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"Chi salva un'anima, ha assicurata la propria alla felicità eterna" (Sant'Agostino).

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Novità - Suor Pura Pagani - la suorina di Verona he faceva miracoli come Padre Pio

venerdì 25 febbraio 2011

Metodo per meditare con frutto (da "L’anima devota alla scuola di Maria Santissima" Del Padre Amadio Tinti OSM)

Che cosa e la meditazione? - E' una seria riflessione che l'anima fa alla presenza di Dio, sopra qualche verità religiosa, per eccitarsi ad affetti, preghiere e sante risoluzioni. Per meditare ci vuole riflessione ed amore; colla riflessione lo spirito entra nella verità : con l'amore la verità entra nel cuore e vi opera.
Altro è sapere una cosa, altro è comprenderla nelle sue conseguenze. Ogni anima cristiana sa che deve essere buona, ma se poi segue una vita disordinata, o tiepida nel bene, non vive secondo la verità che conosce. L'anima che medita, confronta le sue azioni con i doveri del proprio stato, la sua vita con l'ideale a cui aspira, ed esce in affetti verso il Signore implorando aiuto e forza per progredire nella via della virtù.

1. Prima della meditazione: si scelga possibilmente un luogo appartato e silenzioso, come più adatto a meditare.
Tra i molti luoghi, si preferisca la Chiesa. Ci si metta alla presenza di Dio: nulla vi è da sperare da una meditazione fatta senza l'impressione della divina presenza. Si passi poi a fare un atto di adorazione e ci si umilii per le nostre spirituali miserie. Si invochi lo Spirito Santo perché ci illumini; la SS.ma Vergine perché ci assista e l'Angelo Custode perché tenga lontano da noi le distrazioni. A facilitare questa preparazione sarà utile la preghiera stampata qui di seguito e che si consiglia di recitare con posatezza e riflessione, prima di cominciare la meditazione.
2. Durante la meditazione: anzitutto si tenga presente che occorre immaginarsi al vivo il fatto che si vuol meditare. Per esempio: si vuole meditare Maria nel Tempio? Ci si rappresenti la santa fanciulla nel silenzio, col suo portamento riservato e modesto, tutta raccolta in Dio... Si ragioni un momento sui motivi che potevano indurre la Vergine a seguire quella condotta; il di- stacco da tutto il creato ed il suo cuore acceso dall'amore di Dio... Si esalti, si ammiri la di lei virtù... Si entri in intimi colloqui con la santa Fanciulla, esponendole i nostri spirituali bisogni e chiedendo il suo aiuto per poterla imitare. Su questi colloqui e atti di ammirazione ci si trattenga pure a lungo; si ripetano per compenetrarsene meglio.
Anzi, qualche volta, si resti silenziosi a contemplare la scena, come una terra arida che si apre alla rugiada celeste per rimanersene imbevuta. Questi moti del cuore formano la sostanza della meditazione. Appena si manifestano, l'anima vi si abbandoni interamente e, se occorre, prolunghi il tempo e li coltivi anche fra giorno.
Il cuore poi, quando è penetrato, finirà per prendere una risoluzione. Non è necessario che la risoluzione sia sempre in rapporto col soggetto meditato, ma deve essere relativa ai particolari bisogni dell'anima, a norma della direzione del proprio Padre spirituale.
3. Dopo la meditazione: si ringrazi il Signore dei lumi ricevuti; si protesti di volerlo sempre amare, ed in conferma di ciò si presentino a lui i propositi fatti e lo si preghi perché ci aiuti a praticarli; infine ci si abbandoni con fiducia alla intercessione della Vergine. Anche per questo basterà seguire con spirito la preghiera di ringraziamento che, a maggiore comodità, viene messa in questo stesso libretto.
Riassumendo:
Prima della meditazione: mettersi alla presenza di Dio invocando particolari aiuti per trarre profitto dalla meditazione.

Durante la meditazione:
a) La memoria richiami diligentemente l'oggetto della meditazione.
b) L'intelletto lo conosca profondamente, considerando le varie circostanze di luogo, di tempo, di modo ecc.
c) La volontà, dopo che l'intelletto ha conosciuto e penetrato la verità da meditare, si ecciti ad affetti che portino a qualche risoluzione pratica da eseguirsi nel corso della giornata.

