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Novità - Suor Pura Pagani - la suorina di Verona che faceva miracoli come Padre Pio

venerdì 22 maggio 2009

SULLA MORTE DI PADRE PIO DA PIETRELCINA


“CONSUMATUM EST”
Tratto da “Padre Pio, beato di Dio” di Beppe Amico (Reverdito edizioni 1998)
Copyright 1998 - TUTTI I DIRITTI RISERVATI.
CITAZIONI PERMESSE CON MENZIONE DELL’AUTORE E DELL’EDITORE.




Sulla morte di Padre Pio

Molto si è detto sulla sua morte, qualche volta si è persino esagerato, forse gonfiato e strumentalizzato le notizie su questo argomento.
Volendoci però tenere in un campo neutrale, lontani dalla critica fine a se stessa e mondi da pettegolezzi e fantasticherie, ci asterremo dal considerare le voci aspre e impietose che si muovono ancora incessanti intorno alla morte del serafino di Pietrelcina e ci atterremo ai fatti storici, alle numerose fonti che, come noi, hanno voluto evidenziare le luci e nascondere le ombre della vita del Padre, con la certezza di dare gloria a Dio e rendere un buon servigio al frate con le stimmate.
Padre Pio morì la mattina del 23 settembre 1968. Era Lunedì. La mattina precedente, il superiore del convento di allora “forzò dolcemente” Padre Pio a celebrare una Messa solenne, cantata, in onore dei numerosi gruppi di preghiera convenuti, che volevano celebrare il 50° anniversario delle stimmate del frate. Egli accettò e alle cinque del mattino, seguito dai Padri Onorato e Valentino, “il padre, più sfinito che mai , s’avvio all’altare per la messa, per l’ultima messa. La folla - era una marea che si stringeva, ondulando, nelle tre navate e sui matronei - gli manifestò tutta la propria gioia nel vederlo. Si dovette penare non poco per riportare silenzio e ordine, mentre il Padre guardava con occhi smarriti, mostrandosi dolcemente sorpreso, quasi disgustato, per tanto rumore di folla...C’era tanto pianto nel volto contratto del Padre. Quando il festeggiato, non riuscendo a trattenere le lacrime, dette il commiato “La messa è finita, andate in pace!”, la folla non seppe trattenersi. Furono applausi, grida di evviva, voci di “auguri Padre”, che disorientavano il celebrante. Infatti dall’alzarsi dalla poltrona, prima di scendere i gradini dell’altare rivolto verso il popolo, padre Pio barcollò, si piegò su se stesso, preso da vertigini e senso di deliquio...”(Padre Pio, crocifisso senza croce, op.cit.pagg.445,446). La storia la conosciamo, venne accompagnato in cella tremante e smarrito dopo aver inisistito di essere portato al confessionale per le consuete confessioni. Il suo fisico era allo stremo delle forze, dovette rinunciare. Verso metà mattina si affacciò alla finestra del coro per salutare per l’ultima volta i suoi figli spirituali e i numerosi gruppi di preghiera accorsi per festeggiare il 50° anniversario delle stimmate. Padre Onorato cercò di dissuaderlo, ma Padre Pio volle ugualmente farlo.
Nel pomeriggio presenziò alla messa vespertina, ma rimase in preghiera nel matroneo. I suoi figli spirituali lo osservavano con infinito amore. Alla fine della Messa cercò di alzarsi per benedire e salutare la folla, ma non riuscì, venne accompagnato nella sua cella e dalla finestra della stanza ogni tanto si affaciava per benedire e salutare i convenuti che erano lì ad attenderlo con candele e fiaccole accese. Quella era l’ultima volta che avrebbe rivisto i suoi figli tanto amati.

