Questo sito non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza nessuna periodicità. Pertanto, non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della Legge n. 62 del 7.03.2001.

"Chi salva un'anima, ha assicurata la propria alla felicità eterna" (Sant'Agostino).

Guarda il video e ascolta la voce di Suor Pura Pagani

Novità - Suor Pura Pagani - la suorina di Verona he faceva miracoli come Padre Pio

mercoledì 27 maggio 2009

GIOIELLI SPIRITUALI (Da "L'imitazione di Cristo")


L'IMITAZIONE DI CRISTO E IL DISPREZZO DI TUTTE LE VANITA' DEL MONDO


1. "Chi segue me non cammina nelle tenebre" (Gv 8,12), dice il Signore. Sono parole di Cristo, le quali ci esortano ad imitare la sua vita e la sua condotta, se vogliamo essere veramente illuminati e liberati da ogni cecità interiore. Dunque, la nostra massima preoccupazione sia quella di meditare sulla vita di Gesù Cristo. Già l'insegnamento di Cristo è eccellente, e supera quello di tutti i santi; e chi fosse forte nello spirito vi troverebbe una manna nascosta. Ma accade che molta gente trae un ben scarso desiderio del Vangelo dall'averlo anche più volte ascoltato, perché è priva del senso di Cristo. Invece, chi vuole comprendere pienamente e gustare le parole di Cristo deve fare in modo che tutta la sua vita si modelli su Cristo. Che ti serve saper discutere profondamente della Trinità, se non sei umile, e perciò alla Trinità tu dispiaci? Invero, non sono le profonde dissertazioni che fanno santo e giusto l'uomo; ma è la vita virtuosa che lo rende caro a Dio. Preferisco sentire nel cuore la compunzione che saperla definire. Senza l'amore per Dio e senza la sua grazia, a che ti gioverebbe una conoscenza esteriore di tutta la Bibbia e delle dottrine di tutti i filosofi? "Vanità delle vanità, tutto è vanità" (Qo 1,2), fuorché amare Dio e servire lui solo. Questa è la massima sapienza: tendere ai regni celesti, disprezzando questo mondo.

2. Vanità è dunque ricercare le ricchezze, destinate a finire, e porre in esse le nostre speranze. Vanità è pure ambire agli onori e montare in alta condizione. Vanità è seguire desideri carnali e aspirare a cose, per le quali si debba poi essere gravemente puniti. Vanità è aspirare a vivere a lungo, e darsi poco pensiero di vivere bene. Vanità è occuparsi soltanto della vita presente e non guardare fin d'ora al futuro. Vanità è amare ciò che passa con tutta rapidità e non affrettarsi là, dove dura eterna gioia. Ricordati spesso di quel proverbio: "Non si sazia l'occhio di guardare, né mai l'orecchio è sazio di udire" (Qo 1,8). Fa', dunque, che il tuo cuore sia distolto dall'amore delle cose visibili di quaggiù e che tu sia portato verso le cose di lassù, che non vediamo. Giacché chi va dietro ai propri sensi macchia la propria coscienza e perde la grazia di Dio.

MISTICISMO E DONI STRAORDINARI

Ho sentito parlare di fenomeni mistici da molte autorevoli voci, tanto che ho pregato un amico studioso di darmi qualche delucidazione sull’argomento. Egli mi ha spiegato che per rapimento, alcuni studiosi, come Vittorio Marcozzi, intendono “il sollevamento del corpo umano, senza l’aiuto di nessun supporto”.1
Ma lo scrittore fa una distinzione ancora più dettagliata dei vari tipi di rapimento mistico, che invece l’amico studioso definisce come un distacco temporaneo vero e proprio dello spirito o dell’anima, dal corpo.
L’estatico - si afferma - è spesso protagonista di simili manifestazioni, che sono la sintesi della sua fede profonda e del suo rapporto unitivo con Dio. Il vero rapimento dello spirito è molto probabilmente solo di origine soprannaturale, mentre si possono definire di ordine fisico e fraudolento tutte le manifestazioni riscontrabili in particolari ambienti esoterici ed occultistici.
Infatti, in queste circostanze, sono stati scoperti numerosi casi di frode, soprattutto ad opera di “medium” che durante le sedute spiritiche pretenderebbero di mettersi in contatto con i defunti dell’altro mondo e di vedere il loro stato di beatitudine o di pena. Il cristiano deve fare molta attenzione e guardarsi bene da simili imbrogli.
Per ciò che riguarda invece il rapimento mistico, è chiaro che nel fenomeno che consideriamo divino, di ordine soprannaturale, possono talvolta intervenire anche quelle fenomenologie di ordine parapsicologico che hanno esiti fisici sulla materia, oppure di ordine psichico che hanno effetti sulla mente, come la telecinesi, cioè lo spostamento di oggetti senza l’aiuto di mezzi meccanici.
Il rapimento mistico non è però appannaggio dei soli mistici di estrazione cattolica, anzi la maggior parte degli studiosi e su questa posizione credo si possano trovare d’accordo tutti, ritengono che questo fenomeno possa verificarsi anche in altre dottrine ed altre correnti religiose.
E’ un fenomeno possibile - scrive il Marcozzi - “in seguito alla purificazione ascetica” che può essere ottenuta anche seguendo altre correnti religiose. Nelle dottrine dell’est infatti, questa peculiarità, è il punto d’arrivo per tutti i frequentatori del pensiero orientale.
Tuttavia si potrebbe fare un ulteriore precisazione; il Marcozzi sembra non distinguere il rapimento mistico dalla levitazione, che è il vero sollevamento del corpo dell’estatico durante uno slancio di puro amore verso Dio.
La levitazione ha caratteristiche differenti dal rapimento, perchè diversi possono essere i suoi effetti e le cause che la determinano. Nelle levitazioni, che si sono riscontrate anche in soggetti “profani” e che in molte circostanze esulano dal contesto religioso e sacro, mancano quasi completamente certe caratteristiche che invece sono frequenti nel rapimento estatico. Infatti in questi ultimi casi si riscontra spesso una luminosità particolare del corpo, che potrebbe assomigliare ad una sorta di trasfigurazione, anzi si può immaginare che nell’atto di sollevarsi, il corpo dell’estatico possa assomigliare ad un corpo glorioso e ciò potrebbe avvenire in rapporto alla perfezione spirituale del soggetto che vive il fenomeno specifico.
Qualcosa di simile avvenne a Cristo nel momento della trasfigurazione raccontata dagli evangelisti; certo è che il volto radioso di Gesù vero uomo, ma anche vero Dio, non può essere paragonato in santità a nessuna delle creature mortali, fosse anche la più perfetta e gradita al Signore.
Si sono riscontrati durante il rapimento di certi mistici anche dei raggi luminosi provenienti da una misteriosa fonte di cui non si conosce l’origine, ma che alcuni studiosi identificano come l’energia della potenza divina che scende dal Cielo. Forse per questo essa (la luce) arriva sempre dall’alto.
Circostanze analoghe vengono riscontrate nella cronaca dei racconti di veggenti che hanno visto apparire la Vergine Maria.
Questa meravigliosa figura di donna - è testimonianza degli estatici - appare circonfusa di luce bianchissima, caratteristica appunto dei corpi gloriosi. Similmente i mistici in preghiera o in meditazione, somigliano a corpi luminosi, nel momento in cui si verificano i fenomeni descritti. E’ forse un anticipo di come questo corpo e questo spirito, brilleranno nella beatitudine del Paradiso? E’ opportuno aggiungere che solo Gesù e Maria Santissima hanno un vero corpo glorioso. I Santi e le anime dei trapassati che sono state santificate, che hanno cioè terminato il pellegrinaggio e si trovano nella beatitudine, sono in attesa della glorificazione che avverrà solo nell’ultimo giorno, quando avverrà il Giudizio Universale, nel giorno in cui Dio pronuncerà la Sua parola definitiva su tutta la storia umana.
Il Marcozzi analizza poi quali siano le qualità del “rapito”, (il mio amico afferma invece di colui che è soggetto a levitazione) e molto giustamente osserva che “due condizioni sembrano comuni a tal genere di fenomeni: una mortificazione straordinaria e uno slancio d’amore divino. Nella mortificazione, i santi che furono soggetti al rapimento, si distinsero grandemente. Abbondano in digiuni, flagellazioni, rinunce, sacrifici d’ogni genere. E il rapimento avvenne, generalmente, in un momento d’amore più intenso”.
2
Sono molti gli episodi presenti nell’agiografia cristiana. Se vogliamo considerare solo i mistici cattolici che sono stati elevati agli onori degli altari, non possiamo non ricordare il grande Giuseppe da Coppertino che si sollevò da terra dal centro di una chiesa, volò per una quarantina di metri e andò ad abbracciare il tabernacolo posto sull’altare maggiore. Molte volte il fenomeno si riscontrava anche durante le sue omelie.
Per citare un’altra celebre santa, possiamo fare riferimento ai numerosi rapimenti di Santa Teresa
3 che non si possono definire vere e proprie levitazioni, anche se forse nei casi specifici i due fenomeni si potevano riscontrare contemporaneamente. Famosi sono i momenti in cui la mistica in rapimento dello spirito, ma col corpo fermo, visitò gli abissi infernali e le bellezze del Paradiso, come anche vide le pene di coloro che dimoravano nel Purgatorio.
Il Marcozzi scrive che la santa spesso raccontava di volersi opporre a questa forza misteriosa che la invitava ad uscire dal corpo: “A sì grande violenza specialmente trovandomi in pubblico e qualche volta anche in privato, temendo di essere vittima di qualche illusione, ho voluto spesso resistere, mettendo in opera tutte le mie forze. Alle volte riuscivo a qualche cosa, ma poi rimanevo così affranta che mi pareva di aver combattuto con un poderoso gigante. Altre volte invece, non approdavo a nulla. L’anima allora veniva trasportata; la testa ordinariamente la teneva dietro senza che la potesse trattenere, e sovente s’innalzava anche il corpo sino a non toccare più terra”.
4 E’ evidente, stando alla descrizione della santa, che i due fenomeni, quello levitativo e quello del rapimento, sono sostanzialmente distinti anche se fra essi connessi. Si possono verificare simultaneamente, ma possono anche determinarsi singolarmente e con caratteristiche che variano di volta in volta”.
Ho voluto approfondire a livello teorico simili questioni, per cercare di capire quanto ho avuto modo di sperimentare in prima persona e sono giunto alla conclusione che le modalità con cui queste manifestazioni avvengono cambiano da persona a persona a seconda della loro sensibilità, ma anche in relazione allo stato di perfezione spirituale o meno nella quale l’anima si trova.
Ci sono creature che hanno più bisogno di altre dell’aiuto di Dio e Lui si manifesta in modo più evidente, più prorompente, fino ad arrivare, alle volte, ad irrompere nella loro vita con segni soprannaturali di vario genere, anche se non c’è merito alcuno come nel mio caso.
Esistono delle persone che hanno un grado di coscienza poco sviluppato, pare non si siano formate completamente per ciò che riguarda le cose dello spirito, altre, invece, che sanno andar dritti per la loro strada senza intoppi particolari, sebbene tutti, chi in un modo, chi in un altro, tendiamo a deviare per le vie più facili e meno faticose, quelle che costano meno sacrificio ed impegno. In realtà le anime accorte ed attente, quelle che vigilano ad ogni istante, sanno che queste sono le vie che il demonio ci propone continuamente per portarci alla perdizione.
Dio, tuttavia, interviene sempre a favore della creatura per la sua grande Misericordia, per riversare su di lei tutto il Suo Amore e salvarla. Anche a chi ha sempre camminato autonomamente, Dio, quando ce n’è bisogno, dà le dritte giuste per non andare fuori dalla carreggiata.
Solitamente si tratta di operazioni che seguono le vie ordinarie e non serve che il Signore intervenga con fenomeni soprannaturali, perchè queste creature non ne hanno bisogno.
5 Viceversa, con alcuni, non essendo sufficienti le vie ordinarie, Egli usa quelle straordinarie. E il mio caso, credo, faccia parte di questa “strategia” di Dio.
Anche su questo punto ho fatto ricerche approfondite e lo stesso studioso poc’anzi citato, ha dato risposta a molte mie domande. Voglio proporvi questa breve riflessione così come l’ho sentita:
“Il fatto che il percipiente veda in modo confuso - affermava lo studioso - ma che nonostante tutto capisca con chiarezza in modo interiore la nuova situazione ultraterrena, fa ben comprendere che ciò è dovuto alla caducità dell’essenza materiale, alla forma umana decaduta, ferita dalla colpa originale che non ha una visione reale del bene e del male, che non sà compiere un discernimento corretto sulle cose dello spirito. Questa particolarità, se da una parte giustifica il peccatore, nel quale non si riscontra il deliberato consenso e la piena avvertenza dei suoi peccati, dall’altro, deve far riflettere su quale grande responsabilità abbia l’uomo nella cooperazione al progetto di salvezza, in particolare alla condivisione del disegno di salvezza personale.
Nel momento del sogno, il protagonista era ancora in vita, ciò che gli si presentava era un visione di tipo interiore. Egli vedeva con gli occhi dello spirito, ma il suo cuore pulsava con i muscoli del corpo umano ancora legati all’anima nella condizione terrena. E’ ovvio che la comprensione totale della rivelazione è limitata alle proprie facoltà, al suo grado di percezione personale. Ogni visione, seppur di provenienza divina ha questo limite. Essa non può essere compresa, nè spiegata nella sua completezza o nel suo significato profondo, per la finitezza della struttura umana limitata.
Ma Dio si svela all’anima quanto basta perchè possa raccogliere i frutti utili per la sua edificazione e per il suo cammino spirituale di salvezza.
Anche le rivelazioni e le visioni dei santi erano contraddistinte da questi limiti. Esse non potevano essere spiegate nella loro totale essenza spirituale, perchè la componente materiale impediva loro un autentico e completo processo di discernimento; tuttavia le manifestazioni erano chiare, distinte, perchè la santità di simili figure era notevolmente superiore a quella degli uomini comuni”.
Questo è quanto mi pare di aver capito da alcuni approfondimenti che, è bene dirlo, sono solo spunti di riflessione e non dogmi di fede: ma ritorniamo al racconto di quella notte.
1 Fenomeni paranormali e doni mistici, V.Marcozzi, pag.29 - Ed.Paoline.
2 Fenomeni paranormali e doni mistici, Vittorio Marcozzi - pagg.36,37 Ed.Paoline.
3 Santa Teresa d’Avila, la mistica spagnola.
4 Ivi, pag.37.
5 Anche se bisogna ammettere che Dio ci offre molti doni soprannaturali, come i Sacramenti, la preghiera che è mossa dai gemiti inesprimibili dello Spirito Santo, la S.Messa, che sono vie per le quali raggiungiamo l’unione filiale o soprannaturale con il Padre, il mezzo che ci ottiene di condividere con Lui la natura divina.
Tratto da "Sacro e profano" Copyright 2009 Beppe Amico.
Tutti i diritti sono riservati.
E' permessa la citazione con menzione obbligatoria dell'autore e della fonte.

