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Novità - Suor Pura Pagani - la suorina di Verona he faceva miracoli come Padre Pio

giovedì 20 maggio 2010

Padre Pio…vi raccontiamo i miracoli - Intervista a Gino Latilla (cantante)


Nel mese di gennaio ‘97 ebbi modo di realizzare alcune interviste per conto della radio con la quale lavoro. L’inchiesta era: “La fede nel mondo dello spettacolo. Contattai la redazione di “Domenica in” e parlai con Fabio Palcidi che curava i magnifici sette. Li intervistai tutti in un giorno. Qualche domanda ad ognuno, solo poche battute. Fra questi c’era anche Gino Latilla che come ben sappiamo è un vero devoto di Padre Pio. La sua storia, già edita da altri biografi e storici del monaco stigmatizzato, è molto bella e toccante. In quello che ci ha raccontato, al di là delle cose già note, abbiamo riscoperto un Gino Latilla un po’ inedito. Sentiamo la sua esperienza con il frate dei miracoli:

“Io ho avuto un’educazione particolarissima. Ho studiato con i padri gesuiti e quindi è facile capire quale sia la mia formazione, come sia stata impostata la mia vita per quello che attiene lo spirito. Durante quegli anni mi è stato insegnato tanto e tutto mi è servito. Direi che ho cominciato a cantare nel coro della nostra scuola. Ricordo di aver avuto un professore di altissimo livello: Aldo Moro. Lui veniva al doposcuola e ci faceva le ripetizioni. La mia vita è stata sempre caratterizzata dalla fede.
Quando devo chiedere qualcosa, domando aiuto ai santi, alla Madonna, affinchè mandino qualche raggio di luce dal cielo. Io ho una specie di poesia che recito. Sono molto devoto a Padre Pio, e spesso gli dico queste parole, che forse potranno anche far sorridere qualcuno, ma le recito con molta tenerezza e molta fede in lui. La preghiera fa così: “Santo Padre Pio dalla barba bianca aiutami a trovare quello che mi manca”. E tutte le volte, quello che io cerco lo trovo. Ho conosciuto Padre Pio e penso che lui ora sia tanto vicino al Signore e nessuno di noi dalla terra può dare un giudizio sulla sua persona. C’è una sola cosa che mi dispiace: questo proliferare di devozione a Padre Pio di tanta gente - anche se non voglio essere giudice di nessuno, perchè non voglio essere giudicato - che con la religione ha molto poco da spartire. E mi riferisco in particolare a tutti gli inganni che i fedeli possono incontrare sul loro cammino spirituale, ai falsi profeti, ai veggenti, agli indovini che fingono di chiedere aiuto al Padre, oppure dicono loro stessi di essere in contatto con lui”.

Dopo il colloquio a “Domenica in”, ho ricontattato Gino Latilla subito dopo il Festival di Sanremo ‘97; eravamo d’accordo di sentirci il lunedì successivo presso la sua residenza di Firenze, per approfondire ciò che avevamo avuto modo solo di accennare. Ecco la sua testimonianza:

