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"Chi salva un'anima, ha assicurata la propria alla felicità eterna" (Sant'Agostino).

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Novità - Suor Pura Pagani - la suorina di Verona he faceva miracoli come Padre Pio

lunedì 11 ottobre 2010

Le indulgenze (Card. Journet)

Le disposizioni richieste per avere le indulgenze

Le disposizioni richieste per ricevere una indulgenza sono in primo luogo la presenza nell'anima della grazia e della carità. Come potrebbe infatti la pena del peccato essere perdonata quando il peccato stesso perseverasse? Questa è la ragione per la quale la Chiesa incomincia con l'invitare i fedeli alla contrizione vera e, per la indulgenza plenaria, anche alla confessione e alla comunione. Domanda loro inoltre di adoperarsi personalmente nel compensare la pena dei loro peccati, e una delle condizioni che predispongono all'indulgenza è il compimento di un'opera di penitenza. La grande preoccupazione della Chiesa, che appare a questo punto, non è tanto quella di concedere una indulgenza quanto quella di cogliere l'occasione per indurre i fedeli al fervore della carità. Il valore delle indulgenze per rimettere la pena è grande, dice san Tommaso, ma il valore delle opere soddisfattorie, quando il loro compimento fa crescere l'amore, è incomparabilmente più prezioso (49). Queste verità, se fossero ricordate, illuminerebbero la condotta della Chiesa. E' prima di tutto il desiderio di intensificare la penitenza e la carità nel popolo cristiano che la porta ad annunciare delle indulgenze, a indire dei giubilei.

Indulgenza plenaria e indulgenza parziale

Il tesoro delle indulgenze non può essere raggiunto dal Sommo Pontefice, né possono essere da lui aperte le porte attraverso le quali questo tesoro potrà effondersi, che in virtù di un esercizio giusto e ragionevole del suo potere giurisdizionale. In altre parole, l'indizione di una indulgenza, per essere valida, suppone una causa giusta e ragionevole. E in rapporto all'importanza di questa causa, l'indulgenza offerta ai fedeli potrà, nell'intenzione della Chiesa, essere plenaria o parziale (50).
Se essa è parziale, come potrebbe essere misurata, sempre secondo la intenzione della Chiesa, se non in riferimento all'opera di penitenza alla quale detta indulgenza è stata annessa? «Per mezzo di una indulgenza parziale aggiunta a una preghiera o a un'opera pia, l'autorità ecclesiastica concede al fedele, dal tesoro della Chiesa, una remissione davanti a Dio della pena temporale proporzionata a quella che il compimento di tale preghiera o opera pia gli ha già ottenuto, tantam adhuc remissionem coram Deo poenae temporalis quantam ipse eadem prece vel pio opere jam acquirit» (51).
A questo punto è bene fermarci un istante. Concedendo le indulgenze che, per quanto preziose esse siano, non rappresentano che un bene spirituale secondario, il desiderio della Chiesa, abbiamo detto, è prima di tutto quello di intensificare la penitenza e la carità nel popolo cristiano. Ne consegue quindi, che si dovranno concedere le indulgenze tenendo conto del ritmo secondo il quale la carità cresce quaggiù in noi. Essa progredisce non con un movimento regolare e continuo, ma nella maniera in cui avanza la vita nelle piante e negli animali, prima accumulando delle riserve, poi procedendo per impulsi e a sbalzi (52). Le indulgenze parziali potranno corrispondere agli atti quotidiani della carità. Quelle plenarie, più rare, ai momenti in cui, con degli atti più forti e più ferventi di amore, la carità sale ad un livello superiore.
L'indulgenza plenaria, capace di liberare totalmente l'anima dalla pena temporale dei suoi peccati e di introdurla immediatamente nel cielo, può essere ottenuta plenariamente - ciò è evidente - soltanto se questa è immune da ogni attaccamento al peccato veniale; essa suppone un grado di purezza eminente, segni di un'ardente carità, alla quale l'approssimarsi della morte può disporre ma il cui accesso rimane difficile nella nostra debolezza. «Fai attenzione, dice santa Caterina da Genova: la confessione e la contrizione richieste per l'indulgenza plenaria sono cose difficili a compiersi» (53). Più frequentemente, sembra, l'indulgenza plenaria non viene acquistata che parzialmente. Analogamente, e ciò pure è chiaro, le indulgenze concesse come parziali saranno ricevute in proporzione alle disposizioni interiori del penitente. Di queste disposizioni interiori Dio, e non la Chiesa è giudice.