LA MISERICORDIA DI DIO IN SUOR FAUSTINA KOWALSKA

Suor Faustina KOWALSKA e i doni spirituali.

Ci sono passi bellissimi tratti dal diario di Suor Faustina inerenti ai doni che il Signore concede alle anime. Ella in particolare in tutta la sua breve vita claustrale si è sempre rapportata con essi con una carica di umiltà infinita che spesso le procurava dei fastidi con le stesse consorelle. Suor Faustina parla anche dell’invidia che talune anime provano per le grazie altrui e della loro cattiva disposizione a ricevere i doni del Signore. Trascrive nel suo diario ciò che lo stesso Gesù, che parlava nel suo cuore, le disse a proposito: “Ci sono delle anime per le quali non posso fare nulla; sono le anime che spiano continuamente le altre e non sanno quello che avviene nel loro proprio intimo.

Parlano in continuazione delle altre, anche durante il silenzio rigoroso, che è destinato a parlare con Me. Povere anime, che non sentono le mie parole, restano vuote nel loro intimo, non Mi cercano all’interno del proprio cuore, ma nei pettegolezzi, dove Io non ci sono mai. Sentono il loro vuoto, ma non riconoscono la propria colpa e le anime nelle quali Io regno totalmente costituiscono per loro un continuo rimorso di coscienza. esse invece di correggersi, hanno il cuore che si gonfia di invidia, ma se non si ravvedono, affondano di più. Il loro cuore fino ad allora invidioso, comincia a coltivare l’odio. E sono già vicine al precipizio. Invidiano i Miei doni alle altre anime, ma esse stesse non sanno e non vogliono accettarli”. (La Misericordia divina nella mia anima op. cit. pagg.564, 565).

Ed ecco un’altra bella pagina di Suor Faustina nella quale si evidenzia l’inconsistenza e l’inutilità dei doni se non c’è volontà di raggiungere la santità, di usarli per il bene comune. Si sottolinea anche quanto essi, di per se stessi, siano effimeri al raggiungimento dell’unione filiale con Dio: “Oggi, durante la meditazione, Iddio mi ha dato un’illuminazione interiore e mi ha fatto comprendere la santità ed in che cosa consiste. Sebbene questo l’abbia sentito parecchie volte in varie conferenze, tuttavia l’anima lo comprende in maniera diversa attraverso la luce di Dio che la illumina.

Nè le grazie, nè le rivelazioni, nè le estasi, nè alcun altro dono a lei elargito la rendono perfetta, ma l’unione intima della mia anima con Dio. Questi doni sono soltanto un ornamento dell’anima, ma non ne costituiscono la sostanza nè la perfezione. La mia santità e perfezione consiste in una stretta unione della mia volontà con la volontà di Dio. Il Signore non fa mai violenza alla nostra libera volontà. Dipende da noi se vogliamo accogliere la grazia di Dio oppure no, se collaboreremo con essa oppure se la sprecheremo”.(La Misericordia divina nella mia anima - op.cit. pag.380).

Per ottenere i doni di Dio bisogna essere guariti nello spirito, nel cuore dell’anima, bisogna aver fatto un incontro autentico con Dio essersi uniti a Lui in maniera unitiva. E’ un aspetto che molte volte viene sottovalutato e che impedisce al Signore di intervenire con le sue grazie. Ecco cosa scrive Suor Faustina in una pagina del suo diario: “Figlia Mia, scrivi che le colpe involontarie delle anime non impediscono il Mio amore verso di esse, ne mi sono d’ostacolo nell’unirMi ad essse, invece le colpe anche le più piccole, ma volontarie, ostacolano le Mie grazie e non posso colmare tali anime dei Miei doni”. (La Misericordia divina nella mia anima - op.cit. pag.541).

CHI DESIDERA APPROFONDIRE LA VITA E LE OPERE DI SUOR FAUSTINA KOWALSKA PUO' CONTATTARE IL GRUPPO RINNOVAMENTO DELLO SPIRITO DI TRENTO (DON RENATO TISOT), OPPURE ANDARE SUL SITO ALL'INDIRIZZO: http://www.adim.it   

venerdì 22 maggio 2009

SULLA MORTE DI PADRE PIO DA PIETRELCINA


“CONSUMATUM EST”
Tratto da “Padre Pio, beato di Dio” di Beppe Amico (Reverdito edizioni 1998)
Copyright 1998 - TUTTI I DIRITTI RISERVATI.
CITAZIONI PERMESSE CON MENZIONE DELL’AUTORE E DELL’EDITORE.




