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"Chi salva un'anima, ha assicurata la propria alla felicità eterna" (Sant'Agostino).

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Novità - Suor Pura Pagani - la suorina di Verona he faceva miracoli come Padre Pio

giovedì 30 aprile 2009

L'ALDILA' E' UNA CERTEZZA

La morte ineluttabile

L’uomo comprende, nel profondo di sè, che la morte presto o tardi lo toccherà; egli conosce l’ineluttabilità del morire e possiede la nozione di eternità. La nostra coscienza penetra solo parzialmente il significato delle cose ultime e sembra piuttosto nascondere, celare, mimetizzare ciò che inevitabilmente un giorno ciascuno di noi dovrà sperimentare.
La morte nelle società attuali è stata cancellata dall’efficentismo e dal materialismo, l’uomo vuole dimenticarla, nasconderla, perwino sopprimerla o fingere che non esista.
“Nel parlare sul tema della morte - scrivono Norbert Greinacher e Alois Muller - i cristiani incorrono nel pericolo di saperla troppo lunga, di proporsi come persone troppo competenti sull’argomento. Bisogna che si pongano invece in atteggiamento di ascolto, perchè l’umanità stà facendo esperienza del fenomeno della morte da migliaia di secoli, mentre il cristianesimo “soltanto” da duemila anni a questa parte...” (Concilium 4/74, pag.17 Queriniana Brescia).
Johann Hofmeier, afferma che “i critici della vita sociale parlano di un nuovo modo di esistenza in un mondo in cui, a seguito di un totale rivolgimento, si potrebbe giungere alla soppressione della morte...Le società d’oggi, scrive ancora Hofmeier, “condannano la riduzione della morte a tabù e l’esilio della società cui è costretto il morente. Più ancora la privatizzazione e commercializzazione dell’atto del morire, con la conseguente insicurezza ed assenza di aiuto in cui viene a trovarsi l’uomo d’oggi in rapporto a colui che stà per morire.(Ibidem, pagg.21, 22).
Oggi la morte è vista come un tabù, come una realtà cruda da dimenticare, perchè a discapito della realizzazione terrena dell’uomo. Davanti ad essa cè imbarazzo, disgusto, dimenticanza. Conta solo la vita quella terrena, ben pochi pensano ad essa come un passaggio alla vita vera, quella eterna.
Contrariamente a quanto pensano gli uomini con il loro tecnicismo e l’elisir di lunga vita, “non siamo diventati eterni, neppure nell’era dei prodigi tecnologici”. (Scomessa sulla morte, Vittorio Messori, pag. 15. Sei Internazionale). Il noto scrittore cattolico afferma che considera morboso non occuparsi della morte, ignorarla, tacerne, come è di moda oggi.

La morte come tabù

E dice ancora che “aiutare la morte ad uscire dal nascondimento significa aiutare la vita” (Ivi, pag.15). Nulla di più vero e cita alcuni pensatori “eterni” come Ariès che afferma: “Dimenticare la morte e i morti significa rendere un pessimo servizio alla vita e ai vivi”. Oppure Jung, noto psicanalista: “Un uomo che non si ponga il problema della morte e non ne avverta il dramma, ha urgente bisogno di essere curato”. Ed ancora il buon Pascal che lascia sgomenti con i suoi pensieri: “Gli uomini, non potendo guarire la morte e sperando di essere più felici hanno deciso di non pensarci. E’ tutto ciò che hanno saputo escogitare per consolarsi. Ma è un rimedio ben misero perchè invece di affrontare il male, non vuole che nasconderlo fino a quando si può”.(Ivi, pagg.16, 23).
Ed invece come giustamente afferma Messori, la morte “non è una fastidiosa formalità alla quale adempiere un giorno remoto: ma una realtà quotidiana, la possibilità di ogni istante”.
Frase terribile se vogliamo, ma assai saggia ed illuminata. E’ a questa realtà che l’uomo d’oggi sfugge, credendo di poterla sempre rimandare a momenti più consoni ai suoi umori passeggeri, illudendosi di poterla stigmatizzare con vani sogni di gloria, oppure esorcizzare con un atteggiamento efficientista, scevro dalle responsabilità che essa comporta.
Le scritture sacre, i testi canonici, sono infarciti di frasi del tipo: “Vigilate”, “Non sapete quando verrà”, “Non fatevi trovare impreparati”, “Non lasciate che la morte vi colga come un ladro di notte”, “Lo spirito è pronto, ma la carne è debole”.
Questi continui ed insistenti moniti, che appaiono a qualcuno anacronisitici, hanno una loro ragion d’essere. Non se ne sarebbe trattato così ampiamente se realmente il problema non fosse stato urgente ed importante.
Il destino eterno dell’anima, mi pare un’argomentazione più che sufficiente per potersi prendere la briga di fermarsi un attimo a pensare a quella che molti definiscono una terribile realtà, il vero dramma della vita, la possibilità di ogni istante. L’uomo, afferma Messori, citando uno studio di Jung, ha due problemi, o meglio due angosce di base: quella della follia e quella della morte. Proprio per questo motivo si cerca di rimuoverla, perchè agisce sulla coscienza umana, sulla psiche in modo intollerabile. In che modo? Protestando contro essa ad esempio. “Far figli - afferma ancora Messori - è da sempre, ed è ancor oggi, una protesta contro la morte”.(Ivi, pag.33).
Un modo per rimuovere quest’angoscia, ma non per risolvere il problema. E’ come curare i sintomi, ma non fare nulla per sconfiggere gli agenti patogeni della malattia; l’uomo genera altre vite, un altro modo per stigmatizzare l’angoscia della morte: per dimenticare la morte, ignorarla, far finta che....non esista. Taluni, quando si trovano a tu pe tu con la morte vi si ribellano contro, non l’accettano come compagna dell’ultimo viaggio, preferirebbero una avvenente ragazza con capelli biondi e occhi azzurri, una fatina con i capelli turchini, un angelo, forse anche un demonio, qualsiasi cosa, ma non la maschera scheletrica e lo spauracchio con la falce e il mantello.
Per molti è così che appare, perchè essi cadono in un errore di base. La si crede la fine di tutto, il compimento di un viaggio spesso lasciato a metà, che non ci ha soddisfatti, che non ci ha permesso di esaudire tutti i desideri che avevamo nell’animo. La morte - dicono costoro - ci costringe ad abbandonare beni materiali e affetti ai quali non vogliamo, nè sappiamo rinunciare.

Pregiudizi sulla morte

I pregiudizi sulla morte sono tanti, nessuno guarda ad essa con la serenità necessaria per compiere l’ultimo viaggio terreno, ma il primo in una vita che sarà come ciascuno di noi l’avrà costruita nel mondo. La maggior parte degli uomini (sich!) non crede ad una vita dopo la morte, ecco perchè essa è vista con sospetto e diffidenza. Il terrore poi di dover compiere questo viaggio da soli (lo dico perchè a lungo è stata anche una mia paura), atterrisce al punto tale che è preferibile dimenticare quel momento. Eppure la morte è sempre in agguato: malattie, armi nucleari, conflitti di ogni tipo nel mondo, catastrofi naturali, terremoti, “l’apocalisse - dice Messori - è oggi una fondata ipotesi scientifica, non solo una prospettiva religiosa”.(Scommessa sulla morte, op.cit.pag.39). La vita terrena, per gli uomini d’oggi, come per quelli di ieri, è piena di sofferenza e tribolazione, a che serve - argomenta qualcuno - pensare ad altre sofferenze, quelle della morte?

PASSIONE E MORTE DI GESU'

LA PASSIONE DEL SIGNORE DESCRITTA DA UN MEDICO



Alcuni anni fa un dottore francese, Barbet, si trovava in Vaticano insieme con un suo amico, il dottor Pasteau. Nel circolo di ascoltatori c'era anche il cardinal Pacelli. Pasteau raccontava che, in seguito alle ricerche del dottor Barbet, si poteva ormai essere certi che la morte di Gesù in croce era avvenuta per contrazione tetanica di tutti i muscoli e per asfissia.
Il cardinal Pacelli impallidì. Poi mormorò piano:- Noi non ne sapevamo nulla; nessuno ce ne aveva fatto parola.
In seguito a quella osservazione Barbet stese per iscritto una allucinante ricostruzione, dal punto di vista medico, della passione di Gesù. Premise un'avvertenza:
«Io sono soprattutto un chirurgo; ho insegnato a lungo. Per 13 anni sono vissuto in compagnia di cadaveri; durante la mia carriera ho studiato a fondo l'anatomia. Posso dunque scrivere senza presunzione ».

