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"Chi salva un'anima, ha assicurata la propria alla felicità eterna" (Sant'Agostino).

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Novità - Suor Pura Pagani - la suorina di Verona he faceva miracoli come Padre Pio

lunedì 23 agosto 2010

Il castello interiore (Santa Teresa d'Avila)

In questo post vogliamo proporvi l'introduzione de "Il castello interiore" uno dei più bei libri di spiritualità scritti da Santa Teresa d'Avila. Un testo per la crescita e il cammino spirituale. Seppur scritto già da alcuni secoli, questo libro si può considerare ancora di grande attualità.
Ci sembra particolarmente adatto a chi desidera iniziare il cammino dell'orazione indicato dalla santa in altre sue opere (Vita, Cammino di perfezione).

Oggi stavo supplicando il Signore di parlare in luogo mio, perché non sapevo cosa dire, né come cominciare ad obbedire al comando che mi è stato imposto, ed ecco quello che mi venne in mente. Mi servirà di fondamento a quanto dirò.
Possiamo considerare la nostra anima come un castello fatto di un sol diamante o di un tersissimo cristallo, nel quale vi siano molte mansioni, come molte ve ne sono in cielo
Del resto, sorelle, se ci pensiamo bene, che cos’è l’anima del giusto se non un paradiso, dove il Signore dice di prendere le sue delizie?
E allora come sarà la stanza in cui si diletta un Re così potente, così saggio, così puro, così pieno di ricchezze? No, non vi è nulla che possa paragonarsi alla grande bellezza di un’anima e alla sua immensa capacità!
Il nostro intelletto, per acuto che sia, non arriverà mai a comprenderla, come non potrà mai comprendere Iddio, alla cui immagine e somiglianza noi siamo stati creati. Se ciò è vero – e non se ne può dubitare – è inutile che ci stanchiamo nel voler comprendere la bellezza del castello. Tuttavia, per avere un’idea della sua eccellenza e dignità, basta pensare che Dio dice di averlo fatto a sua immagine, benché tra il castello e Dio vi sia sempre la differenza di Creatore e creatura, essendo anche l’anima una creatura...

..Come ho detto, questo castello risulta di molte stanze, alcune poste in alto, altre in basso ed altre ai lati. A1 centro, in mezzo a tutte, vi è la stanza principale, quella dove si svolgono le cose di grande segretezza tra Dio e l’anima.
Considerate bene questo paragone di cui forse Dio si compiacerà di servirsi per farvi intendere qualche cosa delle grazie che Egli si degna di accordare alle anime e la differenza che le distingue.
Ciò, naturalmente, fin dove ho inteso che sia possibile, perché, data la loro moltitudine nessuno è in grado di conoscerle tutte: tanto meno io che sono così misera.
Ma se il Signore ve l’accorderà, vi sarà di grande conforto sapere che lo può fare, mentre quelle che non ne sono favorite ne prenderanno l’occasione per lodare la sua infinita bontà.
Perciò, come non ci è di pregiudizio la considerazione della gloria del cielo e di quanto vi godono i beati, ma serve a rallegrarci e a spingerci per meritare anche noi quel che essi già godono, così non ci sarà di danno comprendere come sia possibile che un Dio tanto grande si comunichi fin da questo esilio con vermiciattoli così ripugnanti come siamo noi, ma ci muoverà ad amare una bontà così buona e una così infinita misericordia.
Chi si scandalizza nell’apprendere che Dio può far tante grazie fin da questo esilio, tengo per certo che sia senza umiltà e senza amore del prossimo. Se non fosse così, perché non dovrebbe compiacersi nel vedere Iddio far tali grazie a un suo fratello, quando ciò non vieta che le possa accordare anche a lui?
Perché non godere che Sua Maestà mostri la sua grandezza con chi meglio gli piace, poiché Egli alle volte non agisce che per questo, come disse del cieco a cui dette la vista, quando gli apostoli lo interrogarono se quella cecità era per i suoi peccati o per quelli dei suoi genitori? Risulta da ciò che se Egli dà a qualcuno le sue grazie, non è perché questi sia più santo degli altri a cui non ne dà, ma perché si manifesti in lui la sua grandezza, come già in S. Paolo e nella Maddalena, e perché noi lo lodiamo nelle sue creature.

lunedì 16 agosto 2010

La vita del mondo che verrà (Ebook spirituale al prezzo speciale di 9 euro)

Non combattiamo con armi e soldati, la nostra è una guerra contro realtà invisibili, spiriti decaduti, esseri soprannaturali vocati al male.