Sulla morte di Padre Pio

Molto si è detto sulla sua morte, qualche volta si è persino esagerato, forse gonfiato e strumentalizzato le notizie su questo argomento.
Volendoci però tenere in un campo neutrale, lontani dalla critica fine a se stessa e mondi da pettegolezzi e fantasticherie, ci asterremo dal considerare le voci aspre e impietose che si muovono ancora incessanti intorno alla morte del serafino di Pietrelcina e ci atterremo ai fatti storici, alle numerose fonti che, come noi, hanno voluto evidenziare le luci e nascondere le ombre della vita del Padre, con la certezza di dare gloria a Dio e rendere un buon servigio al frate con le stimmate.
Padre Pio morì la mattina del 23 settembre 1968. Era Lunedì. La mattina precedente, il superiore del convento di allora “forzò dolcemente” Padre Pio a celebrare una Messa solenne, cantata, in onore dei numerosi gruppi di preghiera convenuti, che volevano celebrare il 50° anniversario delle stimmate del frate. Egli accettò e alle cinque del mattino, seguito dai Padri Onorato e Valentino, “il padre, più sfinito che mai , s’avvio all’altare per la messa, per l’ultima messa. La folla - era una marea che si stringeva, ondulando, nelle tre navate e sui matronei - gli manifestò tutta la propria gioia nel vederlo. Si dovette penare non poco per riportare silenzio e ordine, mentre il Padre guardava con occhi smarriti, mostrandosi dolcemente sorpreso, quasi disgustato, per tanto rumore di folla...C’era tanto pianto nel volto contratto del Padre. Quando il festeggiato, non riuscendo a trattenere le lacrime, dette il commiato “La messa è finita, andate in pace!”, la folla non seppe trattenersi. Furono applausi, grida di evviva, voci di “auguri Padre”, che disorientavano il celebrante. Infatti dall’alzarsi dalla poltrona, prima di scendere i gradini dell’altare rivolto verso il popolo, padre Pio barcollò, si piegò su se stesso, preso da vertigini e senso di deliquio...”(Padre Pio, crocifisso senza croce, op.cit.pagg.445,446). La storia la conosciamo, venne accompagnato in cella tremante e smarrito dopo aver inisistito di essere portato al confessionale per le consuete confessioni. Il suo fisico era allo stremo delle forze, dovette rinunciare. Verso metà mattina si affacciò alla finestra del coro per salutare per l’ultima volta i suoi figli spirituali e i numerosi gruppi di preghiera accorsi per festeggiare il 50° anniversario delle stimmate. Padre Onorato cercò di dissuaderlo, ma Padre Pio volle ugualmente farlo.
Nel pomeriggio presenziò alla messa vespertina, ma rimase in preghiera nel matroneo. I suoi figli spirituali lo osservavano con infinito amore. Alla fine della Messa cercò di alzarsi per benedire e salutare la folla, ma non riuscì, venne accompagnato nella sua cella e dalla finestra della stanza ogni tanto si affaciava per benedire e salutare i convenuti che erano lì ad attenderlo con candele e fiaccole accese. Quella era l’ultima volta che avrebbe rivisto i suoi figli tanto amati.

“Tutto è consumato”

Sull’ultima notte sentiamo la voce di Padre Pellegrino Fumicelli che lo assistette fino alla fine:
“Mi ha chiesto di confessarlo...e dopo, finita la confessione mi disse: - Senti figlio mio, se il Signore mi chiama oggi chiedi perdono ai confratelli dei fastidi che ho dato e chiedi una preghiera per l’anima mia ai confratelli e ai figli spirituali -. Io risposi in modo scherzoso, con un accenno di sorriso: - Padre Spirituale io sono sicuro che il Signore la farà vivere ancora a lungo -.
Però, quasi per farlo contento, aggiunsi - se dovesse avere ragione lei posso chiederle un’ultima benedizione per i confratelli, per tutti i suoi figli spirituali e per gli ammalati? -. Lui rispose: “Si, li benedico tutti, ma chiedo la carità al Superiore che la dia lui quest’ultima benedizione in vece mia”. Ricordo che quella notte mi chiese di rinnovare anche i voti religiosi. E dopo averlo fatto, chiusi la confessione e all’una notai che era diventato pallido, pallido. Sulla fronte c’era un sudore freddo, ci avevo passato la mano. Ma quello che mi impressionò di più, fu constatare che le labbra erano diventate bluastre. Mi mossi subito per andare a chiamare qualcuno, ma lui mi fermò dicendo di non disturbare nessuno. Nonostante tutto io mi avviai ugualmente e andai a chiamare fra Guglielmo invitandolo a venire a vedere ciò che stava accadendo. Lasciai lui con Padre Pio e corsi a telefonare al dottore. Intanto Padre Pio aveva cominciato a dire questa giaculatoria, questa invocazione: “Gesù, Maria, Gesù, Maria”. E la ripetè continuamente, sommessamente, fino alla morte”.(Fonte, Padre Pio, video Antonio Pandiscia - Nuova Eri edizioni Rai).

Come è morto Padre Pio?

Pochi conoscono la vera causa della morte del Santo del Gargano. Poco se ne tratta nei libri a lui dedicati. Ma è dallo stesso convento cappuccino di San Giovanni Rotondo che ci arrivano le notizie più precise in merito alle ultime ore della vita terrena di Padre Pio. Ecco cosa afferma un altro suo confratello che ha assistito alla dipartita del frate con le stimmate:
“Tengo a precisare che Padre Pio non è morto a letto, ma su questa poltrona...(indica la poltrona sul quale il frate spirò)...dico questa perchè io ero presente alla sua beata morte, al suo transito. Ero inginocchiato alla sua destra, vicino alla poltrona. Padre Pellegrino era invece alla sua sinistra. Durante la notte si era sentito male e aveva chiesto al suo confratello che se il Signore l’avesse chiamato, la messa dell’indomani l’avrebbe dovuta dire lui al posto suo. Padre Pellegrino era il frate che faceva il turno di notte accanto a Padre Pio.
Come è morto Padre Pio? Ce lo domandano tutti i pellegrini e i devoti! Padre Pio soffriva di asma bronchiale cronica. In quella notte si è sentito male ed è stato colpito da una patologia cardiociracolatoria. Non ha perduto conoscenza, perchè fino all’ultimo momento, seduto su questa poltrona, con la corona del Santo Rosario in mano, sgranando i grani della corona, ripeteva: “Gesù, Maria, Gesù, Maria”.(fonte, Padre Pio - video Antonio Pandiscia - Nuova Eri edizioni Rai).
Ecco un commento di Padre Ferdinado da Riese, Pio X: “Nella cella, attorno a Padre Pio, abbandonato sulla poltrona, stanno il superiore padre Carmelo da San Giovanni in Galdo, padre Pellegrino, Fra Guglielmo, il medico dottor Sala, S’ode il respiro affannoso, difficile, lievemente rantolante. Accorrono altri: padre Raffaele da S.Elia a Pianisi, suo confessore; padre Mariano da S.Croce di Magliano; padre Paolo da S.Giovanni Rotondo, che gli amministra l’unzione degli infermi; i dottori Giuseppe Gusso, direttore sanitario di Casa Sollievo, e Giovanni Scarale che gli praticano respirazione assistita; il nipote Mario Penelli.
Si prega. In giacultaorie, s’intrecciano i nomi di Gesù e di Maria. Padre Pio afflosciato sulla poltrona, vestito del suo abito francescano stringendo tra le dita la corona del rosario, china ancor più la testa sul petto. Non respira più. Sono le ore 2.30 del Lunedì 23 settembre 1968.
Si piange.
Il dottore Giuseppe Gusso, presente al trapasso, lo definisce “il più sereno, il più dolce” che egli abbia mai visto”.(Padre Pio, crocifisso senza croce, op.cit.pagg.447,448).
Ma ecco la testimonianza sulle ultime ore di Padre Pio del dottor Giuseppe Gusso da noi intervistato:
“Sono stato chiamato direttamente dal dottor Sala, che era il medico curante del Padre. Egli ha chiamato me e il dottor Scarale affinchè lo coadiuvassimo, lo aiutassimo in quei momenti. Nei miei riguardi c’era poi una ragione particolare, perchè ero Direttore Sanitario della Casa Sollievo della Sofferenza, per ciò che riguarda il dottor Scarale, in quanto era anestesista dell’Ospedale.
Quando arrivammo al convento, nella stanza del Padre, notammo subito in lui uno stato di insufficienza respiratoria piuttosto rilevante. Provedemmo ad un’opera di assistenza respiratoria attraverso un apparecchio manuale. Il Padre aveva sempre disponibile nella stanza una bombola di ossigeno e quindi potemmo operare l’assistenza. Lui era affetto da un’asma bronchiale cronica con forti riacutizzazioni. Nonostante quel primo intervento constatammo subito lo stato di gravità del frate. Egli andava progressivamente mancando come atti respiratori e come battiti del polso. Però era del tutto sereno, vigile e continuava a ripetere le parole Gesù Maria, Gesù, Maria con la corona del Rosario in mano. Stava seduto su una poltrona, rispondeva alle nostre domande e soltanto nell’ultimo momento, quando vedemmo che l’azione cardiaca e respiratoria si andava affievolendo lo stendemmo sul letto, in quanto il Padre aveva già reclinato la testa mentre stava semiseduto sulla poltrona, quando gli praticavamo questa respirazione artificiale.
Al momento dell’arresto del battito del cuore lo stendemmo sul letto per un lieve massaggio cardiaco, ma notammo che non rispondeva, non c’era nessuna reazione.
Il medico curante, prima che noi arrivassimo, aveva praticato delle iniezioni di sostegno dell’attività cardiaca, poi non è stato fatto nient’altro. La consapevolezza che avevamo era quella di una ormai conclusione della vita che avveniva naturalmente. Ci siamo resi conto che il tipo di conclusione di quell’episodio non poteva che essere che il transito nella vita eterna. Bisogna dire che tutto è avvenuto con consapevolezza da parte del Padre e con molta serenità”.


“Le mani, i piedi, il petto non hanno più ferite. Completamente rimarginate, non mostrano alcun segno di cicatrice. Un servizio fotografico, eseguito da padre Giacomo da Montemarano, documenta la scomparsa delle stimmate...
Quattro o cinque mesi prima del 23 settembre 1968, le ferite ancora aperte...diminuirono piano piano le loro effusioni di sangue...(Padre Pio, crocifisso senza croce, op.cit. pag.449).

