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Novità - Suor Pura Pagani - la suorina di Verona che faceva miracoli come Padre Pio

martedì 30 marzo 2010

Come è morto Gesù

Pierluigi BAIMA BOLLONE
Così è morto Gesù: check up della Passione
tratto da: Avvenire, 30.5.1999.

Nei Vangeli la precisione di un referto medico. Attacco di panico nel Getsemani, traumi vari, disidratazione, asfissia e infine una trombosi coronarica
Intervista di Roberto Beretta 


E' come se avesse fatto l'autopsia a Cristo. Quel sabato stesso di Passione, dentro il sepolcro nuovo scavato nella roccia e comprato dal pio Giuseppe d'Arimatea; prima che rotolasse la pietra a custodire (almeno per una notte) il cadavere di Gesù di Nazareth. E quante cose scopre - in un corpo di ormai duemila anni fa - il bisturi accurato di Pierluigi Baima Bollone, 61 anni, direttore dell'Istituto di medicina legale dell'università di Torino (nonché del Centro internazionale di sindonologia).

Il professore seziona con la solita accuratezza dell'anatomo-patologo, scientificamente. E, anche se stavolta i suoi reperti sono soltanto letterari, arriva a conclusioni sorprendenti. «Gli ultimi giorni di Gesù», il volume che Baima Bollone fa uscire dopodomani per Mondadori (pp. 260), dovrebbe far discutere: perché, quanto a deporre sulla storicità dei Vangeli, potrebbe risultare l'equivalente di un papiro di Qumran. Lo scienziato torinese, infatti, riepiloga e discute i migliori risultati della ricerca medica internazionale sulla passione di Cristo, e ne conclude che il Nuovo Testamento è tutt'altro che un testo esclusivamente «teologico». Non potrebbe, vista la precisione nel descrivere i sintomi dell'agonia: con termini che, alla moderna scienza medica, tornano tutti credibili. E qui lo si vede in dettaglio.

Cominciamo dal check up di Gesù il giovedì santo, professore. Come stava il paziente?
"Si potrebbe dire molto in materia, basandosi sui Vangeli. Sappiamo anzitutto che Cristo ha avuto uno sviluppo regolare e armonico, dato che la sua famiglia si spostava in lunghi viaggi senza complicazioni per il bambino. Sappiamo pure che cresceva normalmente, come bambino attivo e capace di iniziativa (vedi l'episodio della fuga nel Tempio)".

C'è però anche qualche accenno di stress: Cristo era stanco per i viaggi e le privazioni?
"Sì, tant'è vero che i farisei lo scambiano per un cinquantenne quando non aveva ancora 40 anni. Insomma, Gesù era in buona salute ma un pò sciupato".

E quel giovedì notte, lei scrive, ebbe un attacco di panico nel Getsemani.
"Si tratta di un termine tecnico: non indica cioè un semplice stato di paura. Come descritto dagli evangelisti, soprattutto dal medico Luca, la situazione di Gesù corrisponde esattamente alla sindrome da attacco di panico scientificamente accreditata. Esistono infatti 13 sintomi tipici del panico e perché si possa dire di trovarsi in presenza di un attacco occorre che nel soggetto ne ricorrano almeno 4; ora, Cristo nell'orto degli ulivi risponde a parecchi: sudorazione, desiderio di fuggire, paura di morire, caduta a terra, angoscia... Insomma, nonostante gli evangelisti non avessero intenzioni mediche, in realtà sono stati clinicamente molto precisi".

E il sudore di sangue?
"E' una fenomenologia nota (anche se rara) e descritta come ematoidrosi, ovvero sudorazione tinta di sangue dovuta a un totale coinvolgimento neurovegetativo: un fenomeno psicosomatico, si direbbe oggi. Come medico non ho dunque nessuna difficoltà a credere a Luca, anche perché Gesù era ben conscio di quel che gli sarebbe capitato. Un'altra ipotesi è quella di un'emorragia cutanea psicogena".

Passiamo al processo. Lei ritiene che la proclamazione di essere il Figlio di Dio, compiuta da Gesù davanti al sommo sacerdote Caifa, sarebbe un'auto-accusa provocata dalle torture e dai traumi già subiti dal prigioniero.
"E' un'ipotesi credibile medicalmente e ben studiata dalla psicologia giudiziaria: infatti si tratta di uno dei comportamenti tipici dell'imputato ingiustamente accusato, che sotto stress tende a dichiarare la sua visione dei fatti per riabilitarsi dalle false accuse e ricostruire il suo senso di autostima. Dunque quel «Tu l'hai detto» pronunciato da Gesù davanti a Caifa potrebbe non essere una rilettura catechetica successiva: è invece scientificamente credibile che una persona in quelle condizioni reagisca così".

Si possono quantificare i dolori subìti da Cristo durante la passione?
"Ci sono anzitutto gli stati di stress psichico, come la paura e la frustrazione per la vergogna subìta con l'arresto. Poi la privazione del sonno, la fame e la sete, oltre alla fatica dei ripetuti interrogatori che dovevano essere estenuanti: paragonabili a quelli di un prigioniero di guerra. Quindi ci sono vari traumatismi contusivi: lo schiaffo di un servo del sacerdote Anna, le percosse dei soldati alla testa, e naturalmente le lesioni delle 39 flagellazioni che già da sole potevano essere mortali. Infine la spogliazione, ripetuta due volte, delle vesti: che deve aver sortito lo stesso effetto di quando si strappano le bende sulle ferite aperte".

Possiamo ricostruire com'era fatta la croce?
"Era probabilmente a «tau», cioè senza la sporgenza superiore, perché così risultava più facile sistemare il patibolo in cima al palo piantato per terra. Non c'era poi ragione che fosse alta, se si pensa che il Golgota era abbastanza elevato per consentire agli astanti di vedere. Ma quanto al resto - se avesse o no un sedile (come si usava talvolta) o un appoggio per i piedi, se siano stati usati 3 oppure 4 chiodi - non possiamo sapere nulla".

Un argomento usato anche contro padre Pio sostiene che egli aveva le stigmate sul palmo delle mani, mentre Gesù fu trafitto nei polsi. E' così?
"Non lo sappiamo esattamente. In ogni caso l'immaginario comune riferisce le piaghe al palmo, anche se la Sindone dice polso e l'unico caso di archeologia testimonia una crocifissione all'avambraccio".

Di che cosa è morto Gesù? L'ipotesi più corrente pare quella dell'asfissia.
"Non basta. L'asfissia non è compatibile col fatto che Gesù in croce parla più volte e col grido emesso prima di morire. Secondo me si è trattato di asfissia complicata da un fatto cardiaco terminale. Una trombosi coronarica, probabilmente, col sangue che coagula nelle coronarie. Il sangue di Gesù, infatti, per la disidratazione e le ferite era viscoso, povero d'ossigeno".

