si posero in ginocchio davanti a lui e inscenarono l'incoronazione di un re da burla.

Non contenti gli strapparono di mano quella canna, che doveva figurare come scettro di comando, e iniziarono a percuotergliela sulla corona di spine, tanto che gli occhi del Salvatore furono inondati di sangue; al tempo stesso i malfattori lo schiaffeggiavano e gli rivolgevano volgarità di ogni tipo... Il suo corpo era tutto una piaga, tanto che camminava curvo e malfermo. Il povero Gesù giunse sotto la scalinata davanti a Pilato, suscitando perfino in quest'uomo crudele un senso di compassione. Il popolo e i perfidi sacerdoti continuavano a schernirlo...

sabato 2 aprile 2011

Il Dio nascosto

Estratto dal libro "La vita del mondo che verrà" di Beppe Amico. 
Scarica l'introduzione e l'indice cliccando quì.

La vita del mondo che verrà

Dio ogni giorno parla al nostro cuore, in mille modi, attraverso le manifestazioni più semplici ed in ogni momento della giornata. Attraverso i piccoli fatti quotidiani, nelle persone che incontriamo, Alcuni le chiamano illuminazioni, intuizioni, ma potremmo definirle semplicemente anche come delle rivelazioni.
Riacquistare la serenità dopo un lungo periodo di crisi, riuscire a risolvere un problema che appariva irrisolvibile, compiere un atto d’amore gratuito, non perdere mai la speranza, non disperare mai anche nei momenti di più profonda disperazione, in tutto questo – assicurano i mistici - c’è Dio. Egli è presente in mezzo a noi, parla al nostro cuore, segue i tormenti e le difficoltà di ciascun uomo e lo conduce su strade sicure.
Pascal (472-89) dice che sarebbe molto saggio spogliarsi della volontà umana perchè questa non è sinonimo di felicità. Noi crediamo che volesse intendere la propria volontà e l’attaccamento alle cose terrene a discapito di un bene maggiore che è la ricerca di Dio.
Non è raro accusare Dio di essere un dominatore occulto, che si nasconde, ma che in fin dei conti tiene strette le redini del mondo e lo controlla a suo piacimento; quante volte abbiamo sentito ragionamenti del genere? Moltissime, ma – scusateci se usiamo tanta franchezza - non ci sembra corretto questo modo di pensare.
Egli, tanto per usare una interpretazione di Romano Guardini “domina solo per quel tanto che la coscienza di Lui riesce ad aprirsi un varco, a dispetto di tutti gli uomini, attraverso ad essi, accanto ad essi”.(Il Signore, p.40, op.cit.- 1955). Dio viene a noi e in noi, solo quando non possiamo contare su nessun aiuto umano.
Questa è una figura bellissima di Dio che vogliamo sottolineare. Egli è umile, stà in disparte, non si intromette negli affari degli uomini, li lascia liberi di fare, anche di sbagliare, li osserva e li ama, li illumina se vede che stanno facendo qualcosa che non è conforme alla Sua volontà e al loro bene.
Egli si limita a dargli soccorso quando li vede perduti. Egli li ama con una tenerezza straordinaria di cui è capace un Padre che possiede in sé solo la Potenza dell’Amore.
Ma seguiamo ancora il ragionamento di Pascal; egli afferma di provare grande spasimo nell’animo nel constatare come l’uomo si affanna a rincorrere le cose temporali e come poco si decida per le cose celesti che sono il vero bene.
La maggior parte degli uomini in realtà stanno bene nella loro ingordigia e temono di tornare a Dio, perchè dovrebbero rinunciare a ciò che fa loro piacere, cambiare vita, ritornare al bene che sentono di dover fare ed evitare il male che ogni giorno compiono quasi senza coscienza.
Dio si fa avanti nel cuore dell’uomo in rapporto a quanto egli lo cerca.
Il Dio nascosto di Pascal è estremamente dilagante nell’epoca attuale. Dio si nasconde perché desidera essere scoperto e si fa riconoscere se noi abbiamo desiderio di cercarlo con cuore puro. Purtroppo questa è pure l’epoca del Dio silenzioso, che non parla più agli uomini. Ma non è lui che tace – affermano i santi - è l’uomo che non ascolta.
Tutto dipende da quanto ognuno di noi è disposto a far entrare Dio nella sua vita, da quanto siamo aperti alla Sua grazia e alla trascendenza. Infatti è noto che il Signore si fa sentire in noi a seconda dell’intensità del nostro desiderio di comunicare con Lui e le grazie che otterremo saranno proporzionate al nostro grado di accoglimento. Certamente saranno più numerose per chi si accosterà al Sommo Bene con un santo desiderio dell’anima.
Non sono cose facili, tutti i cammini sono pieni di insidie. Ma quello che conta più di ogni altra cosa è aprirsi con sincerità e sgomberare il campo da tutto ciò che è superfluo. E’ importante solo farsi vincere, senza paura, dalla Potenza dell’amore di Dio.  

LA SACRA BIBBIA INTERATTIVA

LA SACRA BIBBIA INTERATTIVA
La versione CEI