Non ci sono truppe corazzate o strategie militari sul campo di battaglia, la nostra lotta non è combattuta con armi comuni, ma contro entità invisibili, spiriti disincarnati intelligentissimi e potentissimi con i quali ogni giorno dobbiamo confrontarci.
Qual è il loro fine?
Distruggere l’opera di Dio, tutto ciò che ha creato e sprofondare l’Universo in un abisso senza fine.
E in questa battaglia tutti noi siamo protagonisti.

Costretto fra l’eterno dualismo tra il bene e il male, l’uomo nel suo breve passaggio terreno è chiamato ad una decisione irrevocabile che segnerà per sempre la sua esistenza futura: scegliere il suo destino eterno, tra il bene e il male.
Ciascuno compie questa scelta in piena libertà e consapevolezza verso il suo fine ultimo: l’eternità. Un’eternità di luce o di tenebre, di felicità o di dolore.
Le possibilità sono due e non si può tornare indietro: Gloria o dannazione, Paradiso o inferno, Amore, odio.

Tale è la visione cristiana delle realtà finali, dei novissimi o cose ultime per usare il termine teologico più appropriato.

Vista l’importanza della posta in gioco, questo combattimento non permette distrazioni e leggerezze.
Questo è “l’affare” più importante della nostra vita – tanto per citare l’illuminato Don Giuseppe Tomaselli – non c’è altra priorità, è una decisione irrevocabile dalla quale non si torna più indietro. Forse vale la pena dedicarvi un po’ del nostro tempo. 

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"LA VITA DEL MONDO CHE VERRA'" 
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sabato 14 agosto 2010

15 AGOSTO - Assunzione di Maria

L'Immacolata Vergine, preservata immune da ogni colpa originale, finito il corso della sua vita, fu assunta alla celeste gloria in anima e corpo e dal Signore esaltata quale regina dell'universo, perché fosse più pienamente conforme al Figlio suo, Signore dei dominanti e vincitore del peccato e della morte'. (Conc. Vat. II, 'Lumen gentium', 59). L'Assunta è primizia della Chiesa celeste e segno di consolazione e di sicura speranza per la chiesa pellegrina. La 'dormitio Virginis' e l'assunzione, in Oriente e in Occidente, sono fra le più antiche feste mariane. Questa antica testimonianza liturgica fu esplicitata e solennemente proclamata con la definizione dommatica di Pio XII nel 1950. (Mess. Rom.) Maria compare per l'ultima volta negli scritti del Nuovo Testamento nel primo capitolo degli Atti: Ella è in mezzo agli apostoli, in orazione nel cenacolo, in attesa della discesa dello Spirito Santo. Alla concisione dei testi ispirati, fa riscontro l'abbondanza di notizie sulla Madonna negli scritti apocrifi, soprattutto il Protovangelo di Giacomo e la Narrazione di S. Giovanni il teologo sulla dormizione della santa Madre di Dio. Il termine "dormizione" è il più antico che si riferisca alla conclusione della vita terrena di Maria. Questa celebrazione venne decretata per l'Oriente nel VII secolo con un decreto dell'imperatore bizantino Maurizio. Nello stesso secolo la festa della Dormizione viene introdotta anche a Roma da un papa orientale, Sergio I. Ma trascorse un altro secolo prima che il termine "dormizione" cedesse il posto a quello più esplicito di "assunzione".La definizione dogmatica, pronunciata da Pio XII nel 1950, dichiarando che Maria non dovette attendere, al pari delle altre creature, la fine dei tempi per fruire anche della redenzione corporea, ha voluto mettere in rilievo il carattere unico della sua santificazione personale, poiché il peccato non ha mai offuscato, neppure per un solo istante, la limpidezza della sua anima. L'unione definitiva, spirituale e corporea, dell'uomo con il Cristo glorioso, è la fase finale ed eterna della redenzione. Così i beati, che già godono della visione beatifica, sono in certo senso in attesa del compimento della redenzione, che in Maria era già avvenuta con la singolare grazia della preservazione dal peccato.Alla luce di questa dottrina, che ha il suo fondamento nella Sacra Scrittura, nel cosiddetto "Protoevangelo", contenente il primo annunzio della salvezza messianica dato da Dio ai nostri progenitori dopo la colpa, Maria viene presentata come nuova Eva, strettamente unita al nuovo Adamo, Gesù. Gesù e Maria sono infatti associati nel dolore e nell'amore per riparare la colpa dei nostri progenitori. Maria è dunque non solo madre del Redentore, ma anche sua cooperatrice, a lui strettamente unita nella lotta e nella decisiva vittoria. Quest'intima unione richiede che anche Maria trionfi, al pari di Gesù, non soltanto sul peccato, ma anche sulla morte, i due nemici del genere umano. E come la redenzione di Cristo ha la sua conclusione con la risurrezione del corpo, anche la vittoria di Maria sul peccato, con la Immacolata Concezione, doveva essere completa con la vittoria sulla morte mediante la glorificazione del corpo, con l'assunzione, poiché la pienezza della salvezza cristiana è la partecipazione del corpo alla gloria celeste.



mercoledì 11 agosto 2010

PREGHIERA RIPARATRICE ALL’ETERNO PADRE

Una povera Clarissa defunta apparve alla sua Abbadessa che pregava per lei e le disse: "Sono andata dritta al cielo perché, avendo recitato ogni sera questa preghiera, ho pagato tutti i miei debiti e sono stata preservata dal Purgatorio".

