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"Chi salva un'anima, ha assicurata la propria alla felicità eterna" (Sant'Agostino).

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Novità - Suor Pura Pagani - la suorina di Verona he faceva miracoli come Padre Pio

domenica 28 febbraio 2010

Gesù Misericordioso e Suor Faustina Kowalska

Il diario di Suor Faustina è il mezzo migliore per conoscere Gesù misericordioso, per avvicinarsi a Lui e alla sua “insondabile Misericordia”. Al messaggio della divina Misericordia sono collegate altre tematiche importanti, come ad esempio la Festa della divina Misericordia, l’ora della Misericordia, l’immagine di Gesù misericordioso, e le orazioni della divina Misericordia, fra tutte la più celebre è la Coroncina della Divina Misericordia.
“Questa coroncina - leggo nella prefazione del suo diario - è stata dettata da Gesù a Suor Faustina a Vilnius il 13-14 settembre 1935 come preghiera per palacare l’ira di Dio (Diario, Q.1, pp.192-193 - Libreria editrice Vaticana).
Chi recita questa coroncina offre a Dio Padre, “il Corpo, il Sangue, l’Anima e la Divinità” di Gesù Cristo per implorare misericordia per i propri peccati, del prossimo e del mondo, ma allo stesso tempo unendosi all’offerta di Gesù si rivolge a quell’amore che il Padre celeste dona a suo Figlio, e in Lui a tutti gli uomini”.(Introduzione La Misericordia divina nella mia anima op.cit.pag.XII).

Fin dai primi tempi dopo la sua entrata in convento, che avvenne nel 1925, Suor Faustina ebbe frequenti visioni ed estasi. Durante una di queste venne rapita in spirito al Giudizio di Dio e rimase davanti al Signore come lei stessa dice “faccia e faccia”.Gesù - continua nel suo diario - era tale e quale è durante la Passione. Dopo un momento scomparvero le Piaghe e ne rimasero solo cinque: alle mani, ai piedi, al costato. Vidi immediatamente tutto lo stato della mia anima, così come la vede Iddio. Vidi chiaramente tutto quello che a Dio non piace. Non sapevo che bisogna rendere conto al Signore anche di ombre tanto piccole. Che momento! Chi potrà descriverlo? Trovarsi di fronte al tre volte Santo! Gesù mi domandò: “Chi sei?”. Risposi: “Io sono una tua serva Signore”. “Devi scontare un giorno di fuoco nel purgatorio”. Avrei voluto gettarmi immediatamente tra le fiamme del purgatorio, ma Gesù mi trattenne e disse: “Che cosa preferisci: soffrire adesso per un giorno oppure per un breve tempo sulla terra?”.
Risposi “Gesù voglio soffrire in purgatorio e voglio soffrire sulla terra sia pure i più grandi tormenti fino alla fine del mondo”.(La Misericordia divina nella mia anima - op.cit. pag.21).
Gesù gradì quell’offerta, Faustina si offrì in olocausto come vittima per i peccati del mondo e cominciò così la vita di apostolato e di sofferenza della giovane religiosa, di colei che sarebbe diventata l’apostola della divina Misericordia.

Vorrei citare ora una delle rivelazioni fatte da Gesù a Suor Faustina. Essa evidenzia quanto Dio gradisca l’unirsi strettamente a Lui durante il sacrificio spontaneo e di quali effetti possa produrre una preghiera recitata con devozione e fede : “Bambina Mia, unisciti strettamente a Me durante il sacrificio ed offri al Padre Celeste il Mio Sangue e le Mie Piaghe per impetrare il perdono per i peccati di quella città. Ripeti ciò senza interruzione per tutta la S. Messa. Fallo per sette giorni”.
Gesù Misericordioso salvò e beneddisse questa città 1 dicendo: “Per te benedico l’intero paese”.
Ed ancora in un altro passo del suo diario: “O Gesù, Verità Eterna, nostra Vita, invoco e mendico la Tua Misericordia per i poveri peccatori. O Cuore dolcissimo del mio Signore, pieno di compassione e di insondabile Misericordia T’imploro per i poveri peccatori. O Gesù, ricorda la Tua dolorosa Passione e non permettere che periscano anime redente col Tuo Preziosissimo e Santissimo Sangue...(La Misericordia divina nella mia anima - op.cit. pag.39).

Spesso anche Suor Faustina era tentata e la sua anima era spesso nelle tenebre, al punto da non distinguere quali cose venissero da Dio e quali dal maligno. Ammette, lei, di aver sprecato molte grazie del Signore perchè pensava si trattassero solo di illusioni, ma ecco, che come sempre ella viene favorita dalle sue visioni: “Perchè tu stia tranquilla - diceva Gesù - che sono io l’autore di tutte le richieste fatte a te, ti darò una tranquillità così profonda, che, se anche volessi inquietarti ed allarmarti, ciò oggi non sarà in tuo potere, ma l’amore inonderà la tua anima fino a farti dimenticare te stessa”. Non sempre il Signore ripondeva ai suoi dubbi con estasi e visioni o con locuzioni interiori che confortassero la sua anima, a volte si serviva delle cause seconde, cioè degli uomini, delle situazioni, delle cose quotidiane di ogni giorno, e, attraverso queste l’anima di Suor Faustina riusciva a capire la volontà di Dio. Altre volte Gesù le parlava attraverso il suo confessore.
Infatti spesso Gesù le dice:
“E io ti risponderò tramite la sua bocca; stà tranquilla”.(Ibidem op.cit. pp.76,77)..

“Le sofferenze sono una grande grazia”

Se tante sono state le grazie, per questa serva di Dio, molte sono state le sofferenze e i sacrifici che dovette addossarsi per impetrare misericordia sul mondo, frequenti anche gli abbandoni e le aridità di spirito, ma Suor Faustina confidava sempre nella grazia e soprattutto nell’insondabile misericordia di Dio, certa che anche nelle situazioni più difficili ella sarebbe stata tratta d’impaccio dal Suo divin Sposo.
Ecco cosa scrive intorno al dolore Suor Faustina. Una frase forte, dolce e piena di incoraggiamento allo stesso tempo: “Le sofferenze sono una grande grazia. Attraverso la sofferenza l’anima diviene simile al Salvatore; nella sofferenza l’amore si cristallizza; maggiore è la sofferenza, più puro diviene l’amore.(La Misericordia divina nella mia anima - op. cit. pag.31).
Ed ancora riguardo alle grazie che il Signore concede: “La grazia elargita a me in quest’ora, non si ripeterà nell’ora successiva. Mi verrà data anche nell’ora successiva, ma non sarà più la stessa.
Il tempo passa e non ritorna più. Ciò che contiene in sè, non cambierà mai: lo sigilla col sigillo dell’eternità”.(Ibidem pag. 33). Quasi a dire che bisogna stare attenti a non sprecare le grazie che Iddio ci concede e che è opportuno sfruttare i talenti, farli fruttificare con opere di apostolato e d’amore, perchè un giorno Egli ci chiederà conto di quelle grazie. Sarebbe davvero imbarazzante doverGli rispondere che preferivamo le cose del mondo.