“Tutto è consumato”

Sull’ultima notte sentiamo la voce di Padre Pellegrino Fumicelli che lo assistette fino alla fine:
“Mi ha chiesto di confessarlo...e dopo, finita la confessione mi disse: - Senti figlio mio, se il Signore mi chiama oggi chiedi perdono ai confratelli dei fastidi che ho dato e chiedi una preghiera per l’anima mia ai confratelli e ai figli spirituali -. Io risposi in modo scherzoso, con un accenno di sorriso: - Padre Spirituale io sono sicuro che il Signore la farà vivere ancora a lungo -.
Però, quasi per farlo contento, aggiunsi - se dovesse avere ragione lei posso chiederle un’ultima benedizione per i confratelli, per tutti i suoi figli spirituali e per gli ammalati? -. Lui rispose: “Si, li benedico tutti, ma chiedo la carità al Superiore che la dia lui quest’ultima benedizione in vece mia”. Ricordo che quella notte mi chiese di rinnovare anche i voti religiosi. E dopo averlo fatto, chiusi la confessione e all’una notai che era diventato pallido, pallido. Sulla fronte c’era un sudore freddo, ci avevo passato la mano. Ma quello che mi impressionò di più, fu constatare che le labbra erano diventate bluastre. Mi mossi subito per andare a chiamare qualcuno, ma lui mi fermò dicendo di non disturbare nessuno. Nonostante tutto io mi avviai ugualmente e andai a chiamare fra Guglielmo invitandolo a venire a vedere ciò che stava accadendo. Lasciai lui con Padre Pio e corsi a telefonare al dottore. Intanto Padre Pio aveva cominciato a dire questa giaculatoria, questa invocazione: “Gesù, Maria, Gesù, Maria”. E la ripetè continuamente, sommessamente, fino alla morte”.(Fonte, Padre Pio, video Antonio Pandiscia - Nuova Eri edizioni Rai).

Come è morto Padre Pio?

