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"Chi salva un'anima, ha assicurata la propria alla felicità eterna" (Sant'Agostino).

Guarda il video e ascolta la voce di Suor Pura Pagani

Novità - Suor Pura Pagani - la suorina di Verona che faceva miracoli come Padre Pio

mercoledì 29 dicembre 2010

Proteggi i tuoi figli ovunque o Signore

Dolcissimo e misericordiosissimo Gesù

a chi possiamo rivolgere il nostro grido di aiuto se non a Te che hai provato tutte le fragilità della natura umana e che quindi comprendi bene le nostre pene e i nostri affanni.
Siamo affranti e spossati, stanchi e demoralizzati. La nostra vita è una continua tribolazione.
Pensieri, ansie, problemi, depressioni, paure, ossessioni, pensieri di sfiducia, malattie. Ovunque giriamo lo sguardo tanta miseria e desolazione.
Non abbandonarci a noi stessi e alle nostre smodate passioni, non girarci le spalle, ora che abbiamo più bisogno di Te. Accettaci come siamo e facci come Tu ci vuoi.
Perdonaci i nostri peccati, sii misericordioso e accetta l'offerta che Ti presentiamo.
Ti promettiamo di onorarti sempre e dovunque e di diffondere il Tuo amore e la Tua misericordia che non nega nulla a chi sinceramente pentito e umiliato si rivolge a Te in cerca di soccorso e consolazione.


Difendici da tutti i nemici, visibili e invisibili. Fa che ogni giorno il nostro impegno sia quello di diffondere ovunque l'amore che Tu stesso hai donato a tutti noi con il supremo sacrificio della croce.
Ti raccomandiamo le nostre famiglie, i nostri cari, i nostri morti. Proteggici dal Cielo e concedici per mezzo di Maria Tua e nostra tenera madre i benefici spirituali e materiali di cui abbiamo bisogno per la nostra salvezza.  
Dolcissimo cuore di Gesù noi ci abbandoniamo come bambini nelle braccia del Padre, certi che riceveremo presto aiuto nelle nostre sofferenze e tribolazioni.

3 Pater, Ave e Gloria  


domenica 26 dicembre 2010

Esercizi spirituali

BREVE ESERCIZIO DI PERFEZIONE

PROPOSTO DAL
Ven. P. LUIGI DI GRANATA 

nel suo libro:

Memoriale della vita cristiana 

(fonte: S. VINCENZO FERRERI)

TRATTATO DELLA VITA SPIRITUALE

Traduzione
del P. S. G. NIVOLI O. P.
con note dei migliori commentatori
Scuola Tipografica - S. Benigno Canavese, 1931


§ I. - DI DODICI C0SE CHE HA DA FARE IL SERVO DI DIO.

Perché molti desiderano d'avere sempre sott'occhio i principali punti della vita spirituale, perciò riduco qui in compendio le cose principali che deve fare il servo di Dio, e quelle dalle quali principalmente si ha da guardare; affinché in questo breve sommario, come in un esemplare, veda quello che a lui conviene.
Ora, in quanto a quello che deve fare:
         Primo: procuri di star sempre alla presenza del Signore, poiché è manifesto per la dottrina dei Santi, che l'uomo non si muove mai a far cosa che sia grata a Dio, se prima Dio stesso non lo tocca e non lo muove. E se ciò non potrà fare continuamente, almeno spesso fra il giorno e h notte sollevi il cuore a Lui con brevi, amorose e umili orazioni e sospiri, chiedendogli sempre il suo soccorso ed amore, come quegli che senza di Lui non può cosa alcuna.
         Secondo: da tutto ciò che udirà o leggerà procuri sempre di trarre qualche divota ed amorosa considerazione, con cui nutrire e accrescere dentro di sé il dolce miele del divino amore, a guisa delle api che sempre cercano di trarre dai fiori qualcosa da portare nell'alveare. Di modo che, come un gran fuoco converte in fuoco tutto quello che vi si getta, sia acqua o ferro od altro, così parimenti il suo cuore dev'essere per tal modo acceso dal fuoco del divino amore che qualsivoglia cosa dal mondo gli sia materia e stimolo d'amore.
         Terzo: quando a volte cadesse in qualche difetto o distrazione di cuore, non si sgomenti, né si lasci cadere sotto il peso, ma ritorni al Signore con umile e amorosa conversione, riconoscendo la sua gran miseria e la grandezza della divina misericordia, e facendo quanto potrà dal canto suo per rimettersi nello stato primitivo, e progredire nell'intrapreso cammino.
         Quarto: procuri d'avere purezza d'intenzione in tutto quello che farà; perciò deve diligentemente esaminare tutte le sue parole, pensieri ed opere e soprattutto l'intenzione da cui è animato, procurando ognora di purificarla e di rettificarla coll'aver sempre di mira la gloria di Dio in tutto quello che fa; e ciò non una sola volta al giorno, ma ogni v che intraprende qualche cosa di nuovo.
         Quinto: sebbene sia per lui tempo di pace, procuri d'andar sempre armato, e di trovarsi preparato a ricevere con umiltà e mansuetudine tutte quelle cose che gli occorreranno contrarie, anche all'improvviso; poiché, quantunque l'ira giovi talvolta a qualche cosa, è meraviglia però che riesca bene, perché lascia sempre la coscienza angustiata e inquieta se abbia o no oltrepassato i giusti limiti. Sicché l'irascibile è una certa passione dalla quale si ha più danno che vantaggio per progredire nel servizio di Dio. Giacché è manifesto che chi superasse questa passione vivrebbe sempre in gran pace.
         Sesto: se non è superiore, non stia ad osservare i difetti altrui, ma sempre consideri i proprii: perché il notare i difetti del prossimo sempre reca seco rincrescimento, superbia, giudizio temerario, inquietudine di coscienza, zelo indiscreto ed altri sentimenti sregolati che turbano il cuore; dovechè il guardare i proprii difetti reca seco confusione di sé, umiltà, timor di Dio, e pace di animo.
         Settimo: s'allontani dalle cose transitorie non solo collo spirito, ma anche col corpo e aderisca a Dio con tutto il cuore, perché quanto più si eserciterà in questo, tanto meno avrà dell'uomo e tanto più parteciperà di Dio, giacché chi ama le cose passeggere anch' egli passa e se ne va con esse; invece chi mette il suo cuore unicamente in Dio, partecipa in qualche modo alla fermezza e stabilità di Lui. Si guardi inoltre dalle molte faccende, quando siano smoderate, anche se non male in se stesse; perché distraggono il cuore, e non lo lasciano pienamente quietare nel Signore.
         Ottavo: consideri sempre la vita di Gesù Cristo e la sua Sacratissima Passione e conversazione e dottrina e travagli, per imitare, quanto gli sarà possibile, i divini esempi delle sue virtù: umiltà, carità, misericordia, obbedienza, povertà, asprezza di vita, disprezzo del mondo e amore della nostra salute, ecc. ecc.
         Nono: procuri continuamente, quanto potrà, di negare la propria volontà, rassegnata pienamente nelle mani di Dio; di modo che sia morto in Lui tutto il proprio volere, e solo viva quello di Dio, perché in tal modo non regniamo noi, ma il Signore in noi. E ciò si deve fare in ogni cosa, avversa o prospera, mesta o allegra, dolce o amara.
         Decimo: nelle sue tribolazioni, esercizi e negozi ricorra a Dio umilmente con gran confidenza e con animo e cuore di figlio, essendo Egli potentissimo e pietosissimo Padre; rimettendo tutte le cose alla sua Provvidenza, pigliandole tutte come dalle sue mani, scacciando e gettando da sé ogni fastidioso pensiero, e abbandonandosi in tutto nelle braccia di Dio.
         Undicesimo: sia grato al Signore di tutti i benefizi ricevuti e lo ringrazi sempre tanto dei piccoli come dei grandi, non guardando tanto ai doni, quanto all'indegnità di chi li riceve e alla grandezza ed amore di Lui, che glieli dà; poiché Egli non dà meno con amore le cose piccole che le grandi.
         Dodicesimo: strappi e scacci da sé con cuore grande e generoso tutte quelle cose che lo distolgono dalla perfezione, siano cose corporali o spirituali, come l'amar disordinato di qualche persona, di libri, di studi, e le conversazioni, esercizi e familiarità, quantunque spirituali, quando vedrà che gli turbano il cuore e gl'impediscono di avanzarsi nella via di Dio.