Fonte: CARD. CHARLES JOURNET
TEOLOGIA DELLE INDULGENZE

Titolo originale dell'opera THEOLOGIE DES INDULGENCES (da «Nova et vetera », 1966, II, Fribourg)
Estratto dall'ebook a cura di Totus tuus network (www.totustuus.it) 

lunedì 4 ottobre 2010

IL PARADISO È FELICITÀ ASSOLUTA

Il Paradiso, oltre ad essere felicità somma dell’anima, sarà pure felicità somma del corpo. La felicità assoluta consiste nell’assenza di qualsia si male e nel possesso di ogni bene desiderabile. Questa felicità assoluta si realizza esclusivamente in Paradiso, perché su questa terra, valle di lacrime, è impossibile.
Cerchiamo ora di applicare tale definizione al Paradiso. Immaginiamo con la nostra fantasia i momenti di gioia più viva che una persona può incontrare su questa terra: amore, ricchezza, fortune, divertimenti, soddisfazioni, onori, dignità, ecc. Immaginiamo i piatti più squisiti di godimenti umani che ci possono essere serviti. Ebbene, terminato l’elenco di essi, dobbiamo dire che tutto questo cumulo di godimenti sarà soltanto l’antipasto del banchetto celeste della felicità del Paradiso.
Se noi ci accontentassimo soltanto di questo gustoso piatto terreno, di questo cumulo di gioie e godimenti terreni, che abbiamo passati in rivista con la nostra fantasia, e non volessimo le portate di piaceri e godimenti soprannaturali di dimensione divina del Paradiso, noi rassomiglieremmo a quel tonto di Bertoldo (protagonista dell’omonimo racconto di Giulio Cesare Croce e figura tipica del contadino rozzo), il quale, invitato alla sfarzosa mensa del re, non voleva saggiare altro se non un piatto di cavoli lessi. Noi, purtroppo, abituati e intatuati dei beni e piaceri terreni, non sappiamo concepire e desiderare beni e godimenti immensamente superiori, quali sono quelli del Paradiso. Per esempio dire a una persona che in Paradiso non ci sarà più posto per i piaceri sessuali, significa mettere tale persona in condizione di capire ben poco una felicità priva di tali piaceri. In Paradiso non ci sarà più la funzione del sesso, come esplicitamente ha detto Gesù. Un giorno Egli fu avvicinato da un gruppo di Sadducei, membri di una setta religiosa ebraica che non credeva alla resurrezione dei corpi. Costoro, per mettere in imbarazzo Gesù e mettere in ridicolo la resurrezione, gli dicono (Mat. 22,24-30):
«Maestro, Mosè ha detto (Deut. 25,5-6): Se qualcuno muore senza figli, il fratello ne sposerà la vedova e così darà una discendenza al fratello. Ora c’erano tra noi sette fratelli. Il primo, appena sposato, morì e non avendo discendenza, lasciò la moglie al suo fratello. Così anche il secondo e il terzo fino al settimo. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla resurrezione, di quale dei sette essa sarà moglie? Poiché tutti l’hanno avuta per moglie». E Gesù rispose loro: «Alla resurrezione non si prende né moglie, né marito, ma si è come Angeli nel Cielo». In Paradiso dunque non cì si sposa più, ma si vive come Angeli. Questi non sposano perché, essendo puri spiriti, non hanno corpo e sesso. I Beati invece, pur riavendo in Paradiso i loro corpi con la distinzione del sesso — come afferma S. Tommaso — tuttavia non sposano perché la facoltà generatrice, essendo completato il numero dei Beati, cesserà per sempre la sua funzione, e quindi essi vivranno nella più assoluta purezza come gli Angeli.