“Non so dire molto bene il periodo in cui conobbi Padre Pio. Meglio di me lo ricorda Luciano Rispoli, perchè ho incontrato il frate il giorno in cui lui si è sposato, nel giorno del suo matrimonio. Ed ora spiego ai lettori cosa accadde quel giorno: intanto io ero molto irritato per il comportamento che aveva Padre Pio. Mi domandavo come fosse possibile che la gente aspettasse tanto tempo per confessarsi da lui; ci volevano diversi mesi, bisognava mettersi in lista. Lo zio di Rispoli che faceva parte di un gruppo che aveva contatti continui con Padre Pio disse: “Guardi che se lui vuole, lei lo può vedere anche domani”. Io ero scettico e pensai tra me: “Non è vero, è una menzogna”.
L’indomani Padre Pio doveva celebrare il matrimonio di Rispoli e io avrei dovuto fare, visto che fra i regali che gli avevano fatto c’era anche una cinepresa, una ripresa filmata. Fu proprio Luciano a chiedermi: “Visto che tu sei più pratico, filmami la cerimonia”.
Accompagnai la sposa in chiesa e subito dopo portai la macchina al posteggio. Dopo aver sistemato l’automobile, presi la cinepresa e mi misi a correre verso la chiesa. Questa, per chi la conosce, ha un portone centrale e due laterali, io imboccai quello a sinistra che era aperto e cominciai a salire le scale. Trovai delle porte, le aprivo, entravo, passavo, cercavo un posto ideale per poter fare la ripresa filmata. Era mia intenzione raggiungere il coro che stava in alto, perchè mi sembrava il posto migliore per riprendere i momenti salienti della cerimonia. Sapevo che Padre Pio non voleva che si facessero fotografie, nè tantomeno riprese cinematografiche, decisi quindi di appollaiarmi, di nascondermi lassù in modo da riprendere tutto senza pericolo di essere redarguito.
Cercavo una scala per salire su nel coro, e ad un certo punto mi trovai ad aprire una porta e mi resi conto di essere finito, non so come, nella cella di Padre Pio. Rimasi stranito, non potevo credere che Padre Pio fosse là. Lo guardai con imbarazzo e lui fulminandomi con una delle sue occhiate mi disse in tono severo: “Che fai quì?”. Risposi: “Io in verità cerco l’organo...Padre”. “E lo cerchi quì? - sentii controbattere Padre Pio. “No, no - risposi - scusi, me ne vado subito”.
Avevo riconosciuto Padre Pio e sapevo anche che aveva un carattere piuttosto burbero, anche perchè la mattina avevo assistito ad un episodio poco simpatico a mio parere. Padre Pio dopo la Messa si metteva in raccoglimento. C’erano in foresteria, dove si trovava in quel momento il frate, degli uomini tutti in fila. Tra i tanti ce n’era uno che aveva un bambino. Ad un tratto il piccolo si svincolò dalla mano del padre e andò verso Padre Pio che era inginocchiato e rimasi stupito nel vedere il frate rivoltarsi in malo modo contro il bambino. L’episodio mi fece rimanere di stucco, perchè pensavo a ciò che diceva il Signore: “Lasciate che i pargoli vengano a me”. Senz’altro in quel momento il monaco non aveva certamente avuto un comportamento in pieno spirito evangelico. Perciò ero ancora più scettico e dubbioso riguardo a Padre Pio e alla sua spiritualità.
Ma ritorniamo al racconto di quel giorno: uscito dalla cella del frate, mi misi a salire ancora scale e ad aprire porte per un po’ di tempo, finchè arrivai al coro, mi sistemai nel posto dove ritenevo più opportuno e quale non fu la mia meraviglia nell’affacciarmi dal coro e constatare che la chiesa era deserta. Pensai che dovevano ancora cominciare e decisi di aspettare qualche minuto. Poi, vedendo che il tempo passava, scesi  e andai al ristorante dove avrebbero dovuto trovarsi per il pranzo di nozze e li trovai tutti a tavola. Avevano già cominciato a mangiare, e molti di loro mi chiesero dove fossi finito perchè non mi avevano più visto. Io chiesi: “Ma avete fatto il matrimonio? - loro risposero: “Macchè sei scemo?...si che l’abbiamo fatto!!!”. Spiegai a grandi linee tutti gli intoppi che avevo avuto, ma mi dissero che probabilmente ero andato a bere qualcosa fuori dal convento. Io giurai che non era così. Anzi devo specificare che feci innumerevoli giri nei corridoi del convento, aprii molte porte, e sempre mi trovai nella cella di Padre Pio. Questo accadde per tre o quattro volte, poi finalmente trovai la scala giusta e riuscii ad orientarmi, nonostante io abbia un senso dell’orientamento straordinario.
E quel giorno finì così. L’indomani andai da Padre Pio, o meglio nel corridoio dove solitamente passava e dove c’erano i suoi fedelissimi, tutti giovani. Ad un certo punto apparve  alla folla benedicendo tutti. Io mi inginocchiai e quando arrivò davanti a me si fermò; nessuno disse chi ero, si mise alla mia sinistra e mi fisso intensamente. A quel punto uno della folla disse: “Padre, questo è Gino Latilla, è uno della Rai”. In quel momento, il Padre mi diede tre botte sulla testa dicendomi una cosa che io non dirò mai a nessuno, me la porterò sempre con me. Si trattava comunque di una premonizione, perchè ho avuto modo di constatare che ciò che mi disse si è in parte verificato o si stà verificando. Non si è ancora verificato del tutto. Non posso dire nemmeno l’ambito in cui questa premonizione è stata detta e non è per tenere dei segreti, ma perchè è una cosa troppo intima e personale.
Riferendomi sempre all’episodio del giorno prima, ripensandoci mi stupii ciò che accadde, perchè sapevo benissimo che le porte del convento erano sempre chiuse ed era difficile arrivare a tu per tu con Padre Pio. Ebbene, io quella volta, arrivai nella cella, direttamente nella stanza dove stava il frate. Probabilmente lui voleva vedermi o io avevo il lasciapassare dei cieli per vedere lui. Certamente io non vidi Padre Pio in carne ed ossa perchè era in chiesa a celebrare il matrimonio, evidentemente era in bilocazione, io vidi il frate durante una bilocazione. Dopo quest’episodio pensai addirittura di aver avuto una specie di allucinazione e anzi mi sorpresi del fatto che era passato molto tempo. Per ciò che mi riguarda io ho sempre avuto l’impressione che fossero passati solo pochi minuti ed invece probabilmente erano passate molte ore.[1]
Ci sono poche interpretazioni ad episodi del genere. Io posso dirle che ora porto sempre Padre Pio con me. Ho una medaglia con la sua effigie che porto sempre addosso e che mi è stata data dai frati francescani. La tengo sempre con me e quando canto la porto sempre sul cuore. L’episodio di quel giorno non lo posso interpretare che come segno di protezione e di intercessione da parte del Padre.
Dopo quella volta non vidi più il frate e non ritornai nemmeno a San Giovanni Rotondo, ma sono convinto che lui mi segua ugualmente perchè ogni volta che c’è qualcosa che non va, lo invoco e tutto si sistema. Certo, questo è molto poco rispettoso nei confronti della religione, ma è un po’ la tendenza di tutti, quella di pregare di più e con più fervore solo quando si soffre, mentre quando le cose vanno un po’ meglio ci si dimentica un po’ di Dio.[2]
Io però posso dire che non dimentico mai i favori divini, sempre porto nel cuore la fede e ho tanto rispetto per coloro ai quali (i santi) chiedo l’intercessione, soprattutto Padre Pio.
Si parla spesso di profumi di Padre Pio, ebbene mi ero dimenticato di dire che quando mi capitò di fronte, quel giorno, avvertii un grande odore di acido fenico, non profumo, ma acido fenico, tanto è vero che pensai si trattasse di qualche medicinale che usava per le stimmate.

