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Novità - Suor Pura Pagani - la suorina di Verona che faceva miracoli come Padre Pio

domenica 26 dicembre 2010

Esercizi spirituali

BREVE ESERCIZIO DI PERFEZIONE

PROPOSTO DAL
Ven. P. LUIGI DI GRANATA 

nel suo libro:

Memoriale della vita cristiana 

(fonte: S. VINCENZO FERRERI)

TRATTATO DELLA VITA SPIRITUALE

Traduzione
del P. S. G. NIVOLI O. P.
con note dei migliori commentatori
Scuola Tipografica - S. Benigno Canavese, 1931


§ I. - DI DODICI C0SE CHE HA DA FARE IL SERVO DI DIO.

Perché molti desiderano d'avere sempre sott'occhio i principali punti della vita spirituale, perciò riduco qui in compendio le cose principali che deve fare il servo di Dio, e quelle dalle quali principalmente si ha da guardare; affinché in questo breve sommario, come in un esemplare, veda quello che a lui conviene.
Ora, in quanto a quello che deve fare:
         Primo: procuri di star sempre alla presenza del Signore, poiché è manifesto per la dottrina dei Santi, che l'uomo non si muove mai a far cosa che sia grata a Dio, se prima Dio stesso non lo tocca e non lo muove. E se ciò non potrà fare continuamente, almeno spesso fra il giorno e h notte sollevi il cuore a Lui con brevi, amorose e umili orazioni e sospiri, chiedendogli sempre il suo soccorso ed amore, come quegli che senza di Lui non può cosa alcuna.
         Secondo: da tutto ciò che udirà o leggerà procuri sempre di trarre qualche divota ed amorosa considerazione, con cui nutrire e accrescere dentro di sé il dolce miele del divino amore, a guisa delle api che sempre cercano di trarre dai fiori qualcosa da portare nell'alveare. Di modo che, come un gran fuoco converte in fuoco tutto quello che vi si getta, sia acqua o ferro od altro, così parimenti il suo cuore dev'essere per tal modo acceso dal fuoco del divino amore che qualsivoglia cosa dal mondo gli sia materia e stimolo d'amore.
         Terzo: quando a volte cadesse in qualche difetto o distrazione di cuore, non si sgomenti, né si lasci cadere sotto il peso, ma ritorni al Signore con umile e amorosa conversione, riconoscendo la sua gran miseria e la grandezza della divina misericordia, e facendo quanto potrà dal canto suo per rimettersi nello stato primitivo, e progredire nell'intrapreso cammino.
         Quarto: procuri d'avere purezza d'intenzione in tutto quello che farà; perciò deve diligentemente esaminare tutte le sue parole, pensieri ed opere e soprattutto l'intenzione da cui è animato, procurando ognora di purificarla e di rettificarla coll'aver sempre di mira la gloria di Dio in tutto quello che fa; e ciò non una sola volta al giorno, ma ogni v che intraprende qualche cosa di nuovo.
         Quinto: sebbene sia per lui tempo di pace, procuri d'andar sempre armato, e di trovarsi preparato a ricevere con umiltà e mansuetudine tutte quelle cose che gli occorreranno contrarie, anche all'improvviso; poiché, quantunque l'ira giovi talvolta a qualche cosa, è meraviglia però che riesca bene, perché lascia sempre la coscienza angustiata e inquieta se abbia o no oltrepassato i giusti limiti. Sicché l'irascibile è una certa passione dalla quale si ha più danno che vantaggio per progredire nel servizio di Dio. Giacché è manifesto che chi superasse questa passione vivrebbe sempre in gran pace.
         Sesto: se non è superiore, non stia ad osservare i difetti altrui, ma sempre consideri i proprii: perché il notare i difetti del prossimo sempre reca seco rincrescimento, superbia, giudizio temerario, inquietudine di coscienza, zelo indiscreto ed altri sentimenti sregolati che turbano il cuore; dovechè il guardare i proprii difetti reca seco confusione di sé, umiltà, timor di Dio, e pace di animo.
         Settimo: s'allontani dalle cose transitorie non solo collo spirito, ma anche col corpo e aderisca a Dio con tutto il cuore, perché quanto più si eserciterà in questo, tanto meno avrà dell'uomo e tanto più parteciperà di Dio, giacché chi ama le cose passeggere anch' egli passa e se ne va con esse; invece chi mette il suo cuore unicamente in Dio, partecipa in qualche modo alla fermezza e stabilità di Lui. Si guardi inoltre dalle molte faccende, quando siano smoderate, anche se non male in se stesse; perché distraggono il cuore, e non lo lasciano pienamente quietare nel Signore.
         Ottavo: consideri sempre la vita di Gesù Cristo e la sua Sacratissima Passione e conversazione e dottrina e travagli, per imitare, quanto gli sarà possibile, i divini esempi delle sue virtù: umiltà, carità, misericordia, obbedienza, povertà, asprezza di vita, disprezzo del mondo e amore della nostra salute, ecc. ecc.
         Nono: procuri continuamente, quanto potrà, di negare la propria volontà, rassegnata pienamente nelle mani di Dio; di modo che sia morto in Lui tutto il proprio volere, e solo viva quello di Dio, perché in tal modo non regniamo noi, ma il Signore in noi. E ciò si deve fare in ogni cosa, avversa o prospera, mesta o allegra, dolce o amara.
         Decimo: nelle sue tribolazioni, esercizi e negozi ricorra a Dio umilmente con gran confidenza e con animo e cuore di figlio, essendo Egli potentissimo e pietosissimo Padre; rimettendo tutte le cose alla sua Provvidenza, pigliandole tutte come dalle sue mani, scacciando e gettando da sé ogni fastidioso pensiero, e abbandonandosi in tutto nelle braccia di Dio.
         Undicesimo: sia grato al Signore di tutti i benefizi ricevuti e lo ringrazi sempre tanto dei piccoli come dei grandi, non guardando tanto ai doni, quanto all'indegnità di chi li riceve e alla grandezza ed amore di Lui, che glieli dà; poiché Egli non dà meno con amore le cose piccole che le grandi.
         Dodicesimo: strappi e scacci da sé con cuore grande e generoso tutte quelle cose che lo distolgono dalla perfezione, siano cose corporali o spirituali, come l'amar disordinato di qualche persona, di libri, di studi, e le conversazioni, esercizi e familiarità, quantunque spirituali, quando vedrà che gli turbano il cuore e gl'impediscono di avanzarsi nella via di Dio.