§ 2. - DI DODICI DIFETTI CHE DEVE SCHIVARE IL SERVO DI DIO.

Vi sono molti difetti che impediscono il progresso nella via spirituale per i quali non pochi, dopo molti anni sono quei medesimi che sempre furono.
Ne accenneremo qui dodici dei più notevoli, affinché il servo dì Dio confrontandosi in essi, come in uno specchio, possa conoscere le sue mancanze, e la loro causa che impedisce il suo progresso; e così procuri di emendarsi:
         Primo: egli s'applica soverchiamente agli esercizi e alle faccende esteriori; dal che deriva che spesso è privo delle visite e consolazioni interiori; perché nessuno può trovare fuori di sé ciò che si deve trovare dentro.
         Secondo: cerca disordinatamente di essere amabile e compiacente con tutti. Da ciò nasce che non sa separarsi dalle persone e dalle faccende quando bisogna; e così perde il tempo e manca molte volte a' suoi esercizi, per non mancare agli uomini, onde avviene che tanto meno piace a Dio, quanto più cerca di piacere alle creature.
         Terzo: ha poca umiltà con Dio, e poca riverenza per Lui, e così viene a perdere quella spirituale verecondia che con Lui si richiede, la quale è figlia dell'umiltà e madre del progresso spirituale.
         Quarto: è come senza freno, e si precipita inconsideratamente negli affari più per impeto d'animo, che con giudizio di ragione; donde avviene che per il suo soverchio trasporto perde la pace e la tranquillità del cuore, e per la troppa sua fretta fa malamente quello che vuol fare; poiché sta scritto che colui che cammina frettoloso, inciamperà (Prov. XIX, 2). Perciò in tutte le cose si deve procedere con maturo giudizio, il quale è amico e fedele compagno della prudenza.
         Quinto: si stima disordinatamente e presume di sé e delle sue virtù, sebbene non lo conosca, e così, come il Fariseo, disprezza segretamente gli altri, e si crede migliore di loro, e perciò non ha la vera umiltà, che è il fondamento di tutte le virtù.
         Sesto: è inclinato a giudicare gli altri e a condannare i fatti loro, e perciò si raffredda nella carità; perché, quanto più esagera i mali altrui, tanto più affila la spada con cui assale la carità, la quale nasce in parte dalla buona opinione che abbiamo del prossimo.
         Settimo: ha tuttora molto del suo amore riposto in cose passeggere, quindi con ragione gli è tolto molto dell'amar divino.
         Ottavo: è assai tiepido e lento negli esercizi dell' orazione, incominciandoli con pigrizia, proseguendoli con negligenza e finendoli senza frutto; onde molte volte è privo delle visite di Dio e dell'accrescimento della divozione.
         Nono: è molto negligente e trascurato nel vincere e mortificare se stesso; donde procede che non può vivere a Dio, perché vive a se stesso, né può essere trasformato in Dio, perché non muore a se stesso.
         Decimo: non sta interiormente raccolto, ma molto distratto nelle cose esteriori; dal che deriva che non si conosce quanto bisogna, e perciò non sa considerarsi e disprezzarsi come dovrebbe.
         Undicesimo: è tuttora molto amante della sua propria volontà e de' suoi comodi: da ciò proviene che non' può negare se stesso ed abbracciare la Croce di Cristo, e mortificare il suo naturale; e così non può giungere alla perfezione della vita evangelica.

     Dodicesimo: è incostante e leggero nelle buone risoluzioni che fa, mutandole facilmente in qualsivoglia occasione che gli si presenti: da ciò proviene che, mancandogli la perseveranza che sola conduce a termine le cose, perde tutto il suo tempo in cominciare, e così non va avanti e non fa progresso nella vita spirituale; e questa è la cagione per cui si trovano taluni che si potrebbero paragonare a quell'albero del quale dicesi che fa frutti sette volte all'anno, ma non ne porta mai alcuno a maturità.

domenica 19 dicembre 2010

E' tornata alla casa del Padre

Carissimi fratelli e sorelle:

qualche settimana fa vi chiedevo preghiere per la nostra cara Maria Grazia, sofferente da qualche tempo di una malattia incurabile.
Purtroppo dobbiamo annunciare con grande tristezza che la nostra carissima amica è tornata alla casa del Padre sabato18 dicembre 2010. E' termina così la sua battaglia e ora vive nella luce vicino al suo Gesù.