Don Cornelio Bertagnolli: una nuova testimonianza sulla morte del frate

Tra molte voci autorevoli sulla morte del frate stigmatizzato, abbiamo raccolto anche una nuova testimonianza su ciò che accadde quella notte. L’ho sentita dalla viva voce di don Cornelio Bertagnolli, da me già intervistato in occasione della pubblicazione del mio primo libro sul frate stimmatizzato.
Quel giorno, era verso la fine di gennaio ‘97, lo incontrai nella sua abitazione di Bolzano; c’era anche la signora Gabriella Serra, di cui parleremo nel capitolo relativo alle testimonianze. Si doveva decidere il da farsi, riguardo ad una serie di rivelazioni private di una mistica di Milano, sulla quale, a Dio piacendo, forse un giorno scriveremo qualcosa. Parlammo del più e del meno per qualche minuto, ma poi il discorso scantonò su Padre Pio. Vi propongo una parte di questo colloquio a quattro, tra me, la signora Serra, don Cornelio Bertagnolli e lo stilista Giuseppe Vertua di Desenzano del Garda che era lì, insieme a noi in quel momento:

“Ero molto malato... e vidi l’aldilà...”

“La prima volta che andai da Padre Pio - dice la signora Serra - fu nel ‘57 e ricordo che non c’era ancora la chiesa grande. il Padre celebrava la Messa sotto una specie di porticato all’aperto, perchè erano così tanti i pellegrini che arrivavano, che non era possibile ospitarli tutti nella chiesetta antica. La messa delle cinque solitamente la celebrava proprio sotto questo porticato.
Ricordo che Padre Placido, un confratello di Padre Pio - continua la signora Serra - in quel periodo era molto malato, non so dire in che periodo, forse nei primi anni ‘60. Lo portarono in ospedale, alla Casa Sollievo per curarlo, per tentare una terapia. Come ben sappiamo riuscì a cavarsela e mi raccontò che cosa accadde. Disse di aver visto l’aldilà, probabilmente ebbe la stessa esperienza di Fra Daniele. Mi disse che fu proprio proiettato nell’aldilà, che vide alcuni stadi della vita oltremondana e quest’esperienza lo colpì così profondamente che comprese benissimo quanto servisse essere buoni cristiani in vita, durante il pellegrinaggio terreno, perchè le sofferenze dell’altra vita sono veramente qualcosa di tremendo. Vide come era fatto il Purgatorio, quali fossero le pene che le anime dovevano sopportare e questa visione lo turbò nell’intimo. Probabilmente, dopo la sua morte, era stato collocato in uno stadio purgativo e solo successivamente, si dice grazie all’intervento di Padre Pio, ottenne di ritornare sulla terra. Possiamo considerarlo forse un resuscitato, anche se non abbiamo nessuna certezza che questa sua esperienza non sia piuttosto una di quelle esperienze che vivono i morenti o puramente una visione intellettuale, interiore, naturalmente di estrazione soprannaturale.
Padre Palcido restò in coma per molti giorni a causa di una malattia gravissima e poi Padre Pio intervenne e lo salvò.
Ricordo che mi disse di fare attenzione, di vigilare, che se gli uomini vedessero come è fatto l’aldilà in alcune situazioni purgative, ci sarebbe materia sufficiente per convertirsi in un batter d’occhio”.

“Ho visto la sua agonia....”

Ed eccoci al racconto di quella notte, la notte in cui morì Padre Pio, così come ce la racconta don Cornelio Bertagnolli. Una testimonianza nuova, sconvolgente, che lascia con il fiato sospeso:
“Quella notte, la notte del 23 settembre 1968 - dice il sacerdote - vidi parecchie cose...ma non posso andare oltre ”.
Come potevo non insistere, anche a costo di essere poco discreto, di violare la sua intimità spirituale. Era un discorso così importante che non si poteva lasciare a metà. Sebbene don Cornelio aggiunse ben poco, mi disse quanto bastava per comprendere che in quell’esperienza c’era il dito di Dio, un piano divino veramente straordinario e forse anche inesplicabile.
“Non posso svelare certe cose perchè sono molto intime - continua don Cornelio - e non posso farlo per diversi motivi. Mi farebbero quasi dubitare se veramente, io, in quel momento preciso fossi lì con lui. Io credo di aver raggiunto Padre Pio in spirito quella notte, perchè ad un certo momento me lo sono trovato seduto accanto molto addolorato. E non fu un sogno. Io non mi trovavo a casa mia, a Bolzano, stavo seduto vicino all’altare nei banchi della sacrestia a San Giovanni Rotondo. Stavo nel primo banco e ad un certo momento vidi che qualcuno si sedeva accanto a me. Era Padre Pio, avvertii il suo braccio sulle mie spalle. Mi disse delle cose...che non posso svelare”.
Naturalmente non cessai di “importunare” don Cornelio con altre domande.
Continuò, seppur a fatica, quasi dovessi “estorcergli” le parole di bocca:
“Era il suo testamento spirituale. Erano cose che riguardavano me, la mia vita sacerdotale. In quel momento capii che stava morendo, me lo aveva confessato lui stesso e la mattina seguente, appresi la notizia alla radio, una notizia che tuttavia seppi direttamente dal protagonista dell’intera vicenda molte ore prima che accadesse.
Certe cose sono difficili da raccontare, non si possono dire con facilità, è qualcosa che stà fuori dal tempo e dallo spazio. Non tutti possono capire.
Io non ho avuto nessuna impressione di viaggio spirituale, semmai fu una cosa istantanea. Mi trovai là senza accorgermene. E non posso dire che fu lui a venire, forse fui io ad andare, ma come si può avere questa certezza? Anche la prima volta ero a Bolzano e vidi scomparire la parete che avevo di fronte e comparire una sacrestia. Forse per l’addio finale doveva accadere la stessa cosa. Non sò darmi spiegazione alcuna, ma non posso dubitare che ciò sia accaduto.
Ricordo solo che quando mi trovai lì, alzai spontaneamente lo sguardo nel posto dove di solito pregava Padre Pio o dove faceva adorazione. Accanto alla Madonna, dove c’è ancora un inginocchiatoio e dove spesso incontravo il Padre quando andavo a San Giovanni Rotondo. Come prima cosa alzai lo sguardo per vedere se era lì. E invece era accanto a me. Poi ho visto....(don Cornelio fa fatica a parlare, è molto commosso, lo dice in tono sommesso, ma solenne)...la sua agonia. Ma non fatemi dire altro, non voglio, non posso. Queste cose non desidero le sappia nessuno, nemmeno l’aria. Prima di tutto perchè sono cose impossibili alla ragione umana. Io non ho mai scritto nulla riguardo a questo, perchè sono convinto che quando saremo in Paradiso conosceremo tutto quello che dovremo sapere”.
Si conclude quì questa breve testimonianza sulla morte del frate concessaci da don Cornelio, passiamo ora ad altre considerazioni sullo stesso argomento.

I misteri e le ombre

Ci furono molti pettegolezzi sulla morte di Padre Pio, si inventarono o strumentalizzarono notizie, si gonfiarono e distorsero le fonti. A noi non interessano queste fonti, vogliamo dare un contributo scevro da contaminazioni mondane, puro come lo vorrebbe l’umile frate di Pietrelcina.
“La notizia della morte - scrive Padre Ferdinado da Riese, Pio X - trapelata verso le 4.30 della mattina del 23 settembre, balzò e rimbalzò in ogni parte del mondo, sulle vie della radio e sui fogli dei quotidiani. La stampa ne parlò diffusamente. A Pietrelcina, paese natale dello scomparso, le campane - dopo aver scandito qualche rintocco funebre - suonarono a gloria...
Alle 8.30, si aprì il portale della grande chiesa.
Ai piedi del presbiterio, sotto la balaustra dell’altare maggiore, collocato su basso catafalco inclinato, entro una bara di noce, apparve il Padre...(Ivi, pag.453).

Un popolo orante

I funerali di Padre Pio avvennero il 26 settembre 1968. Per tre giorni la salma rimase esposta all’interno del santuario di Santa Maria delle Grazie. Centinaia di migliaia di persone sfilarono davanti al corpo inerte e ricomposto del frate per rendergli omaggio, per l’ultimo saluto. Verso le 15.30 il corteo funebre - formato da oltre centomila persone - si avvio per le strade di San Giovanni Rotondo su un percorso di oltre otto chilometri. Seguirono omelie, interventi, altri discorsi di religiosi, prelati, figli spirituali. Una lunga celebrazione e una lunga veglia di preghiera di un “popolo orante” che non voleva abbandonare il suo amato “padre”. Fin quasi alle 22.30, quando si tumulò la salma nella cripta del convento di San Giovanni Rotondo, benedetta, in maniera imprevista, proprio la mattina del 22 settembre 1968, qualche ora prima che Padre Pio ritornasse alla casa del Padre.

Ipotesi sulla morte di Padre Pio

Ripensando al sacrificio del Golgota di Nostro Signore, che spesso ho avuto occasione di meditare, mi è parso di poter accostare la morte del Redentore a quella di Padre Pio. Meglio quella del frate a quella di Gesù. Ci sono delle analogie che non possono non essere considerate, valutate, studiate, analizzate. Un confratello di Padre Pio afferma che il monaco stimmatizzato morì ufficialmente di asma bronchiale cronica. Sopravvenne quindi forse una sorta di soffocamento, testimoniata anche dall’incapacità di respirare del frate negli ultimi momenti. Padre Pellegrino infatti dice che il respiro di Padre Pio si faceva più faticoso. Forse non è del tutto errato pensare che il Santo del Gargano abbia rivissuto in quelle ultime ore la passione della croce per l’ultima volta, per lo meno interiormente. Se poi proviamo a considerare le cause della morte di Nostro Signore, ci accorgiamo che la motivazione prima di questa, si attribuisce ad un collasso provocato da soffocamento, dall’impossibilità di respirare agevolmente, anche se qualche studioso sostiene che nel Cristo, appeso alla croce, siano sopraggiunte complicanze di febbri tetaniche, o una forma di disidratazione dovuta alla enorme perdita di sangue. C’è chi addirittura afferma che la sincope fu il vero motivo della morte del Signore sulla croce. Sarebbe stata inevitabile, dopo che il soldato romano impietosito, gli porse la spugna con acqua e aceto dalla quale Gesù bevve avidamente. E’ solo un’ipotesi, forse anche fantasiosa, ma non si può non tenerne conto. Del resto se similitudine e analogia c’è stata in quasi tutta la vita di Padre Pio nel conformarsi al Cristo, perchè non anche nel momento della morte?