Dopo la meditazione: ringraziare il Signore e la Vergine benedetta dei lumi ricevuti, e confermare la risoluzione presa.

domenica 6 febbraio 2011

Il significato dell'umilità - di don Giuseppe Tomaselli

I patimenti

Il Signore non lascia mancare la croce ne’ ai cattivi ne’ ai buoni. Ai primi il soffrire serve a castigo dei peccati ed a mezzo di richiamo sulla buona via; ai secondi è fonte di merito per il Paradiso.
Il vero umile quando riceve una croce, sia una malattia, sia una disgrazia o una contrarietà, non si ribella a Dio, ma tutto facilmente abbraccia, dicendo: Signore, ho peccato! ... Merito questa croce, a motivo dei miei peccati! Abbiate pietà di me e datemi la forza di soffrire! - Chi può dire quali tesori per il Cielo guadagna, facendo così l'anima umile?...
Il superbo invece, se si trova nella sofferenza, si arrabbia e dice: Ma che cosa ho fatto a Dio, perché abbia a trattarmi così? Ho fatto bene nella mia vita! - Povero superbo, come si sbaglia davanti a Dio! ...

Umiltà col prossimo

L'umiltà con gli altri si pratica pensando bene di tutti e scusando quelli che sbagliano; non mormorando dei difetti altrui, anzi sopportandoli con pazienza; trattando con rispetto e cortesia tutti, anche i poveri, i rozzi e gli ignoranti; non usando parole sprezzanti coi dipendenti e persone di servizio; non disprezzando la compagnia di chi è di bassa condizione; finalmente, aiutando i bisognosi.
Facendo così, si diventa amici di tutti e naturalmente si è stimati e lodati con disinteresse.
Umiltà con se stessi.
Si pratica l'umiltà con se stessi, non soltanto riconoscendo la propria miseria, ma anche accettando con calma le umiliazioni. Un insulto, una mancanza di riguardo, un merito non riconosciuto, un favore ricambiato in male ... son cose che feriscono la superbia umana. L'umiltà ci fa scoprire tutto ciò con coraggio cristiano, pensando che per i nostri peccati siamo meritevoli di ogni umiliazione.
L'umiltà c'insegna anche a pregare per chi ci ha umiliati.
Ma come avere la forza di praticare l'umiltà in tal guisa (modo)? Tenendo presente l'esempio di Gesù Cristo!
Nelle umiliazioni pensiamo a Gesù quando era insultato, ingiuriato, sputacchiato e preso a schiaffi dai perfidi Giudei. Se Gesù, Figlio di Dio, innocentissimo, sopportò tante e sì gravi umiliazioni, noi Cristiani, essendo suoi
seguaci, sforziamoci d'imitarlo come facevano i Santi e così troveremo il riposo per le anime nostre.


martedì 1 febbraio 2011

Padre Pio e la Vergine Maria (il suo amore alla Madonna).

La devozione di Padre Pio alla Vergine, la sua fiducia e confidenza nella Celeste Protettrice, in coLei che ha vinto con l’umiltà il cuore di Dio, “strappandogli” ogni tipo di grazia, fu straordinaria nella vita del semplice ed umile frate di San Giovanni Rotondo.



