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Novità - Suor Pura Pagani - la suorina di Verona che faceva miracoli come Padre Pio

sabato 25 luglio 2009

CHI E? GESU'?


Cardinal Giacomo Biffi ha parlato a lungo di Gesù in numerosi interventi, mettendo in guardia il cristiano che guarda a Dio come il suo fine ultimo, dalle descrizioni troppo fantasiose o colorite del Figlio di Dio. “Molte volte - dice l’eminente arcivescovo - sentiamo parlare di Gesù Cristo, ogni tanto sul giornale c’è qualcuno che fa qualche scoop su di lui, ogni tanto si inventano e danno interpretazioni su chi sia Gesù Cristo, ma gli unici testi che ci parlano di Cristo sono i Vangeli. E i sacri testi, afferma Biffi, non precisano chi sia stato l’uomo Gesù, che tipo era, come era il suo aspetto fisico. Su questi punti si sono fatte numerose congetture, ed ipotesi di fantasia, senza per questo dare risposte certe alle moltissime domande sul tema specifico.
Anche il famoso porporato avanza le sue ipotesi quando afferma ad esempio che secondo lui era bello fisicamente. Una deduzione, un’intuizione che nasce certo dal profondo del cuore e dall’esperienza pastorale o di studio dell’eminente prelato.
Biffi tenta anche una descrizione fisica. Parla degli occhi. “Lo sguardo di Gesù colpiva chi lo incontrava”.Non abbiamo dubbi sul grande carisma del Figlio di Dio. Pensiamo a come caddero semitramortite le guardie che erano venute ad arrestare Gesù nell’orto degli ulivi, quando Egli si presentò loro con tutta la maestosità che non poteva che essere se non di colui che Dio mandò nel mondo per riconciliare a sè l’umanità peccatrice.
“Il suo era uno sguardo che parlava”, afferma ancora Cardinal Biffi. Cita vari esempi: lo sguardo di simpatia per Zaccheo, capo dei pubblicani, di rimprovero o di sdegno per gli uomini del Tempio, di dolore per Giuda che lo tradisce, di tristezza sull’offerta dei ricchi.
Cardinal Biffi afferma che Gesù aveva le idee chiare, che aveva un programma, una scaletta da seguire, che non fu mai colto impreparato, in nessuna circostanza. Noi aggiungiamo anche che Gesù si era lungamente preparato all’inizio della proclamazione del Regno di Dio e della Buona Novella. Trent’anni passò nel nascondimento, trenta lunghi anni di preparazione e preghiera per adempiere alla missione che si compì in soli tre anni.
Dovremmo anche noi prendere esempio da Gesù e nelle nostre attività quotidiane mettere in pratica le stesse strategie, gli stessi programmi (adattandoli alla nostra epoca e alle situazioni specifiche), di quel Gesù di Nazareth che duemila anni fa cambiò la storia del mondo e che i suoi nemici volevano distruggere e disperdere persino nella memoria, ma che proprio attraverso la sua morte “infame” sul legno della croce, procurata da coloro che lo osteggiarono fino alla fine, vive nel cuore di ciascun uomo (anche chi non proclama che Gesù è il Signore), come uno fra i più grandi se non il più grande, “eroe” e martire della carità fraterna.
Chi come Lui? Lo ripete l’angelo durante la battaglia in Cielo: “Chi è come Dio?”. Mai nessuna creatura, o spirito, o beato potrà eguagliare lo splendore e la bellezza del Figlio di Dio, Dio stesso. Non ci stupisce quindi pensare che già nel suo avvento nel mondo Egli abbia avuto certamente quei caratteri fisici che lo contraddistinguevano rispetto alle persone normali e che gli permettevano di manifestare quel carisma necessario a chi è incaricato di una così importante missione. Potrebbe il Figlio di Dio essere fisicamente mediocre, o avere una voce incerta e tremolante, oppure una tonalità bianca, poco chiara, uno sguardo poco espressivo, una prestanza fisica non adatta alle grandi fatiche cui si sottoponeva e ai lunghi viaggi che lo vedevano itinearante a proclamare tra il popolo ebraico che il Regno di Dio era giunto fino a noi? No, non ci possiamo credere. E’ il buon senso che ce lo suggerisce. Egli era certamente superbo e splendente, sfolgorante e meraviglioso a vedersi. Non ne abbiamo dubbio alcuno.
Biffi annota che Gesù era un uomo libero, l’abbiamo detto, lo diremo ancora. Non accettava condizionamenti di nessun tipo, nemmeno dai parenti più stretti. Può apparire duro. Lo diremo, ma - continua il Cardinale di Bologna - “non crediate che fosse un uomo troppo duro. Gesù amava. Molto”...”Aveva un forte senso dell’amicizia”, al punto che chiama Giuda amico, anche nel momento del tradimento. Per Giovanni ha un trasporto tutto particolare, per Pietro manifesta sentimenti di profondo amore e comprensione, insomma anche Lui, umanamente parlando ha le Sue simpatie. Ma il Gesù divino ama tutti allo stesso modo, forse ama di più i peccatori, quelli che sono in maggiore pericolo di perdere la vita eterna. Non diremmo così se Madre Speranza, una delle mistiche più conosciute del XX secolo (fondatrice della Congregazione delle Ancelle e dei Figli dell’Amore Misericordioso) non avesse esclamato dopo un’estasi che Gesù ama tutti gli uomini con una tenerezza paterna, egli ama anche l’uomo più perverso con amore ineffabile, e lo rincorre e lo cerca come se non potesse vivere senza di lui.
