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"Chi salva un'anima, ha assicurata la propria alla felicità eterna" (Sant'Agostino).

Guarda il video e ascolta la voce di Suor Pura Pagani

Novità - Suor Pura Pagani - la suorina di Verona che faceva miracoli come Padre Pio

lunedì 29 giugno 2009

LA CARITA' COPRE LA MOLTITUDINE DEI PECCATI

Nell'atto di speranza noi affermiamo di desiderare e volere con tutto il cuore il bene, di voler compiere le opere secondo lo spirito evangelico affinchè i notri atti meritevoli di grazia possano essere remunerati con il premio della gloria in Cielo.
Ma come si fa a compiere il bene in una società che sembra così incline al male?
Che senso ha la parola "carità"?
Cosa significa essere caritatevoli?
L'apostolo Paolo assicura: "La carità copre la moltitudine dei peccati". Con le nostre opere buone noi siamo meritevoli di grazia.
La carità verso i fratelli nei quali dobbiamo scorgere il volto sofferente di Cristo, è l'atto d'amore maggiormente gradito a Dio e quello che ci guadagna maggiori meriti per la vita futura.
Gesù stesso ce lo ha detto: "Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre mio", "Amate i vostri fratelli come io ho amato voi". "Non giudicate, per non essere giudicati".
In realtà la carità ha molte sfaccettature.
Carità non è solo aiutare materialmente i poveri, ma anche consigliare i dubbiosi, evangelizzare le anime che non posseggono la cognizione di Dio, che non lo conoscono, che non lo hanno incontrato.
L'ascolto è il canale privilegiato dal quale passa questo tipo di carità. Ascoltare in silenzio un fratello che si sfoga con noi, o che cerca conforto è un'opera assai meritevole.
Carità è anche pregare per gli altri: i sofferenti nel corpo e nello spirito, gli ammalati, i carcerati, gli oppressi, i poveri di ogni nazione, pregare per i defunti.
Seminare la buona parola del Vangelo e affidare i frutti al Padre è quelo che facevano i santi con le loro buone opere ed è quello che dovremmo fare anche noi se vogliamo vivere nello spirito evangelico.
Conquistare anime a Dio significa strapparle dagli artigli del demonio, salvarle dalla dannazione eterna e destinarle alla gloria dei Cieli.
Quale maggiore carità esiste se non fare in modo che le anime evitino l'inferno e siano destinate al Cielo?
E' un dovere che tutti noi abbiamo, è un impegno che dovremmo prenderci sul serio.
Provate a pensare ad un anima che vive in Paradiso il gaudio del Cielo? Una gioia senza fine, che non si esaurisce mai, la fine di ogni sofferenza spirituale e fisica, la felicità di abitare nella casa del Padre al quale ciascuno uomo è chiamato.
Provate a pensare ora ad un'anima destinata all'inferno, al dolore e alla sofferenza che non cessa mai, al buio, alle tenebre, alla disperazione che la pervadono in tutte le fibre dell'essere. Non è qualcosa di terribile? Credo di si ed è qualcosa che non può lasciarci indifferenti. Preoccuparsi per la destinazione futura delle anime è una grandissima opera di carità, forse la maggiore di tutte. Perchè cosa c'è di più importante se non incamminarci verso Dio e vivere con lui nella gioia senza fine?
L'impegno perciò sia quello di battere la via di Cristo, sopportando con pazienza le prove anche dolorose di questa vita per avere la certezza che poi queste sofferenze e questi sacrifici ci varranno la gioia eterna, "perche anche noi con San Francesco possiamo dire: "Ogni pena mi è diletto, tanto è il bene che mi aspetto".

mercoledì 17 giugno 2009

CROCIATA PER I MORENTI

Peccatori nel mondo ce ne sono tanti, ma i più a rischio, quelli che hanno più bisogno di aiuto sono i moribondi; rimane loro solo qualche ora o forse pochi istanti per rimettersi in grazia di Dio prima di presentarsi al Tribunale divino. La misericordia di Dio è infinita ed anche all'ultimo istante può salvare i più grandi peccatori: il buon ladrone sulla croce ce ne ha dato la prova.
Ci sono moribondi tutti i giorni e tutte le ore. Se chi dice di amare Gesù se ne interessasse, quanti sfuggirebbero all'inferno! In qualche caso può bastare un piccolo atto di virtù per strappare a Satana una preda.

