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"Chi salva un'anima, ha assicurata la propria alla felicità eterna" (Sant'Agostino).

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Novità - Suor Pura Pagani - la suorina di Verona he faceva miracoli come Padre Pio

martedì 1 dicembre 2009

Esistenza ed eternità dell’anima

Non crediamo ci sia bisogno di provare l’esistenza dell’anima, giacchè questa dovrebbe ritenersi cosa scontata, anche se la stragrande maggioranza degli uomini non crede ad una vita dopo la morte, ne di conseguenza crede di possedere un’anima immortale.
Qual’è il pensiero della Chiesa a riguardo? Ecco ciò che leggiamo in uno dei tanti documenti del Concilio Ecumenico II, che riassumiamo nelle sue parti salienti:
“...L’uomo, però, non sbaglia, a riconoscersi superiore alle cose corporali e a considerarsi più che soltanto una particella della natura...riconoscendo di avere un’anima spirituale e immortale, non si lascia illudere da fallaci finzioni che fluiscono unicamente dalle condizioni fisiche e sociali, ma invece va a toccare in profondo la verità stessa delle cose”. (Tutti i documenti del Concilio Ed. Massimo Milano - pagg.152-153 - IV -14c).
Padre Livio Fanzaga parla di un uomo a due dimensioni, una esteriore – il corpo – l’altra interiore, quasi divina – l’anima. Il noto predicatore afferma essere lo spirito come “il soffio di Dio”, “qualcosa che è della stessa sostanza di Dio”.(Sguardo sull'eternità – Padre Livio Fanzaga, Ed. Sugarco, pag.31). Egli afferma che proprio grazie a “questa profondità divina”, lo spirito, l’uomo dialoga con il suo Creatore ed è portatore del soffio divino a prescindere dalla religione a cui appartiene. Ogni uomo – dice Fanzaga – “ha in sè una luce che splende”. (Ivi, pag. 32). Per mezzo dell’anima spirituale l’uomo riceve Dio che abita in lui e che a lui si comunica.
Rahner definisce l’anima come “radicale apertura a Dio”, nel senso che in essa lo riceve e lo accoglie intimamente.
E’ stato effettuato un sondaggio tra gli italiani, relativamente al tema della vita eterna e della resurrezione dei corpi. Il quotidiano “Alto Adige” di Trento del 18 aprile 1995 titolava a tutta pagina: “Resurrezione negata” e il giornalista citava una parte dell’omelia dell’arcivescovo Giovanni Maria Sartori, eccone alcuni stralci insieme al commento dell’autore dell’articolo: “Vi confesso la mia preoccupazione - dice Mons. Sartori - ed il mio dolore nell’apprendere da una recentissima inchiesta attuata nella nostra Diocesi che solo la meta’, all’incirca, di coloro che pur si dicono cattolici, dichiara di credere nella resurrezione della carne e nella vita eterna...
Si tratta di un’indagine in grande stile commissionata dalle Diocesi di tutta Italia all’Università cattolica di Milano...
Tra i curatori del sondaggio a livello nazionale c’era in partenza la convinzione che alcune immagini di un certo catechismo - come la rappresentazione iconografica di inferno e paradiso - sono ora accettate a fatica dalla grande maggioranza di chi pure si dichiara credente. Si fa notare, dagli stessi studiosi, che pare di assistere ad una religiosità piuttosto centrata sul presente, portata per esempio, a rifiutare il castigo del male, nell’eterno dualismo tra quest’ultimo e il bene...”.
L’anima dell’uomo – stando al dogma cattolico - è quindi eterna, non è vincolata dai legami temporali del mondo (spazio-tempo). Essa è rivestita da un corpo materiale che serve per interagire nel mondo ed è uno dei più grandi misteri della creazione. L'anima è eterna e divina per volere di Dio. La dottrina a riguardo è scarsa, poco si affronta il tema dell’anima nelle chiese, i sacerdoti poco ne parlano durante le ore di catechesi e questa generica disinformazione è estremamente diffusa.
Non aiuta nemmeno il fatto che la gente sia così assorbita negli impegni quotidiani del mondo, impegnata a vivere nelle tante difficoltà di ogni giorno, al punto che sembra non avere più tempo e forse nemmeno voglia di occuparsi dell’immortalità dell’anima e tanto meno di fatti spirituali. A tutto ciò si aggiunge anche un’indifferenza pressochè generalizzata e forse anche una mancanza di volontà nell'approfondimento delle cose di fede da parte di molti cristiani. Chi per scetticismo, chi per pigrizia, chi per incredulità. I pretesti sono molti. Che cosa si può fare allora, alla luce della realtà odierna? Forse i predicatori dovrebbero essere più energici, rimboccarsi le maniche, riattualizzare il messaggio cristiano, forse dovrebbero meditarlo con i fedeli, chiarendo loro i concetti oscuri e difficili da comprendere.

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