Recitarla ogni giorno con fede la sera prima di addormentarsi potrà evitare anche a noi il fuoco del Purgatorio.

Eterno Padre, per le mani di Maria addolorata Ti offro il Sacro Cuore di Gesù con tutto il suo amore, con tutte le sue sofferenze e con tutti i suoi meriti:

· per espiare i peccati che ho commesso quest'oggi e durante tutta la mia vita passata; 
Gloria al Padre... 

· per purificare il bene che ho mal fatto quest'oggi e durante tutta la mia vita passata; 
Gloria al Padre... 

· per supplire al bene che ho trascurato di fare quest'oggi e durante tutta la mia vita passata. Gloria al Padre...

martedì 10 agosto 2010

Madre Teresa - Un eco alle parole del Papa e della Chiesa

In più occasioni Madre Teresa è stata l’eco delle parole di molti Pontefici. Ad esempio, ogni volta che Giovanni Paolo II parlava su temi importanti della fede, su questioni religiose o sociali, la piccola suora difendeva a spada tratta il suo pensiero.
Ella condivideva in pieno le sue parole e interveniva, quando si presentava l’occasione, per spiegare, delucidare, chiarire quei punti che più difficilmente potevano trovare accoglimento nella società.

Papa Giovanni Paolo II e Madre Teresa furono grandi amici. Si incontrarono spesso e sono numerose le testimonianze fotografiche che ritraggono i due religiosi insieme.

Frequenti sono stati anche i viaggi del Pontefice a Calcutta. Nell’86 Papa Woytjla si recò nella Casa dei moribondi per condividere con i poveri la loro misera vita, per incoraggiarli e portare una parola di speranza a coloro che sono costretti, loro malgrado, a vivere un’esistenza ai margini, senza voce e diritti. Per Madre Teresa fu il giorno più bello della sua vita.
“La visita del Santo Padre  – presso la Congregazione della suora dei poveri - ha convalidato la missione di tutta la sua vita di servire Gesù “nel più penoso dei suoi travestimenti”[1].

Madre Teresa fu benvoluta e molto richiesta dai vertici ecclesiastici. La vollero in numerose occasioni ufficiali; il suo parere su questioni di fede o sociali era importante; durante le frequenti conferenze stampa gli occhi dei presenti erano catalizzati quasi sempre su di lei. Tutti ascoltavano con attenzione le sue illuminate deduzioni, le sue sapienti dissertazioni sui temi più disparati.

Nel 1975 venne scelta per diventare uno degli otto membri di una delegazione della Santa Sede al Congresso Mondiale delle Nazioni Unite. In quell’occasione, come in altre, pronunciò parole che toccarono gli animi, che conquistarono i favori di tutti coloro che l’ascoltavano.

La scrittrice Kathryn Spink afferma che “Madre Teresa veniva sempre più frequentemente invitata a partecipare a congressi della Chiesa, e ad altri convegni tra Chiese di differenti denominazioni. I punti di vista che esprimeva in tali circostanze erano sempre in completa conformità colla tradizionale dottrina della Chiesa cattolica romana che ella era chiamata a rappresentare, ma era anche capace di non tener conto dell’etichetta e delle attese convenzionali e di parlare con molta semplicità e a volte senza peli sulla lingua delle reali necessità che aveva incontrato nella sua esperienza diretta” (Op. cit. pagg. 194, 195).

Non ebbe mai paura e mai rifiutò di presenziare a qualche Congresso se aveva la certezza che questo era per la Gloria di Dio. E non si preparava mai discorsi, andava per lo più a braccio, anche se doveva incontrare personaggi importanti e parlare in circostanze complesse o difficili.

Prima di partecipare ai Congressi era solita passare molto tempo davanti al Tabernacolo. Si raccoglieva in preghiera per  ricevere la Sapienza che scende dai Troni Santi, la stessa che chiedeva Salomone in quella magnifica supplica contenuta nel libro della Sapienza (Sp. 9, 1-18).