Vogliamo ringraziare tutti coloro che hanno pregato per lei e desideriamo ricordarla con queste due foto che il gruppo di suoi amici, che non l'hanno mai abbandonata fino all'ultimo, le hanno fatto durante una delle ultime serate insieme.

Grazie a tutti voi e che Maria Grazia ci protegga dal Cielo. 



Preghiamo ancora insieme fratelli e sorelle per la sua anima ed anche per tutti gli ammalati bisognosi di aiuto.
Se volete lasciare qualche commento a ricordo di questa nostra grande amica o qualche richiesta di preghiera per qualcuno in particolare, la affideremo al Signore e al nostro Gruppo del Rosario Vivente che si unisce in un Rosario perpetuo tutti i giorni per le persone che soffrono (www.grupporosariovivente.it).

In chiusura di questo post vorrei trascrivere una delle preghiere di guarigione più belle, che se recitata con fede, non potrà che portare buoni frutti e glorificare Gesù, nostro Signore e nostro Dio.

Preghiera per i malati

O Maria, Madre di Dio e Madre nostra, ti presentiamo i malati che sono qui o in casa o negli ospedali. O Madre Addolorata, ottieni per loro pazienza e forza. Fa' loro accettare con pazienza e amore la croce per il bene loro e del mondo.
Fa' loro capire che l'importante è avere la salute dell'anima. Dà pazienza e carità a tutti i familiari che li devono assistere. O Salute degli infermi, ci rivolgiamo con fiducia a Te per­ché intercedi presso il tuo Gesù per la loro guarigione. Tante volte l'hai fatto quando ti abbiamo pregato nei tuoi santuari. Che Gesù ascolti anche oggi la tua preghiera: apra il suo cuore, mostri la sua potenza. Noi crediamo che Lui può e vuole guarirli.
Manifesti la sua gloria e accresca la nostra fede per testimoniare agli altri le meraviglie dell'amore di Dio.
O Vergine potente contro il male, una volta hai liberato tanti paesi dalla peste, liberaci dalla peste che oggi ha altri nomi: il cancro, l'aids...
Liberaci da satana e da tutti i suoi influssi sulle persone e sulle abitazioni. Per questo, o Madre di Dio e Madre nostra, prega per noi il tuo Gesù.

3 Ave Maria

venerdì 17 dicembre 2010

Preghiere di Liberazione dal male



A GESU' SALVATORE

Gesù Salvatore,
Signore mio e Dio mio,
che con il sacrificio della Croce ci hai redenti
e hai sconfitto il potere di satana,
ti prego di liberarmi /(di liberare me e la mia famiglia)
da ogni presenza malefica
e da ogni influenza del maligno.

Te lo chiedo nel Tuo Nome,
te lo chiedo per le Tue Piaghe,
te lo chiedo per il Tuo Sangue,
te lo chiedo per la Tua Croce,
te lo chiedo per l'intercessione
di Maria Immacolata e Addolorata.

Il Sangue e l'acqua
che scaturiscono dal tuo costato
scendano su di me/(noi) a purificarmi (purificarci)
a liberarmi/(liberarci) a guarirmi/(guarirci).
Amen


PREGHIERA ALLA REGINA DEL CIELO 
(S. Pio X)

 O Augusta Regina del Cielo  e Sovrana degli Angeli, 
a te che hai ricevuto da Dio
 il potere e la missione  di schiacciare la testa a Satana, 
noi chiediamo umilmente  di mandarci le legioni celesti,
  perché al Tuo comando inseguano i demoni,
li combattano dappertutto, reprimano la loro audacia
 e li respingano nell'abisso
Amen.


PREGHIERA A SAN MICHELE ARCANGELO 

San  Michele Arcangelo, 
difendici nella battaglia
 contro le insidie e la malvagità del demonio, 
sii nostro aiuto.

Te lo chiediamo supplici 
che il Signore lo comandi. 

E tu, principe della milizia celeste,
con la potenza che ti viene da Dio, 
ricaccia nell'inferno Satana e gli altri spiriti maligni,
 che si aggirano per il mondo a perdizione della anime. 
Amen


PREGHIERA di LIBERAZIONE 

O Signore tu sei grande, tu sei Dio, tu sei Padre, noi ti preghiamo per l'intercessione e con l'aiuto degli arcangeli Michele, Raffaele, Gabriele, perché i nostri fratelli e sorelle siano liberati dal maligno.

Dall'angoscia, dalla tristezza, dalle ossessioni. Noi ti preghiamo, liberaci, o Signore.
Dall'odio, dalla fornicazione, dalla invidia. Noi ti preghiamo, liberaci, o Signore.
Dai pensieri di gelosia, di rabbia, di morte. Noi ti preghiamo, liberaci, o Signore.
Da ogni pensiero di suicidio e aborto. Noi ti preghiamo, liberaci, o Signore.
Da ogni forma di sessualità cattiva. Noi ti preghiamo, liberaci, o Signore.
Dalla divisione di famiglia, da ogni amicizia cattiva. Noi ti preghiamo, liberaci, o Signore.
Da ogni forma di maleficio, di fattura, di stregoneria e da qualsiasi male occulto. Noi ti preghiamo, liberaci, o Signore.

Preghiamo:
O Signore che hai detto: "Vi lascio la pace, vi do' la mia pace", per l'intercessione della Vergine Maria, concedici di essere liberati da ogni maledizione e di godere sempre della tua pace. Per Cristo nostro Signore. Amen.

PREGHIERA CONTRO IL MALE 
Kíríe eleison. Signore Dio nostro, o sovrano dei secoli, onnipotente e onnipossente, tu che hai fatto tutto e che tutto trasformi con la tua sola volontà; tu che a Babilonia hai trasformato in rugiada la fiamma della fornace sette volte più ardente e che hai protetto e salvato i tuoi santi tre fanciulli.