«Gesù entrato in agonia nell'orto del Getsemani - scrive l'evangelista Luca - pregava più intensamente. E diede in un sudore come di gocce di sangue che cadevano fino a terra ». Il solo evangelista che riporta il fatto è un medico, Luca. E lo fa con la precisione di un clinico. Il sudar sangue, o ematoidròsi, è un fenomeno rarissimo. Si produce in condizioni eccezionali: a provocarlo ci vuole una spossatezza fisica, accompagnata da una scossa morale violenta, causata da una profonda emozione, da una grande paura. Il terrore, lo spavento, l'angoscia terribile di sentirsi carico di tutti i peccati degli uomini devono aver schiac­ciato Gesù.
Questa tensione estrema produce la rottura delle finis­sime vene capillari che stanno sotto le ghiandole sudori­pare... Il sangue si mescola al sudore e si raccoglie sulla pelle; poi cola per tutto il corpo fino a terra.

Conosciamo la farsa di processo imbastito dal Sine­drio ebraico, l'invio di Gesù a Pilato e il ballottaggio della vittima fra il procuratore romano ed Erode. Pilato cede e ordina la flagellazione di Gesù. I soldati spogliano Gesù e lo legano per i polsi a una colonna dell'atrio. La flagel­lazione si effettua con delle strisce di cuoio multiplo su cui sono fissate due palle di piombo o degli ossicini. Le tracce sulla Sindone di Torino sono innumerevoli; la maggior parte delle sferzate è sulle spalle, sulla schiena, sulla re­gione lombare e anche sul petto.
I carnefici devono essere stati due, uno da ciascun lato, di ineguale corporatura. Colpiscono a staffilate la pelle, già alterata da milioni di microscopiche emorragie del sudor di sangue. La pelle si lacera e si spacca; il sangue zampilla. A ogni colpo il corpo di Gesù trasale in un sopras­salto di dolore. Le forze gli vengono meno: un sudor freddo gli imperla la fronte, la testa gli gira in una verti­gine di nausea, brividi gli corrono lungo la schiena. Se non fosse legato molto in alto per i polsi, crollerebbe in una pozza di sangue.

Poi lo scherno dell'incoronazione. Con lunghe spine, più dure di quelle dell'acacia, gli aguzzini intrecciano una specie di casco e glielo applicano sul capo.
Le spine penetrano nel cuoio capelluto e lo fanno san­guinare (i chirurghi sanno quanto sanguina il cuoio ca­pelluto).
Dalla Sindone si rileva che un forte colpo di bastone dato obliquamente, lasciò sulla guancia destra di Gesù una orribile piaga contusa; il naso è deformato da una frattura dell'ala cartilaginea.
Pilato, dopo aver mostrato quello straccio d'uomo alla folla inferocita, glielo consegna per la crocifissione.

Caricano sulle spalle di Gesù il grosso braccio orizzon­tale della croce; pesa una cinquantina di chili. Il palo verti­cale è già piantato sul Calvario. Gesù cammina a piedi scalzi per le strade dal fondo irregolare cosparso di cottoli. I soldati lo tirano con le corde. Il percorso, fortunatamente, non è molto lungo, circa 600 metri. Gesù a fatica mette un piede dopo l'altro; spesso cade sulle ginocchia.
E sempre quella trave sulla spalla. Ma la spalla di Gesù è coperta di piaghe. Quando cade a terra la trave gli sfugge e gli scortica il dorso.

Sul Calvario ha inizio la crocifissione. I carnefici spo­gliano il condannato; ma la sua tunica è incollata alle piaghe e il toglierla è semplicemente atroce. Non avete mai staccato la garza di medicazione da una larga piaga contusa? Non avete sofferto voi stessi questa prova che richiede talvolta l'anestesia generale? Potete allora rendervi conto di che si tratta.
Ogni filo di stoffa aderisce al tessuto della carne viva; a levare la tunica, si lacerano le terminazioni nervose messe allo scoperto nelle piaghe. I carnefici dànno uno strappo violento. Come mai quel dolore atroce non provoca una sincope?
Il sangue riprende a scorrere; Gesù viene steso sul dorso. Le sue piaghe s'incrostano di polvere e di ghiaietta. Lo distendono sul braccio orizzontale della croce. Gli aguzzini prendono le misure. Un giro di succhiello nel legno per facilitare la penetrazione dei chiodi e l'orribile supplizio ha inizio. Il carnefice prende un chiodo (un lungo chiodo appuntito e quadrato), lo appoggia sul polso di Gesù; con un colpo netto di martello glielo pianta e lo ribatte saldamente sul legno.
Gesù deve avere spaventosamente contratto il viso. Nello stesso istante il suo pollice, con un movimento vio­lento, si è messo in opposizione nel palmo della mano: il nervo mediano è stato leso. Si può immaginare ciò che Gesù deve aver provato: un dolore lancinante, acutissimo che si è diffuso nelle sue dita, è zampillato, come una lingua di fuoco, nella spalla, gli ha folgorato il cervello il dolore più insopportabile che un uomo possa provare, quel­lo dato dalla ferita dei grossi tronchi nervosi. Di solito provoca una sincope e fa perdere la conoscenza. In Gesù no. Almeno il nervo fosse stato tagliato netto! Invece (lo si constata spesso sperimentalmente) il nervo è stato di­strutto solo in parte: la lesione del tronco nervoso rimane in contatto col chiodo: quando il corpo di Gesù sarà sospeso sulla croce, il nervo si tenderà fortemente come una corda di violino tesa sul ponticello. A ogni scossa, a ogni movimento, vibrerà risvegliando il dolore straziante. Un supplizio che durerà tre ore.
Anche per l'altro braccio si ripetono gli stessi gesti, gli stessi dolori.
Il carnefice e il suo aiutante impugnano le estremità della trave; sollevano Gesù mettendolo prima seduto e poi in piedi; quindi facendolo camminare all'indietro, lo addos­sano al palo verticale. Poi rapidamente incastrano il brac­cio orizzontale della croce sul palo verticale.
Le spalle di Gesù hanno strisciato dolorosamente sul legno ruvido. Le punte taglienti della grande corona di spine hanno lacerato il cranio. La povera testa di Gesù è inclinata in avanti, poiché lo spessore del casco di spine le impedisce di riposare sul legno. Ogni volta che Gesù sol­leva la testa, riprendono le fitte acutissime.
Gli inchiodano i piedi.
È mezzogiorno. Gesù ha sete. Non ha bevuto nulla né mangiato dalla sera precedente. I lineamenti sono tirati, il volto è una maschera di sangue. La bocca è semiaperta e il labbro inferiore già comincia a pendere. La gola è secca e gli brucia, ma Gesù non può deglutire. Ha sete. Un soldato gli tende, sulla punta di una canna, una spugna imbevuta di una bevanda acidula in uso tra i militari.
Ma questo non è che l'inizio di una tortura atroce. Uno strano fenomeno si produce nel corpo di Gesù. I muscoli delle braccia si irrigidiscono in una contrazione che va accentuandosi: i deltoidi, i bicipiti sono tesi e rilevati, le dita si incurvano. Si tratta di crampi. Alle cosce e alle gambe gli stessi mostruosi rilievi rigidi; le dita dei piedi si incurvano. Si direbbe un ferito colpito da tetano, in preda a quelle orribili crisi che non si possono dimenti­care. È ciò che i medici chiamano tetanìa, quando i crampi si generalizzano: i muscoli dell'addome si irrigidiscono in onde immobili; poi quelli intercostali, quelli del collo e quelli respiratori. Il respiro si è fatto a poco a poco più
corto. L'aria entra con un sibilo ma non riesce quasi più a uscire. Gesù respira con l'apice dei polmoni. Ila sete di aria: come un asmatico in piena crisi, il suo volto pallido a poco a poco diventa rosso, poi trascolora nel violetto purpureo e infine nel cianotico.
Gesù, colpito da asfissia, soffoca. I polmoni, gonfi d'arìa non possono più svuotarsi. La fronte è imperlata di sudore, gli occhi gli escono fuori dall'orbita. Che dolori atroci devono aver martellato il suo cranio!