E perché solo tre ore d'agonia?
"In effetti, se crocifissi a braccia allargate, i condannati potevano resistere un giorno e oltre: da cui la rottura delle gambe per accelerare la morte. Ma l'organismo di Gesù era indebolito dalla situazione di base e dalle iper-torture subìte".

Infine la ferita al costato, da cui «uscì sangue e acqua»: cosa ci dice questo particolare?
"Che il sangue era separato nella componente sierosa e in quella rossa, quindi non era più vitale: Gesù era certamente già morto. Ma non è probabile che la lancia del soldato abbia colpito il cuore, perché poi di lì difficilmente il sangue riesce a uscire dal corpo: si ferma nel cavo pleurico. E' più accettabile che ci fosse un precedente accumulo di sangue nel torace, forse dovuto a un colpo di flagello".

Comunque, dopo la sua analisi, i Vangeli risultano attendibili dal punto di vista medico-legale.
"Perfettamente".

E cosa dice ad esegeti e teologi che, dalla scuola storico-critica in poi, tendono a considerare l'opera degli evangelisti come una semplice rilettura "catechetica", con scarso valore di cronaca?
"Non entro in merito. Dico solo che il riscontro medico legale è questo. E depone a favore della storicità dei Vangeli. Gli evangelisti non volevano fare un referto medico, però l'hanno fatto ed è scientificamente credibile".

A questo punto non si può trascurare quella che potrebbe essere la "prova del nove": la Sindone.
"No, della Sindone non si parla nel libro e ci tengo che si dica".

Perché?
"E' un problema di metodo: prima studiamo i Vangeli dal punto di vista medico, poi vedremo se i dati sono compatibili con l'uomo della Sindone. Ma in un altro libro".

Ci anticipi almeno se i risultati delle due indagini sono compatibili.
"Sì, lo sono".


mercoledì 17 marzo 2010

“IL VERBO S’E’ FATTO CARNE E ABITÓ FRA NOI” (S.Giov. I).

In questo brano vi proponiamo un frammento di uno scritto del Servo di Dio don Eugenio Bernardi, sacerdote trentino, scomparso da qualche anno in concetto di santità. Apprezzato e amato dai suoi confratelli e dai suoi figli spirituali ha lasciato molti scritti fra i quali anche una bellissima Passione di Gesù la cui prima edizione è stata pubblicata da Marietti di Torino negli anni '50.
In questo brano estrapolato da "IL GRANDE AMICO" - Trento, Scuola Tipografica Arcivescovile "Artigianelli" 1939, don Eugenio dipinge un Gesù umano, anzi descrive l'umanità di Gesù. Una meditazione che ci fa comprendere che Egli il Santo dei Santi si è fatto uguale a noi in tutto (tranne che nel peccato) e si è abbassato fino al punto estremo dando la vita per noi, anzi per ciascuno di noi.
Grande mistero...inconcepibile, meraviglioso...!!! 

"Al suo organismo fisico non mancò alcuno di quegli elementi dei quali è costituita la macchina umana. Egli ebbe un corpo costruito come il nostro, con le stesse membra; una testa d’una bellezza ideale, un viso d’una dolcezza affascinante; un petto sollevato dalle aspirazioni di polmoni sani e vigorosi, dalle pulsazioni d’un cuore ardente. Egli ebbe delle braccia robuste che non rifuggivano dal maneggiare i pesanti strumenti dell’operaio di Nazareth, delle mani levate spesso per benedire, dei piedi instancabili d’apostolo sempre in traccia delle pecorelle smarrite. Gesù ebbe pure tutte le facoltà proprie della vita spirituale: i sensi per i quali passano le impressioni esterne destinate a trasformarsi in cognizioni intellettuali, i sentimenti che rispondono come un’eco profonda ai pensieri, un’intelligenza che conosce, una volontà che delibera e sceglie, un cuore che ama e si sacrifica. Privare Nostro Signore dell’uno o dell’altro dei suoi organi o delle sue facoltà, d’un membro corporale o d’una potenza spirituale, sarebbe farne un uomo incompleto e mutilare il capolavoro dell’Incarnazione (Chollet, Psychologie du Christ, t. I. p. 6).
Nostro Signore ci assomiglia in tutto. Non solo nell’anatomia del corpo e dell’anima, ma anche nel funzionamento dell’uno e dell’altra. La sua intelligenza, come la nostra, conosce, giudica, confronta, ragiona. La sua volontà delibera, sceglie, ordina. Il suo cuore ha delle simpatie, ama e odia d’un amore appassionato e
d’un odio vigoroso, come il nostro. Ama, naturalmente, il bene e odia il male, tutto il male.
Gesù è in tutto simile a noi uomini.
Nel deserto, Egli patisce la fame (Matt. IV, 2). Ritornando da Betania in Gerusalemme, nelle prime ore del mattino, è ancora tormentato dagli stimoli della fame (Matt. XXI, 18). Il suo organismo ha bisogno di nutrimento come il nostro, ed Egli deve mangiare. S’adatta alle nostre condizioni e prende il cibo che può e quanto può. Un giorno è così oppresso dalla folla, che fa ressa intorno a Lui, che non gli è possibile neppure prendere un boccone: e dai “saggi” sarà giudicato come un fanatico, uno squilibrato.
Un’altra volta, mangerà alla tavola di Levi: e i suoi nemici Lo accuseranno di sedere a mensa coi peccatori e colle donne di malaffare. Se prende cibo, liberamente e come tutti gli altri uomini, i suoi avversari ne approfitteranno per istituire dei confronti odiosi tra Lui e il suo Precursore, il grande Penitente che s’accontentava di miele selvatico e di cavallette.
In ogni modo, Gesù è uomo davvero e soggiace alle nostre necessità: mangia, beve, dorme, e, dopo le grandi fatiche dell’apostolato, è oppresso da stanchezza.
In fondo alla barca dei suoi amici pescatori, Gesù dorme (S. Matt. VIII, 24). Il suo sonno è così profondo che i fischi del vento, l’urlo della procella e lo sballottamento della barca investita dai flutti non valgono a svegliarlo. Così avviene anche a noi, quando fatiche ingenti o veglie prolungate ci gettano in un torpore profondo, in un sonno imperioso, che resiste a tutti i richiami al fracasso più assordante, alle scosse più vigorose. Il sonno e la stanchezza hanno presa sul suo organismo. Dopo un lungo viaggio sotto un sole cocente - un viaggio compiuto a digiuno, e in condizioni di spirito senza dubbio pietose, attraverso la Samaria - Gesù dà segni di profonda stanchezza. 
Egli si ferma, divorato dalla sete, ansante, coperto di sudore e di polvere, presso il pozzo di Sichem. Fatigatus ex itenere (S. Giov. IV, 6). Le fatiche da Lui sostenute, il digiuno e la pena interiore che ne abbatte le forze, Lo rendono visibilmente più stanco dei suoi apostoli.
Contro la sua abitudine, contro il suo proposito dichiarato di non voler essere servito, Egli manda i dodici nella vicina città a prendere qualcosa da mangiare. Certo, non ne può più.
E’ vero che quella stanchezza era stata preordinata come un’occasione propizia e naturale, a rendergli possibile un incontro con una donna, con una povera peccatrice, ansiosa di mutar vita. Ma il fatto della stanchezza rimane.E dovette essere, quella, una stanchezza grande, un accasciamento delle forze visibili, una spossatezza generale, perché gli apostoli, ritornati dalla città con un po’ di provvigione, gli fanno affettuosamente premura di mangiare: Rabbi, manduca!".