Tu che sei dottore e medico delle nostre anime: tu che sei la salvezza di coloro che a te si rivolgono, ti chiediamo e ti invochiamo, vanifica, scaccia e metti in fuga ogni potenza diabolica, ogni presenza e macchinazione satanica, e ogni influenza maligna, ogni maleficio o malocchio di persone malefiche e malvagie operati sul tuo servo (nome).

Fa' che in cambio dell'invidia e del maleficio ne consegua abbondanza di beni, forza, successo e carità; tu, Signore che ami gli uomini, stendi le tue mani possenti e le tue braccia altissime e potenti e vieni a soccorrere e visita questa immagine tua, mandando su di essa l'Angelo della pace, forte e protettore dell'anima e del corpo, che terrà lontano e scaccerà qualunque forza malvagia, ogni veneficio e malia di persone corruttrici e invidiose; così che sotto di te il tuo supplice protetto con gratitudine ti canti: "Il Signore è il mio soccorritore e non avrò timore di ciò che potrà farmi l'uomo".

E ancora: "Non avrò timore del male perché tu sei con me, tu sei il mio Dio, la mia forza, il mio Signore potente, Signore della pace, padre dei secoli futuri".

Sì, Signore Dio nostro, abbi compassione della tua immagine e salva il tuo servo (nome) da ogni danno o minaccia proveniente da maleficio, e proteggilo ponendolo al di sopra di ogni male; per l'intercessione della più che benedetta, gloriosa Signora la Madre di Dio e sempre Vergine Maria, dei risplendenti Arcangeli e di tutti i tuoi santi.
Amen.

martedì 14 dicembre 2010

Preghiera alla Vergine Maria nelle afflizioni

Santa Vergine Immacolata, 
il nostro cuore è trafitto da mille tribolazioni e ovunque giriamo lo sguardo vediamo solo desolazione, dolore, sofferenza, morte.
Intercedi per noi poveri peccatori in cammino, affinchè dai Troni santi giunga in questo mondo traviato dall'errore la luce dello Spirito divino. 
Fa che illumini tutte le genti, fa che a tutti doni la pace del cuore e il desiderio di vivere secondo gli insegnamenti del tuo Gesù, nato e morto per la salvezza degli uomini.

O Maria, Madre di pietà e misericordia proteggi i tuoi figli dai molti pericoli del corpo e dell'anima. Fa che già in questa vita possiamo gustare la caparra del premio riservato a chi persevera con fedeltà fino alla fine.
Proteggi le nostre case, le nostre famiglie, il nostro lavoro, i nostri corpi, le nostre anime, affinchè i nostri comuni nemici non possano ingannarci con falsi miraggi. 

Proteggi tutti noi dalle cattiverie, le invidie, le gelosie degli uomini della terra, prega per questi poveri sventurati affinchè Dio si degni di illuminare le loro menti e sottrarli dagli artigli del male.
O dolcissima Madre degli infermi, soccorri quanti soffrono ogni genere di malattia, concedi loro la guarigione del corpo e dell'anima affinchè possano cantare in eterno le tue misericordie.

Ti presentiamo i corpi straziati dalla sofferenza, distrutti dal dolore, ti raccomandiamo gli spiriti affranti, infermi nel corpo e nell'anima. 
O misericordiosa Madre delle consolazioni, noi vogliamo metterci sotto la tua protezione, affinchè nulla possa prevalere contro di noi. 

Beata Vergine delle Vergini, aiutaci a conservare la fede e la semplicità di spirito, affinchè possiamo ottenere grazia e misericordia dal tuo Gesù e meritare la gloria senza fine a cui tutti noi siamo chiamati.



3 Ave Maria

domenica 5 dicembre 2010

Opere di misericordia corporale e spirituale

La pratica delle virtù cristiane trova la sua radice nella carità verso i fratelli attraverso la manifestazione dell'amore gratuito e senza speranza di contraccambio. Le opere di misericordia corporale e spirituale sono oggi dimenticate e poco praticate. 

Quante volte ritagliamo un piccolo spazio per andare a trovare gli ammalati o i carcerati, assistere i moribondi, consigliare i dubbiosi?

LE OPERE SPIRITUALI 

Consigliare i dubbiosi
E' difficile trovare qualcuno che s'impegni a rasserenare chi è nel dubbio, ad offrirgli la comprensione fraterna ed il suo aiuto. La cultura del dubbio va sempre più diffondendosi: tutto è opinabile, tutto è precario, niente è certo. Ecco allora che questa mentalità, così distruttiva e logorante del cuore e dello spirito umano, trova soccorso nell'opera del fratello della Misericordia che, superando anche lo stato d'isolamento in cui si vive, interviene a sostegno di chi non sa cosa pensare, cosa dire o cosa fare.

Insegnare agli ignoranti
Il servizio della verità, con il suo coraggio, la sua generosità, deve essere offerto agli sprovveduti davanti alle necessità della vita, oppure inermi ed indifesi nel travaglio dei rapporti sociali.
Si deve avere più misericordia verso chi fatica, verso chi non sa farsi le proprie ragioni o non sa vedere gli obiettivi della vita, senza però disprezzare chi in qualche modo invece vorrebbe imparare a valutare le ragioni dell'esistenza, le prove della vita, la promozione umana.

Ammonire i peccatori
Questa dovrebbe essere un'opera di ammonimento, di richiamo di correzione. Purtroppo è poco praticata anche se la sua necessità è più che mai presente. Non la si deve considerare come un giudicare gli altri, ma da fratelli porgere la mano, aiutare, prevenire l'incauto, soccorrere il distratto, impedire al fratello di mettersi su di una strada sbagliata.

Consolare gli afflitti
Invece di ritenere le quotidiane tribolazioni della vita una provocazione per aiutare chi si trova nella difficoltà, spesso ci si chiude nel nostro guscio, nel più completo egoismo, fingendo di non sapere, di non vedere, pensando così di essere dispensati dal condividere, dal partecipare, dal solidarizzare con colui che ci sta accanto.
Il fratello della Misericordia, sensibile a queste difficoltà ed ai travagli della vita, apre invece il suo cuore all'afflizione e al dolore dando certezze, fiducia, speranza, non limitandosi però a consolare l'afflizione, ma impegnandosi a concorrere all'eliminazione delle cause che la provocano. 