§ 2. - DI DODICI DIFETTI CHE DEVE SCHIVARE IL SERVO DI DIO.

Vi sono molti difetti che impediscono il progresso nella via spirituale per i quali non pochi, dopo molti anni sono quei medesimi che sempre furono.
Ne accenneremo qui dodici dei più notevoli, affinché il servo dì Dio confrontandosi in essi, come in uno specchio, possa conoscere le sue mancanze, e la loro causa che impedisce il suo progresso; e così procuri di emendarsi:
         Primo: egli s'applica soverchiamente agli esercizi e alle faccende esteriori; dal che deriva che spesso è privo delle visite e consolazioni interiori; perché nessuno può trovare fuori di sé ciò che si deve trovare dentro.
         Secondo: cerca disordinatamente di essere amabile e compiacente con tutti. Da ciò nasce che non sa separarsi dalle persone e dalle faccende quando bisogna; e così perde il tempo e manca molte volte a' suoi esercizi, per non mancare agli uomini, onde avviene che tanto meno piace a Dio, quanto più cerca di piacere alle creature.
         Terzo: ha poca umiltà con Dio, e poca riverenza per Lui, e così viene a perdere quella spirituale verecondia che con Lui si richiede, la quale è figlia dell'umiltà e madre del progresso spirituale.
         Quarto: è come senza freno, e si precipita inconsideratamente negli affari più per impeto d'animo, che con giudizio di ragione; donde avviene che per il suo soverchio trasporto perde la pace e la tranquillità del cuore, e per la troppa sua fretta fa malamente quello che vuol fare; poiché sta scritto che colui che cammina frettoloso, inciamperà (Prov. XIX, 2). Perciò in tutte le cose si deve procedere con maturo giudizio, il quale è amico e fedele compagno della prudenza.
         Quinto: si stima disordinatamente e presume di sé e delle sue virtù, sebbene non lo conosca, e così, come il Fariseo, disprezza segretamente gli altri, e si crede migliore di loro, e perciò non ha la vera umiltà, che è il fondamento di tutte le virtù.
         Sesto: è inclinato a giudicare gli altri e a condannare i fatti loro, e perciò si raffredda nella carità; perché, quanto più esagera i mali altrui, tanto più affila la spada con cui assale la carità, la quale nasce in parte dalla buona opinione che abbiamo del prossimo.
         Settimo: ha tuttora molto del suo amore riposto in cose passeggere, quindi con ragione gli è tolto molto dell'amar divino.
         Ottavo: è assai tiepido e lento negli esercizi dell' orazione, incominciandoli con pigrizia, proseguendoli con negligenza e finendoli senza frutto; onde molte volte è privo delle visite di Dio e dell'accrescimento della divozione.
         Nono: è molto negligente e trascurato nel vincere e mortificare se stesso; donde procede che non può vivere a Dio, perché vive a se stesso, né può essere trasformato in Dio, perché non muore a se stesso.
         Decimo: non sta interiormente raccolto, ma molto distratto nelle cose esteriori; dal che deriva che non si conosce quanto bisogna, e perciò non sa considerarsi e disprezzarsi come dovrebbe.
         Undicesimo: è tuttora molto amante della sua propria volontà e de' suoi comodi: da ciò proviene che non' può negare se stesso ed abbracciare la Croce di Cristo, e mortificare il suo naturale; e così non può giungere alla perfezione della vita evangelica.

     Dodicesimo: è incostante e leggero nelle buone risoluzioni che fa, mutandole facilmente in qualsivoglia occasione che gli si presenti: da ciò proviene che, mancandogli la perseveranza che sola conduce a termine le cose, perde tutto il suo tempo in cominciare, e così non va avanti e non fa progresso nella vita spirituale; e questa è la cagione per cui si trovano taluni che si potrebbero paragonare a quell'albero del quale dicesi che fa frutti sette volte all'anno, ma non ne porta mai alcuno a maturità.

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