Novità ebook sulla Misericordia divina


La Misericordia divina

Parlare della misericordia divina in un tempo in cui i valori umani etici, morali e spirituali appaiono offuscati e dimenticati o addirittura scomparsi, è cosa ardua e contestualmente coraggiosa.
E’ parere comune oggigiorno addossare a Dio ogni responsabilità riguardo a ciò che accade nel mondo. Troppe volte sentiamo dire frasi del tipo: “Perchè tanta violenza, perchè tutte queste guerre, perchè la morte di tanti innocenti, perchè simili ingiustizie ? Dio potrebbe impedire tutto questo.
Perchè non lo fa ? Perchè il mondo è così corrotto ? ”
L’umanità sembra aver toccato il fondo in fatto di miserie e per la stessa perversa volontà degli uomini, che hanno perso il lume della ragione e si sono abbandonati alle più smodate passioni, dimenticando Dio e idolatrando altri idoli (denaro, successo, fama, prestigio, comodità, ecc.), siamo arrivati a quella che alcuni definiscono la cosidetta “notte etica” o della morale. Il mondo, oggi, è quello che l’uomo stesso ha desiderato che fosse.
Perchè quindi Dio non interviene, non mette giustizia, non sconfigge l’empietà e il peccato, perchè non salva i giusti e condanna i malvagi ?
La risposta non può essere che una: Dio ama tutti i Suoi figli e desidera per loro la felicità eterna, Egli usa misericordia, “lento all’ira” per usare un passo delle Sacre Scritture, è paziente, ci aspetta con trepidazione ogni giorno e per ciascuno di noi attende “il momento della mietitura”, il momento ideale, perchè c’è il tempo per ogni cosa, come proclama in tono così pacato e poetico il libro del Qoelet.
Dio non castiga il mondo, non scatena la Sua ira, perchè è misericordioso e desidera elargire a tutti le Sue grazie, utili per raggiungere la perfezione in Cristo.
Il concetto della misericordia divina, il suo culto, la sua diffusione è stato voluto proprio dal Giudice giusto, coLui che alla fine dei tempi pronuncerà una parola definitiva riguardo al mondo e agli uomini. Fu lo stesso Gesù negli anni ‘30 a parlare della misericordia divina a Suor Faustina Kowalska, religiosa polacca della Congregazione della Beata Vergine Maria della Misericordia, alla quale nel corso di numerose apparizioni, spiegò la Sua volontà affidandole nel contempo una missione importante: far conoscere al mondo e agli uomini la misericordia del Signore, proclamare che Dio è buono e desidera che il Suo Amore perfetto venga partecipato a tutti i Suoi figli.

I DONI NON COSTANO NIENTE

Sulla via principiale della città c’era un negozio originale. Un’insegna luminosa diceva: “Doni di Dio.
Un bambino entrò e vide un angelo dietro al banco. Sugli scaffali c’erano grandi contenitori di tutti i colori.
- Cosa si vende ? - chiese incuriosito.
- Ogni ben di Dio ! Vedi, il contenitore giallo è pieno di sincerità, quello verde è pieno di speranza, in quello rosso c’è l’amore, in quello azzurro la fede, l’arancione contiene il perdono, il bianco la pace, il violetto il sacrificio, l’indaco la salvezza.
- E quanto costa questa merce ?
- Sono Doni di Dio e i Doni non costano niente !
- Che bello! Allora dammi: dieci quintali di fede, una tonnellata di amore, un quintale di speranza, un barattolo di perdono e tutto il negozio di pace...

L’angelo si mise a servire il bambino.
In un attimo confezionò un pacchetto piccolo come il suo cuore.
- Ecco sei servito - disse l’angelo porgendo il pacchettino.
- Ma come? Così poco?
- Certo, nella bottega di Dio non si vendono i frutti maturi, ma i piccoli semi da coltivare.

Vai nel mondo e fai germogliare i Doni che Dio ti ha dato.

mercoledì 24 febbraio 2010

Maria Mediatrice di tutte le grazie

1. CHE SIGNIFICA L’ESPRESSIONE "MEDIATRICE?" La Madonna è Madre naturale di Cristo Dio e nostra Madre spirituale. Quindi sta come in mezzo (in medio) tra Dio e le sue creature, tra Gesù e noi, e coopera a riconciliare l’uomo con Dio. Dunque è Mediatrice di grazia santificante e di grazie attuali. Quale gioia per noi sapere e pensare che in Cielo abbiamo una Madre che continuamente supplica Gesù per noi e che desidera ricolmarci dei favori celesti! Il Vaticano II dopo aver affermato che la Madonna è Madre di Dio e che è per noi Madre in ordine alla grazia, conclude dicendo che questa maternità "perdura senza soste" dal momento dell’Annunciazione e continua meravigliosamente in Cielo: "Difatti, assunta in Cielo non ha deposto questa funzione di salvezza, ma con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci le grazie della salute eterna. Con la sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti e posti in mezzo ai pericoli e affanni, fino a che non siano condotti alla patria celeste. Per questo la beata Vergine è invocata nella Chiesa con i titoli di Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice, Mediatrice. E ciò va inteso in modo che nulla detragga o aggiunga alla dignità e alla efficacia di Cristo, unico Mediatore. Nessuna creatura infatti può mai essere paragonata col Verbo Incarnato e Redentore; ma come il Sacerdozio di Gesù è in vari modi partecipato e dai sacri ministri e dal popolo fedele, e come l’unica bontà di Dio è realmente diffusa in vari modi nelle creature, così anche l’unica mediazione del Redentore non esclude, ma suscita nelle creature una varia cooperazione partecipata da un unico fonte" (1). Il P. Gabriele Amorth, (il più celebre "esorcista" d’Italia), si esprime in questo modo: "Facciamo un esempio: Quando diciamo che Dio è santo e che S. Paolo è santo, adoperiamo la stessa parola santo; ma in senso diverso. Dio è Santo in senso assoluto: potremmo dire anche che Dio è la santità. S. Paolo invece è santo in senso relativo, limitato, dipendente, in quanto è reso partecipe della santità di Dio. Così quando diciamo che Gesù è mediatore, lo diciamo in senso assoluto; quando invece diciamo che Maria è mediatrice, lo diciamo in senso relativo, indicando partecipazione, dipendenza dall’unica mediazione di Cristo. Sono mediatori gli apostoli, i missionari che predicano il vangelo. Sono mediatori i parroci, i genitori che educano i figli alla fede cristiana. È mediatore ogni battezzato che fa apostolato". Con maggior ragione è Mediatrice la Madonna!