La Passione di Nostro Signore

Una bella pagina tratta dalla vita di Gesù Cristo dell'abate Ricciotti che ci propone la cronaca delle ore della passione vissute dal nostro Gesù nell'orto degli ulivi. Lo scrittore ne fa un dettagliato resoconto, appassionato, circostanziato, commovente. In questo periodo che precede la Pasqua ci sembra un'ottima meditazione per i nostri spunti di riflessione spirituali. 

Il Gethsemani

§ 554. Giovanni, appena ha finito di riferire gli ultimi colloqui, prosegue: Avendo detto queste cose, Gesu' uscì con i discepoli suoi di la' dal torrente del Cedron, ove era un giardino nel quale entrò egli e i discepoli suoi. Sapeva però il luogo anche Giuda, che lo tradiva, perché spesso si era raccolto cola Gesu' con i discepoli suoi (Giov., 18, 1-2). L'indicazione che il prediletto giardino era di là dal torrente del Cedron già basta per concludere che era nella zona del monte degli Olivi: ciò del resto è affermato esplicitamente dai Sinottici, i quali comunicano anche che il giardino si chiamava Gethsemani. L'appellativo, presuppone un oliveto, munito del suo pressoio e protetto forse da un recinto, il tutto in pieno accordo col nome del monte stesso; una tradizione, che è nettissima già dal secolo IV, indica come il Gethsemani un luogo poco oltre il Cedron e lungo l'odierna strada da Gerusalemme a Bethania, dove sono tuttora superstiti olivi di straordinaria grandezza e di età milleniaria. Il cammino dal cenacolo al Gethsemani non era piu' che una comoda passeggiata. Nella chiara notte di plenilunio, alla frizzante aria primaverile, i reduci dal cenacolo scesero dalla Città Alta giu' nel Tyropeon, seguendo probabilmente l'antica strada a gradini recentemente scoperta, attraversarono il quartiere del Siloe (§ 428), uscirono quindi dalla città per la Porta della Fonte, e risaliti verso il settentrione oltrepassarono il Cedron raggiungendo il Gethsemani. Il giardino doveva appartenere a qualche discepolo o ammiratore di Gesù, e questi perciò se ne serviva liberamente. Chi sa che il suo proprietario non fosse lo stesso padrone del cenacolo? Ciò spiegherebbe più facilmente come mai fosse presente nel giardino il giovinetto con la sola sindone, se costui è veramente Marco (§ 561): ma trattandosi di ipotesi poggiata su altre ipotesi, non è il caso di insistere. Come altri poderetti di quel genere, anche il Gethsemani doveva avere vicino all'ingresso una casipola per riparo dell'ortolano e per deposito di roba; più in là c'era probabilmente pure una grotta scavata nel fianco del monte, e nella grotta era stato collocato (come si preferisce fare anche oggi) il torchio che dava il nome al luogo. In quella notte pasquale la zona era deserta, trattenendosi quasi tutti nell'intimità delle proprie case. Alla solitudine esterna corrispondeva lo stato d'animo della comitiva: come Gesù si mostrava triste lungo il cammino, così gli Apostoli rimasero taciturni e pensierosi. Giunti che furono al giardino, Gesù invitò la comitiva ad allogarsi alla meglio per passare la notte: e fu cosa facilissima per quegli orientali che erano abituati a dormire all'aperto ravvolti nel loro mantello, mentre questa volta trovarono il vantaggio di un ricovero e di foglie secche nella casipola o nella grotta. Al congedarsi da loro Gesù disse: Restate qui, mentre io vado più in là a pregare. 
Pregate per non entrare in tentazione! - Al momento poi di allontanarsi, egli prese con sé i tre testimoni della trasfigurazione, i prediletti Pietro, Giacomo e Giovanni (§ 403), conducendoli verso il luogo ove voleva pregare. 

§ 555. Discostati che furono, i testimoni dell'antica gloria compresero subito che adesso avrebbero assistito a ben altra manifestazione, perché a un tratto Gesù cominciò a sgomentarsi ed angosciarsi. Rivolto poi ai tre, allorché avranno tentato di consolarlo, esclamò: Tristissima è l'anima mia fino a morte! Restate qui, e vegliate con me! Anche quella compagnia, però, non gli dava sollievo. Nella sconfinata angoscia che l'opprimeva, egli cercò ancora di restar solo per pregare. Facendo uno sforzo immenso, con il volto illividito, le ginocchia vacillanti, le braccia tese in cerca di sostegno, egli si staccò da essi quanto un lancio di sasso, e alfine stremato cadde sul suo volto pregando. Non era il modo di pregare solito ai Giudei, che stavano ritti; era l'accasciarsi a terra di chi non ha più forza di reggersi in piedi e vuole pregare prostrato giù nella polvere. Intanto i tre testimoni, certamente turbati anch'essi, osservavano quello stramazzato gemente: nella serenità plenilunare, alla distanza forse di una quarantina di passi (un lancio di sasso), essi potevano vedere e udire distintamente tutto. Lo stramazzato gemeva: Abba (Padre)! Tutto e' possibile a te! Allontana questo calice da me! Tuttavia (sia fatto) non ciò che io voglio, ma ciò che (vuoi) tu! Il calice era un'espressione metaforica, frequente negli scritti rabbinici, per designare la sorte assegnata a qualcuno; la sorte qui prevista da Gesù è la suprema prova attraverso la quale il Messia deve pervenire al trionfo (§ § 400, 475, 495), è l'ora decisiva in cui il chicco di grano caduto in terra si disfà e muore ma per sprigionare nuova vita (§ 508). Quale differenza, pertanto, fra le disposizioni di spirito della domenica precedente e quelle di questa notte! Allora, nel Tempio, Gesù aveva prontamente e risolutamente respinto ogni titubanza davanti alla prova suprema (§ 508); in questa notte, a pochi momenti dall'inizio della prova, egli non solo è titubante ma prega esplicitamente il Padre celeste affinché la prova sia risparmiata: tuttavia la preghiera è condizionata al beneplacito supremo del Padre e la volontà dell'uomo è subordinata alla volontà di Dio. Non mai, in tutto il resto della sua vita, Gesù appare cosi veracemente uomo. Davvero che in quell'ora non già il cavaliere romano Ponzio Pilato, ma l'umanità intera avrebbe dovuto presentare Gesù al balcone dell'universo proclamando: Ecce homo! D'altra parte in quella stessa ora, più chiaramente forse che in seguito, si può misurare la smisurata angoscia che si riversò nello spirito di Gesù durante la sua passione: perciò a quella proclamazione terrestre Ecce homo! avrebbe forse risposto una voce celeste proclamando Ecce Deus! 

