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martedì 28 aprile 2009

MARIA DOMENICA LAZZERI - LA STIGMATIZZATA DI CAPRIANA


In questo post desidero seganalarvi la storia di una stigmatizzata trentina vissuta nel XX secolo e molto nota a chi si interessa di mistica e carismi. Si tratta di Maria Domenica Lazzeri detta la Meneghina per la quale è stata aperta anche la sua causa di beatificazione dalla Curia di Trento.

L'opera scritta da Rosalia Amico Portolan e pubblicata nel 1996 da Reverdito edizioni, è ora libera da diritti e per questo motivo ve la proponiamo sperando che possa essere edificante per qualcuno di voi.

Dopo aver letto l'introduzione dell'autrice se il libro vi sembra interessante potete scaricarlo in formato pdf cliccando sul link sotto riportato.



PREMESSA


Il mio primo "incontro" con Maria Domenica Lazzeri avvenne una sera quando, guardando alcune vecchie fotografie di famiglia, mi capitò fra le mani il "santino" di una stimmatizzata trentina, giacente su di un letto.
Ricordo che l'osservai con attenzione, leggendo la frase riportata a piccoli caratteri sotto l'immaginetta.
Rimasi colpita dalla sofferenza che traspariva in maniera evidente dall'espressione del volto di quella giovane, dai segni del sangue che scorreva dalla sua fronte e dalle stimmate alle mani e ai piedi.
Alcuni mesi dopo mi venne chiesto di scrivere un libro "sulla Meneghina".
Incontrai la signora Annalena Lazzeri, parente di Maria Domenica. Io ero entusiasmata dall'idea di poter dare un piccolo contributo per favorire la conoscenza della stimmatizzata di Capriana, che non è oramai quasi più ricordata nemmeno dalla gente trentina.
La signora Annalena rimase colpita, disse che mai le era capitato di incontrare persone tanto interessate a questa vicenda e raccontò alcuni fatti circa varie peripezie da lei affrontate nel corso degli ultimi anni con riguardo a questioni inerenti la sua lontana parente, Maria Domenica Lazzeri.
Io le spiegai che avevo intenzione di scrivere la storia di Meneghina, in maniera che potesse essere letta da più persone possibile. Intendevo raccontare i fatti senza dilungarmi troppo ed in maniera semplice e diretta. A questo scopo mi sarei immedesimata nei panni di una amica immaginaria di Meneghina, Anita, testimone diretta della vicenda di Capriana.
Anita avrebbe narrato la storia della sua amica ad una giovane donna incontrata presso la tomba di Meneghina, a circa vent'anni dalla sua morte, avvenuta nel 1848.
Sentivo intimamente già di essere spiritualmente legata a questa giovane stimmatizzata, vissuta a Capriana agli inizi del secolo scorso, sentivo che un racconto in prima persona era sicuramente quanto di meglio potessi fare.
Non avevo alcuna intenzione di svolgere un lavoro che pretendesse di essere storicamente completo od esauriente sotto l'aspetto quantitativo. Quello che mi interessava era raccontare soltanto i fatti fondamentali della sua storia; un racconto agile, facilmente leggibile da chiunque.
Non consideravo certo compito mio interessarmi o vagliare gli aspetti più minuti delle varie questioni accadute, nè tentare di dare precise interpretazioni dei fatti.
Questo compito spetta unicamente agli organi incaricati di seguire la causa di beatificazione di Maria Domenica Lazzeri.
Ciò che io desideravo fare invece era semplicemente raccontare le vicende che ella visse nel corso della sua breve esistenza al solo ed unico scopo di permetterne la conoscenza a quante più persone possibile; la mia veste sarebbe stata quella di una persona che, avendo conosciuto la sua storia, ha partecipato spiritualmente alla sua grande sofferenza.
Incontrai l'approvazione sia della signora Annalena che dell'editore. Mi misi così al lavoro.