Dio, per la moltiplicazione del genere umano sulla terra, (Gen. 1,27) creò «l’uomo: maschio e femmina» e pose nel cuore e nel corpo dell’uomo e della donna una forte attrazione reciproca per unirsi nel legittimo matrimonio istituito da Lui stesso (Gen. 1,28 e 2,24) «Siate fecondi e moltiplicatevi... per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne». Dio, creatore della natura con le sue ammirabili leggi, per incentivare la moltiplicazione degli uomini sulla terra e quindi dei Beati in Cielo, ha congiunto all’atto sessuale della funzione generatrice un grande piacere sensibile. Ebbene in Paradiso, ultimato ormai il numero dei Beati stabilito da Dio, la funzione generatrice cesserà per sempre e quindi non ci saranno più piaceri sessuali. Questi, essendo piccoli e brevi, non potrebbero più soddisfare l’immensa capacità di godimento del corpo risorto, per cui i piaceri sessuali saranno sostituiti da altri piaceri sensibili, molto più intensi di quelli terreni, che Dio escogiterà per la completa felicità dei suoi figli Beati con il loro corpo risorto.
I corpi risuscitati, per essere in grado di godere ebbrezze sensibili molto più intense di quelle terrene, saranno dotati di capacità senso ne molto più perfette di quelle che avevano in terra. E i Beati godranno tale cumulo di godimenti non con un senso solo o in una parte limitata del corpo, come avviene sulla terra, ma con tutti i cinque sensi insieme (ciascuno alla sua maniera) e con tutte le membra del corpo insieme. Né si dica che la Visione Beatifica di Dio supplirà abbondantemente a tutto ciò che l’uomo può desiderare, perché la Teologia, i Dottori della Chiesa, come S. Bernardo e S. Tommaso d’Aquino, insegnano che in Paradiso le anime, nonostante siano felici, tuttavia sentono la mancanza del loro corpo, perché è esigenza insostituibile della natura umana composta di anima e di corpo, e perciò i Beati, se non dovessero più riavere i loro corpi, rimarrebbero per sempre col desiderio istintivo più potente insoddisfatto, e quindi non sarebbero pienamente felici, il che non può ammettersi in Cielo.
Inoltre se i Beati dovessero godere soltanto spiritualmente con l’anima e non col corpo, la resurrezione di quest’ultimo sarebbe del tutto inutile, e Dio non fa cose inutili. Egli non ci ha creati puri spiriti come gli Angeli, ma composti essenzialmente di anima e di corpo, di spirito e materia, perciò in Paradiso godremo con l’anima e col corpo.
Il corpo, che su questa terra sopporta una parte notevolissima delle prove dolorose, in Paradiso ha diritto a una parte notevolissima del premio celeste confacente alla sua natura.
Inoltre, se i godimenti sensibili del corpo risorto, per ricompensare i Beati delle sofferenze, dei dolori, dei sacrifici sostenuti sulla terra per restare fedeli a Dio, non dovessero non solo uguagliare, ma superare immensamente i godimenti sensibili della vita terrena, il Signore non sarebbe quell’onnipotente e quel generoso rimuneratore che Egli è. Perciò, Dio, infinitamente potente e infinitamente giusto, farà godere ai suoi figli Beati anche col loro corpo risorto le massime ebbrezze sensibili adattate ai loro cinque sensi.
Non sta a noi suggerire a Dio per quali vie le massime ebbrezze sensibili potranno insinuarsi in tutte le nostre membra gloriose e immortali; per quali vie esse potranno permearle non in una sola parte, come avviene quaggiù sulla terra, ma tutte quante per intero; per quali vie esse potranno colmare di felicità tutti i nostri cinque sensi, pur vivendo nella purezza degli Angeli. A noi, per intuire che i piaceri dei nostri sensi, resi perfetti, raggiungeranno intensità impensabili su questa terra, basta sapere che Dio rimetterà a nuovo tutto l’universo materiale per la gioia dei suoi figli beati (Fonte: Il paradiso).