§ 556. La preghiera al Padre dovette essere ripetuta più e più volte, con l'uniformità di chi non chiede altro, con lo spasimo di chi si ritrova in indigenza estrema. Gli apparve però un angelo dal cielo, confortandolo. Il solo Luca (22, 43), che non è uno dei tre testimoni oculari ma si è informato da essi, dà questa notizia; egualmente egli solo, da psicologo e da medico, ha raccolto taluni particolari di ciò che allora avvenne: E fatto in agonia, piu' intensamente pregava. E divenne il sudore di lui quasi globuli di sangue scendenti giu' sulla terra.
L'agonia era per i Greci ciò che si svolgeva nell'”agone”, cioè il concorso degli aurighi e la tenzone degli atleti che lottavano per il premio: e la lotta esigeva dalle membra e dagli spiriti i più laceranti sforzi, le violenze più spossanti, onde nessuno si avvicinava a quella lotta senza un interno pavore e una trepidazione ansiosa. Più tardi, infatti, agonia significò in genere pavore o trepidazione, ma specialmente di chi è implicato nella somma lotta Contro la morte: tale il caso di Gesù. E fatto in agonia, piu' intensamente pregava. La preghiera, a cui egli
sempre aveva fatto paticolare ricorso nelle circostanze più solenni della sua vita, diventa suo unico rifugio in quest'ora suprema. E l'agonia si prolunga, e l'agonizzante o lottatore manifesta sul suo corpo gli effetti della lotta: trasuda, e il sudore di lui diviene quasi globuli di sangue scendenti giu' sulla terra. Alla distanza di un lancio di sasso, sotto il chiarore plenilunare questo fenomeno poté essere osservato abbastanza bene: anche più distintamente poté essere riscontrato dai tre testimoni poco dopo, quando Gesù si recò presso di loro avendo tuttora sul volto le rigature rosseggianti, i grumoli e le altre tracce dei globuli di sangue. Un fenomeno fisiologico, designato come ematidrosi cioè “sudore sanguigno” è noto ai medici: l'osservazione era stata fatta già da Aristotile, che impiega anche il termine là ove dice “taluni sudarono un sanguigno sudore”. Il fenomeno avvenuto in Gesù potrà essere oggetto di ricerche scientifiche dei fisiologi, pur avendo presenti le singolari circostanze del paziente: il fisiologo Luca, trasmettendo egli solo questa notizia, sembra tacitamente invitare a tali ricerche. Ma appunto in questa notizia, che mette tanto in rilievo la realtà della natura umana di Gesù, trovarono scandalo taluni antichi cristiani al leggere il vangelo del medico Luca. Essi giudicarono che, sebbene il medico aveva narrato un fatto vero, era meglio che la narrazione non fosse ripetuta, perché sembrava fornire una conferma alle calunnie dei nemici del cristianesimo: probabilmente gli attacchi di Celso contro la persona di Gesù (§ 195) avevano suscitato tale preoccupazione. Perciò avvenne che la narrazione del sudore di sangue, insieme col precedente accenno all'angelo confortatore, cominciò a scomparire dai codici del III vangelo, soppressa per questo infondato timore. Oggi essa manca in vari codici unciali, fra cui l'autorevolissimo Vaticano, in alcuni minuscoli e in altri documenti, e questa mancanza era già stata segnalata nel IV secolo da Ilario e Girolamo. Tuttavia, allorché quella vana preoccupazione si dissipò col cessare degli attacchi contro il cristianesimo, cessò anche la soppressione dell'ombroso passo; del resto le testimonianze in suo favore - sia di codici, sia di scrittori antichi a cominciare da Giustino (Dial. cum Tryph., 103) e Ireneo - sono così numerose e gravi da non lasciare alcun serio dubbio sulla autenticità del passo.

§ 557. L'agonia frattanto si prolungava: la mezzanotte doveva essere già passata. I tre testimoni, da principio turbati per ciò che vedevano, in seguito erano entrati a poco a poco in una specie di torpore fatto di tristezza, di stanchezza e di sonnolenza: alla fine si erano addormentati tutti e tre. A un certo punto Gesù, nella sua sconfinata angoscia spirituale, sentì anche la desolazione della solitudine umana e quindi cercò nuovamente la compagnia dei tre prediletti: forse si riprometteva soltanto una buona parola, un gesto amichevole, qualcosa che gli facesse sentire di non essere solo sulla terra. Ma giunto presso di loro li trovò addormentati
tutti e tre, compreso Pietro che poco prima aveva fatto scorrere fiumi di parole per attestare la sua fedeltà (§ 549). Gli disse allora Gesù: Simone, dormi? Non fosti capace di vegliare per una sola ora? Vegliate e pregate, afinché non veniate in tentazione! Lo spirito bensì e' pronto, ma la carne inferma. Tutto qui fu il conforto che Gesù ritrovò fra i suoi prediletti. E così lo spasimo continuò; ond'egli, lasciati gli uomini, tornò nuovamente a Dio. L'unica domanda prima fu rivolta ancora adesso al Padre celeste, e i testimoni da poco ridesti la udirono: Padre mio! Se non può questo (calice passare se (io) non (1') abbia bevuto, sia fatta la volonta' tua!  Trascorse ancora del tempo. La notte era silenziosa e monotona. Dopo qualche resistenza i tre testimoni furono vinti di nuovo dal sonno: Gesù, tornato di nuovo, li trovò dormienti, giacché gli occhi loro erano aggravati, e non sapevano che cosa rispondergli. In quest'ultima osservazione di Marco (14, 40) si riconosce facilmente una confessione del suo informatore, il testimonio Pietro. E lasciatili, di nuovo andatosene pregò per la terza volta, dicendo lo stesso discorso di nuovo (Matteo, 26, 44). Quanto durasse questa terza ripresa della preghiera non sappiamo: forse non molto. A un certo punto Gesù si ripresentò ai tre assonnati, e in tono
questa volta diverso disse loro: Dormite ormai e riposate. Basta! Venne l'ora: ecco, il figlio dell'uomo e' consegnato nelle mani dei peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, chi mi tradisce si e' avvicinato. Le prime parole Dormite ormai e riposate non sono certamente un invito a fare ciò che dicono; è anche poco probabile che valgano in senso interrogativo; più giusto sembra interpretarle come un'antifrasi, quasi una familiare ironia che affermi il contrario di ciò a cui mira, come se dicesse: « Si, si, dormite pure! Non vedete che giunge il traditcre?...». Si sentiva infatti rumore di folla che giungeva dalla strada di Gerusalemme: si intravedevano
anche, in quella direzione, lumi di lanterne e fiaccole. Gesù ricondusse i tre sonnolenti testimoni là dove stavano gli altri otto Apostoli, immersi certamente nel più profondo sonno. Svegliò tutti, e rivolgendo loro parole di esortazione rimase in attesa. 

venerdì 5 marzo 2010

L'amore

L’AMORE COMINCIA NELLA CASA PATERNA

di Madre Teresa di Calcutta (tratta da "Sorridere a Dio").