Pochi conoscono la vera causa della morte del Santo del Gargano. Poco se ne tratta nei libri a lui dedicati. Ma è dallo stesso convento cappuccino di San Giovanni Rotondo che ci arrivano le notizie più precise in merito alle ultime ore della vita terrena di Padre Pio. Ecco cosa afferma un altro suo confratello che ha assistito alla dipartita del frate con le stimmate:
“Tengo a precisare che Padre Pio non è morto a letto, ma su questa poltrona...(indica la poltrona sul quale il frate spirò)...dico questa perchè io ero presente alla sua beata morte, al suo transito. Ero inginocchiato alla sua destra, vicino alla poltrona. Padre Pellegrino era invece alla sua sinistra. Durante la notte si era sentito male e aveva chiesto al suo confratello che se il Signore l’avesse chiamato, la messa dell’indomani l’avrebbe dovuta dire lui al posto suo. Padre Pellegrino era il frate che faceva il turno di notte accanto a Padre Pio.
Come è morto Padre Pio? Ce lo domandano tutti i pellegrini e i devoti! Padre Pio soffriva di asma bronchiale cronica. In quella notte si è sentito male ed è stato colpito da una patologia cardiociracolatoria. Non ha perduto conoscenza, perchè fino all’ultimo momento, seduto su questa poltrona, con la corona del Santo Rosario in mano, sgranando i grani della corona, ripeteva: “Gesù, Maria, Gesù, Maria”.(fonte, Padre Pio - video Antonio Pandiscia - Nuova Eri edizioni Rai).
Ecco un commento di Padre Ferdinado da Riese, Pio X: “Nella cella, attorno a Padre Pio, abbandonato sulla poltrona, stanno il superiore padre Carmelo da San Giovanni in Galdo, padre Pellegrino, Fra Guglielmo, il medico dottor Sala, S’ode il respiro affannoso, difficile, lievemente rantolante. Accorrono altri: padre Raffaele da S.Elia a Pianisi, suo confessore; padre Mariano da S.Croce di Magliano; padre Paolo da S.Giovanni Rotondo, che gli amministra l’unzione degli infermi; i dottori Giuseppe Gusso, direttore sanitario di Casa Sollievo, e Giovanni Scarale che gli praticano respirazione assistita; il nipote Mario Penelli.
Si prega. In giacultaorie, s’intrecciano i nomi di Gesù e di Maria. Padre Pio afflosciato sulla poltrona, vestito del suo abito francescano stringendo tra le dita la corona del rosario, china ancor più la testa sul petto. Non respira più. Sono le ore 2.30 del Lunedì 23 settembre 1968.
Si piange.
Il dottore Giuseppe Gusso, presente al trapasso, lo definisce “il più sereno, il più dolce” che egli abbia mai visto”.(Padre Pio, crocifisso senza croce, op.cit.pagg.447,448).
Ma ecco la testimonianza sulle ultime ore di Padre Pio del dottor Giuseppe Gusso da noi intervistato:
“Sono stato chiamato direttamente dal dottor Sala, che era il medico curante del Padre. Egli ha chiamato me e il dottor Scarale affinchè lo coadiuvassimo, lo aiutassimo in quei momenti. Nei miei riguardi c’era poi una ragione particolare, perchè ero Direttore Sanitario della Casa Sollievo della Sofferenza, per ciò che riguarda il dottor Scarale, in quanto era anestesista dell’Ospedale.
Quando arrivammo al convento, nella stanza del Padre, notammo subito in lui uno stato di insufficienza respiratoria piuttosto rilevante. Provedemmo ad un’opera di assistenza respiratoria attraverso un apparecchio manuale. Il Padre aveva sempre disponibile nella stanza una bombola di ossigeno e quindi potemmo operare l’assistenza. Lui era affetto da un’asma bronchiale cronica con forti riacutizzazioni. Nonostante quel primo intervento constatammo subito lo stato di gravità del frate. Egli andava progressivamente mancando come atti respiratori e come battiti del polso. Però era del tutto sereno, vigile e continuava a ripetere le parole Gesù Maria, Gesù, Maria con la corona del Rosario in mano. Stava seduto su una poltrona, rispondeva alle nostre domande e soltanto nell’ultimo momento, quando vedemmo che l’azione cardiaca e respiratoria si andava affievolendo lo stendemmo sul letto, in quanto il Padre aveva già reclinato la testa mentre stava semiseduto sulla poltrona, quando gli praticavamo questa respirazione artificiale.
Al momento dell’arresto del battito del cuore lo stendemmo sul letto per un lieve massaggio cardiaco, ma notammo che non rispondeva, non c’era nessuna reazione.
Il medico curante, prima che noi arrivassimo, aveva praticato delle iniezioni di sostegno dell’attività cardiaca, poi non è stato fatto nient’altro. La consapevolezza che avevamo era quella di una ormai conclusione della vita che avveniva naturalmente. Ci siamo resi conto che il tipo di conclusione di quell’episodio non poteva che essere che il transito nella vita eterna. Bisogna dire che tutto è avvenuto con consapevolezza da parte del Padre e con molta serenità”.


“Le mani, i piedi, il petto non hanno più ferite. Completamente rimarginate, non mostrano alcun segno di cicatrice. Un servizio fotografico, eseguito da padre Giacomo da Montemarano, documenta la scomparsa delle stimmate...
Quattro o cinque mesi prima del 23 settembre 1968, le ferite ancora aperte...diminuirono piano piano le loro effusioni di sangue...(Padre Pio, crocifisso senza croce, op.cit. pag.449).

Don Cornelio Bertagnolli: una nuova testimonianza sulla morte del frate

Tra molte voci autorevoli sulla morte del frate stigmatizzato, abbiamo raccolto anche una nuova testimonianza su ciò che accadde quella notte. L’ho sentita dalla viva voce di don Cornelio Bertagnolli, da me già intervistato in occasione della pubblicazione del mio primo libro sul frate stimmatizzato.
Quel giorno, era verso la fine di gennaio ‘97, lo incontrai nella sua abitazione di Bolzano; c’era anche la signora Gabriella Serra, di cui parleremo nel capitolo relativo alle testimonianze. Si doveva decidere il da farsi, riguardo ad una serie di rivelazioni private di una mistica di Milano, sulla quale, a Dio piacendo, forse un giorno scriveremo qualcosa. Parlammo del più e del meno per qualche minuto, ma poi il discorso scantonò su Padre Pio. Vi propongo una parte di questo colloquio a quattro, tra me, la signora Serra, don Cornelio Bertagnolli e lo stilista Giuseppe Vertua di Desenzano del Garda che era lì, insieme a noi in quel momento:

“Ero molto malato... e vidi l’aldilà...”