Numerosi gli scritti in suo onore e in ricordo di lui. Ecco quello di padre Nazzareno Fabbretti, dei Frati minori: “Padre Pio è morto povero, come era vissuto. Nelle sue mani sono passati miliardi, ma lui non ha posseduto un soldo. E questa povertà è stata come per tutti i veri amici di Dio il segno di una libertà interiore ed esteriore che lo ha posto in grado di dire a tutti quello che pensava e di dirlo nel modo che credeva. E ha detto tutto e sempre con tale chiarezza da risultare, durante la sua lunga vita, un segno di contraddizione. Ha avuto il dono di leggere nelle anime, di vedere il bene e il male in conflitto nelle pieghe più nascoste della coscienza: è per questo che milioni di creature nei cinquant’anni del suo romitaggio a San Giovanni Rotondo, sono salite sul Gargano per farsi leggere dentro, per trovare o ritrovare la strada. Non erano tanto le stigmate misteriose che aveva ricevuto fin dal lontano 20 settembre 1918 ad attirare tanta gente al suo confessionale e al suo altare. Le stigmate, per i più, non erano che la conferma di qualcos’altro, del suo potere di leggere dentro...
Per lui il bene era il bene, il male male: non ammetteva sfumature...La superstizione e il fanatismo che hanno dilagato intorno a lui non derivavano dai suoi modi , che erano sempre il contrario di un calcolo sul pietismo e le facili emozioni della gente...
Era, tutto sommato, un semplice, anche se a molti è apparso un furbo. Se fosse stato un furbo non avrebbero potuto ingannarlo in quel modo o speculare tanto a lungo sul suo nome...Ora le polemiche si placheranno, gli equivoci cadranno. Resterà sempre più chiaro il carattere unico, isolato, della sua violenta santità, ma sarà sempre più evidente il bene che egli ha gettato nei cuori, aiutando gli incerti, i dubbiosi, i disperati a credere ancora nell’ira e nella misericordia di Dio nello stesso tempo”(Le Opere e i miracoli di Padre Pio, Franco Bevilacqua, pagg.249,250, Zeus editoriale).

domenica 17 maggio 2009

CRISI ECONOMICA…PUNIZIONE DI DIO?

I venti funesti della recessione si fanno sentire impetuosi e terribili in tutto il mondo. Si tratta di una crisi che riguarda tutti gli aspetti della nostra vita. Dall’ambito sociale a quello economico, da quello professionale a quello familiare, da quello etico-morale a quello spirituale.

I più attenti avranno certamente colto delle avvisaglie dei grandi mali che percutono il mondo in questi ultimi mesi già da qualche tempo, quando un silenzio indefinibile e misterioso era caduto sul mondo. La gente, un po’ spaventata e disorientata, dinnanzi a tutto il male che ci circondava si chiedeva: “E Dio…dov’è?”. Il suo silenzio era un segno che qualcosa di importante e di preordinato stava accadendo.

In questa crisi economica senz’altro qualcuno vi ha scorto l’avverarsi di alcune profezie; da quella di Fatima (il terzo segreto - nella parte in cui la Madonna vrebbe detto che Satana occupa i posti più alti nella società e nella stessa Chiesa Cattolica) a quella di Dozulè (la grande siccità - equivalente della grande aridità spirituale che pervade il mondo), all’Apocalisse di San Giovanni (la fine del mondo o di un'era e l'apertura di nuove prospettive spirituali e materiali), la profezia Maya del 2.012 (la fine di un ciclo e il rinnovamento dell'universo). Non pochi di noi vi hanno intravisto una corrispondenza spirituale…come se questo silenzio di Dio fosse invece un eloquente invito ad una conversione sincera del nostro cuore. Perché, evidente e chiaro per taluni, sembrerebbe che Egli, abbia abbandonato il suo popolo ai miraggi verso i quali egli stesso (il popolo) vuole incamminarsi. Per altri è come se Dio ci avesse abbandonati al nostro destino, in quanto sordi ai suoi richiami e facendo egli salva la nostra libertà, abbia detto: “Non volete saperne del mio amore? E allora andate pure dietro alle vostre mondanità, fate ciò che volete….”.

Un'altro evidente messaggio che altri hanno scorto in questo misterioso silenzio divino, ci porta alla realtà di una punizione di Dio annunciata e nota a tutti i cultori della Bibbia che ben sanno quanto il Signore, per far si che il suo gregge non venga disperso, molte volte ha fatto cadere su di esso il braccio della sua giustizia con molte punizioni. Dio, non vedendo nessun altro modo per ricondurre il gregge all’ovile, ha permesso che il mondo cadesse sotto il suo stesso peso.

Dobbiamo ammetterlo. Noi non ne vogliamo proprio sapere di privazioni e sacrifici. Tutti vogliono realizzarsi in pieno, sia nell’ambito professionale, come quello familiare, con successo, danaro, onori, ricchezze, divertimenti, costi quel che costi…usando ogni mezzo, anche quello illecito.

La domanda che ci dobbiamo porre però non è se questa crisi economica che si rilette in tutti gli ambiti della nostra vita sia una punizione di Dio, ma se noi, con il nostro modo di vivere, siamo gli artefici di questa grave situazione che, forzatamente ci impone sacrifici, rinunce, fatiche supplementari.

La risposta a questa domanda non la possiamo che dare noi stessi nel profondo del nostro cuore, cercando di capire come abbiamo agito finora e se potevamo fare qualcosa per evitare che la situazione arrivasse fino a questo punto. Certo…se c’è una crisi, la colpa è di tutti noi, nessuno escluso, forse è un castigo che ci siamo procurati da soli con le nostre cattive condotte e che Dio ha permesso per poterci rendere migliori.