Cardinal Biffi, al termine della sua dissertazione sul Figlio di Dio annota ancora che Gesù quasi“corregge” la vecchia Legge di Dio, il Testamento degli antichi Padri e afferma di poter Egli stesso avere il potere di giudicare il mondo. “Chi può farlo -afferma Biffi - se non uno che si crede Dio?”.Aggiungiamo noi, sarebbe stato folle pensarlo per un uomo comune. Nessun uomo, può avere una megalomania tale da potersi credere arbitro e detentore dei poteri terreni e celesti, escluso quell’uomo che pur essendo vero uomo è allo stesso tempo anche vero Dio.
“Come appare Gesù nei Vangeli?” - si domanda il prof. Collo, uno dei frequentatori di internet che ha deciso di dire la sua sul falegname di Nazareth.
Egli si mostra autenticamente umano, con tutte le limitazioni della condizione umana. “Vibrano in lui tutti i sentimenti e gli atteggiamenti dell’uomo. Si interroga, si adira, rimprovera, piange, soffre di fronte alla morte dell’amico, ha paura, si stupisce, si meraviglia dell’incredulità dei contemporanei”. In questa sua umanità perfetta, l’Uomo-Dio si presenta a noi come un modello di perfezione a cui fare riferimento. La gamma dei suoi sentimenti sono buoni, esclusivi, straordinari, soggetti alla fragilità della condizione umana, ma immacolati e puri, Egli non pecca”.
A riguardo già parlammo dell’incapacità di Gesù di qualsiasi forma di peccato.
Il prof. Collo analizza poi un’altra serie di altri aspetti della personalità del Nazareno. Egli - afferma - è disponibile verso la singola persona, non si tira mai indietro se qualcuno gli chiede aiuto, è sensibile a ciò che accade al suo prossimo. Ha, in alto grado, il dono dell’accoglienza, non rifiuta nessuno, non emargina, non fa differenze di casta sociale. Ha un’apertura straordinaria e particolare verso i bambini, perchè vede in essi l’innocenza e la purezza, ed anche le future promesse del popolo di Dio, dei Suoi figli.
E’ pacifico ed umile di cuore, è mosso da moti di compassione verso i sofferenti, è sensibile verso il dolore al punto da guarire i ciechi e gli storpi anche in giorno di Sabato nonostante il divieto della Legge ebraica. Lotta contro ogni forma di male, risuscita i morti, guarisce la suocera di Pietro; Gesù desidera l’uomo libero da qualsiasi impegno mondano, egli lo vuole possessore della verità tutta intera, coltivatore e diffusore del seme di Dio, lo vuole cooperatore ed intercessore di grazia, proclamatore della buona novella. Gesù combatte contro il male occulto, gli spiriti infernali che dominano l’uomo e lo vogliono in rovina. Di fronte ai problemi pratici della vita quitidiana risponde senza esitazioni, non accetta compromessi. Egli è un uomo libero, anche nei confronti della famiglia, dei propri parenti. Così vorrebbe che fossero tutti gli uomini che con cuore puro cercano prima le cose del Regno di Dio e la sua giustizia e poi pensano alle cose del mondo.
Il prof. Collo scrive: “La sua non è una libertà stoica, isolazionista, di uno che si sente superiore agli altri, ma di chi vive questa libertà mischiato tra la gente. E dove passa suscita libertà. Infine Gesù non concepisce la libertà come uno spazio per sè, ma la sua è una libertà vissuta per il servizio.
Gesù è colui che serve”.
Renan, il famoso demolitore dei sacri testi, dipinge una figura lirica e sognante del Figlio di Dio, quasi sentimentale, che poco si adatta al sentimento d’amore incondizionato che Egli volle elargire a piene mani durante la sua vita terrena. Pare che il tedesco Renan, voglia affibbiare il suo ruolo romantico al giusto Gesù, dimentico della missione vera alla quale Egli era stato chiamato. Oserei dire che Renan, nella vita di Gesù, ha dipinto un po’ se stesso. C’è dell’altro; Renan dipinge sempre l’uomo, ben poco tiene conto dell’irruzione di soprannaturale che avviene nel Cristo. Quando afferma che “credeva al diavolo che considerava come una specie di genio del male e pensava, come tutti, che le malattie nervose fossero effetto dei demoni, non dimostra che una scarsa considerazione del ruolo divino dell’uomo Gesù. Dubitiamo, che il Renan, anche solo per un attimo possa aver preso in seria considerazione questa possibilità.
Giovanni Papini è molto più lirico e poetico nel presentare i sentimenti del Figlio di Dio. Sentiamo:“Gesù, come tutti ì grandi spiriti, amava la campagna. Il peccatore che vuol purificarsi, il santo che vuol pregare, il poeta che vuol creare si rifugiano sulle montagne all’ombra delle piante, al suono delle acque, in mezzo ai prati che profumano il cielo...Egli (Gesù) ha visto nella sua Galilea, il fico che ingrossa e matura sotto le grandi foglie nere; ha visto i secchi tralci della vite inverdirsi di pampani e dai tralci pendere i grappoli biondi e viola per la gioia dei vendemmiatori; ha visto la senapa alzarsi, ricca di rami leggeri, dall’invisibile seme, ha udito di notte il fruscio lamentoso della canna sbattuta dal vento lungo i fossi...
Nato tra i Pastori e per divenir Pastore degli uomini, ha contemplato ed amato le pecore...Egli ha amato con eguale amore il granello che appena si vede sul palmo della mano e il vecchio fico che tiene sotto la sua ombra la casa del povero”.(Storia di Cristo, Giovanni Papini, pagg.26,27 - Vallecchi editore Firenze, 1923).

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