“Era il 14 agosto 1958 - scrive don Pierino nel suo memoriale - vigilia dell’Assunzione. All’imbrunire mi trovavo ancora nel convento ed avevo già salutato Padre Pio. Mi accingevo a dare la buonanotte al Guardiano, quando questi, uscito dalla sua cella, mi venne incontro invitandomi a recarmi con lui nella cella del Padre per chiedergli un pensierino alla Madonna. Il Padre Guardiano avanti, ed io dietro di lui. Padre Pio era seduto su di una poltrona, vicino al letto, con la corona del Rosario in mano. “Padre Spirituale - chiese il Guardiano - domani è l’Assunta, diteci un pensierino”. E ci mettemmo in ginocchio.
Padre Pio abbassò il capo e cominciò a singhiozzare e, a tratti, più volte, prese a dire: “La Madonna..., la Madonna...”. Il singhiozzo diventò pianto; poi, con sforzo, ancora riprese: “La Madonna...”
Forti fremiti fecero sussultare tutto il Padre che, continuando a piangere, riuscì finalmente a dire: “La Madonna...è la Mamma nostra!”.
Un pianto dirotto ed irrefrenabile scosse il Padre il quale, a stento riuscì a prendere tremante il fazzoletto per asciugarsi le lacrime che, ormai, avevano bagnato tutto il viso.
Non ebbe nemmeno la forza e il tempo di asciugarsi, tanto erano incalzanti e continue le lacrime.
Egli allora, vinto dall’amore, abbandonò le mani sulle ginocchia e, piangendo, gridava: “La Madonna è la Mamma nostra, la Madonna è la Mamma nostra”.
Io ero in ginocchio davanti a Lui. Poggiai le mani prima e poi le braccia sulle sue ginocchia e sussultavo con Lui. Non me ne accorsi se piansi, ma certo mi sentii morire.
Il Guardiano subito intervenne: “Padre, grazie, grazie, ma non piangete più!”.
Padre Pio piangeva ancora. Allora il Guardiano, con voce forte e rotta dal pianto, gridò: “Padre, per favore, non piangete più, ci sentiamo morire!”.
Io, non sapendo cosa dire, mi avvicinavo sempre più alle ginocchia del Padre che tremava. Poi, ecco, dolcemente, dopo qualche singhiozzo, finì di piangere.
Ancora pochi sussulti. Gli baciammo la mano, ci benedisse e, allontanandoci dalla cella, ci sentivamo tanto bruciare il cuore d’Amore alla Madonna, da dirci l’un l’altro: “Io non riesco a contenere il fuoco d’amore alla Madonna che il Padre mi ha messo nel petto”.
Chiedemmo solo una parola ed Egli ci donò un fuoco d’amore”.  

L’itinerario della sofferenza.

“Egli un giorno - dice ancora don Pierino Galeone -  in confessione mi descrisse l’itinerario della sofferenza.
“Anzitutto, accetta sempre qualsiasi sofferenza, per riparare il passato, per purificare l’anima e per vincere la ripugnanza. Poi, abbraccia i patimenti con umilità e prontezza allo scopo di percorrere con Gesù la via dolorosa, dal Presepio al Calvario; a fianco a Gesù imparerai a conoscere ed a imitare ogni suo comportamento dinanzi al dolore ed alle umiliazioni.
Sarai coraggioso e forte dinanzi ad ogni dolore.
Ti lascerai stendere sulla nuda Croce e comincerari a sentire la beatutudine della sofferenza: “Beati quelli che soffrono, perchè saranno consolati”.
La beatitudine del cuore, la consolazione dello spirito diventerà letizia sul volto: sarai lieto nella sofferenza.
E, vedendone i frutti, l’amerai tanto da gustarla sempre di più, sino a desiderarla come l’unica vera delizia, addirittura a non poter vivere senza soffrire: o soffrire o morire.
In questa fornace ardente di amore sofferente, Dio stampa i suoi crocifissi, le immagini più simili al Figlio suo, e cuoce, come pane, le vittime più gradite per la salvezza dei fratelli”.
In altra occasione Padre Pio mi disse di aver chiesto al Signore di diventare non solo vittima perfetta, ma di continuare a rimanere vittima nei suoi figli, allo scopo di perpetuare la sua missione di salvezza sino alla fine del mondo.
... “Bisogna pregare sempre - mi diceva - per non stancarsi mai ad essere perseveranti”.

Il Matrimonio Spirituale.

“Padre Pio - afferma don Pierino - non solo non commise mai nessun peccato, come Egli stesso diceva , ma da quel tempo (dall’età di 22 anni, quando era già diacono), godeva di una impossibilità morale di peccare. Dio viveva pienamente in Lui.
Era sempre alla presenza di Dio, anzi Dio gli era così presente da operare sempre e solo in Lui.
Al fine di essere tutto in Dio, Padre Pio aveva quasi azzerato, per quanto è possibile ad umana creatura, le sue funzioni vitali: “Io vivo morto”, diceva.
Aveva ridotto al minimo il cibo ed il sonno.
Gli presentai una volta una cassetta d’uva profumata, porgendogli un acino, ovviamente il più bello e grosso, da mangiare. E Lui, quasi scusandosi, mi disse: “Figlio mio, tu così mi fai fare colazione, pranzo e cena!”.
Gli chiesi un giorno: “Padre, quanti Rosari dite al giorno?”. “Da 15 a 20 interi”, rispose. “Allora, Padre, voi non dormite per niente, la notte, siete sempre sveglio?”. “E sì!” rispose ancora, accompagnando la risposta con un significativo gesto del capo”.




LA SACRA BIBBIA INTERATTIVA

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