“La prima volta che andai da Padre Pio - dice la signora Serra - fu nel ‘57 e ricordo che non c’era ancora la chiesa grande. il Padre celebrava la Messa sotto una specie di porticato all’aperto, perchè erano così tanti i pellegrini che arrivavano, che non era possibile ospitarli tutti nella chiesetta antica. La messa delle cinque solitamente la celebrava proprio sotto questo porticato.
Ricordo che Padre Placido, un confratello di Padre Pio - continua la signora Serra - in quel periodo era molto malato, non so dire in che periodo, forse nei primi anni ‘60. Lo portarono in ospedale, alla Casa Sollievo per curarlo, per tentare una terapia. Come ben sappiamo riuscì a cavarsela e mi raccontò che cosa accadde. Disse di aver visto l’aldilà, probabilmente ebbe la stessa esperienza di Fra Daniele. Mi disse che fu proprio proiettato nell’aldilà, che vide alcuni stadi della vita oltremondana e quest’esperienza lo colpì così profondamente che comprese benissimo quanto servisse essere buoni cristiani in vita, durante il pellegrinaggio terreno, perchè le sofferenze dell’altra vita sono veramente qualcosa di tremendo. Vide come era fatto il Purgatorio, quali fossero le pene che le anime dovevano sopportare e questa visione lo turbò nell’intimo. Probabilmente, dopo la sua morte, era stato collocato in uno stadio purgativo e solo successivamente, si dice grazie all’intervento di Padre Pio, ottenne di ritornare sulla terra. Possiamo considerarlo forse un resuscitato, anche se non abbiamo nessuna certezza che questa sua esperienza non sia piuttosto una di quelle esperienze che vivono i morenti o puramente una visione intellettuale, interiore, naturalmente di estrazione soprannaturale.
Padre Palcido restò in coma per molti giorni a causa di una malattia gravissima e poi Padre Pio intervenne e lo salvò.
Ricordo che mi disse di fare attenzione, di vigilare, che se gli uomini vedessero come è fatto l’aldilà in alcune situazioni purgative, ci sarebbe materia sufficiente per convertirsi in un batter d’occhio”.

“Ho visto la sua agonia....”