Ma cosa avviene? Lentamente, con uno sforzo sovru­mano, Gesù ha preso un punto di appoggio sul chiodo dei piedi. Facendosi forza, a piccoli colpi, si tira su, allegge­rendo la trazione delle braccia. I muscoli del torace si distendono. La respirazione diventa più ampia e profonda, i polmoni si svuotano e il viso riprende il pallore primitivo.
Perché tutto questo sforzo? Perché Gesù vuole par­lare: « Padre, perdona loro: non sanno quello che fanno ». Dopo un istante il corpo ricomincia ad afflosciarsi e l'asfissia riprende. Sono state tramandate sette frasi di Gesù dette in croce: ogni volta che vuol parlare, Gesù dovrà sollevarsi tenendosi ritto sui chiodi dei piedi... Inimma­ginabile!

Uno sciame di mosche (grosse mosche verdi e blu come se ne vedono nei mattatoi e nei carnai), ronza attorno al suo corpo; gli si accaniscono sul viso, ma egli non puo scacciarle. Fortunatamente, dopo un po', il cielo si oscura, il sole si nasconde: d'un tratto la temperatura si abbassa. Fra poco saranno le tre del pomeriggio. Gesù lotta sempre; di quando in quando si risolleva per respirare. È l'asfissia periodica dell'infelice che viene strozzato e a cui si lascia riprendere fiato per soffocarlo più volte. Una tor­tura che dura tre ore.
Tutti i suoi dolori, la sete, i crampi, l'asfissia, le vibra­zioni dei nervi mediani, non gli hanno strappato un lamento. Ma il Padre (ed é l'ultima prova) sembra averlo abbandonato: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abban­donato?».
Ai piedi della croce stava la madre di Gesù. Potete immaginare lo strazio di quella donna?
Gesù dà un grido: « È finito ».
E a gran voce dice ancora: «Padre, nelle tue mani raccomando il mio spirito ».
E muore.

martedì 28 aprile 2009

IL MISTERO DEL PURGATORIO

IL MISTERO DEL PURGATORIO

Nihil obstat
E. Go rev. Del. Romae dic. 23-VII-1950
IMPRIMATUR
E. Vicariatu Urbis, die 8-VIII-1950
ALOYSIUS TRAGLIA
Arch. Cassarien Vicesgerens

INTRODUZIONE


Lo Spirito soffia dove vuole. In un paese di mon­tagna, ai nostri giorni, esso ha scosso fin nel profondo un giovane cuore. Qui, in queste pagine, percepiamo la sua voce, una voce semplice, in­fantile, e insieme così singolare. Parla di cose mi­steriose, eppure comuni a tutti gli uomini. Chi non ha mai parlato con i suoi morti? Qui sono accen­nati questi colloqui, nella quiete dello spirito che prega, con coloro che tacciono per sempre. Fra la condizione delle «povere anime» nel luogo della purificazione, e la nostra condizione nella amata luce del sole è uno scambio ed un passaggio di co­noscenze e dalla notte, in cui nessuno può più operare, giunge l'avvertimento chiaro e severo dell'«operate dum lucem habetis». Mi pare che in tutta semplicità un occhio abbia visto di più, un orecchio inteso di più di quanto è concesso ai sa­pienti di questo mondo. Qui è una figlia del popolo provvista, non so come, né donde, di una sapien­za che non si può avere senza grazia dall'alto. Co­me, altrimenti, se si prescinde dall'insegnamento della Chiesa, dagli uomini e dalle donne illuminati, un animo illetterato, nel mattino della sua vita, avrebbe potuto attingere, in se stesso, tali inusate verità? Ciò che viene detto ad esempio sulla divi­na dottrina del «salutare discernimento», in profondo inconsapevole accordo con S. Tommaso
d'Aquino, non può, di per sé, penetrare abbastan­za lontano fra gli uomini, abbastanza profonda­mente nel loro cuore.
E nessuno si scandalizzi se la lingua, come tal­volta la sorgente sottile, fatica a trovare la via fra il pietrame ed i molti ostacoli. Molto più, noi ci augu­riamo di essere ringraziati se la natura è rimasta natura.
Per il resto il lettore veda da sé. Poiché ciò che è genuino convince da se stesso ed anche la picco­la campana si unisce all'armonia della grande campana, quando manifesta la lode e la verità di Dio.


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MARIA DOMENICA LAZZERI - LA STIGMATIZZATA DI CAPRIANA


In questo post desidero seganalarvi la storia di una stigmatizzata trentina vissuta nel XX secolo e molto nota a chi si interessa di mistica e carismi. Si tratta di Maria Domenica Lazzeri detta la Meneghina per la quale è stata aperta anche la sua causa di beatificazione dalla Curia di Trento.

L'opera scritta da Rosalia Amico Portolan e pubblicata nel 1996 da Reverdito edizioni, è ora libera da diritti e per questo motivo ve la proponiamo sperando che possa essere edificante per qualcuno di voi.

Dopo aver letto l'introduzione dell'autrice se il libro vi sembra interessante potete scaricarlo in formato pdf cliccando sul link sotto riportato.