Credo che il mondo oggi sia sconvolto e soffra tanto, perché nei focolari dome­stici e nella vita familiare c'è veramente poco amore. Non abbiamo tempo per i fi­gli, non abbiamo tempo per rallegrarci a vicenda. Penso che se potessimo sempli­cemente riportare indietro nelle nostre esistenze la vita che Gesù, Maria e Giu­seppe hanno vissuto a Nazaret, se potes­simo fare delle nostre case un'altra Na­zaret, la pace e la gioia regnerebbero nel mondo. L'amore comincia nella casa paterna; l'amore vive nelle case: la sua mancanza è il motivo per cui oggi nel mondo c'è tan­ta sofferenza e tanta infelicità. Se prestas­simo ascolto a Gesù, egli ci farebbe senti­re quel che ha detto una volta: «Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi». Egli ci ha amati soffrendo e morendo sulla croce per noi, e così, se dobbiamo amarci a vicenda, se dobbiamo riportare quell'amo­re nella vita, dobbiamo cominciare a farlo in seno alle nostre famiglie.

Dobbiamo fare delle nostre case dei cen­tri di compassione e perdonare senza fine. Oggi sembra che tutti siano in preda a una terribile frenesia e si affannino per raggiungere mete sempre più alte e rag­granellare ricchezze sempre maggiori e altre cose, cosicché i figli hanno ben po­co tempo da dedicare ai genitori, i geni­tori hanno ben poco tempo da dedicare l'uno all'altro, con la conseguenza che nel­le case comincia la dissoluzione della pa­ce del mondo.

Le persone che si amano a vicenda in maniera reale, vera e piena, sono le più felici del mondo e noi lo costatiamo in mezzo alla nostra gente così povera. Amano i figli e amano la loro casa. Pos­sono anche possedere assai poco, forse non hanno nulla, eppure sono felici. L’amore vivo fa male. Gesù, per dimo­strare il suo amore per noi, è morto in croce. La madre, per dare alla luce il fi­glio, deve soffrire; se vi amate per dav­vero gli uni gli altri, non potete farlo sen­za sacrificio. 

La Via Crucis di Nostro Signore Gesù Cristo

VIA CRUCIS DETTATA DA GESU’ A SUOR JOSEFA MENENDEZ

Il Venerdì Santo, 30 Marzo 1923, Ge­sù dettò a Josefa le preghiere della Via Crucis

“Vieni a contemplarmi durante il do­loroso cammino del Calvario, dove sto per spargere il mio Sangue, adoralo ed offrilo al mio Padre celeste affinché serva per la salvezza delle anime”.

lunedì 1 marzo 2010

Fenomeni fisici del misticismo

Ho sentito qualche volta parlare di fatti del genere da molte autorevoli voci, tanto che ho pregato un amico studioso di questi fenomeni di darmi qualche delucidazione sull’argomento. Egli mi ha spiegato che per rapimento, alcuni studiosi, come Vittorio Marcozzi, intendono “il sollevamento del corpo umano, senza l’aiuto di nessun supporto”.[1]
Ma lui fa una distinzione ancora più dettagliata dei vari tipi di rapimento mistico, che invece l’amico studioso definisce come un distacco temporaneo vero e proprio dello spirito o dell’anima, dal corpo. L’estatico - si afferma - è spesso protagonista di simili manifestazioni, che sono la sintesi della sua fede profonda e del suo rapporto unitivo con Dio. Il vero rapimento dello spirito è molto probabilmente solo di origine soprannaturale, mentre si possono definire di ordine fisico e fraudolento tutte le manifestazioni riscontrabili in particolari ambienti esoterici ed occultistici.

Infatti, in queste circostanze, sono stati scoperti numerosi casi di frode, soprattutto ad opera di “medium” che durante le sedute spiritiche pretenderebbero di mettersi in contatto con i defunti dell’altro mondo e di vedere il loro stato di beatitudine o di pena. Il cristiano deve fare molta attenzione e guardarsi bene da simili imbrogli.
Per ciò che riguarda invece il rapimento mistico, è chiaro che nel fenomeno che consideriamo divino, di ordine soprannaturale, possono talvolta intervenire anche quelle fenomenologie di ordine parapsicologico che hanno esiti fisici sulla materia, oppure di ordine psichico che hanno effetti sulla mente, come la telecinesi, cioè lo spostamento di oggetti senza l’aiuto di mezzi meccanici.
Il rapimento mistico non è però appannaggio dei soli mistici di estrazione cattolica, anzi la maggior parte degli studiosi e su questa posizione credo si possano trovare d’accordo tutti, ritengono che questo fenomeno possa verificarsi anche in altre dottrine ed altre correnti religiose.
E’ un fenomeno possibile - scrive il Marcozzi - “in seguito alla purificazione ascetica” che può essere ottenuta anche seguendo altre correnti religiose. Nelle dottrine dell’est infatti, questa peculiarità, è il punto d’arrivo per tutti i frequentatori del pensiero orientale.
Tuttavia si potrebbe fare un ulteriore precisazione; il Marcozzi sembra non distinguere il rapimento mistico dalla levitazione, che è il vero sollevamento del corpo dell’estatico durante uno slancio di puro amore verso Dio.
La levitazione ha caratteristiche differenti dal rapimento, perchè diversi possono essere i suoi effetti e le cause che la determinano. Nelle levitazioni, che si sono riscontrate anche in soggetti “profani” e che in molte circostanze esulano dal contesto religioso e sacro, mancano quasi completamente certe caratteristiche che invece sono frequenti nel rapimento estatico. Infatti in questi ultimi casi si riscontra spesso una luminosità particolare del corpo, che potrebbe assomigliare ad una sorta di trasfigurazione, anzi si può immaginare che nell’atto di sollevarsi, il corpo dell’estatico possa assomigliare ad un corpo glorioso e ciò potrebbe avvenire in rapporto alla perfezione spirituale del soggetto che vive il fenomeno specifico.
Qualcosa di simile avvenne a Cristo nel momento della trasfigurazione raccontata dagli evangelisti; certo è che il volto radioso di Gesù vero uomo, ma anche vero Dio, non può essere paragonato in santità a nessuna delle creature mortali, fosse anche la più perfetta e gradita al Signore.
Si sono riscontrati durante il rapimento di certi mistici anche dei raggi luminosi provenienti da una misteriosa fonte di cui non si conosce l’origine, ma che alcuni studiosi identificano come l’energia della potenza divina che scende dal Cielo. Forse per questo essa (la luce) arriva sempre dall’alto.
Circostanze analoghe vengono riscontrate nella cronaca dei racconti di veggenti che hanno visto apparire la Vergine Maria.
Questa meravigliosa figura di donna - è testimonianza degli estatici - appare circonfusa di luce bianchissima, caratteristica appunto dei corpi gloriosi. Similmente i mistici in preghiera o in meditazione, somigliano a corpi luminosi, nel momento in cui si verificano i fenomeni descritti. E’ forse un anticipo di come questo corpo e questo spirito, brilleranno nella beatitudine del Paradiso? E’ opportuno aggiungere che solo Gesù e Maria Santissima hanno un vero corpo glorioso. I Santi e le anime dei trapassati che sono state santificate, che hanno cioè terminato il pellegrinaggio e si trovano nella beatitudine, sono in attesa della glorificazione che avverrà solo nell’ultimo giorno, quando avverrà il Giudizio Universale, nel giorno in cui Dio pronuncerà la Sua parola definitiva su tutta la storia umana.