Molto significativo è l'episodio narrato ne "L'invito all'amore". Una mattina la Menendez, stanca delle pene sofferte all'inferno, sentiva il bisogno di riposare; tuttavia, ricordando ciò che Gesù le aveva detto: "Scrivi quello che vedi nell'aldilà'; con non poca fatica si mise a tavolino. Nel pomeriggio le apparve la Madonna che le disse: "Tu, figlia mia, questa mattina prima della Messa hai compiuto un'opera buona con sacrificio e con amore in quel momento c'era un'anima già prossima all'inferno. Mio Figlio Gesù ha utilizzato il tuo sacrificio e quell'anima si è salvata. Vedi, figlia mia, quante anime si possono salvare con dei piccoli atti di amore!"

La crociata che si raccomanda alle anime buone è questa:

1) Non dimenticare nelle preghiere quotidiane le anime agonizzanti della giornata. Dire, possibilmente mattina e sera, la giaculatoria: "San Giuseppe, Padre putativo di Gesù e vero Sposo di Maria Vergine, prega per noi e per gli agonizzanti di questo giorno.
2) Offrire le sofferenze della giornata e le altre opere buone per i peccatori in genere e specialmente per i moribondi.
3) Alla Consacrazione nella S. Messa e durante la Comunione invocare la divina misericordia sugli agonizzanti del giorno.
4) Venendo a conoscenza di ammalati gravi, far tutto il possibile perché ricevano i conforti religiosi. Se qualcuno si rifiutasse, intensificare le preghiere e i sacrifici, chiedere a Dio qualche sofferenza particolare, fino a mettersi nello stato di vittima, ma questo solo col permesso del proprio padre spirituale. È quasi impossibile, o almeno molto difficile che un peccatore si danni quando c'è chi prega e soffre per lui.

Tratto dall'"Inferno c'è" di don Giuseppe Tomaselli scaricabile gratuitamente da questo sito a questo link: http://www.multicomunicazioni.com/inferno.doc

lunedì 8 giugno 2009

IL PECCATO CONTRO LO SPIRITO SANTO

Il peccato contro l Spirito Santo, assicurano i teologi, è l'unico che non sarà perdonato nè in questa, nè nell'altra vita.
Ma cosa significa peccare contro lo SPIRITO SANTO?
Il catechismo cattolico ci informa che la disperazione della salvezza e la presunzione di salvarsi senza merito (cioè senza sacrificio e cooperazione alla redenzione) è peccare contro lo Spirito Santo. Vorrei però in questa sede accennare ad una mancanze o a un difetto nel quale noi uomini cadiamo spesso: quello del rifiuto del perdono di Dio.
Spesso sento dire a molte persone che non vanno a confessarsi perchè non credono che un sacerdote (difettoso come tutti noi in fatto di peccato) possa perdonare i nostri peccati.
E' bene sapere che qualsiasi sacerdote, anche il più "impantanato" nel peccato se esercita il ministero dell confessione (e quindi non è scomunicato o interdetto dai suoi superiori), è abilitato a concedere l'assoluzione dei peccati fatti in confessione.
Troppo spesso sento dire frasi del tipo: "Non vado dei preti a confessarmi perchè sono più peccatori di me". BELLA FORZA!!! Sono uomini fatti di carne e di ossa!!! Che cosa possiamo pretendere.
E' a nostro avviso un errore grandissimo non confessarsi credendo che il sacerdote sia "difettoso". E' come rifiutare il perdono che Gesù ci concede solo con il Ministero della confessione. Lui stesso ha detto agli apostoli: "Ciò che scioglierete sulla terra sarà sciolto nei cieli e ciò che non scioglierete sulla terra non sarà sciolto nei cieli". Egli si riferiva naturalmente al peccato, per il quale è venuto come medico delle nostre anime.
Vorrei rilanciare agli amici del blog questo argomento sentire i vostri pareri. Scrivete un commento a riguardo e dite che cosa ne pensate. Cercheremo di creare una discussione su questo tema tanto delicato.
Grazie della vostra collaborazione
IL WEBMASTER