2. MARIA È MEDIATRICE NELL’ACQUISTO DELLE GRAZIE (Mediazione oggettiva). In tal senso possiamo pur chiamarla "Corredentrice" alle dipendenze del Redentore. Infatti ha cooperato nella maniera più alta alla Redenzione compiuta da Gesù. È lei che ha concepito, generato e allevato Gesù come vittima della nostra Redenzione, e sul Calvario l’ha offerto al Padre e ha unito i suoi dolori a quelli del Figlio. Nel protovangelo leggiamo: Dio disse: "Io porrò inimicizia tra te (o satana) e la donna (la Vergine Santa), fra la tua discendenza e la discendenza di lei (Gesù): essa ti schiaccerà il capo" (2). Qui Maria è strettamente associata a Gesù nella piena vittoria su satana ossia in tutta l’opera della Redenzione. Ora la Redenzione ha l’aspetto oggettivo ossia l’acquisto delle grazie e l’aspetto soggettivo ossia la distribuzione delle grazie: quindi la Vergine è Mediatrice sia nell’acquisto delle grazie come nella distribuzione di esse.

3. MARIA È MEDIATRICE NELLA DISTRIBUZIONE DELLE GRAZIE (Mediazione soggettiva). Leone XIII afferma: "Colei che era stata cooperatrice nel mistero dell’umana Redenzione, sarebbe stata anche la cooperatrice nella distribuzione delle grazie derivate da tale Redenzione". È dispensatrice di tutte le grazie, anche di quelle chieste direttamente a Dio. Si tratta delle grazie per tutti gli uomini di tutti i tempi anche dei secoli antecedenti alla venuta di Gesù e di Maria, ai quali Dio ha concesso le grazie in previsione dei meriti del Salvatore e della Vergine. Nella Bibbia troviamo il fondamento di questa verità: a) Ad Ain Karim (a 8 Km. da Gerusalemme) Maria ha impetrato la prima grazia individuale e spirituale registrata dal Vangelo: Ella, appena ha salutato la sua parente Elisabetta che porta in grembo Giovanni Battista, subito ottiene la santificazione del bimbo che viene liberato dal peccato originale e ricolmato di grazia; e subito ottiene pure che Elisabetta sia inondata di Spirito Santo (3). b) A Cana Maria ha impetrato il primo miracolo di Gesù di ordine terreno registrato nel Vangelo: l’acqua viene cambiata in vino squisito; e con quel miracolo ha ottenuto agli Apostoli la fede in Cristo Dio: "I suoi discepoli - dice il Vangelo - credettero in Lui" (4). c) Nel Cenacolo Maria ha impetrato il primo grande miracolo spirituale di carattere universale, vale a dire la discesa dello Spirito Santo nella Pentecoste implorata dalle suppliche efficacissime della Madonna che pregava insieme agli apostoli e ad alcune donne (5). Da questi e da altri brani della Sacra Scrittura noi conosciamo che Dio per concederci grazie si serve sempre della Madonna. Da molti secoli questa è una convinzione generale nella Chiesa che S. Bernardo ha espresso con le seguenti parole: "Veneriamo Maria con tutto l’impeto del nostro cuore, dei nostri affetti, dei nostri desideri. Così vuole Colui che stabilì che noi ricevessimo tutto per mezzo di Maria". Lo stesso sommo poeta, Dante, nella stupenda preghiera alla Madonna, ha scolpito la fede dei teologi e del popolo del suo tempo nella Mediatrice di tutte le grazie con queste sublimi parole: "Donna, sei tanto grande e tanto vali / che qual vuol grazia e a te non ricorre / sua desianza vuol volar senz’ali" (Par. XXXIII, 13-15).

S. Luigi de Montfort afferma: "Dio Padre fece un ammasso di tutte le acque che chiamò mare; e fece un ammasso di tutte le grazie che chiamò Maria. Questo grande Dio possiede un tesoro o un magazzeno ricchissimo, dove racchiude tutto ciò che vi ha di splendido, di raro e di prezioso e questo immenso tesoro non è altro che Maria". "Dio Figlio comunicò a sua Madre tutto ciò che Egli acquistò con la sua vita e la sua morte, i suoi meriti infiniti e le sue virtù ammirabili, e la fece Tesoriera di quanto il Padre gli diede in eredità. Per mezzo di lei Egli applica i suoi meriti ai suoi membri, comunica le sue virtù e distribuisce le sue grazie. Maria è il misterioso suo canale, l’acquedotto, per cui Egli fa passare, con soavità e abbondanza, le sue misericordie. "Dio Spirito Santo comunicò a Maria, sua fedele Sposa, i suoi ineffabili doni e le sue grazie, e nessun dono celeste è quindi concesso agli uomini che non passi per le sue mani verginali. Poiché tale fu il volere di Dio il quale dispose che tutto noi avessimo per Maria" (6). Quindi la devozione alla Madonna è necessaria. Ogni anno si compia la pia pratica del "Mese Mariano" e si celebrino con amore filiale e con gioia le sue feste. Ogni primo sabato del mese le si offra la Comunione riparatrice. Ogni giorno si reciti il Rosario e l’Angelo del Signore. Nelle ore della giornata la si saluti con frequenti Ave Maria e fervorose giaculatorie.