Perdonare le offese
La carità del perdono deve essere stile di vita del confratello. Il saper perdonare è indice della libertà, della generosità, del cuore, della capacità di amore incondizionato; è espressione di un cuore misericordioso; è trasformazione del perdono in fraternità vissuta, in cordialità manifestata, in profonda reciprocità di sentimenti.

Perdonare pazientemente le persone moleste
E' un'opera di Misericordia così concreta che si può considerare corporale e non solo spirituale poiché molte volte è un'ingombrante pesantezza di presenza, di pretese, di egoismi, di stranezze mentali.

Pregare Dio per i vivi e per i morti
E' degna opera di misericordia legata a tutta quella teologia e morale cristiana che avvolge il mistero della vita che non ha soltanto un suo inizio, ma anche la sua conclusione nella morte.
Spesso di fronte ai problemi delle cose ultime si trovano soluzioni di comodo per distogliere l'attenzione del cuore e dello spirito di fronte a questa realtà , come ad esempio delegare le istituzioni.
Un uomo che muore non necessita di una istituzione, ha bisogno di un fratello che gli faccia sentire che non è solo, un fratello che tenendolo per mano gli faccia comprendere che il morire non rompe la solidarietà, non compromette la vita, ma ha invece il significato di trasfigurazione delle cose che passano in quelle che non passeranno più .
Le Misericordie sono molto attente a questa opera, convinte che il loro volontariato non è qualcosa in più del dovere, ma in realtà cerca di compensare un preciso dovere di tutti.

LE OPERE CORPORALI
Dar da mangiare agli affamati - Dar da bere agli assetati - Vestire gli ignudi
Queste opere, come quelle che seguono, si riferiscono alle preoccupazioni primarie della vita: mangiare, bere, vestire, ospitare, curare, visitare, seppellire.
Si deve riflettere però sul fatto che quanto più evoluta si fa la vita, tanto più le situazioni materiali in cui bisogna praticare la carità assumono aspetti ed esigenze nuove.
Essere attenti perché ai fratelli non manchi il lavoro è indubbiamente come dar loro da mangiare, da bere, da vestire; è come aiutarli ad essere inseriti in modo degno nel contesto della società in cui si muovono.
Si deve quindi trovare l'impegno per far sì che ogni persona abbia il proprio lavoro, eliminando l'egoismo di chi ha troppo.
Ognuno pensa egoisticamente a sé senza riflettere, senza considerare che il suo star meglio può essere pagato da qualcuno col suo star peggio.

Ospitare i pellegrini
La mentalità attuale, consumistica ed egoista, è in netto contrasto con la carità cristiana e solo le opere di misericordia possono aiutare a trovare una coscienza ed una coerenza evangelica.
Nella realtà odierna ospitare i pellegrini non è offrire un semplice aiuto, ma aprirsi alla persona e non soltanto ai suoi bisogni.
Accogliere il pellegrino, lo straniero, è fare loro spazio nella propria città, nelle proprie leggi, nella propria casa, nelle proprie amicizie, mentre spesso oggi l'aridità d'animo non è sensibile alle necessità del fratello che si trova in stato di bisogno.

Curare gli infermi
Questa opera di misericordia deve essere ripensata, rivissuta ed anche rivalutata come cultura, come costume, come segno di civiltà e di rispetto della vita.
Bisogna porre fine alla consuetudine di scaricare all'ospedale l'ammalato abbandonandolo con i suoi problemi, con i suoi dubbi e le sue incertezze; l'ammalato, ovunque si trovi, bisogna visitarlo, bisogna stargli vicino, bisogna dargli conforto e riconoscergli una priorità di affetti.

Visitare i carcerati
Anche per questa opera si pone il problema della sua rivalutazione per il suo significato ed il suo grande valore sociale.
Visitare i carcerati oggi non vuole significare soltanto andare dentro quanto anche aiutare, comprendere, accogliere, sostenere con partecipazione e condivisione i congiunti che sono fuori, in un carcere invisibile costituito dall'emarginazione e dall'indifferenza in cui sono costretti a vivere. L'impegno quindi è importante ed anche oneroso: sarà tanto più significativo per quanto, attuato con spirito di comprensione e di partecipazione, potrà rappresentare prevenzione verso il crimine ed educazione alla libertà, bene comune ed irrinunciabile.

Seppellire i morti
Da sempre le confraternite di Misericordia svolgono questo compito per il suo vero significato: il rispetto dell'uomo anche nel suo ultimo viaggio.

L'hanno praticata fin da quando i fratelli della Misericordie, con atto di umana pietà, si chinavano per strada o nei lazzaretti per raccogliere gli infelici deceduti.E'un'opera che autentica e testimonia lo spirito del nostro essere cristiani.  

giovedì 25 novembre 2010

Natuzza Evolo la mistica di Paravati

In questo post vorrei parlare un po' dell'amatissima Natuzza Evolo, o meglio mamma Natuzza come la chiamavano i suoi figli spirituali. Recentemente è stato trasmesso su Rete 4, un bel documentario che riassume la vita di virtù vissuta da questa grande nistica. Sono stati dati anche degli interessanti aggiornamenti riguardo al progetto della Chiesa che si stà costruendo a Paravati e che dovrà, stando alle raccomandazioni fatte adalla Madonna a Natuzza, contenere dalle 4.000 alle 5.000 persone.
Per parlare dell'anima bella di Natuzza vorrei citare un passo del libro: "La vita del mondo che verrà" di Beppe Amico, disponibile sia in versione ebook (scaricabile subito) che a copertina morbida a questo indirizzo: www.lulu.com/content/9353520 Buona lettura.