PREMESSA


Il mio primo "incontro" con Maria Domenica Lazzeri avvenne una sera quando, guardando alcune vecchie fotografie di famiglia, mi capitò fra le mani il "santino" di una stimmatizzata trentina, giacente su di un letto.
Ricordo che l'osservai con attenzione, leggendo la frase riportata a piccoli caratteri sotto l'immaginetta.
Rimasi colpita dalla sofferenza che traspariva in maniera evidente dall'espressione del volto di quella giovane, dai segni del sangue che scorreva dalla sua fronte e dalle stimmate alle mani e ai piedi.
Alcuni mesi dopo mi venne chiesto di scrivere un libro "sulla Meneghina".
Incontrai la signora Annalena Lazzeri, parente di Maria Domenica. Io ero entusiasmata dall'idea di poter dare un piccolo contributo per favorire la conoscenza della stimmatizzata di Capriana, che non è oramai quasi più ricordata nemmeno dalla gente trentina.
La signora Annalena rimase colpita, disse che mai le era capitato di incontrare persone tanto interessate a questa vicenda e raccontò alcuni fatti circa varie peripezie da lei affrontate nel corso degli ultimi anni con riguardo a questioni inerenti la sua lontana parente, Maria Domenica Lazzeri.
Io le spiegai che avevo intenzione di scrivere la storia di Meneghina, in maniera che potesse essere letta da più persone possibile. Intendevo raccontare i fatti senza dilungarmi troppo ed in maniera semplice e diretta. A questo scopo mi sarei immedesimata nei panni di una amica immaginaria di Meneghina, Anita, testimone diretta della vicenda di Capriana.
Anita avrebbe narrato la storia della sua amica ad una giovane donna incontrata presso la tomba di Meneghina, a circa vent'anni dalla sua morte, avvenuta nel 1848.
Sentivo intimamente già di essere spiritualmente legata a questa giovane stimmatizzata, vissuta a Capriana agli inizi del secolo scorso, sentivo che un racconto in prima persona era sicuramente quanto di meglio potessi fare.
Non avevo alcuna intenzione di svolgere un lavoro che pretendesse di essere storicamente completo od esauriente sotto l'aspetto quantitativo. Quello che mi interessava era raccontare soltanto i fatti fondamentali della sua storia; un racconto agile, facilmente leggibile da chiunque.
Non consideravo certo compito mio interessarmi o vagliare gli aspetti più minuti delle varie questioni accadute, nè tentare di dare precise interpretazioni dei fatti.
Questo compito spetta unicamente agli organi incaricati di seguire la causa di beatificazione di Maria Domenica Lazzeri.
Ciò che io desideravo fare invece era semplicemente raccontare le vicende che ella visse nel corso della sua breve esistenza al solo ed unico scopo di permetterne la conoscenza a quante più persone possibile; la mia veste sarebbe stata quella di una persona che, avendo conosciuto la sua storia, ha partecipato spiritualmente alla sua grande sofferenza.
Incontrai l'approvazione sia della signora Annalena che dell'editore. Mi misi così al lavoro.
Lessi parecchio materiale che riguardava questo straordinario personaggio. Mi colpì in maniera particolare venire a sapere che questa giovane trascorse un periodo lunghissimo di sofferenze atroci.
Maria Domenica passò quattordici anni in una situazione in tutto somigliante a quella vissuta da Gesù durante la sua passione.
Questo fatto mi apparve sconvolgente. Come poteva questa umile fanciulla aver sopportato tanto dolore, che si rinnovava ogni settimana per quattordici lunghi anni?
Domenica visse in quel periodo senza mangiare, nè bere; ogni funzione connessa alle esigenze del corpo fisico era cessata. Lei viveva oramai soltanto per dare testimonianza della passione e morte di Gesù Cristo, per mostrare quanto fosse stata cruenta la vicenda umana del Dio crocifisso.
Quando noi osserviamo un crocifisso, lo vediamo sofferente, agonizzante, in punto di morte; tale visione ci fa provare sentimenti di pietà.
Non vediamo però mai il viso e il corpo di Gesù ricoperto di sangue, non ne sentiamo l'odore pregnante, non vediamo i segni della flagellazione, nè la ferita al costato.
Il Cristo che vediamo sulla croce ci appare bello, anche se morente. Difficilmente le nostre meditazioni sulla passione di Cristo ci conducono ad immaginarlo come fu in realtà; difficilmente riusciamo ad immaginare nei dettagli tutta la sua sofferenza, fisica e spirituale.
Cristo, morendo per noi sulla croce, venne ridotto in condizioni tali per cui, guardandolo, dovremmo provare vergogna di noi stessi.
Come può l'uomo essere giunto a tali atroci crudeltà?
Eppure lo ha fatto. Il male si è espresso su Gesù in tutta la sua efferatezza, come si è continuato ad esprimere ancora per secoli in mille e mille altre occasioni.
Dio però ha sconfitto il male, sacrificando il suo Divino figliolo, il quale dopo la morte è risorto!
La resurrezione di Gesù Cristo diventa quindi la vittoria del Bene sul Male, la vittoria della Vita sulla Morte.
Tale vittoria sarà proclamata in maniera definitiva alla fine dei tempi, quando il tallone di Maria potrà finalmente schiacciare il capo del serpente, da cui il male trae origine.
Maria Domenica Lazzeri visse a Capriana, nel Trentino, in un povero villaggio di alta montagna, fra il 1815 e il 1848, trascorrendo quattordici anni della sua vita crocifissa al suo letto.
A partire dalla Pasqua 1834 fino al giorno della sua morte, avvenuta il 4 aprile 1848, all'età di trentatre anni, ella testimoniò, in tutta la sua cruenza, il sacrificio di Gesù per l'intera umanità.
Chiunque ebbe la fortuna di poter vedere la "Sofferente di Capriana" riuscì a comprendere in maniera completa il significato altissimo del sacrificio di Dio per gli uomini. Chiunque la vide partì da lei edificato.
La sofferenza di Domenica divenne quindi un grandissimo dono per l'umanità, un nuovo agnello immolato per la gloria di Dio e per la salvezza degli uomini.

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L'ESSERE DI LUCE - IL PROTETTORE



I compiti degli Angeli


Sono molteplici, e variano a seconda della loro funzione. Come sappiamo ci sono angeli di tutti i tipi e sono preposti ai compiti più disparati. Essenzialmente governano l’intera creazione, secondo gli ordini impartiti da Dio.
“Gli angeli cooperano nelle nostre buone azioni - scrive G. Del Ton - su tutte le nostre vite...qualora si presti ascolto al loro monito dolcemente imperioso, espresso sempre con rispetto alla nostra libertà.
Essi non agiscono direttamente sull’intimo dell’intelligenza e della volontà, ma piuttosto sui sensi interiori e sulla immaginazione, rievocando anche ricordi di antica data, parole udite di rara saggezza; la loro parola senza suono, è silenzio che parla al cuore...(Ma gli angeli esistono davvero? Ed. Medjugorje Torino - pag. 17).
Ed ecco cosa scrive la Chiesa in merito ai puri spiriti angelici:
“Gli angeli sono “i potenti esecutori” dei comandi di Dio, innumerevoli volte li troviamo citati nelle scritture. “Cristo è il loro capo ed essi sono “i suoi angeli” (Mt. 25,31); gli sono accanto come servitori in alcuni momenti decisivi della sua vita. Un angelo porta a Maria e a Giuseppe l’annuncio dell’incarnazione del figlio di Dio; una moltitudine di angeli loda Dio per la sua nascita; un angelo lo protegge dalla persecuzione di Erode; gli angeli lo servono nel deserto; un angelo lo conforta nell’agonia del Getsemani; gli angeli annunciano la sua risurrezione; infine saranno ancora gli angeli ad assisterlo nell’ultimo giudizio”.
(Catechismo degli adulti - Conferenza Episcopale Italiana, pag. 192).


Gli Angeli del Paradiso


Quali siano i compiti degli angeli in Paradiso con certezza non lo possiamo sapere, ma ce lo possiamo però immaginare.
Sappiamo che sono divisi per cori, per gradi, dagli ordini più alti a quelli più bassi, che tutti interagiscono tra loro secondo quella che è la volontà di Dio, applicando e seguendo la legge del Creatore, affinchè si compia quello che stà scritto e che noi conosciamo solo per rivelazione.
La natura degli Angeli.
Qualcuno sostiene che nell’aldilà quando l’uomo è prossimo alla purificazione totale e quindi pronto per entrare nella luce eterna, diventi un angelo.
1
Don Amorth come vedremo più avanti lo esclude, dicendo che la natura degli angeli è completamente diversa da quella umana, pertanto non è possibile per un uomo diventare angelo.
“La rivelazione attesta la creazione dei puri spiriti e la loro chiamata alla comunione con Cristo. Creati liberi, possono liberamente accogliere o rifiutare il disegno di Dio. Una parte di essi lo accoglie: sono gli angeli santi...
Altri angeli sono invece nemici dell’uomo. Sono chiamati demoni. Accecati dall’orgoglio si sono ribellati a Dio con una scelta irreversibile e perciò impossibile da perdonare...”(Catechismo degli adulti - Conferenza Episcopale Italiana, pag. 192).