ESEMPIO. La Madonna di Guadalupe (Messico): un miracolo che continua. Il Santuario più frequentato della terra è certamente quello di Guadalupe, ove ogni anno giungono oltre 12 milioni di pellegrini (il triplo di quelli di Lourdes). La Vergine appare a un messicano, Juan Diego, nel 1531. Egli racconta il fatto al Vescovo: ma questi non gli crede. Allora la Madonna dà due segni: guarisce improvvisamente dalla lebbra lo zio del veggente; e poi fa che rimanga scolpita nell’interno del mantello del veggente la sua stessa immagine in forma di una ragazza messicana di straordinaria bellezza, tale qual’era apparsa a Diego. Quando il Vescovo vede quell’immagine, si commuove, si inginocchia, prega e subito dà ordine che si costruisca il Santuario ove viene esposta l’immagine della Vergine. Il popolo Messicano si converte in massa al Cattolicesimo. La straordinaria devozione alla Madonna si è mantenuta intatta fino ai nostri giorni, tenendo ancorato questo buon popolo nella fede cattolica nonostante la feroce propaganda anticlericale, protestante e massonica e nonostante la crudele persecuzione contro il cattolicesimo nei primi decenni di questo secolo. Gli scienziati, che esaminano il dipinto, dicono: "È un miracolo si sia mantenuto, per 480 anni, quel fragilissimo mantello che fa da supporto alla pittura e che è costituito da fragile tessuto vegetale, e soprattutto è un miracolo che su tale tessuto si sia formata e vi si conservi quella bella pittura con vivi colori, senza alcun segno né di pennello né di coloranti" (Leggi la nota (7) nella pagina che segue). Ma il miracolo più grande è la perseveranza nella fede di quel popolo: la vera devozione mariana assicura piena fedeltà a Gesù e alla Chiesa. Coltiviamo anche noi una forte e tenera devozione alla Madonna. Dice S. Luigi de Montfort: "Quando Maria ha gettato le sue radici in un’anima, vi produce meraviglie di grazia". "Quando verrà quel tempo in cui Maria regnerà padrona e sovrana nei cuori per sottometterli pienamente all’impero di amore del suo grande Gesù? Quando verrà che le anime respireranno Maria come i corpi respirano l’aria?" (8).

PROPOSITO. Mettiamo in pratica la raccomandazione di un santo Vescovo Missionario: "Durante la giornata seminate molte Ave Maria! Alla sera raccoglierete tanti frutti spirituali!" S. Francesco d’Assisi ripeteva: "Quando dico l’Ave Maria i Cieli sorridono, i demoni tremano e si danno alla fuga, gli angeli esultano". (1) L.G. 62 (2) Gen. 3, 15 (3) Cfr. Lc. 1, 39-45 (4) Gv. 2, 1-12 (5) At. 1-14 (6) S. Luigi de Montfort, "Tratt." 23.24.25 (7) Questa è certamente la più misteriosa e affascinante immagine della Vergine che non finisce di stupire gli scienziati. Recentemente, nel 1979, nell’occhio sinistro, con strumenti modernissimi, all’ingrandimento di 2.500 volte, si è scoperta una scena di almeno 10 personaggi. Altre figure sono emerse anche nell’occhio destro. Si tratta dell’apertura del mantello ("tilma") da parte del Veggente davanti al Vescovo, scena che, allora, è stata come fotografata negli occhi, ed è rimasta intatta per secoli e secoli fino ad oggi! (Cfr. Claudio Perfetti, "Guadalupe", Ed. Paol.). Infine, un clamoroso fatto di cronaca: il 14 novembre 1921, in tempi di dura persecuzione per la Chiesa da parte del presidente massone Albano Obregon, un impiegato del Governo, accanto all’immagine della Madonna nascose una bomba che scoppiò fragorosamente mandando in frantumi l’altare di marmo e piegando, per il calore, un grosso crocifisso in bronzo. Ma l’immagine mariana rimase intatta e non si ruppe nemmeno il fragile vetro di protezione (cf. Fam. Crist. 3-8-1988). Inoltre le pitture aggiunte, accanto all’immagine, si sono tutte deteriorate e screpolate, mentre l’immagine è rimasta inalterata e bella. (8) S. Luigi de Montfort, "Tratt." 217.

Fonte: "Con Maria verso Gesù" - Fra Crispino Lanzi

giovedì 18 febbraio 2010

Passione e morte del Signore

Le contraddizioni evangeliche sulla passione e morte di Gesù sono numerose, al punto da indurre il lettore e lo studioso dei sacri testi a dubitare sulla veridicità dei fatti. Per ciò che ci riguarda non analizzeremo certamente queste contraddizioni che altri prima di noi hanno già studiato e vagliato, ma solo certi aspetti dei racconti evangelici, quelli che in altri saggi non abbiamo visto trattare dai critici e dagli studiosi. Subito una contraddizione in ordine alla passione e morte del Signore.

In Marco si dice che il Gesù, venne crocifisso alle nove del mattino. Leggiamo il testo:

“22 Poi condussero Gesù in un luogo detto Gòlgota (che significa "Luogo del Cranio").

23 Vollero dargli un po' di vino drogato, ma Gesù non lo prese.

24 Poi lo inchiodarono alla croce, e si divisero le sue vesti tirandole a sorte per decidere la parte di ciascuno.

25 Erano le nove del mattino quando lo crocifissero.

26 Sul cartello dove si scriveva il motivo della condanna c'erano queste parole: “Il re dei Giudei”.

27 Insieme con Gesù avevano messo in croce anche due briganti, uno alla sua destra e uno alla sua sinistra.(Marco, 22-27).

E’ evidente una discordanza in ordine agli altri racconti evangelici, sia quello di Matteo, che quello di Luca e Giovanni che parlano del mezzogiorno come l’inzio dell’agonia di Gesù che, come sappiamo, si sarebbe protratta fino alle 3 del pomeriggio.

Don Marcello Farina, docente di filososfia all’Università di Trento, dice che bisogna intendere la dicitura le nove del mattino di Marco come l’ora nona, ovvero le tre del pomeriggio, ma la spiegazione del noto teologo non ci pare soddisfacente.

Altre contraddizioni vengono poi rilevate nei tempi del processo a Gesù che per gli evangelisti, soprattutto Marco, sarebbe durato una sola notte, mentre per molti storici addirittura alcuni giorni.

E questa è pure la nostra convinzione perchè non si sarebbe potuto processare Gesù davanti al Sinedrio, poi davanti a Pilato e per Luca anche davanti ad Erode in tempi così brevi. Risulta inversosimile che i sinedriti , il governatore romano ed il famoso tetrarca abbiano potuto intergaire fra loro in modo così rapido. I tempi delle questioni politiche e sociali, anche allora come oggi, erano molto lunghe. E’ plausibile l’ipotesi che il Nazzareno sia rimasto in prigione, in attesa di giudizio almeno per due giorni. Vero quindi che dal momento della cena pasquale, che secondo noi è collocabile fra la notte del Martedì e del Mercoledì e la crocifissione vera e propria, siano passate certissimamente almeno due giornate.