Contatti con i trapassati. Natuzza Evolo e i defunti

Nel corso della stesura dell’opera abbiamo accennato ad un personaggio scomparso da qualche anno in concetto di santità. Si tratta di Natuzza Evolo di Paravati, madre di famiglia esemplare, donna semplice  e molto pia. Fin dall’adolescenza avrebbe vissuto fenomeni soprannaturali e mistici, con frequenti visioni di Gesù e della Madonna, contatti con i santi e con le anime dei defunti. Donna senz’altro ricca di carismi, Natuzza Evolo avrebbe vissuto anche la passione di Gesù Cristo in determinati giorni dell’anno. Non solo, la donna avrebbe compiuto veri e propri viaggi dello spirito (bilocazioni), avrebbe parlato con gli angeli e in loro compagnia viaggiava in spirito per il mondo a portare conforto a coloro che soffrivano.
La genuinità delle manifestazioni di Natuzza Evolo che sono assolutamente spontanee, sono sottoscritte come dicevo anche da molti teologi degni di nota. A suo favore le testimonianze di molti studiosi di misitica, ma soprattutto le testimonianze dei devoti di Natuzza che hanno da lei ottenuto conforto, aiuto, guarigione interiore e fisica. Natuzza fino a una decina d’anni fa, prima che ricadesse nella malattia che già l’aveva colpita agli occhi, riceveva in media trenta persone ogni giorno. Per tutti aveva parole di conforto e speranza, a molti restituiva la voglia di vivere e il desiderio di ritornare a Dio, di percorrere la via integra della fede.


Monsignor Balducci e la vita del mondo che verrà

Monsignor Corrado Balducci da noi intervistato ci ha lasciato questa dichiarazione riguardo al tema di questo libro. Ha espresso un giudizio anche su Natuzza Evolo di Paravati: “Guardi, non mi faccia parlare di casi particolari, io voglio andare a casi nei quali ho una presunzione a favore della presenza del defunto. Se un Padre Pio mi dice che ha contatti con i morti...beh in questo caso c’è una vita di santità che può dimostrare che ciò che racconta Padre Pio è degno di fede.
Ora, quando si parla di Padre Pio, io sono propenso a credere, anche se non lo posso dimostrare scientificamente, che sia vero, posso avere una certezza cosiddetta morale, pratica, perchè Padre Pio era un uomo che professava le virtù cristiane in una maniera al di sopra del comune, quella che poi viene chiamata in termini ecclesiastici: la maniera eroica.
Così per altre persone come ad esempio Don Bosco, e mi lasci anche parlare di una persona vivente[1]. Se Natuzza che ha contatti  con i defunti...io non l’ho veduta, ma ne ho sentito parlare e ho visto alcune trasmissioni televisive e mi auguro di poterla incontrare...in questo caso sono propenso a pensare che ci sia il dito di Dio.
E questa esplicitazione divina non la vorrei usare troppo in persone che pur essendo buoni cristiani...lei comprende...io conosco alcune persone che hanno di questi contatti...ne conosco tre...e suggerisco loro: per favore non fate pubblicità, se potete non scrivete neppure libri, non parlatene; ma quando uno si presta ad alimentare con conferenze, con libri, con congressi della speranza...ma che speranza...la speranza è una virtù cristiana, non si tratta di sperare di parlare con i morti.
Chi pretende di far parlare la gente con i defunti, salvo il caso singolo che andrebbe studiato, ma in linea di massima tutti questi presunti contatti hanno una spiegazione naturale...si illudono di essere favorite in questo tipo di esperimenti...
Il Signore non lo dimentichiamo dice: “Beati coloro che crederanno senza vedere” ...ma se noi vogliamo toccare con dito, e pretendiamo che i nostri figli vengano dall’aldilà per tranquillizzarci o per assicurarci che veramente esiste una vita dopo la morte e magari sono in Paradiso...
Ma insomma…abbiamo fede nel Signore, preghiamo e facciamo suffragi, non cerchiamo questi mezzi, perchè su questa terra il prodigioso non è la regola con cui Iddio guida questo mondo cristiano”.
In merito ai contatti che Natuzza aveva con i defunti ecco ciò che disse lei stessa durante un’intervista:
“La gente che viene a trovarmi...mi domanda per i morti, se sono in Paradiso, se sono in Purgatorio, se hanno bisogno di preghiere o no, per consigli. I morti li riconosco se li ho visti per esempio due, tre mesi prima; se li ho visti un anno prima non li ricordo, ma se li ho visti da poco tempo li ricordo, attraverso la fotografia li riconosco. Dico dove si trovano, se sono in Paradiso, in Purgatorio, se hanno bisogno di preghiere, se mandano a dire qualche messaggio ai parenti.
Posso anche riferire loro messaggi dei vivi. Io vedo i morti dopo che sono deceduti da quaranta giorni. Le anime non dicono dove si trovano in questi quaranta giorni, non hanno mai parlato di questo. Ma loro possono essere al Purgatorio, o al Paradiso o all’inferno. Quanto al Purgatorio, dicono che lo fanno sulla terra, dove hanno vissuto e dove hanno commesso i peccati. Quanto al Prato Verde, esso è l’anticamera del Paradiso.
Tante volte  mi è capitato di dare la sedia ad un morto perchè non distinguo se è vivo o se è morto. Distinguo solo le anime del Purgatorio perchè sono sollevate da terra. Le altre invece no, le piglio per vive. Infatti quante volte dò loro la sedia e loro mi dicono:“Non ne ho bisogno perchè sono un’anima dell’altro mondo”. E poi mi parla del parente presente perchè tante volte capita che, quando viene, per esempio, una persona, è accompagnata dal fratello morto o dal padre che mi dice tante cose da suggerire al figlio. Io ripeto quello che sento...
Quando mi è stato possibile toccarli, ho sentito che la carne dei defunti è assai fredda come quella dei cadaveri. Le anime del Paradiso emanano spesso raggi luminosi e sono sempre lievemente sollevate da terra. Un giorno mi si presentò un morto, il quale mi disse di essere condannato al fuoco del Purgatorio. Vedendolo tutto contento e sorridente gli dissi: “Adesso capisco perchè sorridete: stando quì siete lontano dalle fiamme e dalle terribili pene!”. Lui rispose:“Ma le fiamme le porto addosso sempre, anche in questo momento che parlo con te”. “Ma sono fiamme che non bruciano, se bruciassero veramente non sareste così contento e sorridente. Non posso credere assolutamente a quanto mi dite”, e così dicendo cercai di avvicinarmi al defunto. Questi allora gridò: “Non ti avvicinare!” Essendo a pochi centimetri dal defunto e sentendo un forte calore dissi: “E’ vero!”. Nel pronunciare quella parola riportai una grave scottatura alla gola che il medico condotto del paese curò per oltre quaranta giorni” (Natuzza Evolo - la mistica di Paravati - Anna Maria Turi, pagg. 110, 111 - Ed. Mediterranee).
Le anime dei defunti confidano a Natuzza il loro stato spirituale nell’aldilà. Ecco una singolare testimonianza:
“...Soffro...per me non c’è speranza, sono condannato al fuoco eterno, per me non c’è speranza, sono per me sofferenze atroci, spaventose”(Natuzza Evolo op.citata pag.53).
Quell’anima era colpevole di aver rifiutato i sacramenti, persino in punto di morte.
Ed ancora:
“Sono condannato al fuoco del Purgatorio perchè nella mia vita non ho pensato che a divertirmi: ma mi ero confessato e pentito prima di morire...”(Natuzza Evolo, Op. citata pag.62).
Ecco alcuni dialoghi di Natuzza Evolo fra questa e l’altra dimensione:
“O voi che ci ascoltate, sappiate che quanto quì avviene è permesso da Dio; la ragazza (Natuzza) non è che uno strumento di cui Dio si serve per chiamarvi all’osservanza della Sua legge...
Sappiate che realmente in questa vita esistono il castigo e il premio per ciascuno, a seconda di come si è comportato nella vita terrena”...
Chiedete perdono a Dio con sincero pentimento dei vostri peccati mortali, commessi in mala fede, altrimenti andrete all’inferno...
Perchè non fate il precetto? Perchè non volete forse dare soddisfazioni ai Sacerdoti? In quel momento essi rappresentano Gesù Cristo e non vi deve interessare se siano difettosi...(Natuzza Evolo op. citata pagg.56,60).
Natuzza ha persino sentito delle voci dall’oltretomba che dichiaravano di essere dei Papi e che erano stati costretti a duri anni di Puragatorio per scontare i loro peccati terreni.


