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Novità - Suor Pura Pagani - la suorina di Verona che faceva miracoli come Padre Pio

venerdì 8 maggio 2009

L’importanza di lodare il Signore nelle avversità

Padre Pat Collins, conosciuto in ambiente carismatico come uno dei più celebri guaritori viventi, nel corso di una catechesi durante un ritiro di preghiera a Trento ha evidenziato l’importanza di lodare il Signore in ogni momento e in ogni luogo, soprattutto nei momenti difficili. Egli sostiene che è fondamentale questo atteggiamento di lode e di preghiera se si desidera vincere con Cristo.

Sentiamo: “Questa, io la chiamo una lode anticipatoria - dice Pat Collins - è una lode che offriamo al Signore in circostanze molto difficili e anticipiamo il fatto che Lui manderà la Sua grazia di liberazione su di noi. Le mie riflessioni sono divise in più parti. Per amore della chiarezza vorrei indicare prima di tutto quali sono. La prima è relativa alla lode nell’Antico Testamento e il nome tecnico che dò a questo tipo di lode è quella messianica, perchè anticipa la venuta di Gesù il Messia. La seconda forma si trova principalmente nel Vangelo e si chiama lode pasquale, perchè anticipa la Risurrezione del Signore. La terza forma si trova nella prima Chiesa del Nuovo Testamento ed è presente anche oggi e per questa ho una parola difficile, si chiama lode escatologica che ha a che fare con la seconda venuta di Gesù.

Riflettiamo ora sulla lode messianica. Nei tempi dell’Antico Testamento il popolo ebraico era piccolo come numero ed era circondato da molti nemici; dovettero combattere molte battaglie e molto spesso gli eserciti dei nemici erano in numero molto superiore al loro. I loro nemici erano armati meglio e possedevano armi migliori, ma il popolo eletto aveva quello che possiamo chiamare il senso del destino e loro sentivano che se anche avevano delle risorse scarse dal punto di vista umano e militare, possedevano un vantaggio che non possedeva nessun altro. Dio era dalla loro parte. Dio li aiutava in tutte le loro avversità e quindi quando l’esercito ebraico andava in battaglia avevano la certezza che Dio avrebbe combattuto con loro. E che contro tutti i pronostici Lui avrebbe dato a loro la vittoria. Quindi quando marciavano ed entravano in battaglia, pronunciavano il loro urlo di guerra: C’era un aspetto liturgico in questo loro urlo. Elevavano delle lodi a Dio, con il massimo della loro voce e facendo così loro anticipavano la vittoria. Urlavano in questo modo con grande sicurezza. Nell’Antico Testamento c’è un modo di descrivere queste urla di guerra. E’ Jahvè teruà, è una parola ebraica che in realtà non si può tradurre. E’ un urlo che fa gelare il sangue, perchè lo si voleva usare per mettere il panico nel cuore dei nemici e nello stesso tempo era un atto di fede in Dio”.

A questo punto Pat Collins racconta la storia di Gedeone citata nel libro dei Giudici nell’Antico Testamento. Per motivi di spazio non analizzeremo questo brano e andremo direttamente alle conclusioni:

“Anche quando siete di fronte a situazioni impossibili conclude Pat Collins - non perdete coraggio, fidatevi completamente nel Signore e lodatelo con tutte le vostre forze, perchè facendo così non solo date onore a Lui, ma anticipate la venuta della sua potenza e della sua vittoria e questo tema viene ripetuto molte e molte volte nell’Antico Testamento”. Il carismtico cita gli ebrei guidati da Mosè al mar Rosso, di come il profeta raccomandi al suo popolo di non avere paura e di raccomandarsi a Dio che senz’altro li aiuterà. Pat Collins prosegue la sua analisi: “Rimanete praticamente passivi, il popolo non deve fare assolutamente nulla, salvo fidarsi di Dio, perchè è Dio che farà quello che è necessario per liberarli. Non con la forza, nè con la potenza, ma con il mio Spirito - dice il Signore (Zaccaria 4) - non fidatevi della vostra forza umana, fidatevi della potenza di Dio che opera in voi. C’è un salmo che fa comprendere questo concetto: Salmo 46 versetto 10. “Fermatevi e sappiate che io sono Dio eccelso tra le genti, eccelso sulla terra, il Signore degli eserciti è con noi, nostro rifugio è il Dio di Giacobbe”. Molte persone citano questo versetto come un incoraggiamento per la contemplazione. Questo è senz’altro vero, ma più specificamente questo verso si riferisce a grandi avversità. Il Signore dice: “Non siate paurosi, non c’è motivo di essere presi dal panico e di aver paura. State fermi, guardate me, io sono il Dio di questa situazione, io sono più grande di tutte le avversità che dovete affrontare. Io sarò il vostro rifugio e la vostra forza, io vi liberereò dal male che voi temete”. Quando parliamo di questo grido di vittoria della battaglia, questa consapevolezza religiosa è quella che ci stà dietro. Anche nel racconto di Giosuè c’è questo urlo di battaglia, quello che anticipa la liberazione del Signore e nel testo ci viene detto: “Il popolo urlò questo grido di battaglia, le trombe suonarono e quando il popolo sentì il suono delle trombe pronunciarono un potente grido di battaglia e le mura crollarono proprio in quel momento, in un istante il popolo conquistò la città, ognuno andando dritto davanti a sè, catturarono la città. Da un punto di vista storico non sappiamo se questi racconti siano realmente accaduti, ma questo non è il nostro obbiettivo. Questo è un documento religioso e ci insegna come dobbiamo fare, come ci dobbiamo comportare nelle avversità. Non preoccupatevi di quanto la situazione possa apparire impossibile. Non guardate gli ostacoli, guardate Dio, proclamate quanto è grande, quanto è potente e quanto Lui sia onorato come il Liberatore. Lui combatterà con gli ostacoli che avete davanti, anche quando voi stessi non riuscite ad affrontarli. In questo caso il popolo non stà fermo, perchè il Signore chiede di fare la loro parte, ma è una parte piccola e sembra una cosa ridicola, camminare intorno alla città lodando il Signore, perchè loro sono fedeli e fanno quello che Dio chiede di fare. Dio fa il resto e questa sarà spesso la cosa che accadrà a noi. Noi dobbiamo fare quello che possiamo e lasciare il resto a Dio. C’è un detto che dice: “Pregate Dio come se tutto dipendesse da Lui e agite come se tutto dipendesse da voi” ed è la combinazione di queste due cose che porta alla vittoria.”

Pat Collins cita ancora le Scritture: Daniele, capitolo 3. Non abbiamo il tempo e lo spazio per citarlo, rimandiamo la lettura e l’analisi del brano citato a ciascuno di voi. Concludiamo.

Lodare il Signore nelle avversità significa ripetere “Dio è grande, Dio è grande, Dio è grande” con tutta la nostra voce serve a vincere, ad anticipare la vittoria. “Gridatelo con tutta la vostra forza - dice Pat Collins con tutto il volume della vostra voce. La vittoria è sicura”.

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