Come gli Angeli interagiscono con noi


Invocare gli angeli è saggio e conveniente raccomandano i santi. Loro ne hanno avuto un’esperienza diretta e non si sono mai dimenticati di chiedere aiuto ai celesti personaggi. Infatti “L’angelo custode ha cura della persona affidata dal Signore; si mette a sua disposizione quando l’anima è in grazia di Dio e lo invoca di cuore. L’angelo è contento quando può rendere servizi particolari: dunque lo si faccia operare...”. (Ma gli angeli esistono davvero? - op.cit. pag.21).
Possiamo chiedere al nostro celeste protettore qualsiasi cosa, purchè questa rientri nell’economia divina. Soprattutto possiamo chiedergli di confortarci nelle prove della vita, di incoraggiarci, e di aiutarci affinchè ciò che ci sta a cuore abbia buon esito. Un’esame, un colloquio importante, un’occasione di lavoro, quando temiamo di non farcela da soli. In tutti questi casi possiamo chiedere aiuto agli angeli, che ci spianeranno e prepareranno le strade, senza interferire sul nostro libero arbitrio e osservando in tutto, quella che è la volontà di Dio.
L’angelo è incaricato dalla pietà divina di starci sempre a fianco, per tutta la vita. Può essere di particolare conforto alle persone che soffrono di solitudine e che conoscendo la realtà angelica, avranno la certezza di non essere mai sole.
Sono proprio gli angeli che ci conducono alla nostra ultima destinazione. Sono loro che ci accompagneranno dopo la morte nella dimensione spirituale, e sarà ancora il nostro protettore celeste a confortarci nelle prove della purificazione prima di arrivare in Paradiso.
“Se gli angeli custodi esistono, perchè vi sono tanti peccatori tra gli uomini? Perche’ gli angeli custodi non illuminano i peccatori? – si chiedono gli autori di questo libro.
La risposta è semplice: non basta che l’angelo custode dia buone ispirazioni, bisogna che siano ben accolte ed accettate.
Le persone che vivono in uno stato di familiarità con gli angeli, godono di favori eccezionali...
Basti pensare a Padre Pio che delegava all’angelo molti compiti e da lui riceveva ogni sorta di aiuto.
Gli angeli, raggi di luce scaturiti da Dio, avvolgono coloro che li amano e li invocano”.(Ma gli angeli esistono davvero? - op.cit. pag. 26).
Il nostro angelo custode – ci assicurano i santi - prega insieme a noi, a lui sono affidate tutte le orazioni che facciamo nella nostra vita. Egli si incarica di portarle davanti al trono di Dio come fiori profumatissimi che danno gloria al Creatore e meriti all’anima a lui affidata.
Si dice che l’angelo conti addirittura i nostri passi quando andiamo alla messa la domenica e che per ogni sofferenza patita nel nome di Gesù, riesca per mezzo della sua intercessione a cancellare i nostri peccati, al punto quasi da annullarli, se le opere di carità del suo protetto sono numerose.
Tutte affermazioni lusinghiere e confortanti, ma ciò che conta è la fede che ci mettiamo. Per comprenderlo citeremo un esempio che calza a pennello.
Quando desideriamo realizzarci nella nostra professione dobbiamo mettercela tutta, lavorare al massimo delle nostre possibilità, impegnarci con tutte le nostre forze. E per riuscire nel nostro intento come dobbiamo operare?
In un solo modo: credere a ciò che facciamo, avere fede e sicurezza nelle nostre possibilità, in una parola sola credere in noi stessi, credere che veramente quello che speriamo possa accadere. E quando questo succede, tutto va liscio e riusciamo a raggiungere gli obbiettivi.
La stessa cosa è con Dio. Credere e avere fede vuol dire credere e avere fede che il Signore potrà illuminarci e per mezzo delle nostre doti naturali compiere il progetto e la missione alla quale ci chiama per il bene nostro e delle persone che ci circondano.



§§§


La missione dell’angelo non cessa mai, eccettuato nel caso di morte del peccatore impenitente.
Naturalmente il suo celeste spirito di luce non lo segue certamente nella dimora dell’eterna pena.
In quest’ultimo caso, l’angelo, con rammarico abbandona la creatura a se stessa e alla sua libera volontà e viene impiegato per altri compiti. L’angelo condivide completamente il piano di Dio, anche se esso abbraccia dolore e sofferenza per la creatura affidata alle sue cure. Infatti i disegni del Signore sono incomprensibili agli uomini, che non comprendono in pienezza il valore della sofferenza; gli angeli invece penetrano completamente questo mistero per illuminazione divina e riescono a vedere nel dolore la conseguenza ultima del sacrificio, che da gloria a Dio e merito alla creatura che lo vive.
Anche dai mali del mondo Dio sà trarre bellezze e gioielli inestimabili, e l’angelo lo sà. Per questo condivide pienamente il progetto divino.
L’angelo non si contrista nemmeno davanti alle sofferenze del proprio protetto, perchè vede in quel sacrificio il frutto che ne deriverà nella vita eterna. Lo incoraggia, lo illumina, lo protegge e lo guida, ma sempre rispettando la sua libertà.
L’angelo “può fare di tutto. Naturalmente la sua azione a nostro favore è illuminata e guidata dai disegni di Dio. L’angelo non può per esempio, andare contro la nostra volontà. Se noi scegliamo di fare una cosa, l’angelo non può fermarci anche se sà che per noi è pericolosa, che potrebbe essere fatale alla nostra vita stessa…
Il libero arbitrio dell’uomo è un bene concesso da Dio, e che neppure Dio viola”.(Ma gli angeli esistono davvero? op.cit. pag.54).
Gli angeli godono del dono dell’ubiquità e mentre contemplano Dio e gioiscono della felicità celeste, aiutano l’anima loro affidata. Essi sono sempre in Paradiso, ma contemporaneamente anche accanto al loro protetto, per proteggerlo e custodirlo.


Gli angeli nella vita dei santi e dei mistici

Gli angeli, quali emissari della divina volontà, hanno avuto un’importanza rilevante nella vita dei santi e dei mistici. Non c’è episodio angelico che non sia legato in qualche modo a personaggi dai grandi carismi.
Gli incontri angelici vissuti dai santi sono frequentissimi. Basti pensare a quanta importanza i celesti spiriti hanno avuto nella vita di S. Francesco, di S. Gemma Galgani, di San Domenico Savio, di Benedetta di Laus, del Santo curato d’Ars e dello stesso Padre Pio da Pietrelcina.
Anche mistici più recenti come Teresa Musco e Natuzza Evolo hanno avuto spesso rapporti con gli angeli.
Quest’ultima sembra dialogare con loro con molta familiarità e i celesti personaggi – a quanto pare - portano alla pia donna i messaggi della divinità o delle anime defunte che desiderano far sapere qualcosa ai vivi. Sono sempre gli angeli che la accompagnano in bilocazione e che le riferiscono ambasciate di fedeli e figli spirituali che si affidano alle sue preghiere.
Natuzza Evolo è in grado di vedere l’angelo a fianco di ciascun uomo e a seconda di dove egli stà, può riconoscere se si tratta di un laico o di un consacrato.
Natuzza infatti “dice che l’angelo custode rispetto alle persone stà alla destra, al sacerdote stà alla sinistra.
Dice: “Tante volte capita che viene un sacerdote vestito in borghese e io capisco che è un sacerdote vedendo l’angelo alla sua sinistra. Quando gli bacio la mano lui chiede: “Come avete capito?”.
Gli rispondo: “Vedo l’angelo custode alla vostra sinistra...” (Ma gli angeli esistono davvero? op.cit. pag.31).
Padre Pio, uno dei mistici più celebrati del nostro secolo, dava parecchi incarichi all’angelo custode. Era lui ad aiutarlo e a soccorrerlo nelle furiose lotte che il demonio ingaggiava contro il povero frate. Molto spesso gli angeli hanno fatto da interpreti, traducendo lettere scritte in lingue che lui non conosceva.
Teresa Musco, mistica di Caserta, morta nel 1976 all’età di 33 anni, annota nel suo diario molti episodi riguardanti l’angelo custode: “Quando era piccola, la sera del 15 marzo 1948, durante un furioso temporale, mentre Teresina stava pregando, le apparve il suo angelo custode dalle “ali d’oro”, dagli occhi come “due stelle”, e dalle labbra come “due rose”. Le fa fare il segno della croce e l’invita a ripetere: “Gesù, Maria, Vi amo, Vi dono la mia volontà e Voi datemi in salvo tutta l’umanità”...
Tutte le mattine - scrive Teresa in data 5 aprile 1948 - l’angelo mi veniva a far visita e mi faceva pregare insieme a lui”. Dopo la preghiera l’angelo le diceva: “Teresa prega per i peccatori e per la salvezza delle anime! Sappi che i peccati che mandano più anime all’inferno sono i peccati impuri”.(Ma gli angeli esistono davvero? op.cit. pag.32).
Un’importanza notevole, gli angeli, l’hanno avuta in molti episodi soprannaturali. Nella Bibbia sono citati spessissimo come ambasciatori e annunciatori del volere di Dio, nella lotta con Lucifero, in molti salvataggi e guarigioni. L’episodio di Tobia, nel Vecchio testamento è toccante per chi lo legge, come anche quello di Giacobbe che lotta con l’angelo di Dio. Un angelo ancora annuncia a Maria che Ella è incinta per opera dello Spirito Santo, li ritroviamo come annunciatori dell’avvento di Cristo ai pastori, come punitori nel flagello dei primogeniti in Egitto, dopo la resurrezione di Gesù dal sepolcro, ancora nei sogni di San Giuseppe che viene avvertito da un angelo del pericolo che corre il bambino Gesù e gli raccomanda di fuggire in Egitto, e poi in qualità di soldati di Cristo nell’Apocalisse di San Giovanni e come esecutori della volontà di Dio negli ultimi tempi ed in tante altre occasioni. La vita degli uomini è costellata dalla presenza degli angeli. Essi sono una realtà di fede della quale parla spesso anche il magistero della Chiesa.
1 E’ una teoria soprattutto newage (sincretismo religioso) che diffonde tra l’altro quella della reincarnazione.