Ed eccoci al racconto di quella notte, la notte in cui morì Padre Pio, così come ce la racconta don Cornelio Bertagnolli. Una testimonianza nuova, sconvolgente, che lascia con il fiato sospeso:
“Quella notte, la notte del 23 settembre 1968 - dice il sacerdote - vidi parecchie cose...ma non posso andare oltre ”.
Come potevo non insistere, anche a costo di essere poco discreto, di violare la sua intimità spirituale. Era un discorso così importante che non si poteva lasciare a metà. Sebbene don Cornelio aggiunse ben poco, mi disse quanto bastava per comprendere che in quell’esperienza c’era il dito di Dio, un piano divino veramente straordinario e forse anche inesplicabile.
“Non posso svelare certe cose perchè sono molto intime - continua don Cornelio - e non posso farlo per diversi motivi. Mi farebbero quasi dubitare se veramente, io, in quel momento preciso fossi lì con lui. Io credo di aver raggiunto Padre Pio in spirito quella notte, perchè ad un certo momento me lo sono trovato seduto accanto molto addolorato. E non fu un sogno. Io non mi trovavo a casa mia, a Bolzano, stavo seduto vicino all’altare nei banchi della sacrestia a San Giovanni Rotondo. Stavo nel primo banco e ad un certo momento vidi che qualcuno si sedeva accanto a me. Era Padre Pio, avvertii il suo braccio sulle mie spalle. Mi disse delle cose...che non posso svelare”.
Naturalmente non cessai di “importunare” don Cornelio con altre domande.
Continuò, seppur a fatica, quasi dovessi “estorcergli” le parole di bocca:
“Era il suo testamento spirituale. Erano cose che riguardavano me, la mia vita sacerdotale. In quel momento capii che stava morendo, me lo aveva confessato lui stesso e la mattina seguente, appresi la notizia alla radio, una notizia che tuttavia seppi direttamente dal protagonista dell’intera vicenda molte ore prima che accadesse.
Certe cose sono difficili da raccontare, non si possono dire con facilità, è qualcosa che stà fuori dal tempo e dallo spazio. Non tutti possono capire.
Io non ho avuto nessuna impressione di viaggio spirituale, semmai fu una cosa istantanea. Mi trovai là senza accorgermene. E non posso dire che fu lui a venire, forse fui io ad andare, ma come si può avere questa certezza? Anche la prima volta ero a Bolzano e vidi scomparire la parete che avevo di fronte e comparire una sacrestia. Forse per l’addio finale doveva accadere la stessa cosa. Non sò darmi spiegazione alcuna, ma non posso dubitare che ciò sia accaduto.
Ricordo solo che quando mi trovai lì, alzai spontaneamente lo sguardo nel posto dove di solito pregava Padre Pio o dove faceva adorazione. Accanto alla Madonna, dove c’è ancora un inginocchiatoio e dove spesso incontravo il Padre quando andavo a San Giovanni Rotondo. Come prima cosa alzai lo sguardo per vedere se era lì. E invece era accanto a me. Poi ho visto....(don Cornelio fa fatica a parlare, è molto commosso, lo dice in tono sommesso, ma solenne)...la sua agonia. Ma non fatemi dire altro, non voglio, non posso. Queste cose non desidero le sappia nessuno, nemmeno l’aria. Prima di tutto perchè sono cose impossibili alla ragione umana. Io non ho mai scritto nulla riguardo a questo, perchè sono convinto che quando saremo in Paradiso conosceremo tutto quello che dovremo sapere”.
Si conclude quì questa breve testimonianza sulla morte del frate concessaci da don Cornelio, passiamo ora ad altre considerazioni sullo stesso argomento.

I misteri e le ombre

Ci furono molti pettegolezzi sulla morte di Padre Pio, si inventarono o strumentalizzarono notizie, si gonfiarono e distorsero le fonti. A noi non interessano queste fonti, vogliamo dare un contributo scevro da contaminazioni mondane, puro come lo vorrebbe l’umile frate di Pietrelcina.
“La notizia della morte - scrive Padre Ferdinado da Riese, Pio X - trapelata verso le 4.30 della mattina del 23 settembre, balzò e rimbalzò in ogni parte del mondo, sulle vie della radio e sui fogli dei quotidiani. La stampa ne parlò diffusamente. A Pietrelcina, paese natale dello scomparso, le campane - dopo aver scandito qualche rintocco funebre - suonarono a gloria...
Alle 8.30, si aprì il portale della grande chiesa.
Ai piedi del presbiterio, sotto la balaustra dell’altare maggiore, collocato su basso catafalco inclinato, entro una bara di noce, apparve il Padre...(Ivi, pag.453).

Un popolo orante

I funerali di Padre Pio avvennero il 26 settembre 1968. Per tre giorni la salma rimase esposta all’interno del santuario di Santa Maria delle Grazie. Centinaia di migliaia di persone sfilarono davanti al corpo inerte e ricomposto del frate per rendergli omaggio, per l’ultimo saluto. Verso le 15.30 il corteo funebre - formato da oltre centomila persone - si avvio per le strade di San Giovanni Rotondo su un percorso di oltre otto chilometri. Seguirono omelie, interventi, altri discorsi di religiosi, prelati, figli spirituali. Una lunga celebrazione e una lunga veglia di preghiera di un “popolo orante” che non voleva abbandonare il suo amato “padre”. Fin quasi alle 22.30, quando si tumulò la salma nella cripta del convento di San Giovanni Rotondo, benedetta, in maniera imprevista, proprio la mattina del 22 settembre 1968, qualche ora prima che Padre Pio ritornasse alla casa del Padre.