Su questa tesi troviamo d’accordo persino il contradditorio Craveri che afferma: “nemmeno le date dell’arresto di Gesù, che dovrebbero essere rimaste ben impresse nella memoria dei discepoli, si possono stabilire con sicurezza.... “Appena si fece giorno” (Lc. 22,66), Gesù fu processato da Pilato e il giorno stesso morì crocifisso...E’ assolutamente impensabile - commenta ancora Craveri - tutto ciò si sia svolto in così poco tempo, e proprio in un periodo di solenne festività che, se non Pilato in quanto romano, almeno i sacerdoti e gli stessi membri del Sinedrio avevano l’obbligo di santificare”.

Non ci troviamo in accordo però con il pensiero successivo di Craveri, il quale afferma che “inoltre, i passi evangelici che riferiscono l’interrogatorio di Gesù rivelano molte irregolarità che dimostrano come tale episodio sia stato “costruito” artificialmente, per addossare al massimo sugli Ebrei la responsabilità della morte di Gesù e giustificare almeno parzialmente i Romani, tra i quali il cristianesimo si andava diffondendo...(Quell’uomo chiamato Gesù, op.cit. pagg.147,148, L’espresso della storia Demetra).

Sul primo punto Craveri afferma: “Tra l’interrogatorio e la sentenza dovevano passare almeno ventiquattro ore. Ciò che ora non fu osservato. Ma nessuno dei discepoli potè certamente essere presente, ammesso che l’interrogatorio sia davvero avvenuto. Tutti e quattro i Vangeli dicono che soltanto Pietro osò entrare nell’atrio della casa del sacerdote, ma che richiesto da una serva e dalle guardie se fosse un discepolo di Gesù, egli lo negò per tre volte consecutive, a conferma di ciò che aveva detto il Maestro: “Prima che il gallo canti...”(ibidem, pagg.148,149).

Se è vero che tra il processo e la crocifissione passarono alcuni giorni, che cosa fece Gesù in quell’arco di tempo? Dove venne portato e dove passò quelle ore non è dato di sapere, nè gli evangelisti ne fanno riferimento nei loro racconti. Ci pare abbastanza credibile la possibilità che il giovane predicatore ebreo, il figlio del falegname, come era conosciuto tra la sua gente, abbia passato quei due giorni nelle segrete del palazzo romano di Pilato, magari in attesa che il governatore romano arrivasse dalla sua dimora abituale che come sappiamo era Cesarea Marittima[1], o forse in qualche cella del Tempio che poteva servire come luogo di transito in attesa di celebrare il processo.

Sentiamo l’autorevole parere di don Farina: “Marco conclude tutto in una notte come dicevamo. Giovanni invece ci mette più tempo, perchè sembra spostare l’ultima cena al Mercoledì. Ma questo perchè la cronologia dei quattro vangeli è ciò che interessa meno agli autori dei libri”.

Questo elemento tuttavia non sminuisce la credibilità dei sacri testi, anche se in essi vi possono essere delle contraddizioni.

“Siamo noi - continua ancora don Farina - ad avere una mentalità cronolgicamente esatta. Noi abbiamo una concezione della storia fatta di comprensione scientifica; esiste cioè un prima e un dopo. Per gli evangelisti il prima e il dopo non conta “un fico secco”, conta il mistero”.

Ma perchè allora nessuno degli evangelisti scrive una postilla o una nota in cui si afferma che si trattava di un racconto non attendibile in ordine alla cronologia dei tempi?

“Perchè - afferma ancora don Farina - loro non avevano alcun interesse in questo senso, anche perchè i Vangeli non crescono nella stessa comunità; ciascuno porta l’esperienza tipica di quella comunità. Ecco un altro grave elemento dal punto di vista crono-geografico: Marco, nel suo Vangelo, mette tutta la vita di Gesù in un viaggio da Nazareth a Gerusalemme, Luca ci fa vedere che Gesù è venuto almeno tre, quattro volte a Gerusalemme. L’intento degli evangelisti quindi è teologico, non è mai storiografico. Oggi l’idea di voler giustificare la veridicità dei Vangeli dall’esattezza cronologica è caduta e non ci si fa più caso, anzi i più grandi commentatori del Vangelo con estrema tranquillità accettano queste apparenti contraddizioni.

Secondo me il problema è che i Vangeli vanno letti con il lume della fede, e la fede è un dono che forse troppo poco viene chiesto a Dio. E’ per questo che i demitizzatori si aggrappano ad elementi spesso insignificanti da questo punto di vista. E’ come pretendere una certa storicità da Omero. E’ chiaro che Omero è realmente esistito, ma a noi non interessa più, nella nostra modernità, se sia stato una sola persona o due o tre.

I Vangeli hanno oltrepassato secoli di critica storica. Gli scritti apocrifi sono nati per contrastare la storicità dei Vangeli, ma sempre di più dal punto di vista storico si fa strada l’idea che gli evangelisti, avevano anche un grande senso degli eventi che capitavano.

Ad esempio gli scavi di Qumran sono un altro elemento che ci induce a diventare ancora più rigorosi rispetto alla lettura dei Vangeli, perchè Qumran e tutte le scoperte fatte in tempi successivi, tentano di far vedere che la comunità di Cristo, la prima comunità cristiana dipendeva dagli Esseni, che in fondo Cristo non è altro che un continuatore della spiritualità essena. E questa mi sembra una grossa critica nei confronti del cristianesimo nascente”.

Affrontiamo un’altra questione e questa volta, lo promettiamo, di ordine teologico e non storico. Il quesito che ci poniamo è il seguente: “E se Gesù si fosse rifiutato di adempiere alla missione del Padre? Che cosa sarebbe accaduto? Se Egli non avesse accettato di bere il calice del sacrificio, che sviluppo avrebbero avuto gli eventi? Certo Egli poteva fuggire, ritirarsi in casa di qualche amico, di Lazzaro il neorisuscitato di quei giorni. Ma egli non lo fece perchè doveva far si che si compissero le cose stabilite dal Padre Suo. Già lo disse davati ai dottori del tempio quando dodicenne Maria e Giuseppe, sconvolti lo cercavano credendolo samarrito per le vie di Gerusalemme. Poteva non farlo in età matura, quando decise di uscire da Nazareth per la predicazione pubblica che annunciava l’avvento del Regno di Dio sulla terra?