INTERVISTA CON IL DEMONIO

Vi proponiamo ora un articolo apparso su una rivista trentina alcuni anni fa che parla dell'influenza del demonio nel mondo.

L’ora di Satana

Il mondo è diviso a causa di satana.
Il maggior inganno del diavolo è di far credere che non esista per operare indisturbato.
Ma il male, non solo come forza metafisica, è reale. “Il demonio esiste, ed è vivo in mezzo a noi” ammoniva Padre Pio. “Il fumo di satana è entrato nella Chiesa di Dio”, avvertiva Paolo VI in un memorabile discorso durante un udienza in Vaticano.
La Bibbia è zeppa di riferimenti al principe delle tenebre. I santi ne hanno sperimentato l’opera in modo diretto e talvolta sconcertante.
Partiamo perciò da un dato di fatto che riteniamo acquisito: il demonio c’è, è un puro spirito potentissimo ed opera in mezzo a noi per contrastare l’avvento del regno di Dio.
Una grande battaglia è ingaggiata sui piani dello spirito con ripercussioni anche su quelli materiali.
La nostra non è morbosità miracolistica, ma la constatazione di un’evidenza terribile molto spesso ignorata o dimenticata.
Anche lo scrittore Renzo Allegri nei suoi libri, evidenzia in modo chiaro ed inequivocabile l’influenza di satana nel mondo, soprattutto in relazione alla Chiesa militante e ai suoi servi.
1
Da questo punto di partenza vi proponiamo un eccezionale documento, la cosiddetta “intervista con il demonio”, tratta da un libro di I.A.Santangelo pubblicato dalla Comunità editrice Adrano di Catania dal titolo molto esplicativo "L'ultima battaglia".
Lo scrittore intitola questo capitolo "Il secolo di Satana" ritenendo che questo sia un tempo speciale concesso da Dio al demonio.
Ad avallare questa tesi ci sono molte autorevoli testimonianze. Quella di Papa Leone XIII che alla fine del secolo XIX (nel 1887) aveva visto in una visione che cosa il mondo avrebbe sofferto per le vessazioni di satana. Il pontefice dopo quella visione invitò tutti i fedeli alla recita dell’invocazione a San Michele arcangelo e propose una preghiera di esorcismo diffusa ancor oggi in tutti i libri di preghiera, ma purtroppo quasi completamente abbandonata.
Anche la Madonna nelle apparizioni di Medjugorie avrebbe detto che l’ora di satana è venuta, l'ora in cui il demonio è autorizzato ad agire con tutta la sua forza e la sua potenza. "Questa è l'ora di Satana" disse affranta la Vergine.
Prima di proporvi gli stralci più interessanti di quest'intervista, è d'obbligo capire il contesto in cui desideriamo proporvela.
Lo scenario sociale e politico internazionale è ad un bivio. Dall'11 settembre, giorno dell'attentato alle torri gemelle di New York, la storia è cambiata e i destini dei popoli hanno preso un corso diverso. In tutto questo ci sembra di intravedere l’opera di forze oscure e misteriose che agiscono attraverso gli uomini.
C'è chi dice che il compimento delle vecchie profezie (Fatima e il suo Terzo segreto, pare svelato solo in parte), è vicino.
Alcuni di questi annunci riguarderebbero una guerra imminente. Che si tratti dei conflitti accesi in varie parti del mondo? Chi può saperlo con certezza?
Non vogliamo avallare tesi millenariste o affermare che la fine del mondo è vicina. Il nostro scopo è informare.
Oltre a Fatima si parla anche di altri segreti. Di 10 messaggi lasciati dalla Vergine Maria ai veggenti di Medjugorie. I testimoni affermano che solo 3 giorni prima del loro avverarsi verranno svelati al mondo intero per mezzo di un sacerdote.
Esiste un'interessante intervista fatta ad una delle veggenti da Padre Livio Fanzaga di Radio Maria ritrasmessa di recente dall'emittente di Erba (CO). Ora più che mai quest'intervento risulta interessante.
Mirjana parla dei segreti e fa intravedere che uno di essi, esattamente il terzo, sarebbe un castigo (tuttavia mitigato grazie alle preghiere e i sacrifici di molti). Non abbiamo qui lo spazio per proporvi l’intera intervista.
Vi ricordiamo che la versione integrale è disponibile anche su Internet alla voce “segreti di Medjugore” in qualsiasi motore di ricerca.
Eccoci ora all’intervista con il demonio, realizzata durante un colloquio tra un esorcista e il Maligno riportato da Padre Domenico Mondrone nel suo libro "A tu per tu con il Maligno" (La Roccia edizioni, Roma).

Parla satana il principe delle tenebre: "Non vedi che il suo regno (quello di Gesú) si sgretola e il mio si allarga giorno per giorno sulle rovine del suo. Prova a fare il bilancio tra i suoi seguaci e i miei, tra quelli che credono nelle sue verità e quelli che seguono le mie dottrine, tra quelli che osservano la sua legge e quelli che abbracciano le mie. Pensa soltanto al progresso che sto facendo per mezzo dell'ateismo militante, che è il rifiuto totale di Lui. Ancora poco tempo e il mondo cadrà in adorazione dinanzi a me. Sarà completamente mio.
Pensa alle devastazioni che sto portando in mezzo a voi servendomi principalmente dei suoi ministri (la luce piú è radiosa e piú infastidisce Satana; non sono le lampadine spente dei poveri peccatori ad impensierirlo. Egli perció si scatena contro i ministri di Dio! - N.d.A.).
Ho scatenato nel suo gregge uno spirito di confusione e di rivolta che mai finora mi era riuscito di ottenere. Avete quel vostro pecoraro vestito di bianco che tutti i giorni chiacchiera, grida, blatera. Ma chi lo ascolta.
Io ho tutto il mondo che ascolta i miei messaggi che li applaude e li segue. Ho tutto dalla mia parte. Ho le cattedre con le quali ho dato scacco alla vostra filosofia. Ho con me la politica che vi disgrega. Ho l'odio di classe che vi lacera. Ho gli interessi terreni, l'ideale di un paradiso in terra che vi accanisce gli uni con gli altri. Vi ho messo in corpo una sete di danaro e di piaceri che vi fa impazzire e vi sta riducendo in un'accozzaglia di assassini. Ho scatenato in mezzo a voi una sessualità che sta facendo di voi una sterminata mandria di porci. Ho la droga che presto farà di voi una massa di miserabili larve di folli e di moribondi. Vi ho portati ad ottenere il divorzio per sgretolare le famiglie. Vi ho portati a praticare l'aborto con cui fate stragi di uomini prima che nascano. Tutto quello che può rovinarvi non lo lascio intentato, e ottengo ciò che voglio: ingiustizie a tutti i livelli per tenervi in continuo stato di esasperazione; guerre a catena che devastano tutto e vi portano al macello come pecore; e insieme a questo la disperazione di non sapersi liberare dalle sciagure con le quali devo portarvi alla distruzione. Conosco fin dove arriva la stupidità degli uomini, e la sfrutto fino in fondo. Alla redenzione di quello che si è fatto ammazzare per voi bestie ho sostituito quella di governanti massacratori, e voi vi buttate al loro seguito come stupidissime pecore. Con le mie promesse di cose che non avrete mai sono riuscito ad accecarvi, a farvi perdere la testa, fino a portarvi facilmente dove voglio. Ricorda che io vi odio infinitamente, come odio colui che vi ha creati».
Poi aggiunse: "In un secondo momento mi lavorerò uno per uno i parroci rispetto al loro pastore. Oggi il concetto di autorità non funziona piú come una volta. Sono riuscito a dargli uno scossone irreparabile. Il mito dell'ubbidienza sta tramontando. Per questa via la Chiesa sarà portata alla polverizzazione. Intanto vado avanti con la decimazione continua dei preti, dei frati, delle suore, fino ad arrivare allo spopolamento totale dei seminari e dei conventi; tolti di mezzo i suoi operai della Vigna, subentreranno i miei e avranno via libera nel loro lavoro definitivo".