Il Marcozzi analizza poi quali siano le qualità del “rapito”, (il mio amico afferma invece di colui che è soggetto a levitazione) e molto giustamente osserva che “due condizioni sembrano comuni a tal genere di fenomeni: una mortificazione straordinaria e uno slancio d’amore divino. Nella mortificazione, i santi che furono soggetti al rapimento, si distinsero grandemente. Abbondano in digiuni, flagellazioni, rinunce, sacrifici d’ogni genere. E il rapimento avvenne, generalmente, in un momento d’amore più intenso”.[2]
Sono molti gli episodi presenti nell’agiografia cristiana. Se vogliamo considerare solo i mistici cattolici che sono stati elevati agli onori degli altari, non possiamo non ricordare il grande Giuseppe da Coppertino che si sollevò da terra dal centro di una chiesa, volò per una quarantina di metri e andò ad abbracciare il tabernacolo posto sull’altare maggiore. Molte volte il fenomeno si riscontrava anche durante le sue omelie.

Per citare un’altra celebre santa, possiamo fare riferimento ai numerosi rapimenti di Santa Teresa[3] che non si possono definire vere e proprie levitazioni, anche se forse nei casi specifici i due fenomeni si potevano riscontrare contemporaneamente. Famosi sono i momenti in cui la mistica in rapimento dello spirito, ma col corpo fermo, visitò gli abissi infernali e le bellezze del Paradiso, come anche vide le pene di coloro che dimoravano nel Purgatorio.
Il Marcozzi scrive che la santa spesso raccontava di volersi opporre a questa forza misteriosa che la invitava ad uscire dal corpo: “A sì grande violenza specialmente trovandomi in pubblico e qualche volta anche in privato, temendo di essere vittima di qualche illusione, ho voluto spesso resistere, mettendo in opera tutte le mie forze. Alle volte riuscivo a qualche cosa, ma poi rimanevo così affranta che mi pareva di aver combattuto con un poderoso gigante. Altre volte invece, non approdavo a nulla. L’anima allora veniva trasportata; la testa ordinariamente la teneva dietro senza che la potesse trattenere, e sovente s’innalzava anche il corpo sino a non toccare più terra”.[4] E’ evidente, stando alla descrizione della santa, che i due fenomeni, quello levitativo e quello del rapimento, sono sostanzialmente distinti anche se fra essi connessi. Si possono verificare simultaneamente, ma possono anche determinarsi singolarmente e con caratteristiche che variano di volta in volta”.
Ho voluto approfondire a livello teorico simili questioni, per cercare di capire quanto ho avuto modo di sperimentare in prima persona e sono giunto alla conclusione che le modalità con cui queste manifestazioni avvengono cambiano da persona a persona a seconda della loro sensibilità, ma anche in relazione allo stato di perfezione spirituale o meno nella quale l’anima si trova.
Ci sono creature che hanno più bisogno di altre dell’aiuto di Dio e Lui si manifesta in modo più evidente, più prorompente, fino ad arrivare, alle volte, ad irrompere nella loro vita con segni soprannaturali di vario genere, anche se non c’è merito alcuno come nel mio caso.
Esistono delle persone che hanno un grado di coscienza poco sviluppato, pare non si siano formate completamente per ciò che riguarda le cose dello spirito, altre, invece, che sanno andar dritti per la loro strada senza intoppi particolari, sebbene tutti, chi in un modo, chi in un altro, tendiamo a deviare per le vie più facili e meno faticose, quelle che costano meno sacrificio ed impegno. In realtà le anime accorte ed attente, quelle che vigilano ad ogni istante, sanno che queste sono le vie che il demonio ci propone continuamente per portarci alla perdizione.

Dio, tuttavia, interviene sempre a favore della creatura per la sua grande Misericordia, per riversare su di lei tutto il Suo Amore e salvarla. Anche a chi ha sempre camminato autonomamente, Dio, quando ce n’è bisogno, dà le dritte giuste per non andare fuori dalla carreggiata.

Solitamente si tratta di operazioni che seguono le vie ordinarie e non serve che il Signore intervenga con fenomeni soprannaturali, perchè queste creature non ne hanno bisogno.[5] Viceversa, con alcuni, non essendo sufficienti le vie ordinarie, Egli usa quelle straordinarie. E il mio caso, credo, faccia parte di questa “strategia” di Dio.

Anche su questo punto ho fatto ricerche approfondite e lo stesso studioso poc’anzi citato, ha dato risposta a molte mie domande. Voglio proporvi questa breve riflessione così come l’ho sentita:

“Il fatto che il percipiente veda in modo confuso - affermava lo studioso - ma che nonostante tutto capisca con chiarezza in modo interiore la nuova situazione ultraterrena, fa ben comprendere che ciò è dovuto alla caducità dell’essenza materiale, alla forma umana decaduta, ferita dalla colpa originale che non ha una visione reale del bene e del male, che non sà compiere un discernimento corretto sulle cose dello spirito. Questa particolarità, se da una parte giustifica il peccatore, nel quale non si riscontra il deliberato consenso e la piena avvertenza dei suoi peccati, dall’altro, deve far riflettere su quale grande responsabilità abbia l’uomo nella cooperazione al progetto di salvezza, in particolare alla condivisione del disegno di salvezza personale.

