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domenica 11 aprile 2010

Le Rivelazioni private

da: "Somma di teologia dogmatica" (Giuseppe Casali) Imprimatur - EDIZIONI REGNUM CHRISTI – LUCCA 1955

La Rivelazione pubblica e ufficiale si chiude, come abbiamo detto, con la morte dell’ultimo Apostolo.
Molte volte però si sa di rivelazioni private, fatte a persone particolari e non a tutta la Chiesa.
Esse sono fatte per utilità loro e di altri, benché indirettamente possano portare un bene a tutta la Chiesa.
Quale è l’autorità di tali rivelazioni private? - Si debbono credere? - Quale il contegno della Chiesa verso di esse?
Lo spiegheremo in breve.

Esistono rivelazioni private. Le troviamo narrate anche nella Sacra Scrittura. Per esempio: Noè, fu avvisato da Dio del diluvio e comandato di costruire l’arca (Gen. 6,14 ss.); Sara fu ripresa perché non credette subito, che pure in età avanzata, avrebbe avuto un figli (Gen. 18,13); così pure Zaccaria (Lc. 1,20).

Anche in molte vite di Santi si legge che Dio ha loro parlato.
Quali I segni che Dio abbia parlato ad una persona privata?

Prima di tutto, per averne la morale certezza, è necessario che la rivelazione sia accompagnata da miracoli. Inoltre è necessario:
a) - per parte della materia che non si opponga in niente a quanto è stato rivelato pubblicamente e perciò a quanto insegna la Chiesa intorno alla fede e ai costumi. Dice S. Paolo (Gal. 1,8) «Ma quando anche noi o un angelo dal cielo vi annunziasse un Vangelo diverso, da quello che vi abbiamo annunziato, sia anatema». Deve perciò concordare anche coll’insegnamento comune dei Padri e dei Teologi: non deve indirizzare verso il male o impedire un bene migliore. Quando più assente rivelazioni private sono contraddittorie fra loro, è chiaro che non possono esser vere, almeno alcune.
b) - per parte degli effetti. Non può esser rivelazione di Dio una cosa che porti effetti cattivi, che spinga al male, che produca superbia e vanagloria in chi la riceve.
c) - per parte della persona. Per eccezione Dio può aver rivelato qualche cosa anche a persone cattive perchè si convertano. Ad esempio al Re Baldassar, apparvero delle dita che scrivevano sulla parete delle parole misteriose, spiegate poi da Daniele, che annunziavano la sua condanna (Dan. 5,5 ss.). Però ordinariamente la persona a cui vengano fatte rivelazioni deve essere molto virtuosa, e specialmente IL DOGMA 117 umile, obbediente, mortificata. Deve esser di mente equilibrata, e non facile alle suggestioni e impressioni nervose. Questo si riconoscerà anche dal fatto che non desidera le visioni; che non parla di sé.
anzi soffre di dover manifestare pubblicamente le divine rivelazioni.
Quando la rivelazione è accompagnata da simili garanzie deve esser creduta da chi l’ha ricevuta e da coloro per i quali è stata fatta. Gli altri, a cui non è diretta, possono credere, purché abbiano le prove sufficienti. Diciamo così perchè non sempre è facile avere le prove sufficienti, e in questo caso non c’è l’obbligo di credere. Quando invece ci sono abbiamo la certezza morale che tali cose sono state rivelate da Dio e in obbedienza alla sua autorità dobbiamo crederle.
I Teologi, eccetto i Salmaticesi, asseriscono comunemente che le rivelazioni private possono essere oggetto di fede divina, da credersi con la stessa virtù della fede con cui crediamo le verità rivelate pubblicamente. Ne portano per prova l’approvazione data da Dio a chi vi credette, o la disapprovazione a chi non vi credette, narrata nei brani della S. Scrittura che abbiamo citato.
Inoltre il Conc. di Trento dichiara che qualcuno può sapere per speciale rivelazione se sarà nel numero degli eletti, mentre gli altri non lo possono ritenere per fede ( D. B. 805, 825).
Quale il contegno della Chiesa? - Lo indica Benedetto XIV nella sua opera: «La Canonizzazione dei Santi» parlando delle rivelazioni private della Beata Ildegarda, S. Brigida, S. Caterina da Siena, S. Teresa.
Egli dice: «Si deve sapere che questa approvazione non è altro che una permissione, dopo maturo esame, perchè possano venir pubblicate per conoscenza ed utilità dei fedeli: a queste rivelazioni approvate in tal modo, benché non si debba né possa dare l’assenso di fede cattolica, si deve tuttavia l’assenso della fede umana, secondo le regole della prudenza, secondo la quale cioè, tali rivelazioni sono probabili e pienamente credibili».
La Chiesa agisce sempre con la più grande prudenza e nel riconoscimento delle rivelazioni private, come in quelle citate e come in molte altre più recenti (S. Margherita Alacoque, Lourdes, Fatima), si ferma al giudizio della probabilità e pia credibilità.
Pio X, nell’Enc. Pascendi, parlando di simili rivelazioni dice che non sono né approvate né condannate, ma semplicemente permesse, come da credersi piamente, per la sola fede umana, secondo quanto viene narrato e anche confermato da testimonianze e documentazioni. D’altra parte nessuna delle rivelazioni private può esser portata come argomento certo di qualche prova teologica. La Chiesa possiede già tutta la verità nel suo deposito della Fede.

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