Dio non avrebbe certo scelto quell’anima privilegiata per compiere il suo disegno, nè si sarebbe incarnato in lui se avesse saputo in grazia della sua onniscienza che Gesù poteva non “fare” la sua volontà. Tutto era preordinato secondo la sapienza del Creatore. Gesù non avrebbe rifiutato, non perchè costretto, ma per amore di Dio e degli uomini, perchè Egli stesso era Dio e Dio non può che muoversi nell’amore totale che arriva fino alla donazione completa. L’amore lo esige, lo dicemmo e lo ripeteremo ancora, l’amore esige una certa dipendenza dall’amato e dall’amata. In un certo senso scopriamo un’impotenza divina che si esprime nell’amore senza riserve.

L’amore è un motore che muove le montagne. Anche noi l’abbiamo sperimentato nella nostra piccola esistenza terrena. Figuriamoci cosa può essere l’amore di Dio!!!

Cade quindi la possibilità che Gesù avrebbe potuto rifiutare quella missione, per lo meno dal punto di vista divino, il problema resta invece dal punto di vista umano. E allora? Dio avrebbe compiuto in altro modo la necessaria redenzione?

La risposta non può essere che una: Certamente.

E sempre in maniera consona alla sua infinita sapienza e al suo amore per gli uomini, richiedendo un sacrificio infinito per coprire un’offesa infinita. In che modo non ci è dato di investigare. Del resto sarebbero solo balbettii senza significato i nostri. Accettiamo di fermarci davanti al mistero. Questa è la nostra fede.



[1] Leggiamo in Messori: “In qualità di giudice a nome dell’Impero ebbe il suo bel da fare nella fatale imminenza della Pasqua dell’anno 784 ab Urbe conditia, in quella cupa città di Gerusalemme che, proprio perchè così cara a ogni pio israelita, gli sembrava tanto insopportabile da trasferirvisi per puro dovere solo durante le festività di primavera. Per il resto dell’anno, mille volte meglio, per i suoi gusti di figlio della civiltà classica, la limpidezza del mare e delle architetture greco-romane di Cesarea. (Patì sotto Ponzio Pilato?, op.cit.pag.92. Sei Torino).

mercoledì 10 febbraio 2010

Il significato della morte nelle società occidentali contemporanee


Ciascuno uomo comprende, nel profondo di sè, che la morte presto o tardi lo toccherà; egli conosce l’ineluttabilità del morire e possiede la nozione dell’eternità. Tuttavia, la morte, nelle società contemporanee, soprattutto quelle occidentali, sembra essere stata cancellata dall’efficientismo e dal materialismo; l’uomo preferisce dimenticarla, nasconderla, fingere che non esista relegarla in panchina, come se fosse un optional, un problema da affrontare nel momento in cui si presenta, e forse nemmeno.
“Nel parlare sul tema della morte - scrivono Norbert Greinacher e Alois Muller - i cristiani incorrono nel pericolo di saperla troppo lunga, di proporsi come persone troppo competenti sull’argomento. Bisogna che si pongano invece in atteggiamento di ascolto, perchè l’umanità stà facendo esperienza del fenomeno della morte da migliaia di secoli, mentre il cristianesimo “soltanto” da duemila anni a questa parte...” (Concilium 4/74, pag.17 Queriniana Brescia).
Johann Hofmeier, afferma che “i critici della vita sociale parlano di un nuovo modo di esistenza in un mondo in cui, a seguito di un totale rivolgimento, si potrebbe giungere alla soppressione della morte...Le società d’oggi, scrive ancora Hofmeier, “condannano la riduzione della morte a tabù e l’esilio della società cui è costretto il morente. Più ancora la privatizzazione e commercializzazione dell’atto del morire, con la conseguente insicurezza ed assenza di aiuto in cui viene a trovarsi l’uomo d’oggi in rapporto a colui che stà per morire.(Ibidem, pagg.21, 22).
Oggi la morte è vista come un tabù, come una realtà cruda da dimenticare, perchè a discapito della realizzazione terrena dell’uomo. Davanti ad essa c’è imbarazzo, disgusto, dimenticanza. Conta solo la vita quella terrena, ben pochi pensano al dopo morte e a quello che potrebbe accadere una volta raggiunta la nuova dimensione.
Contrariamente a quanto pensano gli uomini con il loro tecnicismo e l’elisir di lunga vita, “non siamo diventati eterni, neppure nell’era dei prodigi tecnologici”. (Scommessa sulla morte, Vittorio Messori, pag. 15. Sei Internazionale). Il noto scrittore cattolico afferma che considera morboso non occuparsi della morte, ignorarla, tacerne, come è di moda oggi.
“Infatti - afferma Padre Livio Fanzaga - il nostro tempo ha steso sulla morte una coltre di omertà, ha avvolto la morte di una nebbia fitta: la sola parola viene censurata ed eliminata dal linguaggio, le immagini di morte vengono sempre più nascoste, per cui potremmo dire che oggi non è più possibile parlare di morte e guardarla in faccia. Essa è diventata un grande tabù, tutti inconsciamente cerchiamo di rimuovere questa realtà così ingombrante che ci costringe a fare i conti con la vita".

