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"Chi salva un'anima, ha assicurata la propria alla felicità eterna" (Sant'Agostino).

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Novità - Suor Pura Pagani - la suorina di Verona he faceva miracoli come Padre Pio

martedì 13 luglio 2010

ATTO DI AMORE di S. Giovanni M. Vianney - Curato D'Ars


Ti amo, mio Dio, e il mio desiderio
é di amarti fino all’ultimo respiro della mia vita.

Ti amo, o Dio infinitamente amabile,
e preferisco morire amandoti,
piuttosto che vivere un solo istante senza amarti.

Ti amo, Signore, e l’unica grazia che ti chiedo
è di amarti eternamente.

Ti amo, mio Dio, e desidero il cielo,
soltanto per avere la felicità di amarti perfettamente.

Mio Dio, se la mia lingua non può dire ad ogni istante: ti amo,
voglio che il mio cuore te lo ripeta ogni volta che respiro.

Ti amo, mio divino Salvatore, perché sei stato crocifisso per me,
e mi tieni quaggiù crocifisso con te.

Mio Dio, fammi la grazia di morire amandoti
e sapendo che ti amo.

Il dolore (tratto da "Dio e le miserie umane" di Don Giuseppe Tomaselli

Il dolore è il compagno dell'uomo; si nasce piangendo e quando si muore una lacrima ancora esce dagli occhi; ben a ragione il mondo si chiama « valle di la­crime ». Ci sono nella vita anche delle rose, ma presto appassiscono e non sono mai senza spine.
Per colui che non ha la luce della fede divina, il dolore è un problema inespli­cabile. Noi consideriamolo alla luce so­prannaturale ed in tal modo non solo sa­premo spiegarlo, ma saremo anche in grado di apprezzarlo.

Origine del dolore

Iddio, sommo bene e felicità per es­senza, ha creato e continua a creare per amore, per rendere partecipi della sua felicità tutti gli esseri. Creò per primi gli Angeli, puri spiriti, a sua immagine e so­miglianza, per beatificarli della sua pre­senza. Però Egli mise alla prova la loro fedeltà; una parte rimase fedele, un'al­tra parte si ribellò con a capo Lucifero, l'Angelo più bello del Paradiso. Subito Iddio creò l'inferno, luogo dei tormenti, e vi precipitò tutti gli Angeli ribelli, che ora chiamiamo demoni. Per queste infe­lici creature alla gioia si sostituì l'eterno dolore.
In seguito il Signore creò altri esseri ragionevoli, di natura inferiore agli An­geli, per renderli felici su questa terra ed ammetterli poi nell'altra vita alla sua visione beatifica. Infatti, il primo uomo, Adamo, e la prima donna, Eva, furono posti nel Paradiso terrestre, luogo di de­lizie. Niente loro mancava per essere fe­lici naturalmente. Di più, avrebbero do­vuto trasmettere i beni di cui erano stati dotati ai loro figliuoli per naturale di­scendenza. Iddio mise alla prova le due prime creature, umane, esigendo da loro una testimonianza di amore e di fedeltà.­ Adamo ed Eva peccarono, mangiando il frutto proibito; il peccato fu molto gra­ve, poiché più che peccato di gola, quel­lo fu peccato di disubbidienza e di fine superbia, volendo diventare simili a Dio.
Commesso il male, il Creatore spogliò di molti doni i nostri progenitori e ne restarono privi essi e privi i loro discen­denti. Allora entrarono subito nel mon­do le sofferenze, la fatica del lavoro quo­tidiano, le malattie, la morte e tutto il cumulo di miserie che oggi riscontriamo in questa valle di pianto. Il dolore è dun­que conseguenza del primo peccato ed essendo realmente contro natura, o me­glio, contro la prima istituzione voluta da Dio, per questo esso ripugna a tutti.

Il dolore è un male?

Il male è la privazione del bene. Il do­lore, venendo dalla privazione di ciò che ci apporta godimento, come tale si dice che è male. Tuttavia se è male riguardo agli uomini, non è tale riguardo a Dio. Davanti alla Divinità è vero male sol­tanto il peccato.

L'Uomo dei dolori

Essendo il dolore l'eredità di ogni crea­tura, il Figlio di Dio, facendosi uomo, volle assoggettarvisi. Egli abbracciò ogni specie di sofferenza, sino a farsi chiama­re l' “Uomo dei dolori”.
Gesù Cristo durante la sua vita ter­rena volle soffrire innanzi tutto per scon­tare le iniquità umane e dimostrarci il suo amore e poi per nobilitare la sofferenza e per insegnare a tutti come si debba soffrire.
Non è qui il caso di ricordare i pati­menti particolari di Gesù Cristo. La sua vita fu un continuo patire, dal primo va­gito emesso nella squallida grotta di Bet­lemme, all'ultimo respiro emesso stando inchiodato sulla Croce in un mare di tormenti.
Gesù Cristo doveva essere il modello di tutti gli uomini; se Egli avesse trovata una via migliore di quella del patire, l'a­vrebbe abbracciata e l'avrebbe insegnata a noi. Giacché volle menare una vita do­lorosissima, è segno che la sofferenza è una condizione necessaria per entrare in Paradiso.

L'Addolorata

Chi è più elevato della Madonna? Essa è Vergine e Madre, ripiena di ogni grazia, Madre del Figlio di Dio in­carnato, superiore alle più nobili crea­ture angeliche. Eppure Iddio non le ri­sparmiò le sofferenze. Dal momento in cui la Madonna accettò di diventare Ma­dre del Redentore, cominciò ad assag­giare il calice del dolore. Quando Ella presentò al Tempio il Bambino Gesù, le fu predetto dal santo vecchio Simeone che la spada del dolore avrebbe trapas­sato il suo cuore. Tutte le sofferenze fisiche e morali di Gesù Cristo avevano ri­flesso nel cuore materno della Madonna. Sul monte Calvario, mentre il Redentore agonizzava, la Vergine SS. agonizzava ai piedi della Croce, prendendo viva parte ai dolori del Figlio. Giustamente Essa è chiamata l'Addolorata, cioè la Donna dei dolori.
Se il patire fosse stato un male, avreb­be il Signore permesso che la sua Madre diletta ne fosse colpita? No, certamente!

Le anime privilegiate

Non soltanto la Madonna, Correden­trice del genere umano, ma neppure gli Apostoli e gli altri Santi furono rispar­miati dal dolore, poichè più una persona si avanza nella santità e più cresce in es­sa la sofferenza. Se si riscontra infatti la vita dei più grandi Santi, subito si con­stata come la sofferena è in proporzione allo loro santità.
La storia della Chiesa enumera tanti Stimmatizzati. Sono costoro, uomini e donne, anime privilegiate da Dio e chia­mate ad un alto grado di perfezione. Co­me segno di predilezione, il Signore ha loro donato in parte i dolori della sua Passione; difatti gli Stimmatizzati han­no alle mani ed ai piedi le ferite sangui­nanti ed al costato una ferita nella dire­zione del cuore. Fra costoro troviamo S. Francesco d'Assisi, S. Caterina da Siena e S. Gemma Galgani.

LA SACRA BIBBIA INTERATTIVA

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La versione CEI