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GLI ANGELI NELLA VITA DEI SANTI

"Ogni fedele ha al proprio fianco un angelo come protettore o pastore, per condurlo alla vita". san Basilio di Cesarea "I più grandi santi e gli uomini di Dio hanno vissuto nella familiarità degli angeli, da ant'Agostino a J.K. Newman". card. J. Danielou Nella vita dei mistici e dei santi gli "incontri angelici" sono frequenti. Ecco alcuni esempi significativi:

SAN FRANCESCO D'ASSISI (1182-1226) La devozione di San Francesco per gli angeli è descrit­ta da san Bonaventura in questi termini: "Con insepa­rabile vincolo d 'amore era unito agli angeli, a questi spiriti che ardono d'un fuoco meraviglioso e, con esso, pene frano in Dio e infiammano le anime degli eletti. Per devozione verso di loro, a cominciare dalla festa dell 'Assunzione della Vergine santissima, digiunava per quaranta giorni, dedicandosi continuamente alla preghiera. Era particolarmente devoto a san Michele arcangelo".
SAN TOMMASO D 'AQUINO (1225-1274) Durante le sua vita ebbe numerose visioni e comunica­zioni con gli angeli, oltre a dedicare loro particolare attenzione nella sua Summa teologica (S Th. I, q.50-64). Ne parlò con così tanta acutezza e penetrazione e seppe esprimersi nella sua opera in maniera così convincente e suggestiva, che già i suoi contemporanei lo definiro­no "Doctor Angelicus", Dottore Angelico. Esseri di natura puramente immateriale e spirituale, di numero incalcolabile, diversi per saggezza e perfezio­ne, suddivisi in gerarchie, gli angeli, per lui, sono esi­stiti da sempre; ma furono creati da Dio, forse prima del mondo materiale e dell'uomo. Ogni uomo, sia esso cristiano o non cristiano, ha un angelo custode che non lo abbandona mai, neppure se è un grandissimo peccatore. Gli angeli custodi non impediscono che l'uomo faccia uso della sua libertà anche per compiere il male, tuttavia operano su di lui illuminandolo e ispirandogli buoni sentimenti.
BEATA ANGELA DA FOLIGNO (1248-1309) Affermò di essere stata inondata di gioia immensa alla vista degli angeli: "Se non l'avessi sentita, non avrei creduto che la vista degli angeli fosse capace di dare una tale gioia". Angela, sposa e madre, si era conver­tita nel 1285; dopo una vita dissoluta, aveva iniziato un cammino mistico che l'aveva portata a divenire perfet­ta sposa di Cristo che le era apparso più volte insieme agli angeli.
SANTA FRANCESCA ROMANA (1384-1440) La santa più conosciuta e amata dai romani. Bella e intelligente, avrebbe voluto essere sposa di Cristo, ma per obbedire al padre acconsentì al matrimonio con un patrizio romano e fu madre e sposa esemplare. Rimasta vedova si dedicò completamente alla vocazione religio­sa. È fondatrice delle Oblate di Maria. Tutta la vita di questa santa è accompagnata da figure angeliche, in particolare sentiva e vedeva accanto a sé sempre un 'angelo. il primo intervento dell'angelo è del 1399 salvando Francesca e sua cognata che erano cadute nel Tevere. L'angelo si presentava come un bambino di 10 anni con i capelli lunghi, gli occhi splendenti, vestito di una tunica bianca; fu soprattutto vicino a Francesca nelle numerose e violente lotte che ella dovette soste­nere con il diavolo. Questo an gelo fanciullo rimase accanto alla santa per 24 anni, poi fu sostituito da un altro molto più risplen­dente del primo, di gerarchia superiore, che restò con lei fino alla morte. Francesca fu amatissima dal popo­lo di Roma per la straordinaria carità e le guarigioni che otteneva.
PADRE PIO DA PIETRELCINA (1887-1968) Devotissimo all 'angelo. Nelle battaglie numerose e du­rissime che dovette sostenere con il maligno, un perso­naggio luminoso, certo un angelo, gli fu sempre vicino per aiutarlo e dargli forza. "Che l'angelo ti accompa­gni" diceva a chi gli chiedeva la benedizione. Una volta disse: "Pare impossibile quanto siano obbedienti gli angeli!".
TERESA NEUMANN (1898-1962) Nel caso di un'altra grande mistica del nostro tempo, Teresa Neumann, contemporanea di Padre Pio, trovia­mo un contatto quotidiano e sereno con gli angeli. Essa nacque nel paesino di Konnersreuch in Baviera nel 1898 e qui morì nel 1962. Il suo desiderio sarebbe stato quello di farsi suora mis­sionaria, ma nefu impedita da una grave malattia, con­seguenza di un incidente, che la rese cieca e paralizza­ta. Per anni rimase a letto, sopportando serenamente la propria infermità e fu poi improvvisamente guarita pri­ma dalla cecità poi dalla paralisi, per l'intervento di Santa Teresa di Lisieux di cui la Neumann era devota. Ben presto incominciarono le visioni della passione di Cristo che accompagnarono Teresa per tutta la vita ri­petendosi ogni venerdì, in più, gradualmente, si mani­festarono le stigmate. In seguito Teresa avverti sempre meno il bisogno di nutrirsi, poi smise completamente di mangiare e di bere. Il suo digiuno totale, controllato da apposite com­missioni nominate dal vescovo di Ratisbona, durò ben 36 anni. Riceveva quotidianamente solo i 'Eucaristia. Più di una volta le visioni di Teresa ebbero come ogget­to il mondo angelico. Del proprio angelo custode per­cepiva la presenza: lo vedeva alla propria destra e vedeva anche l'angelo dei suoi visitatori. Teresa ritene­va che il suo angelo la proteggesse dal demonio, la sostituisse nei casi di bilocazione (ella fu vista spesso contemporaneamente in due luoghi) e l'aiutasse nelle difficoltà. Per avere altre testimonianze di santi sull'esistenza e sul loro rap­porto con gli angeli rimandiamo al capitolo "Preghiere all'angelo custode". Tuttavia, oltre ai santi riportati in questo volume, molti altri hanno vissuto episodi significativi legati a questi messaggeri celesti tra cui: san Felice di Noia, Santa Margherita da Cortona, San Filippo Neri, Santa Rosa da Lima, Santa Angela Merici, Santa Caterina da Siena, Guglielmo di Narbona, Benedetta la veggente del Laus ecc. (Fonte: Gli angeli).



LA SACRA BIBBIA INTERATTIVA

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La versione CEI