La morte come tabù

Hofmeier dice ancora che “aiutare la morte ad uscire dal nascondimento significa aiutare la vita” (Ivi, pag.15). Nulla di più vero e cita alcuni pensatori “eterni” come Ariès che afferma: “Dimenticare la morte e i morti significa rendere un pessimo servizio alla vita e ai vivi”. Oppure Jung, noto psicanalista: “Un uomo che non si ponga il problema della morte e non ne avverta il dramma, ha urgente bisogno di essere curato”. Ed ancora il buon Pascal che lascia sgomenti con i suoi pensieri: “Gli uomini, non potendo guarire la morte e sperando di essere più felici hanno deciso di non pensarci. E’ tutto ciò che hanno saputo escogitare per consolarsi. Ma è un rimedio ben misero perchè invece di affrontare il male, non vuole che nasconderlo fino a quando si può”.(Ivi, pagg.16, 23).
Ed invece come giustamente afferma Messori, la morte “non è una fastidiosa formalità alla quale adempiere un giorno remoto: ma una realtà quotidiana, la possibilità di ogni istante”.
Frase terribile se vogliamo, ma assai saggia ed illuminata. E’ a questa realtà che l’uomo d’oggi sfugge, credendo di poterla sempre rimandare a momenti più consoni ai suoi umori passeggeri, illudendosi di poterla stigmatizzare con vani sogni di gloria, oppure esorcizzare con un atteggiamento efficientista, scevro dalle responsabilità che essa comporta.
Le scritture sacre, i testi canonici, sono infarciti di frasi del tipo: “Vigilate”, “Non sapete quando verrà”, “Non fatevi trovare impreparati”, “Non lasciate che la morte vi colga come un ladro di notte”, “Lo spirito è pronto, ma la carne è debole”.
Questi continui ed insistenti moniti, che appaiono a qualcuno anacronisitici, hanno una loro ragion d’essere. Non se ne sarebbe trattato così ampiamente se realmente il problema non fosse stato urgente ed importante.
Il destino eterno dell’anima, ci pare un’argomentazione più che sufficiente per potersi prendere la briga di fermarsi un attimo a pensare a quella che molti definiscono una terribile realtà, il vero dramma della vita, la possibilità di ogni istante. L’uomo, afferma Messori, citando uno studio di Jung, ha due problemi, o meglio due angosce di base: quella della follia e quella della morte. Proprio per questo motivo si cerca di rimuoverla, perchè agisce sulla coscienza umana, sulla psiche in modo intollerabile. In che modo? Protestando contro essa ad esempio. “Far figli - afferma ancora Messori - è da sempre, ed è ancor oggi, una protesta contro la morte”.(Ivi, pag.33).
Un modo per rimuovere quest’angoscia, ma non per risolvere il problema. E’ come curare i sintomi, ma non fare nulla per sconfiggere gli agenti patogeni di una malattia che ci stà divorando; l’uomo genera altre vite, un altro modo per stigmatizzare l’angoscia della morte: per dimenticare la morte, ignorarla, far finta che....non esista. Taluni, quando si trovano a tu per tu con la morte si ribellano, non l’accettano come compagna dell’ultimo viaggio, preferirebbero una avvenente ragazza con capelli biondi e occhi azzurri, una fatina con i capelli turchini, un angelo, forse anche un demonio, qualsiasi cosa, ma non la maschera scheletrica e lo spauracchio con la falce e il mantello.
Per molti è così che appare, perchè credono che sia la fine di tutto, il compimento di un viaggio spesso lasciato a metà, che non li ha soddisfatti, che non ha permesso loro di esaudire tutti i desideri che avevamo nell’animo. La morte - dicono costoro - ci costringe ad abbandonare beni materiali e affetti (spesso smodati)  ai quali non vogliamo, nè sappiamo rinunciare.

Estratto da Beppe Amico - inedito: "La vita del mondo che verrà". Copyright 2010

domenica 7 febbraio 2010

Come gli Angeli interagiscono con noi.

Invocare gli angeli è saggio e conveniente raccomandano i santi. Loro ne hanno avuto un’esperienza diretta e non si sono mai dimenticati di chiedere aiuto ai celesti personaggi. Infatti “L’angelo custode ha cura della persona affidata dal Signore; si mette a sua disposizione quando l’anima è in grazia di Dio e lo invoca di cuore. L’angelo è contento quando può rendere servizi particolari: dunque lo si faccia operare...”. (Ma gli angeli esistono davvero? - op.cit. pag.21).
Possiamo chiedere al nostro celeste protettore qualsiasi cosa, purchè questa rientri nell’economia divina. Soprattutto possiamo chiedergli di confortarci nelle prove della vita, di incoraggiarci, e di aiutarci affinchè ciò che ci sta a cuore abbia buon esito. Un’esame, un colloquio importante, un’occasione di lavoro, quando temiamo di non farcela da soli. In tutti questi casi possiamo chiedere aiuto agli angeli, che ci spianeranno e prepareranno le strade, senza interferire sul nostro libero arbitrio e osservando in tutto, quella che è la volontà di Dio.
L’angelo è incaricato dalla pietà divina di starci sempre a fianco, per tutta la vita. Può essere di particolare conforto alle persone che soffrono di solitudine e che conoscendo la realtà angelica, avranno la certezza di non essere mai sole.
Sono proprio gli angeli che ci conducono alla nostra ultima destinazione. Sono loro che ci accompagneranno dopo la morte nella dimensione spirituale, e sarà ancora il nostro protettore celeste a confortarci nelle prove della purificazione prima di arrivare in Paradiso.
“Se gli angeli custodi esistono, perchè vi sono tanti peccatori tra gli uomini? Perche’ gli angeli custodi non illuminano i peccatori? – si chiedono gli autori di questo libro.
La risposta è semplice: non basta che l’angelo custode dia buone ispirazioni, bisogna che siano ben accolte ed accettate.
Le persone che vivono in uno stato di familiarità con gli angeli, godono di favori eccezionali...
Basti pensare a Padre Pio che delegava all’angelo molti compiti e da lui riceveva ogni sorta di aiuto.
Gli angeli, raggi di luce scaturiti da Dio, avvolgono coloro che li amano e li invocano”.(Ma gli angeli esistono davvero? - op.cit. pag. 26).
Il nostro angelo custode – ci assicurano i santi - prega insieme a noi, a lui sono affidate tutte le orazioni che facciamo nella nostra vita. Egli si incarica di portarle davanti al trono di Dio come fiori profumatissimi che danno gloria al Creatore e meriti all’anima a lui affidata.
Si dice che l’angelo conti addirittura i nostri passi quando andiamo alla messa la domenica e che per ogni sofferenza patita nel nome di Gesù, riesca per mezzo della sua intercessione a cancellare i nostri peccati, al punto quasi da annullarli, se le opere di carità del suo protetto sono numerose.
Tutte affermazioni lusinghiere e confortanti, ma ciò che conta è la fede che ci mettiamo. Per comprenderlo citeremo un esempio che calza a pennello.
Quando desideriamo realizzarci nella nostra professione dobbiamo mettercela tutta, lavorare al massimo delle nostre possibilità, impegnarci con tutte le nostre forze. E per riuscire nel nostro intento come dobbiamo operare?
In un solo modo: credere a ciò che facciamo, avere fede e sicurezza nelle nostre possibilità, in una parola sola credere in noi stessi, credere che veramente quello che speriamo possa accadere. E quando questo succede, tutto va liscio e riusciamo a raggiungere gli obbiettivi.
La stessa cosa è con Dio. Credere e avere fede vuol dire credere e avere fede che il Signore potrà illuminarci e per mezzo delle nostre doti naturali compiere il progetto e la missione alla quale ci chiama per il bene nostro e delle persone che ci circondano.
La missione dell’angelo non cessa mai, eccettuato nel caso di morte del peccatore impenitente.
Naturalmente il suo celeste spirito di luce non lo segue certamente nella dimora dell’eterna pena.
In quest’ultimo caso, l’angelo, con rammarico abbandona la creatura a se stessa e alla sua libera volontà e viene impiegato per altri compiti. L’angelo condivide completamente il piano di Dio, anche se esso abbraccia dolore e sofferenza per la creatura affidata alle sue cure. Infatti i disegni del Signore sono incomprensibili agli uomini, che non comprendono in pienezza il valore della sofferenza; gli angeli invece penetrano completamente questo mistero per illuminazione divina e riescono a vedere nel dolore la conseguenza ultima del sacrificio, che da gloria a Dio e merito alla creatura che lo vive.
Anche dai mali del mondo Dio sà trarre bellezze e gioielli inestimabili, e l’angelo lo sà. Per questo condivide pienamente il progetto divino.
L’angelo non si contrista nemmeno davanti alle sofferenze del proprio protetto, perchè vede in quel sacrificio il frutto che ne deriverà nella vita eterna. Lo incoraggia, lo illumina, lo protegge e lo guida, ma sempre rispettando la sua libertà.
L’angelo “può fare di tutto. Naturalmente la sua azione a nostro favore è illuminata e guidata dai disegni di Dio. L’angelo non può per esempio, andare contro la nostra volontà. Se noi scegliamo di fare una cosa, l’angelo non può fermarci anche se sà che per noi è pericolosa, che potrebbe essere fatale alla nostra vita stessa…
Il libero arbitrio dell’uomo è un bene concesso da Dio, e che neppure Dio viola”.(Ma gli angeli esistono davvero? op.cit. pag.54).
Gli angeli godono del dono dell’ubiquità e mentre contemplano Dio e gioiscono della felicità celeste, aiutano l’anima loro affidata. Essi sono sempre in Paradiso, ma contemporaneamente anche accanto al loro protetto, per proteggerlo e custodirlo.
Testi tratti da: "Tra cielo e terra" di Beppe Amico" - Reverdito edizioni 1996