Nel momento del sogno, il protagonista era ancora in vita, ciò che gli si presentava era un visione di tipo interiore. Egli vedeva con gli occhi dello spirito, ma il suo cuore pulsava con i muscoli del corpo umano ancora legati all’anima nella condizione terrena. E’ ovvio che la comprensione totale della rivelazione è limitata alle proprie facoltà, al suo grado di percezione personale. Ogni visione, seppur di provenienza divina ha questo limite. Essa non può essere compresa, nè spiegata nella sua completezza o nel suo significato profondo, per la finitezza della struttura umana limitata.

Ma Dio si svela all’anima quanto basta perchè possa raccogliere i frutti utili per la sua edificazione e per il suo cammino spirituale di salvezza.

Anche le rivelazioni e le visioni dei santi erano contraddistinte da questi limiti. Esse non potevano essere spiegate nella loro totale essenza spirituale, perchè la componente materiale impediva loro un autentico e completo processo di discernimento; tuttavia le manifestazioni erano chiare, distinte, perchè la santità di simili figure era notevolmente superiore a quella degli uomini comuni”.


[1] Fenomeni paranormali e doni mistici, V.Marcozzi, pag.29 - Ed.Paoline.

[2] Fenomeni paranormali e doni mistici, Vittorio Marcozzi - pagg.36,37 Ed.Paoline.

[3] Santa Teresa d’Avila, la mistica spagnola.

[4] Ivi, pag.37.

[5] Anche se bisogna ammettere che Dio ci offre molti doni soprannaturali, come i Sacramenti, la preghiera che è mossa dai gemiti inesprimibili dello Spirito Santo, la S.Messa, che sono vie per le quali raggiungiamo l’unione filiale o soprannaturale con il Padre, il mezzo che ci ottiene di condividere con Lui la natura divina.



Testi tratti da: "Il sogno di David" di Beppe Amico. INEDITO - Copyright 1997 - Tutti i diritti riservati.

PREGHIERA DI GUARIGIONE E LIBERAZIONE

Il magistero ecclesiastico pur riconoscendo determinate formule di preghiera come preci utili per la guarigione spirituale e fisica, consiglia al cristiano molta prudenza nel loro uso, soprattutto per ciò che riguarda le preghiere di esorcismo che qualche libro definisce semplici orazioni per la liberazione e la guarigione spirituale. In realtà alcune di queste formule sono dei veri e propri esorcismi e non è permesso recitarle ai fedeli. Spesso si è parlato della preghiera di esorcismo di Leone XIII, potente preghiera contro gli spiriti immondi che il celebre Pontefice aveva composto e scritto dopo quella terribile visione avuta verso la fine del XIX secolo, nella quale vide approssimarsi il dominio di satana, la sua influenza nel mondo e il pericolo che correva l’umanità intera. Compose anche la preghiera di intercessione all’Arcangelo S. Michele e dispose che venisse recitata al termine della Messa domenicale in tutte le parrocchie, al fine di tutelare i fedeli di ciascuna comunità e metterli in guardia dalla insidie del demonio che divenivano sempre più spietate e violente.
Col passare degli anni questa usanza venne a cadere. Ritengo che sarebbe opportuno ripristinare questa formula, in uso solo fino a pochi decenni fa.
Di pensiero e opinione diversa invece sono riguardo alla famosa preghiera di esorcismo che fu da lui preparata e il cui testo che troviamo sui libri oggi in circolazione nulla ha a che fare con la formula originale. Si tratta piuttosto di un surrogato, di una versione rimaneggiata e orfana di molti pezzi, in realtà tagliati o censurati, se preferite, perchè ritenuti inadeguati e pericolosi per i fedeli.
Tuttavia, nonostante questa attenta revisione del testo, il Magistero ecclesiastico ancora vieta di recitarla privatamente e a maggior ragione nei gruppi di preghiera, perchè si ritiene una sfida vera e propria agli spiriti infernali e pertanto assai pericolosa per chi ne fa uso.
La dottrina della fede sconsiglia in modo chiaro ed inequivocabile al cristiano di mettersi in prima linea e di combattere i demoni in maniera così diretta, come potrebbe fare un esorcista che invece è in possesso di regolare autorizzazione del Vescovo della sua diocesi.
Chi la recita, commette un atto di disubbidienza alla Chiesa. E’ opportuno usare prudenza e discernimento in questi casi, perchè alcuni teologi consigliano di combattere le insidie del demonio, usando appunto la preghiera di esorcismo di Leone XIII.
Per ciò he mi riguarda, io stesso l’ho recitata, ma debbo ammettere che oltre che di fede certa e inossidabile, c’è bisogno di una corazza forte per non cadere preda delle lusinghe e delle tentazioni dell’impuro apostata. Non consiglierei il cristiano di farne uso, anche perchè credo che anche una sola Ave Maria recitata con fede faccia tremare l’inferno intero ed allontani ugualmente da noi le insidie di satana. Ciò che conta è l’abbandono al Signore, la fiducia che siamo disposti ad accordargli e l’amore caritatevole verso il prossimo, che riflette l’amore di Dio, con il quale viviamo nel mondo.
Per ciò che riguarda altre formule, sono a conoscenza di quelle che si trovano su molti testi liturgici e di orazioni, quelle usate nelle Messe di guarigione e liberazione, quelle di Mons. Milingo ad esempio o ancora quelle del Rituale Romano. Se sono oggetto di studio, ben venga una visione di queste, ma attenzione all’uso che ne desiderate fare. Personalmente consiglio sempre in questi casi di rivolgersi al proprio direttore spirituale. Egli certamente saprà come consiglarvi.


La preghiera di liberazione nel Rinnovamento.