Quindi rivelò:
a) quali sono i suoi migliori collaboratori: "A me preme incrementare il numero dei preti che passano dalla mia parte. Sono i migliori collaboratori del mio regno. Molti, o non dicono piú messe, o non credono a ciò che fanno all'altare. Molti di essi li ho attirati nei miei templi, al servizio dei miei altari, a celebrare le mie messe. Vedessi che meravigliose liturgie ho saputo imporre loro a sfregio di quelle che celebrate nelle vostre chiese. Le mie messe nere".
b) quali sono i suoi piú grandi nemici: "Quelli legati alla sua amicizia, quelli che Egli riesce a conservare sempre suoi. Quelli che lavorano e si consumano per i suoi interessi che zelano la sua gloria. Un malato che per gli amici soffre e si offre per gli altri. Un prete che si conservi fedele, che preghi molto, che non si sia mai fatto contaminare, che si serve della messe, di quella tremenda maledettissima messa, per farci un male immenso e strapparci una moltitudine di anime. Questi sono per noi gli esseri piú odiosi, quelli che maggiormente pregiudicano gli affari del nostro regno".
Infine Satana, mostrandogli una folla sterminata di giovani in una piazza di città gli disse: "Guarda, guarda che spettacolo meraviglioso!
E' tutta gioventú passata dalla mia parte. È gioventú mia. Molta l'ho irretita con la lussuria, con la droga, con lo spirito del materialismo ateo. Quasi tutti sono venuti su senza i soliti sciacqui battesimali. Questi giovani sono passati attraverso scuole programmate su ateismo sindacale. Lí, hanno imparato che non è stato quello di lassú a creare l'uomo.
Ora sono agguerriti a una lotta attiva contro di lui, che resiste a scomparire. Ma scomparirà. È fatale! Questi miei giovani hanno imparato a disfarsi di tutte le cosiddette verità eterne. Per essi esiste solo il mondo materiale e sensibile...Egli deve scomparire in modo assoluto dalla faccia della terra.
Presto verrà il giorno che neppure il suo nome verrà più ricordato.
Le poche cose di resistenza che non riusciremo ad eliminare con la nostra filosofia, le elimineremo col terrore. Ci sono per i resti decine e decine di lager dove li manderemo a marcire.
Uno dopo l'altro devono cadere ai mie piedi, abbracciare il mio culto, riconoscere che l'unico signore del mondo sono io".
Non dimentichiamo però che il demonio è il re della menzogna e ciò che promette non lo mantiene mai. Le minacce contenute in queste sue dichiarazioni possono concretizzarsi solo con il nostro consenso. Non dimentichiamo che Dio vince sul male ed è a Lui che dobbiamo affidarci in questi tempi oscuri.
Che cosa possiamo fare quindi?
Seguire il consiglio di San Pietro: Vigilate e state in guardia il diavolo vostro avversario è in agguato in cerca di chi divorare. Resistetegli fermi nella fede”, oppure quello di Padre Pio: “Il demonio è come un cane legato alla catena, se ti avvicini troppo ti azzanna”, e ancora quello di Maria Vergine a Medjugorie: PREGATE, PREGATE, PREGATE, o infine quello di Gesù nell’orto degli Ulivi: “Pregate e vigilate, lo spirito è pronto, ma la carne è debole”.
§§§

Maria, in quest’epoca storica così delicata si è fatta presente tra i Suoi figli per seguirli ed indicare loro la strada da percorrere per non cadere nelle insidie del male. Sono messaggi pieni di speranza, ma anche carichi di rammarico e di desolazione per questo mondo corrotto dalle piaghe del peccato.
Ma cosa dice la Madonna durante queste apparizioni? Ella invita ciascuno di noi a riscoprire Dio, a tenersi pronti, a vigilare e vivere nello spirito evangelico. Ella ancora richiama la nostra attenzione sui valori fondamentali dell’esistenza, sulle realtà ultime, sull’eternità, la terribile realtà dell’inferno che tocca purtroppo moltissimi uomini riscattati dal sangue innocente di Gesù sparso sulla croce con tanto fuoco d’amore.2


1 Lo scrittore fa una serie di considerazioni interessanti sulla figura di Padre Pio e sull’influenza che il demonio ha avuto su di lui.
2 E’ noto ciò che i pastorelli videro in un’apparizione che costituisce il secondo mistero di Fatima. La Madonna concesse loro la visione dell’inferno e così fece anche con Vicka e Jakov di Medjugorie.

L'INFERNO DI SANTA VERONICA GIULIANI

ECCO UNA TESTIMONIANZA MOLTO FORTE SULL'INFERNO, QUELLA DI SANTA VERONICA GIULIANI CHE EBE LA GRAZIA DI VIVERE, GRAZIE ALLE SUE VISIONI, ANCHE LA PASSIONE DI GESU.

PAROLE CHE FANNO MEDITARE E TREMARE...TRATTE DAL SITO: http://www.preghiereagesuemaria.it  

L'inferno - Visioni di S. Veronica Giuliani

S. Veronica Giuliani ebbe più volte visioni dell'inferno; noi crediamo utile riprodurle, come una conferma degl'insegnamenti di Dio a S. Caterina da Siena. Leggendole bisogna senza dubbio tener conto del simbolismo che sotto immagini materiali rappresenta supplizi spirituali, di cui noi non potremmo altrimenti farci una minima idea. Pare anche proba­bile che vi siano dei dannati che soffrano rneno di quelli di cui ella vide le orribili tor­ture; può anche darsi che il castigo, pur es­sendo eterno, non abbia sempre il medesimo grado d'acutezza. Ma il certo si è che nostro Signore nel Vangelo parla del fuoco e d'un fuoco eterno e che la sciagura della danna­zione oltrepassa tutto quello che noi possiamo immaginare.

Il 14 febbraio 1694, ella vide l'inferno aperto; vi cadevano molte anime ch'erano così turpi e così nere ch'era uno spavento a vederle. Si precipitavano una dietro al­l'altra e scomparivano tra le fiamme. Dal mezzo del fuoco che le inghiottiva si solle­vavano dei pugnali, dei rasoi e degli stru­menti di supplizio di varie sorta che poi ricadevano con tutto il loro peso per schiac­ciare quei miseri. La Santa chiese al Si­gnore se fra le anime ch'ella aveva veduto cadere si trovasse qualche religioso o reli­giosa. E il Signore le fece conoscere che fra le anime religiose ce n'erano che vi erano precipitate - e che l'avevano davvero meritato, perchè non avevano mantenuto quello che avevano promesso e perchè si erano rese colpevoli di tante violazioni delle loro regole.

Il 1° aprile 1696, S. Veronica fu condotta alla bocca dell'inferno. Ella udì le grida e

le bestemmie dei dannati, ma a tutta prima non notò altro che tenebre e puzza orribile; il fuoco era nero e fitto. Poi ella vide molti demonii ch'erano come vestiti di fuoco e che si eccitavano a percuotere; e le si fece sa­pere che picchiavano dei dannati.

Il 5 dicembre del medesimo anno, ebbe una visione simile. Nel medesimo tempo il Sal­vatore si mostrò a lei flagellato, coronato di spine e con una pesante croce sulle spalle, e le disse: « Guarda bene questo luogo che non avrà mai fine. Qui si esercita la mia giu­stizia e il mio terribile sdegno ».

