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Novità - Suor Pura Pagani - la suorina di Verona he faceva miracoli come Padre Pio

venerdì 13 novembre 2009

La sofferenza e il suo valore salvifico.

Secondo la dottrina della Chiesa cattolica, la sofferenza, qualunque essa sia, costituisce la vera tavola della salvezza.

Una sofferenza accettata e offerta a Dio, un mezzo per elevare e purificare lo spirito, ottenere grazia e santità.

Questa caratteristica è comune a moltissime religioni - non solo quella cattolica – che vedono nella sofferenza il modo per raggiungere le più alte vette dello spirito.

Non abbiamo qui molto spazio, ma qualche accenno lo possiamo dare.

Don Amorth si rivolge così a coloro che non sanno darsi una spiegazione del dolore e delle cose terribili che avvengono nel mondo e che secondo tanta gente, Dio potrebbe impedire o fermare. Questi ultimi talvolta lo accusano di indifferenza, sostenendo che spesso, anzi troppo spesso, Dio potrebbe intervenire e non lo fa.

“Dio non rinuncia mai ad essere il reggitore della storia umana - dice Don Amorth - anche se rispetta la grandezza che ha dato all’uomo, intelligente e libero. Non cessa di tenere in mano le sorti dell’umanità e anche se ci sono degli sbandamenti poi riesce sempre a risanare le cose.

Anche in questo caso dobbiamo riferirci ai libri sacri, alla Rivelazione, perchè tutta la storia di Israele ci mostra un popolo che si allontana continuamente da Dio e si da all’idolatria. Ecco perchè anche oggi la gente si allontana dalla fede, si dà a maghi e cartomanti, stregoni, sette, new age e compagnia. Però la scrittura ci dice anche come Dio richiama, richiama, richiama e poi permette che arrivi il castigo.

Ecco il primo esilio e poi il secondo, ma poi Dio risalva il suo popolo, lo richiama e lo ricostruisce. Lo riferiscono anche i profeti nelle scritture: - Qualche cosa di buono che sempre resta, questo seme che poi tornerà a svilupparsi -. E’ Dio, che rispetta il libero arbitrio dell’uomo, ma in una forma che noi non arriviamo a comprendere con esattezza...Egli non cessa di avere in mano le redini della storia”.

“Se vuoi essere un prediletto del Signore – recitano i passi evangelici - prendi ogni giorno la tua croce e segui Gesù”... e imita il suo esempio.

E’ importante saper accettare anche le piccole sofferenze, perchè solo sopportando quelle, riusciremo a portare anche le più grandi. Per questo – consigliano i predicatori - è opportuno di tutto fare una continua offerta al Signore.[1]

Inoltre agli occhi di Dio, anche la più piccola sofferenza, apparentemente insignificante secondo il nostro giudizio, ha un grande valore salvifico, se noi la offriamo a Lui con tutto il cuore.

Per comprendere il valore della sofferenza possiamo raccontarvi ciò che disse Padre Pio ad un suo figlio spirituale che un giorno chiese al frate quanto ancora avrebbe dovuto sopportare quella tribolazione:

“Figlio mio - disse Padre Pio - non arrossire davanti alla sofferenza, perchè quando un giorno dovessi riconoscere di non aver sofferto, inginocchiati davanti a Gesù sacramentato e chiedi perdono, perchè sicuramente ne avrai combinata una delle tue, chiedi perdono perchè il Signore ti ha tolto una delle grazie più grandi che potresti desiderare: la croce”.


[1] Il valore dell’offerta era molto diffuso nel popolo ebraico. Un tempo si elevavano olocausti per propiziarsi il Cielo. Capri, agnelli, vittime sacrificali offerte al Signore perché stenda sul suo popolo la sua mano pietosa. Quella di oggi è un’offerta diversa, ma sempre utile ed importante. Offrire il dolore, le contrarietà, le difficoltà di ogni giorno, unite alle gioie e al lavoro di tutti i giorni è segno di fede e di speranza in Dio.

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