Che dire di Padre Pio...(quì si nota un Gino Latilla profondamente commosso, nonostante tutta intera l’intervista sia pervasa da questo sentimento). Io posso dire che ho rischiato la morte per una malattia in questi ultimi tempi. Una malattia che mi ha colpito all’improvviso. Ho avuto solo il tempo di rivolgermi a lui. Una notte forse l’ho visto...forse però...non ne sono certo. Non in sogno, ma mentre ero sveglio, quando mi trovavo in ospedale. Posso dirle che ho avuto una cosa dalla quale difficilmente si esce e comunque non si esce come  ne sono uscito io. Io sono in grado di giocare di nuovo a tennis, invece che essere ridotto come Modugno dopo la sua malattia.[3]
Ho promesso di ritornare a San Giovanni Rotondo, dopo aver finito i miei impegni di lavoro, senz’altro ritornerò, anche se mi hanno detto che il Gargano è diventata una specie di industria.
Ogni volta che ritorno sull’argomento, su ciò che accadde quel giorno, con Luciano Rispoli, mi accorgo che lui ne parla malvolentieri, anche se è molto devoto a Padre Pio. Hanno avuto anche loro molte grazie. La moglie non poteva avere figli e solo l’intervento del Padre ha permesso che ne potesse avere.
Oltre a ciò che le ho raccontato io ho avuto indubbiamente moltissime altre grazie; ora sono un po’ in pena per mia figlia, ma sono sicuro che si risolverà tutto con l’aiuto di Padre Pio. Con il Padre io posso certo dire di aver sfiorato la sensazione del Paradiso, anche se sono un po’ amareggiato perchè non ho avuto modo di approfondire la conoscenza con Padre Pio. Sò che mi avrebbe fatto molto bene. Come le dicevo io vengo da una scuola particolare, ho fatto il ginnasio e il liceo con i gesuiti, quindi questo mi provoca una sorta di conflitto interiore. Due cose mi hanno fatto soffrire nella mia vita. Ho pianto tanto per l’episodio che le ho detto e per non aver potuto meglio conoscere il Padre e poi per la morte di Aldo Moro che fu mio insegnante.
Se ora Padre Pio fosse vivo, mi metterei certamente a sua disposizione e cercherei di essere il suo bastone. Mi piacerebbe mettermi al servizio dell’opera del frate e lo farei con grande entusiasmo anche adesso che non c’è,  ma solo se fossi sicuro che non ci fossero speculazioni.
Per indirizzare meglio i giovani verso un cristianesimo più puro, bisognerebbe che la Chiesa fosse meno moderna, scevra da contaminazioni mondane, più povera”.      

 Beppe Amico (fondo privato dell'autore). 
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[1] Nella vita spirituale il computo del tempo è per lo meno molto diverso dai calcoli terreni. Basti ricordare che un’anima apparsa a Padre Pio per dirgli di intercedere affinchè avesse potuto volare presto in Cielo, chiama “crudele”, il povero e umile cappuccino da Pietrelcina, perchè questi gli aveva risposto che l’indomani, cioè dopo poche ore, avrebbe celebrato la S. Messa per la sua liberazione. A testimonianza che anche alcune ore nel Purgatorio o nell’aldilà sono evidentemente molto più lunghe rispetto a quelle terrene.
[2] Forse è per questo che si soffre molto.
[3] Senza ammetterlo, Latilla dice di essere stato colpito da un ictus cerebrale. Si deduce dal riferimento a Domenico Modugno.

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