Ipotesi sulla morte di Padre Pio

Ripensando al sacrificio del Golgota di Nostro Signore, che spesso ho avuto occasione di meditare, mi è parso di poter accostare la morte del Redentore a quella di Padre Pio. Meglio quella del frate a quella di Gesù. Ci sono delle analogie che non possono non essere considerate, valutate, studiate, analizzate. Un confratello di Padre Pio afferma che il monaco stimmatizzato morì ufficialmente di asma bronchiale cronica. Sopravvenne quindi forse una sorta di soffocamento, testimoniata anche dall’incapacità di respirare del frate negli ultimi momenti. Padre Pellegrino infatti dice che il respiro di Padre Pio si faceva più faticoso. Forse non è del tutto errato pensare che il Santo del Gargano abbia rivissuto in quelle ultime ore la passione della croce per l’ultima volta, per lo meno interiormente. Se poi proviamo a considerare le cause della morte di Nostro Signore, ci accorgiamo che la motivazione prima di questa, si attribuisce ad un collasso provocato da soffocamento, dall’impossibilità di respirare agevolmente, anche se qualche studioso sostiene che nel Cristo, appeso alla croce, siano sopraggiunte complicanze di febbri tetaniche, o una forma di disidratazione dovuta alla enorme perdita di sangue. C’è chi addirittura afferma che la sincope fu il vero motivo della morte del Signore sulla croce. Sarebbe stata inevitabile, dopo che il soldato romano impietosito, gli porse la spugna con acqua e aceto dalla quale Gesù bevve avidamente. E’ solo un’ipotesi, forse anche fantasiosa, ma non si può non tenerne conto. Del resto se similitudine e analogia c’è stata in quasi tutta la vita di Padre Pio nel conformarsi al Cristo, perchè non anche nel momento della morte?


Numerosi gli scritti in suo onore e in ricordo di lui. Ecco quello di padre Nazzareno Fabbretti, dei Frati minori: “Padre Pio è morto povero, come era vissuto. Nelle sue mani sono passati miliardi, ma lui non ha posseduto un soldo. E questa povertà è stata come per tutti i veri amici di Dio il segno di una libertà interiore ed esteriore che lo ha posto in grado di dire a tutti quello che pensava e di dirlo nel modo che credeva. E ha detto tutto e sempre con tale chiarezza da risultare, durante la sua lunga vita, un segno di contraddizione. Ha avuto il dono di leggere nelle anime, di vedere il bene e il male in conflitto nelle pieghe più nascoste della coscienza: è per questo che milioni di creature nei cinquant’anni del suo romitaggio a San Giovanni Rotondo, sono salite sul Gargano per farsi leggere dentro, per trovare o ritrovare la strada. Non erano tanto le stigmate misteriose che aveva ricevuto fin dal lontano 20 settembre 1918 ad attirare tanta gente al suo confessionale e al suo altare. Le stigmate, per i più, non erano che la conferma di qualcos’altro, del suo potere di leggere dentro...
Per lui il bene era il bene, il male male: non ammetteva sfumature...La superstizione e il fanatismo che hanno dilagato intorno a lui non derivavano dai suoi modi , che erano sempre il contrario di un calcolo sul pietismo e le facili emozioni della gente...
Era, tutto sommato, un semplice, anche se a molti è apparso un furbo. Se fosse stato un furbo non avrebbero potuto ingannarlo in quel modo o speculare tanto a lungo sul suo nome...Ora le polemiche si placheranno, gli equivoci cadranno. Resterà sempre più chiaro il carattere unico, isolato, della sua violenta santità, ma sarà sempre più evidente il bene che egli ha gettato nei cuori, aiutando gli incerti, i dubbiosi, i disperati a credere ancora nell’ira e nella misericordia di Dio nello stesso tempo”(Le Opere e i miracoli di Padre Pio, Franco Bevilacqua, pagg.249,250, Zeus editoriale).

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