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"Chi salva un'anima, ha assicurata la propria alla felicità eterna" (Sant'Agostino).

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Novità - Suor Pura Pagani - la suorina di Verona he faceva miracoli come Padre Pio

lunedì 19 aprile 2010

Teologia del PARADISO

Brano tratto da "Somma di teologia dogmatica" di G. Casali

PARADISO (= traduzione dall’ebraico: gan; dal persiano: pairidaeza=giardino; e dal greco;
paradeisos cui viene dato lo stesso significato) fu detto il giardino di delizie dove furono posti i nostri progenitori ed ora si usa per significare il cielo, dove i beati godranno l’eterna felicità.

TESI - Esiste il Paradiso, dove i 9iusti, che non hanno altro da espiare, subito vedono Dio faccia a faccia come Egli è, amandolo con amore beatifico e godendolo per sempre in diverso grado secondo i meriti.

É DI FEDE
dalla Costituzione «Benedictus Deus» di Benedetto XII (D. B. 530) la quale, contro coloro che credevano che la visione intuitiva avvenisse dopo il giudizio finale, defìnisce che: «le anime di tutti i Santi nelle quali non ci fu niente da purificare, quando morirono.., anche prima della riassunzione dei loro corpi e il giudizio generale… vedono la divina essenza con visione intuitiva ed anche facciale… e così vedendo godono della medesima divina essenza e da tale visione e godimento le loro anime… sono veramente beate ed hanno la vita e il riposo eterno».

Il Conc. di Firenze (D. B. 693) più concisamente completa:
«Le anime di coloro che dopo ricevuto il Battesimo non in- corsero in nessuna macchia di peccato, e anche quelle, che dopo contratta la macchia del peccato, o nei loro corpi o spogliate dai medesimi corpi sono purificate, sono ricevute in cielo e vedono chiaramente Dio, Uno e Trino, come è, tuttavia, secondo la diversità dei meriti, l’una più perfettamente dell’altra».
E Pio XII nella Enciclica «Mysticis Corporis» parlando della visione beatifica afferma: «…con questa in modo assolutamente ineffabile si potrà contemplare con l’occhio della mente innalzato da superna luce, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo assistere da vicino per la durata della eternità alle processioni delle Divine Persone, ed esser beati con somigliantissimo gaudio a quello con cui è beata la Santissima e indivisa Trinità».

PROVA: A) - dalla Scrittura. L’Antico Testamento tratta dei fine ultimo dell’uomo e della sua salvezza; ricorda lo sceòl (2, Macc. 7) dove andavano gli antichi giusti in attesa di seguire il Redentore al Cielo; non parla però della visione beatifica se non in modo oscuro: «Mi riempirai di gaudio col tuo volto» (Sal. 15, 11).

«I giusti vivranno in eterno e presso il Signore è la loro ricompensa» (Sap. 3, 16).
Nel Nuovo Testamento. Gesù nei Vangelo parla spesso del Regno dei cieli, che a volte significa solo l’inizio nella Chiesa militante, ma molte altre si riferisce proprio alla vita eterna:
«Beati i poveri in spirito…, beati coloro che soffrono per la giustizia, perché di loro è il regno dei cieli». E: «Beati i mondi di cuore perchè essi vedranno Dio». «Abbondante sarà la ricompensa nel cielo» (Mt. 5, 3-8-10-12).

Nell’ultimo giudizio i «benedetti dal Padre» possederanno «il regno» (Mt. 25-34); «risplenderanno come il sole nel regno del Padre» (Mt. 13, 43).
Altrove paragona i piccoli e i giusti, che a questi devono farsi simili, agli Angeli che «sempre vedono la faccia del Padre che è nei cieli» (Mt. 18 10; Mc. 12, 25).
S. Paolo afferma che fino a quando stiamo in questo mondo siamo come dei pellegrini dal Signore, ma coloro che muoiono in Cristo «sono presenti presso il Signore» (2 Cor. 5, 1-8; Fu.
1, 23). Nel giorno del giudizio tutti risorgeremo con quelle doti di cui già parlammo (p. 668); però in uno splendore differente «come una stella differisce dall’altra stella» (1, Cor. 15- 12 Ss.; e 13, 12).
«Figli di Dio, eredi di Dio, coeredi coi Gesù Cristo» possederemo come eredità il suo Regno.
Nel Paradiso la carità continuerà e sarà perfetta: «La carità non verrà mai meno» (1 Cor. 13, 8).
Verrà meno invece quello che ora è imperfetto, perchè là verrà ciò che è perfetto. Non più una semplice cognizione per mezzo del ragionamento che come in uno specchio, attraverso le creature ci fa vedere Dio oscuramente in un mistero; ma una visione diretta, chiara e intuitiva: «Vediamo ora attraverso uno specchio in un mistero, allora, invece, faccia a faccia. Ora conosco in parte, allora, invece, conoscerò come sono conosciuto», cioè come mi conosce Dio (Ivi 19, 12).

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