giovedì 14 maggio 2009

LA MADONNA DELLE FONTANELLE

Montichiari e la Madonna delle Fontanelle

I fatti straordinari accaduti alla veggente Pierina Gilli, tra il ‘47 e il ‘66 sono poco conosciuti tra i cattolici, ma negli ultimi anni si sono così velocemente propagati che ora la piccola località di Montichiari in provincia di Brescia è meta di numerosi pellegrinaggi. I fatti di Montichiari e delle Fontanelle hanno dapprima sensibilizzato la coscienza spirituale assopita degli abitanti di quelle zone e delle province limitrofe, ma poi l’eco delle “meraviglie celesti” nella provincia lombarda si è estesa anche oltreconfine, arrivando addirittura in paesi come l’America e l’Australia.
Il 1966, fu l’anno in cui la Vergine Santissima si mostrò per la prima volta alla veggente in maniera visibile in località Fontanelle; infatti fino ad allora, le manifestazioni soprannaturali erano avvenute solo come locuzioni interiori o puramente come visioni nel Duomo di Montichiari.[1] Finalmente Pierina Gilli avrebbe conosciuto da Maria, quale sarebbe stata la sua futura missione e il motivo per cui apparve alle Fontanelle.
Maria Rosa Mistica per mezzo di quell’umile donna si era manifestata all’umanità affinchè il mondo trovasse pace e riposo dalle umane fatiche, ed anche guarigione fisica e spirituale all’acqua della fonte miracolosa delle Fontanelle. Il 17 aprile 1966 infatti, la Madonna dirà a Pierina: “...Il mio divin Figlio Gesù mi invia ancora una volta sulla terra di Montichiari, per portare Grazie copiose...”(Il Segno del Soprannaturale febbraio 1995, pag. 22 - Ed. Segno).
La Madonna precisa alla veggente che quella fonte è miracolosa e opererà per la grazia del Signore numerose guarigioni. La Vergine raccomanda a Pierina di portarvi sempre gli ammalati, perchè essi troveranno sollievo nelle proprie tribolazioni. 
“La mattina della Domenica 17 aprile 1966, Pierina Gilli ed una sua  amica, Lucia, si recarono alle Fontanelle di Montichiari per un “Appuntamento Speciale”. La Madonna SS. aveva invitato la veggente in quel luogo promettendo che le sarebbe apparsa visibilmente. In grande segreto le due donne giunsero alla piccola fonte. Durante l’attesa pregarono il S.Rosario e, per la viva commozione, le lacrime scendevano dagli occhi di Pierina.
A mezzogiorno esatto, ecco che iniziò a soffiare un venticello particolare, quasi di avviso.
Infatti proprio sopra la fonte si presentò la Madonna, Rosa Mistica, soffusa di luce  e di Grazia.
Pierina Gilli nel vederla disse: “Oh, finalmente siete venuta !”. Maria SS.Rosa Mistica, con un sorriso materno, rispose: “Il mio divin Figlio Gesù è tutto Amore...e mi ha inviata a rendere miracolosa questa sorgente...”.
“In segno di penitenza e di purificazione dai un bacio sul gradino...Gli ammalati e tutti i miei figli, prima di prendere, o bere l’acqua, chiedano perdono al mio Divin Figlio con un bel bacio d’amore” (Il Segno del soprannaturale ibidem pag. 22).
Esiste infatti una scala rudimentale, dove Pierina e la Madonna sarebbero scese. La veggente fu invitata a baciare ciascun gradino in segno di penitenza e purificazione.
Questa scala è una sorta di Via crucis per tutti coloro che vi si recano in pellegrinaggio. Su di essa la Madonna stessa avrebbe posato il suo piede e molte grazie e numerosi prodigi si sono riscontrati proprio in rapporto a quella “scalinata santa”.
Maria Rosa Mistica dice a Pierina di prendere del fango e di lavarsi nell’acqua della fonte; ed indica il significato di questo gesto che corrisponde  al lavaggio dell’anima e alla purificazione dalla sozzura del peccato commesso dai figli di Dio. Esso diviene fango per l’anima, ma può trovare refrigerio e purificazione presso la fonte miracolosa delle Fontanelle. E questo è un elemento che si riscontra anche nell’apparizione di Lourdes, quando Bernadette si cosparge il viso di fango e poi si sciacqua alla fonte miracolosa indicatagli dalla Madonna.
Le apparizioni di Maria Rosa Mistica, alle Fontanelle furono quattro, (17 aprile, 13 maggio, 9 giugno, 6 agosto 1966) ma successivamente a questi fatti straordinari, l’autorità ecclesiastica del luogo vietò alla Gilli di recarvisi e la veggente, solo qualche tempo dopo, riuscì a trasferirsi in una casa vicino a Montichiari costruita e donata alla pia donna da alcuni devoti.
Ma la Vergine Maria, Rosa Mistica, che ha avuto e continua ad avere uno speciale significato soprattutto per i consacrati del Signore, nonostante le restrizioni della Chiesa, non abbandonerà mai questa figlia prediletta e la visiterà nell’intimo della sua casa, lasciandole messaggi e confortandola affinchè riesca a compiere la sua missione.
Il messaggio di Maria Rosa Mistica è rivolto principalmente ai sacerdoti. Nel suo diario, la veggente spiega con dovizia di particolari il significato dei messaggi mariani e i simbolismi legati a questa apparizione, le tre rose, rosse (simbolo di preghiera), bianche (simbolo di sacrificio), gialle (simbolo di penitenza) ed invita i suoi figli prediletti ad inserire nelle pie pratiche religiose, anche la comunione riparatrice che avrebbe dovuto costituire un appuntamento spirituale a vantaggio di tutte le anime, da celebrarsi il 13 ottobre di ogni anno.[2]
Ed in questa particolarità, nei fatti di Montichiari e delle Fontanelle, si riescono a scorgere alcune affinità con il messaggio di Fatima per mezzo del quale la Madonna aveva invitato il mondo alla comunione riparatrice nei primi sabati di cinque mesi consecutivi.
Tuttavia un’altra affinità profetica con il messaggio di Fatima si può scorgere nell’apparizione di Montichiari-Fontanelle, quando la Madonna disse a Pierina il 13 maggio 1966,[3] durante la sua seconda apparizione:”...Il mondo va in rovina; ho ottenuto ancora misericordia, e per questo Mi ha inviata (Gesù) nuovamente a Montichiari a portare le Grazie del Suo Amore...Per salvare l’umanità occorre fare preghiera...sacrificio...penitenza!”(Il Segno del Soprannaturale op.cit. pag.23).
Nelle apparizioni di Montichiari e Fontanelle c’è un’altra curiosa corrispondenza con il messaggio di Fatima ed il Pontefice di allora: Paolo VI che era originario proprio di Montichiari. La Madonna, infatti aveva lasciato dei messaggi proprio per lui durante l’apparizione del 6 agosto, ed aveva fatto menzione a Fatima in quella del 9 giugno dicendo: “Quanto desidererei che questo grano diventasse...pane eucaristico...in tante comunioni riparatrici!”(Il Segno del Soprannaturale op.cit. pag. 23).
Maria Rosa Mistica desiderava poi che questo grano venisse portato a Fatima proprio il giorno 13 ottobre per diffondere nel mondo la comunione riparatrice.
Sarebbe qui troppo lungo descrivere la vita e l’opera di Pierina Gilli, chissà se potremo occuparcene in qualche altra pubblicazione!
Mentre infatti mi accingevo a consegnare alle stampe quest’opera, don Cornelio Bertagnolli, un caro amico sacerdote di Bolzano (da me intervistato anche a proposito di una pubblicazione su Padre Pio), l’11 maggio ‘96, durante una visita, mi consegnò i diari completi della veggente, accompagnati da una serie di documenti e fotografie eccezionali. Mi disse che era stato uno dei suoi direttori spirituali per lungo tempo. Mi accordai di approfondire questo aspetto in una successiva intervista
Prima di raccontarvi come sono venuto a conoscenza dei fatti di Montichiari-Fontanelle, desidero dire che le apparizioni sono articolate in due serie. La prima risale al 1947 e agli anni seguenti a Montichiari, nel Duomo, la seconda è quella relativa alle Fontanelle di cui ho già detto. Ed eccoci al racconto che mi riguarda.
 Prima di chiudere questo capitolo vogliamo darvi un’anticipazione di alcuni messaggi che La Madonna diede a Pierina. Sono tratti dal suo diario. Solo un piccolo assaggio in anteprima; la storia e i messaggi, a Dio piacendo, più estesamente in una prossima pubblicazione.
Ecco la visione dell’inferno, raccontata da Pierina Gilli nel suo diario:
“Una spaventosa lotta ebbi con tre orribili demoni che continuamente mi insidiavano, mi spaventavano, mi battevano duramente in tutte le parti del corpo, le lividure erano visibili a tutti. Non sapevo più dove mi trovassi, invocavo aiuto, cercavo sostegno e scampo presso le due Reverendissime suore che mi assistevano. Ora saltavo nel letto...ora mi gettavo in terra, trascinandomi dietro le due suore per fuggire agli assalti dei demoni che volevano portarmi via...
 Dopo un momento di tregua chiusi gli occhi, ma quando li apersi attratta da insoliti rumori, vidi una moltitudine di demoni che mi si avvicinavano, minacciosi con l’intento di portarmi via...Sembravano contenti, soddisfatti per la battaglia sostenuta!...Presa da un grande spavento abbracciai la Suora e mi trascinai presso la Reverendissima Madre invocando aiuto e protezione...Rimasi come priva di sensi. D’un tratto mi sentii trasportata in un recinto estesissimo che sembrava non avesse confini e mi si presentò una visione spaventosa...Oh Dio! Esclamai...che s’avanza...quale spavento...è l’Inferno...Mi sentii priva di forze...senza sostegno.
Innanzi a me era un lampeggiare immenso di fiamme, sentivo l’odore nauseante e fetido dello zolfo e un calore vivissimo che per quanto fossi lontana dal fuoco, sembrava mi soffocasse. Invocai il Signore e la Madonna, non reggevo più...mi sentivo piegare su me stessa. Vidi in quell’immensa turba di demoni che tutti avevano le ali, anche quelli che mi avevano tormentato, mentre prima li avevo visti senza.
In mezzo alle fiamme vidi le anime dannate quasi trasparenti, così che si potevano benissimo distinguere le loro vesti e i loro volti.
Le anime dannate si dividevano come in tre schiere diverse che prendevano somiglianze dai tre demoni che mi avevano tormentato nell’ultimo periodo di sofferenza....”(Diario Pierina Gilli, copia originale trascritta dal suo confessore e direttore spirituale: Padre Taddeo Laux)...

Testi tratti da: "Ipotesi su Fatima" di Beppe Amico - Recerdito edizioni 1997.
Copyright 1997 - TUTTI I DIRITTI RISERVATI 




[1] Nella primavera del ‘96, mi recai in pellegrinaggio a Montichiari e visitai anche il Duomo del piccolo centro. In quell’occasione constatai lo scetticismo persino dei sacerdoti del luogo. Domandai ad uno di essi, dove la Madonna era apparsa. Sapevo che era scesa dalla cupola del Duomo ed era arrivata fino al centro della Chiesa, ma volevo conferma da uno dei preti che erano presenti quel giorno (ricordo che si celebravano le prime comunioni). Il religioso mi guardò con un moto compassionevole, dicendomi: “Ciò che si racconta non è vero, la Madonna non è mai apparsa quì”. E pensare invece che Rosa Mistica è venuta proprio per i sacerdoti, i suoi amati consacrati.
[2] L’indicazione della data ci ricorda l’ultima apparizione di Fatima.
[3] Si noti come anche il giorno (13) costituisca una analogia con l’apparizione di Fatima.

sabato 9 maggio 2009

LAMENTO DI UN BAMBINO MAI NATO

Cari amici lettori e sostenitori del blog "MISTERI CATTOLICI", vorrei proporre alla vostra attenzione un brano pubblicato dalla rivista "La Fede" di Padre Enzo Redolfi (sacerdote trentino molto impegnato nell'ambito della buona stampa) con il quale ho collaborato per lungo tempo in occasione di alcuni progetti editoriali. Questo scritto non può che far meditare su quello che è uno dei più grandi misteri della vita e della morte.

Viene trattato in maniera sapiente il tanto discusso tema dell'aborto. Non ci sono parole per definire questo peccato contro la vita.
Questa lettera darà materiale di riflessione a tutti coloro che la leggeranno.
Inutile dire che aspettiamo i vostri commenti.
Buon cammino a tutti voi.
Il Webmaster