[1] Ai tempi dell’intervista Natuzza Evolo era ancora in vita.

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giovedì 18 novembre 2010

Dio esiste

Dio esiste. Come l'ateo più famoso del mondo ha cambiato idea ANTONY FLEW con ROY A. VARGHESE
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Da "Avvenire" del 27/08/2010:

«È lo stesso Antony Flew, filosofo inglese nato nel 1923 e morto lo scorso 8 aprile, docente in diverse università (Oxford, Aberdeen, Toronto), ad aver messo nero su bianco che "Dio esiste" [...]. Volume, quello di Flew, che nella sua versione originale (2007) aveva suscitato un vespaio di polemiche. Compresa la reprimenda del biologo ateo Richard Dawkins, che nel suo "L’illusione di Dio" aveva attribuito a una decadenza senile la conversione di Flew. Proprio da tale accusa parte il testo dell’ex anti-Dio, quando afferma che «questi critici giunsero alla conclusione che le previsioni di un imminente ingresso nell’aldilà avessero scatenato una conversione sul letto di morte». Tutt’altro, replica Flew, e l’andamento del racconto – scritto insieme al filosofo cattolico Roy A . Varghese – ne è la controprova [...]» (Lorenzo Fazzini).   [leggi tutto]


«Nel libro “There is a God” - qui accuratamente tradotto - Flew abiura il suo ateismo in forza di una scoperta talmente evidente e forse per questo tanto negata: avere fede nella ragione […]. Il creato ed il suo significato non possono reggersi sul vuoto, sul caso o tanto meno sul niente» (Luca Volontè, presidente Gruppo Popolari-Cristiano Democratici Consiglio di Europa).
«La clamorosa abiura dell’ateismo da parte di uno dei suoi esponenti più famosi, Antony Flew, ha suscitato scalpore all’interno della comunità scientifica poiché a far cambiare idea al filosofo inglese non è stata un’improvvisa illuminazione religiosa o una nuova argomentazione teoretica, ma le sempre più convincenti prove empiriche che sembrano dimostrare, per l’estrema complessità dell’universo e dei modi in cui si è formata la vita, il coinvolgimento di un’intelligenza superiore» (Guglielmo Piombini, opinionista).
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martedì 9 novembre 2010

La Terra Santa su Iphone e Ipad grazie al nuovo progetto ATS pro Terra Sancta

Verrà lanciata a dicembre la nuova applicazione per Iphone e Ipad che renderà possibile restare in contatto con la Terra Santa per ricevere tutti gli aggiornamenti in diretta dai Luoghi Santi con un semplice clic! La Terra Santa non è un posto qualunque!
Basterà un clic sul proprio telefono per restare in contatto con la Terra Santa, ricevere direttamente le ultime notizie e gli aggiornamenti, informarsi puntualmente su tutto quello che riguarda la vita dei cristiani, i Luoghi Santi e le attività della Custodia di Terra Santa. Grazie alla collaborazione avviata da ATS pro Terra Sancta e don Paolo Padrini, ideatore di Ibreviary- la fortunata applicazione per pregare su tutti i supporti mobili che sta spopolando in Italia e nel mondo tra laici e sacerdoti-, avvicinarsi alla Terra Santa e al mondo cristiano mediorientale sarà ancora più facile . Un modo per avvicinare religione, preghiera e la Terra Santa al mondo dei giovani, ma non solo: con le nuove applicazioni si potranno ricevere notizie su cultura, società ed eventi religiosi sui propri Iphone, Ipad, telefoni Android e presto anche sui Blackberry. La Custodia di Terra Santa con la sua centenaria tradizione, insomma, resta al passo con i tempi e si rilancia grazie al web e ai supporti mobili. Comunicare per sensibilizzare, pertanto, ma anche perchè, come ricordato da Papa Benedetto XVI in occasione della giornata mondiale della 44esima giornata delle comunicazioni sociali, “attraverso i moderni mezzi di comunicazione, (…) potrà far conoscere la vita della Chiesa e aiutare gli uomini di oggi a scoprire il volto di Cristo, coniugando l’uso opportuno e competente di tali strumenti”. ..dalla Terra Santa a te! 

