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"Chi salva un'anima, ha assicurata la propria alla felicità eterna" (Sant'Agostino).

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Novità - Suor Pura Pagani - la suorina di Verona he faceva miracoli come Padre Pio

mercoledì 17 giugno 2009

CROCIATA PER I MORENTI

Peccatori nel mondo ce ne sono tanti, ma i più a rischio, quelli che hanno più bisogno di aiuto sono i moribondi; rimane loro solo qualche ora o forse pochi istanti per rimettersi in grazia di Dio prima di presentarsi al Tribunale divino. La misericordia di Dio è infinita ed anche all'ultimo istante può salvare i più grandi peccatori: il buon ladrone sulla croce ce ne ha dato la prova.
Ci sono moribondi tutti i giorni e tutte le ore. Se chi dice di amare Gesù se ne interessasse, quanti sfuggirebbero all'inferno! In qualche caso può bastare un piccolo atto di virtù per strappare a Satana una preda.

Molto significativo è l'episodio narrato ne "L'invito all'amore". Una mattina la Menendez, stanca delle pene sofferte all'inferno, sentiva il bisogno di riposare; tuttavia, ricordando ciò che Gesù le aveva detto: "Scrivi quello che vedi nell'aldilà'; con non poca fatica si mise a tavolino. Nel pomeriggio le apparve la Madonna che le disse: "Tu, figlia mia, questa mattina prima della Messa hai compiuto un'opera buona con sacrificio e con amore in quel momento c'era un'anima già prossima all'inferno. Mio Figlio Gesù ha utilizzato il tuo sacrificio e quell'anima si è salvata. Vedi, figlia mia, quante anime si possono salvare con dei piccoli atti di amore!"

La crociata che si raccomanda alle anime buone è questa:

1) Non dimenticare nelle preghiere quotidiane le anime agonizzanti della giornata. Dire, possibilmente mattina e sera, la giaculatoria: "San Giuseppe, Padre putativo di Gesù e vero Sposo di Maria Vergine, prega per noi e per gli agonizzanti di questo giorno.
2) Offrire le sofferenze della giornata e le altre opere buone per i peccatori in genere e specialmente per i moribondi.
3) Alla Consacrazione nella S. Messa e durante la Comunione invocare la divina misericordia sugli agonizzanti del giorno.
4) Venendo a conoscenza di ammalati gravi, far tutto il possibile perché ricevano i conforti religiosi. Se qualcuno si rifiutasse, intensificare le preghiere e i sacrifici, chiedere a Dio qualche sofferenza particolare, fino a mettersi nello stato di vittima, ma questo solo col permesso del proprio padre spirituale. È quasi impossibile, o almeno molto difficile che un peccatore si danni quando c'è chi prega e soffre per lui.

Tratto dall'"Inferno c'è" di don Giuseppe Tomaselli scaricabile gratuitamente da questo sito a questo link: http://www.multicomunicazioni.com/inferno.doc

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