"Cara mamma, prima di formarmi nel tuo grembo Dio mi conosceva e, prima ancora che uscissi alla luce, mi aveva consacrato ad essere suo. Mentre ero intessuto nelle profondità del tuo corpo, era Lui che nel segreto formava le mie ossa e ordinava le mie membra (Libro del profeta Geremia 1,5; Salmo 138,15-16).
Mi stavo aprendo alla vita e tu me l'hai negata. Ero una creatura nuova, col mio cuore che palpitava in te, vicino al tuo, felice di esistere e impaziente di nascere per vedere il mondo. Volevo uscire alla luce, vedere il tuo volto, il tuo sorriso, i tuoi occhi, e invece tu mi hai fatto morire. Hai fatto violenza contro di me senza che io potessi difendermi. Perché? Perché hai ucciso la tua creatura?
Sognavo di essere fra le tue braccia, essere baciato dalla tua bocca, sentire il tuo profumo e l'armonia della tua voce. Sarei diventato una persona importante e utile alla società, amato da tutti. Forse sarei divenuto uno scienziato, un artista, un insegnante, un medico, un ingegnere, o forse un apostolo di Dio. Avrei avuto anch'io un coniuge da amare, dei figli da custodire, dei genitori da assistere, degli amici da condividere: gioia di quanti mi avessero conosciuto.
Era bello stare nella tua pancia al caldo e al sicuro, vicino al tuo cuore, e attendere il grande giorno della luce per incontrarmi con te. Sognavo già di correre fra i prati in fiore, rotolarmi sull'erba fresca, rincorrerti e giocare a nascondermi e poi portarti un fiore nelle mie manine, per dirti che ti volevo bene, e poi essere abbracciato e coperto di baci. Sarei stato il sole della tua casa e la gioia della tua vita.
Stavo formandomi bene, sai? Ero bello, perfetto e sano come tu e papà. I miei piedi, le mie mani, la mia mente, si stavano formando in fretta, perché volevo vedere questa meraviglia che è il mondo, vedere il sole, la luna, le stelle e stare con te, mamma! Il mio cuore palpitava per te e prendeva il tuo sangue. Crescevo bene: io, vita della tua vita. Ma tu non mi hai voluto! Anche ora non posso capire come hai potuto eliminarmi senza sentirti straziare il cuore. È un orrore che mi tormenta anche quass-, in cielo. Non posso credere che la mia mamma mi abbia ucciso!
Chi ti ha ingannata fino a questo punto? Tu, che sei la figlia del Padre, come hai potuto tradire il Padre del tuo figlio? Perché hai fatto pagare a me il tuo errore? Perché mi hai giudicato un intruso per i tuoi piani? Perché hai disprezzato la grazia di essere mamma? I perversi ti hanno traviato il cuore e tu non hai voluto ascoltare la Chiesa, la quale insegna il bene della verità e la verità del bene. Non hai creduto in Dio, non hai voluto ascoltare la sua parola d'amore, non hai voluto seguire la sua via di verità. Hai venduto la tua anima per un piatto di lenticchie, come Esaù (Libro della Genesi 25,29-34). Oh! se avessi ascoltato la coscienza che gridava in te, avresti trovato la pace! ed io ci sarei ancora. Per un momento di prova, Dio ti avrebbe dato un'eternità di gloria. Per un po' di tempo consumato per me, Egli ti avrebbe dato l'eternità con Lui.
Ti avrei dato tanta gioia, mamma! Sarei stato il tuo "bambino" per tutta la vita, il tuo tesoro, il tuo amore, la luce dei tuoi occhi. Ti avrei amata di amore vero, per tutta la mia esistenza. Ti avrei accompagnata nella vita, consigliata nel dubbio, rafforzata nella fede, aiutata nel lavoro, arricchita nella povertà, rallegrata nel dolore, consolata nella solitudine, premiata nella carità, assistita nella morte, amata per sempre. Non mi hai voluto! Satana ti ha ingannata, il peccato ti ha legata, la lussuria ti ha sedotta, la società ti ha corrotta, il benessere ti ha accecata, la paura ti ha schiacciata, l'egoismo ti ha vinta, la Chiesa ti ha perduta. Tu, mamma, eri il frutto della vita e hai privato la vita del suo frutto! Hai dimenticato i comandamenti e li hai considerati leggi per bambini, mentre in verità sono precetti divini scolpiti sulla roccia, che non passeranno mai, nemmeno dopo che è passato il mondo (Vangelo di Matteo 5,17-18; 24,35). Se avessi osservato il precetto dell'amore! saresti stata considerata grande nel regno dei cieli (Vangelo di Matteo 5,19).
Non sai che io avevo già un'anima immortale e che ti avrei preceduto nell'altra vita? Non ricordi le parole di Gesù? "Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l'anima e il corpo nella Geenna" (Vangelo di Matteo 10,28). Il diavolo, che ha ucciso la mia carne, non poteva uccidere il mio spirito. Per questo io sarò il tuo rimprovero nell'al di là, finché non verrai da me in paradiso. Uccidendo momentaneamente il mio corpo, hai rischiato di uccidere per sempre la tua anima. Ma spero, madre mia, che il Signore abbia misericordia di te e che un giorno tu possa venire qui, nella Luce. Io ti perdono, perché Satana ti ha ingannata e tu hai mangiato (Libro della Genesi 3,13), ma dovrai scontare il tuo peccato e la tua disubbidienza. Sappi che Dio è giusto oltre che misericordioso. Quando sarai purificata, quando avrai conosciuto la santità della legge divina e la stoltezza della vanità umana, quando avrai sperimentato la disgrazia di perdere Iddio, allora sarai pronta per venire da me e io ti accoglierò con gioia, ti abbraccerò, ti bacerò e ti consolerò per lo sbaglio che hai commesso. Io ti amo e ti perdono.
Infatti, prima di accoglierti fra le sue braccia, il Signore mi domanderà: "Figlio, hai perdonato alla tua mamma?". Ed io gli risponderò: "Sì, Padre! per la mia morte ti chiedo la sua vita". Poi Egli potrà guardarti senza rigore. Non avrai paura di Lui, anzi ti meraviglierai del suo immenso amore e piangerai di gioia e di riconoscenza, poiché anche Gesù è morto per noi. Capirai allora quanto Egli meritava il nostro amore. Vedi, mamma? sarò io la tua salvezza, dopo che tu fosti la mia rovina. Io ti salverò dal fuoco eterno, poiché ho pagato per te e posso decidere se accoglierti o no in paradiso. Ma non temere! Uno che vive in questo luogo d'amore non può che volere il bene, specie per la sua mamma. Vieni, piangi sul mio cuore, dopo che io ho pianto tanto sul cuore di Dio!
Nel glorioso giorno della risurrezione, quando vedrai il mio corpo luminoso, bello, giovane e perfetto come il tuo, ti renderai conto di quanto incantevole sarebbe stato il figlio tuo sulla terra. Li conoscerai questi occhi deliziosi come i tuoi, questa bocca e questo naso simili ai tuoi, queste braccia armoniose, queste mani delicate, queste gambe belle come le tue, questi piedi perfetti, e mi dirai allora: "Sì, tu sei veramente la carne della mia carne e le ossa delle mie ossa (Libro della Genesi 2,23), io ti ho formato. Perdonami! perdona il male che ti ho fatto, tesoro mio! perdona il mio egoismo e la mia stolta paura! Sono stata sciocca e imprudente. Il Serpente mi ha ingannata (Libro della Genesi 3,13). Ho sbagliato! Ma... vedi? ora sono pura come te e posso vedere Dio, perché ho purificato il mio cuore, ho scontato il mio peccato, ho santificato il mio spirito, ho meritato il mio premio, ho conservato la fede, ho perfezionato la carità. Finalmente ho capito! Grazie, amore, che hai pregato per me e mi hai atteso fino ad ora!".
Dirai: "Vieni, dammi la tua mano e lodiamo insieme il Signore così: Sia benedetto Dio, Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che nella sua misericordia ci ha rigenerati mediante la sua vita, morte e risurrezione, per una speranza viva, per una eredità che non si corrompe e non marcisce (Prima Lettera di Pietro 1,3). Grandi e mirabili sono le tue opere, o Signore Dio onnipotente; giuste e veraci le tue vie, o Re delle genti! Chi non temerà, o Signore, e non glorificherà il tuo nome? Poiché tu solo sei santo. Tutte le genti verranno e si prostreranno davanti a te, perché i tuoi giusti giudizi si sono manifestati (Libro dell'Apocalisse 15,3-4). A Te, che sei il Salvatore: lode, onore e gloria nei secoli dei secoli! Amen".


Ti potrebbero piacere anche: "Preghiere e devozioni per il cammino spirituale" - "Lettera a Gesù, un grido verso il cielo" - "David - cronaca di un tentato suicidio, una storia vera""The book of life - il libro della vita".

venerdì 8 maggio 2009

Karma e reincarnazione.

Approfondiamo ancora l’argomento con due esperti: ne parla Don Amorth nell’Eco di Maria, durante l’intervista che affronta anche il tema della “New Age”: La reincarnazione è credere che dopo la morte l’anima si reincarna in un altro corpo più nobile o meno nobile di quello che ha lasciato, in base a come uno è vissuto. Essa è condivisa da tutte le religioni e le credenze orientali e si sta molto divulgando anche in occidente per l’interesse che oggi le nostre popolazioni, così scarse di fede e ignoranti di catechismo, dimostrano per i culti orientali. Basti pensare che in Italia si calcola che almeno un quarto della popolazione creda nella reincarnazione.

Voi sapete già che la reincarnazione è contro tutto l’insegnamento biblico ed è incompatibile in maniera assoluta con il giudizio di Dio e la risurrezione. In realtà la reincarnazione è solo un invenzione umana, forse suggerita dal desiderio o dalla intuizione che l’anima è immortale. Ma noi sappiamo con certezza dalla Divina Rivelazione che le anime dopo la morte vanno o in Paradiso o all’inferno o in Purgatorio, secondo le loro opere. Dice Gesù: “Verrà l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la voce del Figlio dell’uomo: quanti fecero il bene per una resurrezione di vita e quanti fecero il male, per una resurrezione di condanna.(Gv 5,28).

Sappiamo che la risurrezione di Cristo ha meritato la risurrezione della carne, ossia dei nostri corpi, che avverrà alla fine del mondo. Perciò c’è assoluta incompatibilità tra la reincarnazione e la dottrina cristiana, O si crede nella risurrezione o si crede nella reincarnazione. Sbagliano quanti credono che si possa essere cristiani e credere nella reincarnazione.” (Eco di Maria Regina della Pace - luglio Agosto ‘95 - pag. 7).

“La reincarnazione - ci dice Anna Maria Cenci durante un’intervista - non è accettata dalla Chiesa. Fra l’altro c’è proprio una frase di San Paolo in cui si afferma: “è stabilito che si muoia una volta sola, dopodichè viene il giudizio”.

Questa io credo che sia una frase lapidaria, direi quasi inequivocabile.

La reincarnazione è, a mio parere, l’espressione della insopportabilità del peccato per cui una persona dirà: “io cercherò di evitare di peccare per non reincarnarmi”, perchè il rivivere un’altra volta sulla terra viene considerato come un peso. Il buddismo in fondo esalta questa situazione spirituale.

Ma ammettiamo solo per un attimo che possa esistere la reincarnazione. Quando una persona rientra in un altro corpo, come fa a mettere a frutto le sue precedenti esperienze se non si ricorda di essere già vissuta nel mondo?

Se la reincarnazione fosse stata tanto importante per la nostra condotta, Gesù ce ne avrebbe parlato,  perchè Gesù è la stessa verità. Invece fra tutte le esortazioni che Egli ha fatto, non ha mai menzionato una possibilità di reincarnazione”.