domenica 7 giugno 2009

"FERMATI E GUARDA" - UN EPISODIO DALLA VITA DI PADRE PIO

Don Pierino Galeone nel suo memoriale ricorda che “una mattina, nel far la S.Comunione, mi parve di vedere Padre Pio cambiare le sue sembianze: me lo vidi davanti sotto le sembianze di Gesù, in paramenti sacerdotali, mentre mi faceva la Santa Comunione”. 
“Un’altra mattina Padre Pio confessava nella sacrestia dell’antica Chiesetta - racconta ancora don Pierino - era seduto a destra di chi entra dalla porticina che dalla Chiesetta mena nella sacrestia. L’angolo, dove il Padre confessava, era riservato da due tende. Dal centro, dove le tendine non combaciano perfettamente, riuscivo a vedere Padre Pio. Gli uomini, seguendo le prenotazioni, erano disposti da un lato tutti in fila indiana. Io, dal posto dove mi trovavo, recitavo il breviario e, a tratti, alzavo lo sguardo per vedere il Padre. Sotto lo stipite della porticina, a destra della Chiesetta, sbucò un uomo robusto e bello, dagli occhi piccoli e neri, capelli brizzolati, dalla giacca scura e pantaloni rigati. Volevo non distrarmi e continuare a recitare il Breviario. Ma una voce interiore mi ingiunse: “Fermati e guarda!”.
Mi fermai ed osservai. Senza attendere il suo turno, dopo qualche passo avanti e indietro, quell’uomo si fermò proprio davanti alla congiuntura delle tendine e, mentre il penitente si alzava dall’inginocchiatoio per uscire dalle tende, si infilò subito fra di esse rimanendo dritto in piedi, davanti a Padre Pio, che, sul momento, non riuscii più a vedere. Dopo alcuni minuti, vidi ancora quell’uomo scomparire a gambe divaricate, sotto il pavimento, mentre sulla sedia, dove era seduto il Padre, non vedevo più Padre Pio, ma Gesù, giovane, biondo e bello, tirato un tantino all’indietro sulla spalliera della sedia, intento a guardare fisso quell’uomo che sprofondava giù. Vidi di nuovo il Padre che, venendo dall’alto, tornava a sedersi al suo posto, mentre le sue sembianze si fondevano insieme con quelle di Gesù. Poi vidi solo il Padre, seduto. E subito, sentii il suo vocione: “Giovanotti, vi volete sbrigare?”. Il fatto passò insosservato agli uomini che attendevano, i quali ripresero subito il turno. L’anno seguente eravamo sulla veranda in tanti. Si parlava col Padre se era vero, come affermava uno scrittore, che i demoni, dopo qualche millennio, sarebbero entrati in Paradiso. Padre Pio ascoltava e taceva, ma dal volto sembrava non condividere le affermazioni dello scrittore. Ad un certo punto, uno di noi gli chiese il suo parere. Ed Egli così ripose: “Ricordo di aver letto che un povero sacerdote si trovava in sacrestia a confessare degli uomini. Ad un tratto entrò un uomo robusto, dagli occhi piccoli e neri, capelli brizzolati, giacca nera, pantaloni rigati, il quale, passando davanti a tutti, si presentò al sacerdote per confessarsi, rimanendo dritto in piedi.
L’umile sacerdote lo invitò ad inginocchiarsi, ma quell’uomo rispose: “Non posso!”. E, credendo che fosse malato, ascoltò ugualmente la sua confessione. Sembrò che avesse commesso tutti i peccati di questo mondo. Pensava in cuor suo quel sacerdote: “C’è chi li fa e c’è chi li toglie, tutti i peccati di questo mondo”. Dopo aver ascoltato la confessione, il sacerdote diede gli opportuni consigli e invitò ancora una volta quello strano penitente a inginocchiarsi un istante per ricevere l’assoluzione o, almeno, ad abbassare il capo. Ma quell’uomo, con più durezza e quasi seccato, rispose: “Non posso!”.  A questo punto, raccontava Padre Pio, il confessore disse: “Amico mio, al mattino, quando ti infili i pantaloni, te la pieghi un po’ la testa, si o no?”.
L’uomo guardò con sdegno e disprezzo il confessore e con rabbia rispose: “Io sono Lucifero, nel mio regno non esiste piegatura!”.
Padre Pio concluse: “Se Lucifero e i demoni non possono piegarsi a Dio, non possono andare in cielo per forza”. Poco dopo, Padre Pio si alzò dalla poltrona di vimini, dove era seduto in veranda, e stava per ritirarsi in cella n.1. Sotto lo stipite, mi avvicinai a Lui e gli dissi: “Padre, quel sacerdote di cui avete raccontato eravate proprio voi. Il fatto - aggiunsi - vi capitò l’anno scorso, giù in sacrestia, ed ero io presente. Il Padre si rattristò molto e, piangendo, mi ripose: “Sì, è vero, è capitato anche a me, ma è vero pure che il medesimo racconto l’ho letto in un libro”.
Tratto da: "Padre Pio - beato di Dio (Beppe Amico) Reverdito edizioni 1998. Copyrigth - TUTTI I DIRITTI SONO RISERVATI. E' permessa la riproduzione, con citazione della fonte, dell'autore e della casa editrice.

LA SACRA BIBBIA INTERATTIVA

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