Kathryn Spink afferma che “Una volta disse a Padre Van Exem[2] che prima di parlare andava in cappella, ci si tratteneva dieci minuti, e poi sapeva esattamente cosa dire[3] “I suoi discorsi - scrive ancora la Spink - erano semplici, a volte sgrammaticati, spesso ripetitivi, ma venivano direttamente dal cuore”[4].


[1] Egan, op. cit. pag. 12. 
[2] Padre Van Exem era uno dei suoi confessori. Un uomo di grande fede e generosità. Quando Madre Teresa dovette affrontare una difficile operazione chirurgica, pregò il Signore di risparmiare la vita della suora e di prendere la sua. La Madre poteva ancora fare del bene. Egli chiese a Dio questa grazia perché era sicuro che avrebbe ancora potuto servire nel mondo. Questo atteggiamento, che in teologia si definisce “sostituzione vicaria”, si può e si deve adottare quando lo Spirito Santo ci ispira a farlo. Gli esempi dei santi testimoniano l’uso frequente di questa pratica (Padre Pio, i pastorelli di Fatima, san Paolo, San Francesco, ecc.). La sostituzione vicaria, non sempre prevede uno scambio così importante ed impegnativo come può essere la vita. Ciascuno di noi pregando e soffrendo, ad esempio a favore di un ammalato, di una persona che non crede in Dio, può con le sue orazioni, ottenere un supplemento di grazie dal Cielo che possono essere utili per la guarigione di quel malato o la conversione di quel peccatore. 
[3]  Op. cit. pag. 209.
[4]  Ibidem, pag. 210.

ESTRATTO dall'ebook: 
"Madre Teresa - la santa dei poveri" di Beppe Amico
scaricalo da Lulu, una delle più grandi librerie on line.
Disponibile anche la versione pdf per il download immediato.



venerdì 6 agosto 2010

La forza della fede - Un racconto edificante

Voglio raccontarvi ciò che mi disse una signora qualche tempo fa. Parlavamo di Dio, delle realtà invisibili, di tutto ciò che è celato agli occhi dei mortali e in qualche modo impenetrabile, incomprensibile, che si svela a noi con le ragioni del cuore e con la forza della fede che portiamo nel cuore.
 Questa signora, impegnata in un cammino spirituale, nelle sue orazioni chiedeva insistentemente di poter amare Gesù con tutta se stessa. Una delle domande che rivolgeva più frequentemente a Dio nelle sue suppliche era questa: “Fa che possa amare Gesù, con tutta la mia forza e la mia anima. Sò che sono incapace di farlo come dovrei e me ne scuso con Te. Sono troppo fragile, non ho una volontà decisa, i miei peccati e le mie miserie mi impediscono di avanzare come vorrei nel mio cammino verso il mio Signore”.
 E poi rivolgendosi a Gesù diceva: “Scusami se non sono capace di amarti più di me stessa, più dei miei figli. Loro li ho generati, li ho allattati, cresciuti, ora li vedo nel fiore degli anni e come posso non amarli? Tu invece, pur essendo nel mio cuore in ogni momento, sei per me un mistero che non riuscirò mai a comprendere. Mai ti ho visto, mai ti ho sentito, mai ho potuto capire dov’eri nei momenti in cui la vita è stata difficile e ingrata con me”.

La signora si scusava della sua fede fiacca (magari una simile fede la avessimo tutti) e pregava Gesù di aumentarla e di darle nel contempo una risposta a questa domanda.
Nell’orazione si sentì dire molto intimamente: “Mi chiedi se c’ero figlia mia, dov’ero quando soffrivi, che facevo quando attraversavi ogni sorta di tribolazioni? Ebbene ti dico che ti ho accompagnato sempre nel pellegrinaggio della vita.
Ero lì, con te, quando la miseria ti opprimeva e trovavi sempre il modo di mettere in tavola qualcosa da mangiare per te e per i tuoi figli. Ero vicino a voi tutti quando eravate oppressi dallo scoraggiamento e dal dolore, ti ho donato altri figli quando la vita ti è apparsa insignificante per la morte di uno di loro, ti ho assistito anche quando facevi quel concorso che ti ha ottenuto un posto di lavoro dignitoso e redditizio.
 Ovunque ero con te figlia del mio cuore. E tu dici che non mi conosci! Ah se gli uomini sapessero quanto li vado cercando. Non sono giudice, ma Amore compassionevole e per ognuno di loro rinnoverei il sacrificio del Calvario pur di salvarli dalla rovina e dalla morte”.

Tratto da: BEPPE AMICO  "Il sogno di David - l'amore si conosce nel dolore" di prossima pubblicazione in versione ebook. Copyright 2010 - Tutti i diritti riservati


LA SACRA BIBBIA INTERATTIVA

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