 Ci sono tuttavia dei personaggi carismatici, come ad esempio Giorgio Bongiovanni, lo stigmatizzato di Porto S. Elpidio, che proclamano invece la reincarnazione come una dogma di fede.

Cosa dobbiamo pensare di queste loro dichiarazioni? Come dobbiamo rapportarci?

La risposta arriva ancora una volta da Anna Maria Cenci: “E’ molto difficile dirlo, potrebbero essere stati ingannati su questo punto, ma noi dobbiamo attenerci strettamente al Vangelo.

San Paolo dice: “Se noi o anche un angelo vi annunziassimo un Evangelo diverso, sia reietto, sia maledetto”.

Gesù fa un accenno quando parla di Giovanni Battista e dice : “Se lo volete accettare, egli è quell’Elia che doveva venire”, e alcuni prendono questo passo a dimostrazione della realtà della reincarnazione. In realtà era già stato detto dall’arcangelo Gabriele a Zaccaria, il padre di Giovanni Battista, che egli sarebbe venuto nello spirito e nella potenza di Elia, e ci sono delle somiglianze fortissime fra il modo di agire di Elia che aveva affrontato un re, lo aveva apostrofato per la sua cattiva condotta e l’agire di Giovanni che anch’egli si oppone ad Erode. Egli ha quindi lo spirito di Elia, ma non è detto che Elia si fosse reincarnato.  Se poi teniamo conto della trasfigurazione di Nostro Signore, dobbiamo anche dire che a lato di Gesù c’erano Elia e Mosè e se il citato profeta si fosse reincarnato, non avrebbe potuto manifestarsi sotto l’identità dello stesso Elia. Io credo che questi passi biblici vadano esaminati con attenzione per non cadere in facili inganni”.

Qualche Padre della Chiesa, come ad esempio Origene sosteneva la realtà della reincarnazione, che secondo il parere di alcuni era dogma di fede fino al Concilio di Costantinopoli, fino al 460 d.C. circa. Questo è un altro elemento che induce facilmente nell’inganno.

Che cosa deve pensare il cristiano, intorno a queste dichiarazioni?

La dottoressa Cenci dice che: “Origene è stato condannato in molte cose, non lo possiamo mettere sullo stesso piano di altri Padri della Chiesa. Ha fatto un lavoro formidabile, come ad esempio la traduzione della sacra scrittura, in maniera veramente degna di ammirazione, però dal punto di vista dottrinale Origene non è da approvarsi su tutti i punti.

Poi c’è un’altra cosa da dire. Quando Gesù parla del castigo che colpirà le città nelle quali lui ha fatto tanti miracoli, cita Sodoma e Gomorra e dice: “Nel giorno del giudizio, Sodoma e Gomorra, saranno giudicate meno duramente”.

Dobbiamo perciò concludere che se gli abitanti di queste città, tra le quali cita anche Ninive, si fossero reincarnati, non avrebbero avuto senso le parole del Signore, perchè sembrerebbe che queste città siano lì ad aspettare il giudizio universale per la loro ultima collocazione. Queste sono cose molto significative per farci comprendere che la reincarnazione non è assolutamente da considerarsi come realtà di fede”. 

L’importanza di lodare il Signore nelle avversità

Padre Pat Collins, conosciuto in ambiente carismatico come uno dei più celebri guaritori viventi, nel corso di una catechesi durante un ritiro di preghiera a Trento ha evidenziato l’importanza di lodare il Signore in ogni momento e in ogni luogo, soprattutto nei momenti difficili. Egli sostiene che è fondamentale questo atteggiamento di lode e di preghiera se si desidera vincere con Cristo.

Sentiamo: “Questa, io la chiamo una lode anticipatoria - dice Pat Collins - è una lode che offriamo al Signore in circostanze molto difficili e anticipiamo il fatto che Lui manderà la Sua grazia di liberazione su di noi. Le mie riflessioni sono divise in più parti. Per amore della chiarezza vorrei indicare prima di tutto quali sono. La prima è relativa alla lode nell’Antico Testamento e il nome tecnico che dò a questo tipo di lode è quella messianica, perchè anticipa la venuta di Gesù il Messia. La seconda forma si trova principalmente nel Vangelo e si chiama lode pasquale, perchè anticipa la Risurrezione del Signore. La terza forma si trova nella prima Chiesa del Nuovo Testamento ed è presente anche oggi e per questa ho una parola difficile, si chiama lode escatologica che ha a che fare con la seconda venuta di Gesù.

Riflettiamo ora sulla lode messianica. Nei tempi dell’Antico Testamento il popolo ebraico era piccolo come numero ed era circondato da molti nemici; dovettero combattere molte battaglie e molto spesso gli eserciti dei nemici erano in numero molto superiore al loro. I loro nemici erano armati meglio e possedevano armi migliori, ma il popolo eletto aveva quello che possiamo chiamare il senso del destino e loro sentivano che se anche avevano delle risorse scarse dal punto di vista umano e militare, possedevano un vantaggio che non possedeva nessun altro. Dio era dalla loro parte. Dio li aiutava in tutte le loro avversità e quindi quando l’esercito ebraico andava in battaglia avevano la certezza che Dio avrebbe combattuto con loro. E che contro tutti i pronostici Lui avrebbe dato a loro la vittoria. Quindi quando marciavano ed entravano in battaglia, pronunciavano il loro urlo di guerra: C’era un aspetto liturgico in questo loro urlo. Elevavano delle lodi a Dio, con il massimo della loro voce e facendo così loro anticipavano la vittoria. Urlavano in questo modo con grande sicurezza. Nell’Antico Testamento c’è un modo di descrivere queste urla di guerra. E’ Jahvè teruà, è una parola ebraica che in realtà non si può tradurre. E’ un urlo che fa gelare il sangue, perchè lo si voleva usare per mettere il panico nel cuore dei nemici e nello stesso tempo era un atto di fede in Dio”.

A questo punto Pat Collins racconta la storia di Gedeone citata nel libro dei Giudici nell’Antico Testamento. Per motivi di spazio non analizzeremo questo brano e andremo direttamente alle conclusioni:

“Anche quando siete di fronte a situazioni impossibili conclude Pat Collins - non perdete coraggio, fidatevi completamente nel Signore e lodatelo con tutte le vostre forze, perchè facendo così non solo date onore a Lui, ma anticipate la venuta della sua potenza e della sua vittoria e questo tema viene ripetuto molte e molte volte nell’Antico Testamento”. Il carismtico cita gli ebrei guidati da Mosè al mar Rosso, di come il profeta raccomandi al suo popolo di non avere paura e di raccomandarsi a Dio che senz’altro li aiuterà. Pat Collins prosegue la sua analisi: “Rimanete praticamente passivi, il popolo non deve fare assolutamente nulla, salvo fidarsi di Dio, perchè è Dio che farà quello che è necessario per liberarli. Non con la forza, nè con la potenza, ma con il mio Spirito - dice il Signore (Zaccaria 4) - non fidatevi della vostra forza umana, fidatevi della potenza di Dio che opera in voi. C’è un salmo che fa comprendere questo concetto: Salmo 46 versetto 10. “Fermatevi e sappiate che io sono Dio eccelso tra le genti, eccelso sulla terra, il Signore degli eserciti è con noi, nostro rifugio è il Dio di Giacobbe”. Molte persone citano questo versetto come un incoraggiamento per la contemplazione. Questo è senz’altro vero, ma più specificamente questo verso si riferisce a grandi avversità. Il Signore dice: “Non siate paurosi, non c’è motivo di essere presi dal panico e di aver paura. State fermi, guardate me, io sono il Dio di questa situazione, io sono più grande di tutte le avversità che dovete affrontare. Io sarò il vostro rifugio e la vostra forza, io vi liberereò dal male che voi temete”. Quando parliamo di questo grido di vittoria della battaglia, questa consapevolezza religiosa è quella che ci stà dietro. Anche nel racconto di Giosuè c’è questo urlo di battaglia, quello che anticipa la liberazione del Signore e nel testo ci viene detto: “Il popolo urlò questo grido di battaglia, le trombe suonarono e quando il popolo sentì il suono delle trombe pronunciarono un potente grido di battaglia e le mura crollarono proprio in quel momento, in un istante il popolo conquistò la città, ognuno andando dritto davanti a sè, catturarono la città. Da un punto di vista storico non sappiamo se questi racconti siano realmente accaduti, ma questo non è il nostro obbiettivo. Questo è un documento religioso e ci insegna come dobbiamo fare, come ci dobbiamo comportare nelle avversità. Non preoccupatevi di quanto la situazione possa apparire impossibile. Non guardate gli ostacoli, guardate Dio, proclamate quanto è grande, quanto è potente e quanto Lui sia onorato come il Liberatore. Lui combatterà con gli ostacoli che avete davanti, anche quando voi stessi non riuscite ad affrontarli. In questo caso il popolo non stà fermo, perchè il Signore chiede di fare la loro parte, ma è una parte piccola e sembra una cosa ridicola, camminare intorno alla città lodando il Signore, perchè loro sono fedeli e fanno quello che Dio chiede di fare. Dio fa il resto e questa sarà spesso la cosa che accadrà a noi. Noi dobbiamo fare quello che possiamo e lasciare il resto a Dio. C’è un detto che dice: “Pregate Dio come se tutto dipendesse da Lui e agite come se tutto dipendesse da voi” ed è la combinazione di queste due cose che porta alla vittoria.”

Pat Collins cita ancora le Scritture: Daniele, capitolo 3. Non abbiamo il tempo e lo spazio per citarlo, rimandiamo la lettura e l’analisi del brano citato a ciascuno di voi. Concludiamo.

Lodare il Signore nelle avversità significa ripetere “Dio è grande, Dio è grande, Dio è grande” con tutta la nostra voce serve a vincere, ad anticipare la vittoria. “Gridatelo con tutta la vostra forza - dice Pat Collins con tutto il volume della vostra voce. La vittoria è sicura”.

SCRIVI UN COMMENTO A QUESTO POST

LA SACRA BIBBIA INTERATTIVA

LA SACRA BIBBIA INTERATTIVA
La versione CEI