Autore della pubblicazione:

giovedì 4 novembre 2010

Lettera a Gesù - un grido verso il Cielo

Finalmente disponibile!!!

Lettera a Gesù - un grido verso il Cielo

A copertina morbida, 78 pagine
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 o in versione download (scarica subito)
Prezzo da listino:€10.00
Prezzo
€9.00
Risparmio:
€1.00 (10%)
Viene spedito in 3–5 giorni lavorativi
Il lavoro è strutturato con lo schema della missiva, nella quale il mittente, che potrebbe essere ogni uomo della terra, confida, come ad un amico, le sue ansie e le preoccupazioni per un mondo nel quale non si riconosce affatto e che vorrebbe in qualche modo cambiare. 

La difficoltà di realizzare tale desiderio, lo incoraggia a rivolgersi a quel Dio di cui ha sentito parlare molte volte, ma che non ha ancora imparato a conoscere bene. La narrazione è semplice, a tratti appare persino ingenua, perchè chi scrive desidera parlare non in modo forbito, ma accessibile a tutti, proprio come farebbero due amici durante un incontro confidenziale. 

Il libro, ha ricevuto critiche molto positive dal direttore spirituale dell'autore che lo ha sottoposto alla sua revisione. Un testo edificante e profondo, ricco di spiritualità, scritto in modo semplice e fruibile da tutti. Leggendolo si intravedono chiare influenze agostiniane che arricchiscono l'opera di nuovi spunti teologici per l'uomo del Terzo Millennio.

lunedì 11 ottobre 2010

Le indulgenze (Card. Journet)

Le disposizioni richieste per avere le indulgenze

Le disposizioni richieste per ricevere una indulgenza sono in primo luogo la presenza nell'anima della grazia e della carità. Come potrebbe infatti la pena del peccato essere perdonata quando il peccato stesso perseverasse? Questa è la ragione per la quale la Chiesa incomincia con l'invitare i fedeli alla contrizione vera e, per la indulgenza plenaria, anche alla confessione e alla comunione. Domanda loro inoltre di adoperarsi personalmente nel compensare la pena dei loro peccati, e una delle condizioni che predispongono all'indulgenza è il compimento di un'opera di penitenza. La grande preoccupazione della Chiesa, che appare a questo punto, non è tanto quella di concedere una indulgenza quanto quella di cogliere l'occasione per indurre i fedeli al fervore della carità. Il valore delle indulgenze per rimettere la pena è grande, dice san Tommaso, ma il valore delle opere soddisfattorie, quando il loro compimento fa crescere l'amore, è incomparabilmente più prezioso (49). Queste verità, se fossero ricordate, illuminerebbero la condotta della Chiesa. E' prima di tutto il desiderio di intensificare la penitenza e la carità nel popolo cristiano che la porta ad annunciare delle indulgenze, a indire dei giubilei.

Indulgenza plenaria e indulgenza parziale

Il tesoro delle indulgenze non può essere raggiunto dal Sommo Pontefice, né possono essere da lui aperte le porte attraverso le quali questo tesoro potrà effondersi, che in virtù di un esercizio giusto e ragionevole del suo potere giurisdizionale. In altre parole, l'indizione di una indulgenza, per essere valida, suppone una causa giusta e ragionevole. E in rapporto all'importanza di questa causa, l'indulgenza offerta ai fedeli potrà, nell'intenzione della Chiesa, essere plenaria o parziale (50).
Se essa è parziale, come potrebbe essere misurata, sempre secondo la intenzione della Chiesa, se non in riferimento all'opera di penitenza alla quale detta indulgenza è stata annessa? «Per mezzo di una indulgenza parziale aggiunta a una preghiera o a un'opera pia, l'autorità ecclesiastica concede al fedele, dal tesoro della Chiesa, una remissione davanti a Dio della pena temporale proporzionata a quella che il compimento di tale preghiera o opera pia gli ha già ottenuto, tantam adhuc remissionem coram Deo poenae temporalis quantam ipse eadem prece vel pio opere jam acquirit» (51).
A questo punto è bene fermarci un istante. Concedendo le indulgenze che, per quanto preziose esse siano, non rappresentano che un bene spirituale secondario, il desiderio della Chiesa, abbiamo detto, è prima di tutto quello di intensificare la penitenza e la carità nel popolo cristiano. Ne consegue quindi, che si dovranno concedere le indulgenze tenendo conto del ritmo secondo il quale la carità cresce quaggiù in noi. Essa progredisce non con un movimento regolare e continuo, ma nella maniera in cui avanza la vita nelle piante e negli animali, prima accumulando delle riserve, poi procedendo per impulsi e a sbalzi (52). Le indulgenze parziali potranno corrispondere agli atti quotidiani della carità. Quelle plenarie, più rare, ai momenti in cui, con degli atti più forti e più ferventi di amore, la carità sale ad un livello superiore.
L'indulgenza plenaria, capace di liberare totalmente l'anima dalla pena temporale dei suoi peccati e di introdurla immediatamente nel cielo, può essere ottenuta plenariamente - ciò è evidente - soltanto se questa è immune da ogni attaccamento al peccato veniale; essa suppone un grado di purezza eminente, segni di un'ardente carità, alla quale l'approssimarsi della morte può disporre ma il cui accesso rimane difficile nella nostra debolezza. «Fai attenzione, dice santa Caterina da Genova: la confessione e la contrizione richieste per l'indulgenza plenaria sono cose difficili a compiersi» (53). Più frequentemente, sembra, l'indulgenza plenaria non viene acquistata che parzialmente. Analogamente, e ciò pure è chiaro, le indulgenze concesse come parziali saranno ricevute in proporzione alle disposizioni interiori del penitente. Di queste disposizioni interiori Dio, e non la Chiesa è giudice.

Fonte: CARD. CHARLES JOURNET
TEOLOGIA DELLE INDULGENZE

Titolo originale dell'opera THEOLOGIE DES INDULGENCES (da «Nova et vetera », 1966, II, Fribourg)
Estratto dall'ebook a cura di Totus tuus network (www.totustuus.it) 

LA SACRA BIBBIA INTERATTIVA

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La versione CEI