Don Gabriele Amorth, famoso esorcista della diocesi di Roma, dedica un capitolo intero a questo argomento nel suo libro “Esorcisti e psichiatri”. Ecco alcuni suoi pensieri:
“La Bibbia - scrive - ci dice che la vita dell’uomo su questa terra è una lotta (Giobbe 7,1). Contro chi ? Paolo è chiaro: contro i demoni (Efesini 6,12). Quanto durerà questa lotta ?...”Tutta intera la storia umana è pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre; lotta incominciata fin dall’origine del mondo e che durerà, come dice il Signore, fino all’ultimo giorno” (Gaudium et spes, n.37).
Il cristiano moderno, per lo più, ha perso il senso di questa lotta. Così ha perso il senso del peccato ed è giunto ad una immoralità totale di vita, che i cardinali hanno definito “notte etica”...Le preghiere di liberazione...sono preziose per scoprire se si nasconde un male di carettere malefico, ossia giovano già ad una prima diagnosi...i cattolici avevano abbandonato questa forma di preghiera e l’hanno ripresa vedendola praticata largamente e con frutto dai pentecostali...la preghiera di liberazione è stata soprattutto divulgata da uno dei massimi movimenti ecclesiali del post-Concilio, il Rinnovamento (si parla di circa 85 milioni di aderenti tra i cattolici) e molti di noi esorcisti, vista la preziosità e l’aiuto che ne proveniva, ci siamo appoggiati a gruppi del Rinnovamento. Non ho nessuna esitazione a dire che è l’unico grande movimento ecclesiale sensibile a questi problemi e disposto ad accogliere ed aiutare persone affette da questo tipo di mali...L’incalzare continuo dell’occultismo e dell’esoterismo, il prolificare delle sette sataniche, il moltiplicarsi di maghi e fattucchieri portano a spasso per il mondo il grande nemico...La presa di coscienza della pericolosa attività di satana ha dato origine, in seno al Rinnovamento, fin quasi dall’inizio, alla pratica della preghiera di liberazione, che già praticavano e praticano tuttora molto largamente i pentecostali...Si pensò...di premettere una preghiera di liberazione, che ebbe i suoi effetti; gli ammalati, dopo quella preghiera, erano più disponibili, più facili a recepire la grazia della guarigione...
Il libro di Don Amorth cita poi il Battesimo nello Spirito con alcune pagine tratte da un’opera di P. Matteo La Grua. Ecco cosa scrive il celebre esorcista siciliano:
“Battesimo nello Spirito, che noi chiamiamo effusione dello Spirito santo...Sembra accertato che questo rito fosse praticato nella Chiesa fin dal VIII secolo, ma poi è andato perduto. Un recentissimo studio di teologi ha dimostrato che fino all’VIII secolo era praticata la preghiera di effusione, considerata come un completamento dei tre sacramenti dell’iniziazione cristiana (battesimo, cresima, eucaristia). Ora si cerca di recuperare questa pratica in modo da rafforzare il cristiano nella lotta e di inserirlo bene nel corpo ecclesiale, per l’edificazione del Corpo Mistico di Cristo.
Noi notavamo, dando l’effusione, che tante persone non erano libere; attraverso un’introspezione interiore si rilevava che le potenze dello spirito erano come intasate, c’erano delle remore, delle incapacità a recepire le mozioni dello Spirito, le illuminazioni dello Spirito. E senza queste illuminazioni e mozioni dello Spirito, il cristiano non può vivere pienamente la fede, la speranza, la carità...Quale stile di preghiera noi usiamo nella liberazione?...uno stile di preghiera comunitaria...Non preferiamo la preghiera singola come si fa nell’esorcismo...nella preghiera di liberazione opera la comunità...ho notato la forza straordinaria della preghiera di lode: sprigiona una forza potentissima...Adesso, ogni volta che il nemico sente la preghiera di lode, risente la vittoria di Cristo, da cui è stato sconfitto. La lode a Dio è ora il canto di Cristo vittorioso: sulla morte, sul peccato, sui demoni.(Esorcisti e psichiatri, Don Gabriele Amorth - ed.Dehoniane Roma, 1996 - da pag.139 a pag.150).

Fonte: "Gesù, Gesù, perchè mi perseguiti" di Beppe Amico (inedito).

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Il Rinnovamento carismatico

Nei documenti personali consegnatimi da don Renato Tisot, ci sono anche una serie di articoli, riflessioni, meditazioni inerenti il Rinnovamento carismatico di cui a lungo abbiamo parlato nell’esperienza sacerdotale di don Renato. Ci sono alcuni dati di un sondaggio che desidero citare per dare un’idea al lettore delle vaste proporzioni di questo movimento. Sono tratti da un indagine condotta da M. Introvigne nell’ottobre ‘95:
“I risultati di un sondaggio - dice il documento - di “Christianity Today” pubblicato nel 1980, ha indicato che il 19% di tutta la popolazione degli Stati Uniti è costituito da Pentecostali o Carismatici. Analizzando poi per denominazioni, il sondaggio ha classificato come carismatici il 18% dei cattolici ed il 22% dei protestanti. Tra questi ultimi il 20% dei Battisti, il 18% dei Metodisti, il 20% dei Lauretani, il 16% dei Presbiterani. Un’inchiesta internazionale, pubblicata nel 1988, ha affermato che, a parte i 176 milioni di Pentecostali Classici e Indipendenti, 123 milioni di cristiani protestanti e cattolici hanno sperimentato, negli ultimi tre decenni, ciò che è comunemente chiamato “battesimo nello Spirito Santo”. I cattolici attivi nel Rinnovamento Carismatico ammontavano, nel 1988, ad un po’ più di 10 milioni, mentre “i cattolici post-carismatici” quelli non assidui, o meno attivi, o attivi “una tantum”, o che lo sono stati in passato, o che si sono impeganti altrove in un ministero ecclesiale, erano più di 53 milioni. Lo stesso studio afferma che ogni giorno, circa 54.000 persone sono toccate da questa esperienza, con un incremento annuale di 19 milioni”.
Altissimi i numeri di questi sondaggi ed alti e roboanti i titoli riportati da alcune riviste di estrazione cattolica in merito ad alcuni incontri di preghiera organizzati dal Rinnovamento carismatico italiano. Ecco in particolare alcuni stralci di articoli tratti da alcuni di questi:
“In seimila a Roma: un “concilio” di preti segno di speranza.
Ecco cosa scrive don Renato Tisot sulla rivista diocesana “Vita Trentina” del 21 ottobre 1984 in occasione di questo evento:
“Questo ritiro è stato un dono per noi, perchè siamo stati arricchiti dalla vostra crescita nella santità”: così ha detto Madre Teresa di Calcutta ai cento vescovi e ai seimila sacedoti riuniti in Vaticano dal 5 al 9 ottobre per un corso di esercizi spirituali senza precedenti nella storia della Chiesa.
Un avvenimento di tale portata non sembra far notizia agli occhi superficiali del mondo, ma è sentito in profondità dal cuore di Madre Teresa sempre attenta ai segni di Dio. E la sua presenza è stata molto significativa per i sacerdoti: la sua esile figura quasi scompariva di fronte al gigantesco Risorto dell’aula Paolo VI, ma la parola dolce e sicura aveva una forza di penetrazione eccezionale. Diceva “Tenerezza e amore portano in Paradiso. Sacerdoti, insegnateci ad essere santi, a pregare, a cercar Dio. Il frutto di ciò sarà amore e servizio. Abbiamo bisogno di voi per estinguere la nostra sete di Gesù. Ma non potete dare se non avete. Il popolo di Dio, dappertutto, ha sete di santità. Portate la realtà del Cristo presente al popolo. Dove c’è un prete c’è un altare, c’è un tabernacolo, c’è Gesù. La fame di oggi non è solo di pane, ma d’amore: siate la presenza dell’amore e della tenerezza di Gesù...”.

Fonte: "Gesù...Gesù, perchè mi perseguiti" di Beppe Amico (inedito).

LA SACRA BIBBIA INTERATTIVA

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