Lessi parecchio materiale che riguardava questo straordinario personaggio. Mi colpì in maniera particolare venire a sapere che questa giovane trascorse un periodo lunghissimo di sofferenze atroci.
Maria Domenica passò quattordici anni in una situazione in tutto somigliante a quella vissuta da Gesù durante la sua passione.
Questo fatto mi apparve sconvolgente. Come poteva questa umile fanciulla aver sopportato tanto dolore, che si rinnovava ogni settimana per quattordici lunghi anni?
Domenica visse in quel periodo senza mangiare, nè bere; ogni funzione connessa alle esigenze del corpo fisico era cessata. Lei viveva oramai soltanto per dare testimonianza della passione e morte di Gesù Cristo, per mostrare quanto fosse stata cruenta la vicenda umana del Dio crocifisso.
Quando noi osserviamo un crocifisso, lo vediamo sofferente, agonizzante, in punto di morte; tale visione ci fa provare sentimenti di pietà.
Non vediamo però mai il viso e il corpo di Gesù ricoperto di sangue, non ne sentiamo l'odore pregnante, non vediamo i segni della flagellazione, nè la ferita al costato.
Il Cristo che vediamo sulla croce ci appare bello, anche se morente. Difficilmente le nostre meditazioni sulla passione di Cristo ci conducono ad immaginarlo come fu in realtà; difficilmente riusciamo ad immaginare nei dettagli tutta la sua sofferenza, fisica e spirituale.
Cristo, morendo per noi sulla croce, venne ridotto in condizioni tali per cui, guardandolo, dovremmo provare vergogna di noi stessi.
Come può l'uomo essere giunto a tali atroci crudeltà?
Eppure lo ha fatto. Il male si è espresso su Gesù in tutta la sua efferatezza, come si è continuato ad esprimere ancora per secoli in mille e mille altre occasioni.
Dio però ha sconfitto il male, sacrificando il suo Divino figliolo, il quale dopo la morte è risorto!
La resurrezione di Gesù Cristo diventa quindi la vittoria del Bene sul Male, la vittoria della Vita sulla Morte.
Tale vittoria sarà proclamata in maniera definitiva alla fine dei tempi, quando il tallone di Maria potrà finalmente schiacciare il capo del serpente, da cui il male trae origine.
Maria Domenica Lazzeri visse a Capriana, nel Trentino, in un povero villaggio di alta montagna, fra il 1815 e il 1848, trascorrendo quattordici anni della sua vita crocifissa al suo letto.
A partire dalla Pasqua 1834 fino al giorno della sua morte, avvenuta il 4 aprile 1848, all'età di trentatre anni, ella testimoniò, in tutta la sua cruenza, il sacrificio di Gesù per l'intera umanità.
Chiunque ebbe la fortuna di poter vedere la "Sofferente di Capriana" riuscì a comprendere in maniera completa il significato altissimo del sacrificio di Dio per gli uomini. Chiunque la vide partì da lei edificato.
La sofferenza di Domenica divenne quindi un grandissimo dono per l'umanità, un nuovo agnello immolato per la gloria di Dio e per la salvezza degli uomini.

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1 commento:

  1. Salve alla fine dei tempi non sarà Maria ma la nuova Gerusalemme per mezzo dei sette tuoni o libro amaro Ap 10 oppure il rotolo che vola dal mio servo Zaccaria 5,1-4 questi è il libro della vita che solo il servo e secondo testimone potrà scrivere i 2 testimoni sono dal mio servo e figlio Gesù Giovanni 3, 10- 19 - il primo testimone non torna mai più dalle sue parole Giovanni 16,5-15 vedi il versetto 10 Giustizia
    ciao dal Figlio dell' Uomo Matteo 24,15- 51 al suono della grande tromba sono arrivato come disse mio Figlio e testimone 31 al suono della grande tromba la settima e ultima apocalisse 11 dove si parla dei 2 testimoni e della settima tromba io umile Figlio dell' Uomo sono arrivato sai chi è il figlio dell' uomo vedi Apocalisse 1, 12 -

    Di me hanno parlato tutti i miei Servi compreso mio figlio Gesù
    Ciao dal figlio dell'Uomo

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