Fine ultimo dell’anima.

Durante il corso di un’omelia, Mons.Sartori compianto arcivescovo di Trento così tra l’altro sottolineava la scarsa sensibilità dell’uomo d’oggi rispetto al fine ultimo dell’anima:

“L’uomo d’oggi - diceva - non è più sensibile alle cose ultime...”.

Dice ancora Don Amorth a questo proposito: “Purtroppo è vero, l’uomo d’oggi non è più così sensibile al destino ultimo dell’anima. In questo caso c’è anche una colpa da parte della predicazione, rilevata anche nel libro del papa, in quel bellissimo capitolo sull’escatologia, che fa notare come le prediche sui novissimi: morte, giudizio, inferno, purgatorio, paradiso erano una volta fondamentali nel corso degli esercizi spirituali, nelle predicazioni di missione al popolo, e invece in questi ultimi tempi, purtroppo se ne parla poco. Dire che sono tutte anticaglie vuol dire cadere in un errore abbietto, perchè basta leggere la “Veritatis Splendor ”, la bellissima enciclica sulla moralità che bisogna ristabilire nel mondo, che è stata definita dai 124 cardinali che si sono riuniti per la prima volta nella storia della Chiesa per decidere il programma di preparazione al Nuovo Millennio. Essi hanno parlato addirittura di “notte etica”, notte della morale per dipingere lo stato in cui ci troviamo oggi.

L’enciclica di Giovanni Paolo II sulla morale ha un motivo dominante che la pervade tutta: l’incontro di Gesù con quell’uomo che gli chiede: - Maestro buono che cosa devo fare per salvarmi?- E Gesù risponde:- Osserva i comandamenti!-

Quindi affermare che i comandamenti sono anticaglia vuol dire allontanare l’uomo dalla salvezza”.

“Ci sono delle cose - dice Don Amorth - l’intelligenza, la salute, il momento in cui veniamo messi al mondo, le epoche, il sesso, la nazione di appartenenza, ecc., che non dipendono da noi, ma dal Creatore, mentre invece la salvezza della nostra anima...questa si...dipende interamente da noi.

Al giorno d’oggi, purtroppo, manca completamente la consapevolezza di quella che sarà la nostra esistenza nell’aldilà dopo la morte del corpo”.

Ma perchè non tutti, salvo rare eccezioni, riescono a mortificare il corpo a vantaggio dello spirito? Possiamo rispondervi con le parole di Don Gabriele Amorth che così spiega questo concetto: “Perchè l’uomo è un composto di anima e di corpo. Quando l’uomo sa dominare la sua carne , la sua passione, quando sa essere con il suo spirito padrone di se stesso, si sente anche profondamente libero. Ecco perchè gli asceti si sentono in uno stato magnifico di libertà spirituale, anche se è bene ricordare che troviamo una tale serenità interiore anche in altre religioni che non sono il cristianesimo, perchè Dio agisce in tutti, sono tutti Suoi figli.

Noi possediamo la verità tutta intera perchè grazie al Cattolicesimo abbiamo conosciuto e toccato il mistero di Cristo, ma delle scintille di verità le troviamo dappertutto, in ogni uomo, in ogni fede, in ogni religione...anzi approfitto per dire che è un gravissimo errore per un cristiano andarsi a mettere a scuola da un guru, è un tremendo passo indietro.

Però diciamo pure che l’uomo ha la capacità, se vuole, se si impegna, di sapere dominare le sue passioni e di mortificare il corpo a vantaggio dell’anima. In quel momento il corpo diventa un alleato dell’anima per ascendere”.

Abbiamo parlato già in più occasioni del libero arbitrio, Dio ha voluto creare l’uomo con una volontà propria e autonoma, in grado di decidere tra il bene e il male, gli ha dato la possibilità di accogliere la Sua misericordia o di respingerla. Egli lo può amare o rinnegare, di andare alla ricerca persino di falsi paradisi stordendosi nel rumore sordo e struggente di una società frivola e secolarizzata.

Dio ha permesso a satana e ai suoi seguaci di seminare l’odio, l’incomprensione, le guerre fra gli uomini, di convincerli a scegliere il male, ha permesso che l’impuro apostata si radicasse nel cuore dell’umanità con il vizio del peccato, ma non di intervenire sulla sua volontà, perchè l’uomo deve essere libero di scegliere, di esercitare un atto libero di accoglimento o di rifiuto.

Con questa tesi è d'accordo anche il professor Giuseppe Ferrari del Gris di Bologna: “Dio ci ha creati liberi di sceglierlo o di rifiutarlo e questa è la misericordia e la grandezza di Dio che si manifesta tra gli uomini.

Egli crea l’uomo, ma non lo tratta come una marionetta nelle sue mani, ma come un essere libero di rifiutare colui che l’ha creato per amore”.

LA SACRA BIBBIA INTERATTIVA

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La versione CEI