Il 30 giugno 1697, fu detto alla Santa che ella stava per passare attraverso nuove pene. Fu come una partecipazione ai supplizi del­l'inferno ch'ella sopportò per un'ora a più riprese. In quel giorno ella si sentì posta in una fornace ardente e provò pene atroci, come lance che la trafiggevano, ferri che la bruciavano, piombo bollente che le era ver­sato su tutto il corpo.

Il primo luglio, al mattino, ella si ritrovò in quel luogo di terrore; vedevasi come ab­bandonata da Dio, incapace di raccomandarsi nè al Signore, nè ai Santi; non già ch'ella non avesse il pensiero di Dio, tutt'all'op­posto; ma ella lo vedeva senza misericordia e tutto giustizia.

Il 4 luglio, l'inferno le parve così vasto che tutta la macchina del mondo, dice ella, non sarebbe nulla al confronto. Vide una ruota - come una macina - di grandezza smisurata, che ad ogn'istante cadeva sui dan­nati, poi si sollevava per ricadere ancora.

Il 16 luglio sentì tutte le sue ossa strito­late da ruote che giravano tutt'intorno a lei. Nel medesimo tempo ella ebbe il sentimento della perdita di Dio, pena sì atroce, dice ella, che non si può spiegare. Tutti gli altri tor­menti sembrano poca cosa in confronto di questo.

Il 19 luglio, durante quello ch'ella chia­mava l'ora d'eternità, sentivasi ora punta da spilli ed aghi, ora arsa da lastre roventi, ed ora lacerata nelle carni da strumenti da taglio.

Il 6 febbraio 1703, il suo confessore aven­dole comandato di pregare per la città ove ella dimorava, il Signore le fece vedere come un immenso incendio che divorava la città; molte persone andavano a gettarsi nelle fiamme, altre sul punto di gettarvisi ritor­navano addietro. Fu rivelato alla Santa che quelle fiamme rappresentavano il peccato di impurità a cui s'abbandonava un numero troppo grande de' suoi concittadini; ma altri, violentemente tentati, sapevano resistere. E il Signore le disse; « Di' a colui che tiene il mio posto, al tuo confessore, che t'ha or­dinato di chiedermi in che cosa sono io più offeso, ch'io sono offeso in tutti i modi, ma particolarmente coi peccati della carne. Vi sono pure fra questo popolo delle inimicizie che m'offendono grandemente e molte anime per questo motivo vanno all'inferno per tutta l'eternità ».

Il 27 gennaio 1716, Maria, comparendo a S. Veronica, chiamò i due angeli che la servi­vano da custodi e loro ordinò di condurla in spirito all'inferno; ella la benedì e le disse: « Figlia mia, non temere, io sarò con te e t'aiuterò ». Ad un tratto, racconta la Santa, mi trovai in un luogo oscuro, profondo e fetente, udii mugghii di tori, ragli d'asino, ruggiti di leone, sibili di serpenti, ogni sorta di voci confuse e spaventose e grandi rombi di tuono che riempivano di terrore. Vidi lampi e fumo molto denso. Scorsi una gran montagna tutta coperta di serpenti, di vipere e di basilischi fra loro attorcigliati in numero incalcolabile. Udendo uscire di sotto a loro delle maledizioni e voci orrende, chiesi a' miei angeli che voci fossero quelle, ed essi mi risposero che lì si trovavano molte anime nei tormenti. Infatti quella gran montagna ad un tratto s'aprì ed io la vidi tutta ripiena d'anime e di demonii. Quelle anime erano tutte avvinghiate insieme, per modo che formavano una sola massa; i de­monii le tenevano così legate a se stessi con catene di fuoco; ogni anima aveva parecchi demonii attorno a sè. Di là fui trasportata ad un'altra montagna ove si trovavano dei tori e dei cavalli furiosi che mordevano come cani arrabbiati. Loro usciva fuoco dagli occhi, dalla bocca e dal naso, i loro denti parevano lance acutissime e spade taglienti, che riducevano in frantumi in un istante tutto ciò che afferravano. Compresi che morde­vano e divoravano anime. Vidi altre mon­tagne ove si praticavano dei tormenti più crudeli, ma mi è impossibile descriverli. Al centro di tal soggiorno infernale si erge un trono altissimo; in mezzo a quel trono vi è un seggio formato dei demonii che sono i capi e i principi. Là siede Lucifero, spa­ventoso, orribile. O Dio che figura orrenda; sorpassa in orrore tutti gli altri demonii. Sembra avere una testa formata di cento teste e piena di lance, a capo di ciascuna delle quali vi è come un occhio che proietta frecce infiammate che infiammano tutto l'inferno. Benchè il numero dei demonii e dei dannati sia incalcolabile, tutti veggono quella testa orribile e ricevono tormenti sopra tormenti da quello stesso Lucifero. Esso li vede tutti e tutti lo vedono. Qui i miei angeli mi fecero comprendere che, come in cielo la vista di Dio rende beati tutti gli eletti, così nell'in­ferno l'orribile figura di Lucifero, orrendo mostro infernale, è un tormento per tutti i dannati. La loro maggior pena è l'aver per­duto Iddio. Questa pena Lucifero la sente per il primo, e tutti vi partecipano. Egli be­stemmia, e tutti bestemmiano; maledice e tutti maledicono; soffre ed è torturato, e tutti sof­frono e sono torturati.

In quel momento i miei angeli mi fecero osservare il cuscino ch'era sul seggio di Lu­cifero e su cui stava seduto; era l'anima di Giuda. Sotto i piedi di Lucifero vi era un cuscino molto grande, tutto lacero e coperto di segni; mi si fece capire ch'erano anime di religiosi. Allora il trono fu aperto e, in mezzo ai demonii che stavano sotto il seggio, vidi un gran numero d'anime. Chi sono que­ste? domandai a' miei angeli; ed essi mi ri­sposero ch'erano dei prelati, dei dignitari della Chiesa, dei superiori d'anime consacrate a Dio.

Io credo che se non fossi stata accompa­gnata da' miei angeli ed anche, come penso, invisibilmente fortificata dalla mia buona Ma­dre, io sarei morta di spavento. Tutto ciò ch'io ne dico non è nulla e tutto ciò che udii dire dai predicatori non è nulla in paragone di quello ch'io vidi (Diario, alle date indicate).   

INFERNO...UNA TERRIBILE REALTA' CHE RIGUARDA TUTTI:

"Il mondo prosegue verso l'abisso" afferma qualcuno....ogni giorno cadono nelle fiamme dell'inferno molte persone morte nell'ira di Dio. La veggente di Fatima, Suor Lucia diceva che durante la sua visione sull'inferno vedeva cadere le anime come fossero fiocchi di neve. I veggenti di Medjugorie danno del luogo delle pene eterne una descrizione sconcertante.
il 50% dei 2.000.000.000 (due miliardi) di cattolici sparsi nel mondo affermano di essere cristiani e di credere alla vita dopo la morte, ma fanno fatica a concepire un inferno eterno.
Eppure - ci assicurano i padri della Chiesa L'INFERNO E' UNA REALTA' NELLA QUALE TUTTI GLI UOMINI POSSONO CADERE in virtù del loro libero arbitrio.
Vogliamo offire ai lettori del nostro blog alcuni testi utili per riflettere sulla terribile realtà della dannazione eterna, della seconda morte, quella dell'anima.
Un libretto in particolare molto utile per chiarire alcuni punti oscuri e la testimonianza di una mistica dei nostri tempi che scrisse un lungo diario pubblicao negli anni '50 con imprimatur di Pio XII ed ancora estremamente attuale.


I link per i testi citati sono i seguenti:




Provate a leggerli, scaricateli cliccando sul link sopra riprodotto e diteci che cosa ne pensate.
Se volete ulteriori approfondimenti potete andare anche sul sito del Gruppo Rosario Vievente, oppure scaricare un altro interessante libretto: GLORIA o DANNAZIONE, che potete scaricare da quì........BUONA LETTURA..... e che Dio vi benedica.

lunedì 27 aprile 2009

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